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Essere e tempo

Il re degli orologiai inglese viene chiamato dall’imperatore della Cina, detto mica per niente il Signore dei Diecimila Anni, per creare una macchina del moto perpetuo. Mission impossible? Non in questo romanzo: da prendere con filosofia
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Quando, il ventotto luglio del 1830, calò la sera della prima giornata della Rivoluzione che avrebbe portato alla caduta di Carlo X di Francia, nei vari quartieri di Parigi, alla stessa ora e senza che si fossero passati alcun ordine o alcuna indicazione, i rivoltosi cominciarono a sparare contro gli orologi dei campanili. Forse l'idea pratica era sbagliata, ma il bersaglio metaforico dei rivoluzionari francesi era certamente giusto: da sempre, il dominio del tempo è un attributo del potere, un'espressione fondamentale di sovranità.

Chi controlla (o crede di controllare) il tempo, controlla i nostri ritmi, le nostre vite intere, come ben sapevano gli antichi imperatori della Cina, che, secondo Joseph Needham, si sforzavano di simbolizzare la loro autorità assoluta dettando nuovi calendari e imponendo così nuove strutture temporali ai propri sudditi.

È proprio alla corte di uno di questi imperatori, Qiánlóng, che nel 175…
Quando, il ventotto luglio del 1830, calò la sera della prima giornata della Rivoluzione che avrebbe portato alla caduta di Carlo X di Francia, nei vari quartieri di Parigi, alla stessa ora e senza che si fossero passati alcun ordine o alcuna indicazione, i rivoltosi cominciarono a sparare contro gli orologi dei campanili. Forse l'idea pratica era sbagliata, ma il bersaglio metaforico dei rivoluzionari francesi era certamente giusto: da sempre, il dominio del tempo è un attributo del potere, un'espressione fondamentale di sovranità.

Chi controlla (o crede di controllare) il tempo, controlla i nostri ritmi, le nostre vite intere, come ben sapevano gli antichi imperatori della Cina, che, secondo Joseph Needham, si sforzavano di simbolizzare la loro autorità assoluta dettando nuovi calendari e imponendo così nuove strutture temporali ai propri sudditi.

È proprio alla corte di uno di questi imperatori, Qiánlóng, che nel 1753 sbarca, dopo sette mesi di avventuroso viaggio per mare da Southampton, Alister Cox, celebre orologiaio e inventore d'automi, accompagnato dal suo braccio destro, Jacob Merlin, e dai suoi due migliori assistenti.

Per il suo personaggio, lo scrittore austriaco Christoph Ransmayr si è ispirato al "vero" James Cox, anch'egli orologiaio e costruttore di automi, che non si recò mai in Cina e non incontrò mai l'imperatore, ma che, con il suo socio John Joseph Merlin, creò nel 1760 qualcosa che sembrava approssimarsi a un orologio a movimento perpetuo. È, dunque, un personaggio di finzione il Cox che a metà Settecento, a bordo di un'enorme goletta, si affaccia nel porto di Hangzou portando nel cuore la propria tragedia: la morte recente della figlia di cinque anni e il disamore di una moglie che, dopo la perdita, si è chiusa in un mutismo irreparabile.

Alister Cox viene ospitato (recluso?) nella Città Proibita e, a poco a poco, scopre perché Qiánlóng, il Figlio del Cielo e Signore del Tempo, lo ha convocato: non per completare la sua favolosa collezione di pendoli, cronometri e clessidre, ma per fargli creare un orologio a misura del suo potere sul tempo. Cos'altro può infatti desiderare un uomo che possiede già tutto?

All'inizio, il Signore dei diecimila anni chiede a Cox di costruire alcuni orologi in grado di misurare quello che oggi chiamiamo il "tempo soggettivo", quello che sembra allungarsi, interminabile, durante l'infanzia, ma che accelera quando l'ombra della finitudine si proietta sulla vita, come nel caso di un moribondo o di un condannato a morte: "L'imperatore voleva che Cox gli costruisse orologi per i diversi tempi di una vita umana, tempi che volavano o strisciavano o si arrestavano raggelati, macchine che a seconda della percezione di un amante, di un bambino, di un condannato o di quanti fossero prigionieri degli abissi o nelle carceri della loro esistenza, o sospesi nelle nuvole della propria felicità, dovevano mostrare il ritmo mutevole del tempo".

Poi, a due terzi del libro, Qiánlóng gli svela il suo vero volere: un orologio che domini il tempo, che batta "al di fuori del tempo umano, verso lo spazio siderale, senza mai fermarsi, e i cui confini stiano solo nella durata e nel mistero della materia. \[...\] Un orologio per l'eternità. L'orologio di tutti gli orologi. Perpetuum mobile".

Così, tra la capitale e la residenza estiva di Jehol, la squadra di artigiani si mette al lavoro per tentare di sconfiggere gli ancora ignoti princìpi della termodinamica. Nell'atmosfera ovattata, incomprensibile, sfarzosa, superba e crudele del Paese e della corte imperiale, retta da regole e protocolli rigidissimi, scossa dalle terribili esecuzioni di chiunque si opponga al sovrano, i quattro lavorano alacremente alla realizzazione di un orologio atmosferico a mercurio.

Tuttavia, sconvolto dalla fugace visione di una delle concubine dell'imperatore, che inspiegabilmente gli ricorda allo stesso tempo la moglie lontana e la figlia scomparsa, Cox comprende via via, grazie al traduttore Joseph Kiang, che quell'impresa può addirittura costargli la vita: "Costruire un orologio per l'eternità era un suicidio \[...\]. Gli inglesi forse non sapevano che il Signore dei diecimila anni non soltanto regnava sul tempo, ma era il tempo, sì, era lui stesso il tempo?". Un orologio a moto perpetuo sarebbe stato perfino più grande dell'imperatore e Qiánlóng non avrebbe potuto permetterlo. Eppure, anche se quell'orologio minaccia e reclama la sua vita, Cox vuole e deve terminarlo...

Apologo, o forse allegoria, sui rapporti fra tempo, passioni e potere, Cox o Il corso del tempo è un romanzo scritto nella lingua poetica, scintillante, cesellata, doviziosa e precisa a cui il virtuoso Ransmayr ci ha abituati fin dai tempi della rivisitazione ovidiana de Il mondo estremo: una scrittura capace di conservare i personaggi integri nel proprio mistero, squarciato qua e là da lampi di luce; ma anche, a volte, di condannarli alla staticità, di congelarli proprio in quel tempo sospeso "che dall'ordine conduce nell'assenza del tempo".


Titolo:  Cox o il corso del tempo
Autore:   Christoph Ransmayr
Traduttore: Margherita Carbonaro
Editore:   Feltrinelli
Prezzo: 16 euro
Pagine: 203