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Sex & the City prima del sex

Le eroine di carta di Rona Jaffe sfidarono i modelli femminili quando la rivoluzione sessuale era ancora lontana. Ma perché si riscoprono soltanto ora?
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In principio fu Rona Jaffe. Prima delle serie tv, del tormentone di Sex and the City e delle problematiche Girls di Lena Dunham. Prima dei besteller di Judith Krantz e Jackie Collins. Prima del sofisticato Il gruppo di Mary McCarthy, che negli anni Sessanta scalò le classifiche, fu Rona Jaffe a svelare all’America chi erano davvero le sue figlie più brillanti, cosa desideravano e cosa facevano in segreto quando si liberavano dei tacchi, delle pettinature cotonate e dei tailleur impeccabili. Lo fece con Riunione di classe, ora tradotto in Italia, ma aveva cominciato molti anni prima, nel 1958.

A 27 anni, questa ragazza di Brooklyn dall’infanzia borghese (il nonno aveva costruito l’hotel Carlyle) scrisse il suo primo romanzo. Si intitolava The Best of Everything, ovvero Il meglio della vita e fu un successo da milioni di copie. Ne fu tratto in tempi record il film omonimo di Jean Negulesco (Jaffe aveva scritto pensando già a Hollywood) che usc&igr…
In principio fu Rona Jaffe. Prima delle serie tv, del tormentone di Sex and the City e delle problematiche Girls di Lena Dunham. Prima dei besteller di Judith Krantz e Jackie Collins. Prima del sofisticato Il gruppo di Mary McCarthy, che negli anni Sessanta scalò le classifiche, fu Rona Jaffe a svelare all’America chi erano davvero le sue figlie più brillanti, cosa desideravano e cosa facevano in segreto quando si liberavano dei tacchi, delle pettinature cotonate e dei tailleur impeccabili. Lo fece con Riunione di classe, ora tradotto in Italia, ma aveva cominciato molti anni prima, nel 1958.

A 27 anni, questa ragazza di Brooklyn dall’infanzia borghese (il nonno aveva costruito l’hotel Carlyle) scrisse il suo primo romanzo. Si intitolava The Best of Everything, ovvero Il meglio della vita e fu un successo da milioni di copie. Ne fu tratto in tempi record il film omonimo di Jean Negulesco (Jaffe aveva scritto pensando già a Hollywood) che uscì in Italia col rassicurante titolo Donne in cerca d’amore. Traduzione fuorviante, perché quel racconto della vita di un gruppo di giovani donne nella New York della grande editoria, la stessa esistenza che Rona stava conducendo allora, aveva sì un côté passionale di amori e flirt, ma era molto di più.

Fotografava il cambiamento epocale di una generazione femminile che cercava un’alternativa al matrimonio come unica forma di sopravvivenza e rispettabilità sociale, che scopriva l’indipendenza economica e insieme
il prezzo della solitudine. Complice il successo televisivo di Mad Men e il nuovo entusiasmo per quella fine anni Cinquanta dai vizi meravigliosi e nascosti, l’opera della scrittrice, composta da 17 romanzi (l’ultimo lo scrisse nel 2003, poco prima di morire) è stata oggetto nell’ultimo decennio di una riscoperta editoriale. Che porta anche da noi, dopo Il meglio della vita uscito qualche anno fa per Neri Pozza, questo Riunione di classe.

Pubblicato nel 1979 negli Usa, è il libro con cui Jaffe sembra riprendere i fili del suo esordio: racconta il ritrovarsi, alla soglia della maturità, di quattro amiche che hanno frequentato insieme a vent’anni il Radcliffe College, l’università femminile gemella di Harvard. Costruito in flashback, segue le vicende di ciascuna dalla giovinezza all’età dei bilanci, delle conquiste e delle amarezze.

C’è Annabel, un tempo splendente come un’acerba Jane Fonda, corteggiatissima bellezza del Sud che beve troppo champagne e fugge da un matrimonio infelice; c’è Daphne, “la ragazza d’oro”, costretta a nascondere un segreto sotto l’apparenza impeccabile, compagna di un uomo che non sa accettare le imperfezioni; c’è Chris, l’intellettuale timida dall’intelligenza tagliente che pareva condannata alla zitellaggine; e infine c’è Emily Applebaum, l’unica ebrea del gruppo, sempre lievemente fuori posto con la sua pelliccia pacchiana e la sua insicurezza, incredula di aver conquistato un marito che sembra lo Svedese di Pastorale Americana di Philip Roth.

In un acuto e multiplo gioco di specchi, l’autrice qui dà qualcosa di sé a ciascun personaggio. Anche lei
ex matricola del Radcliffe, sa rievocare perfettamente la trepidazione di frequentare un’università prestigiosa con il diktat non di crearsi un futuro professionale, ma di trovare l’uomo giusto tra i rampolli di Harvard e acquistare quel tanto di cultura che rende “interessanti”.

Jaffe è Annabel, che crescendo diventa superbamente anticonformista; è Chris col suo appartamentino newyorkese, i dischi, i libri colti; è Daphne, impegnata a nascondere la sua fragilità; è soprattutto Emily, la jewish outsider in un mondo biondo e wasp. Man mano che passano i decenni, che arrivano i Sessanta e poi i Settanta della rivoluzione sessuale, i vincoli sulle donne si allentano, come un abito diventato più confortevole. Rona del resto l’aveva previsto: le sue ragazze si sarebbero prese tutto.