Marlowe low cost
Francesco Pacifico , di FRANCESCO PACIFICOPovero in canna e così spiantato da non poter comprare le pallottole, C. Card è la versione “discount” del suo collega Philip Marlowe. Ma, soprattutto, è l’eroe di "Sognando Babilonia", folle romanzo dell’indimenticabile Richard Brautigan
C. Card è un detective spiantato, vive e lavora negli anni Quaranta dei noir di Raymond Chandler. Risiede a San Francisco, vent'anni prima degli hippie, il cui stile di vita preconizza con la sua esistenza spartana: "senza pallottole, senza soldi per comprarne, senza nessuno che mi facesse credito e senza niente da impegnare". Di fatto, passa un quarto del romanzo a cercare di ricaricare la sua pistola in vista di un caso.
A C. Card, figura anni Quaranta inventata nei Settanta, non è concesso un pastiche sontuosamente organizzato in cui muoversi (il Vizio di forma di Thomas Pynchon, per esempio). I romanzi di Richard Brautigan, divisi in brevi capitoli, vibrano per le invenzioni letterarie: la padrona di casa di Card "aveva la brutta abitudine di sbirciare da una fessura nella porta di casa e scrutare tutti quelli che andavano e venivano dal palazzo. Possedeva un udito incredibile. Mi sa che a qualche ramo del suo albero genealogico c'era attaccat…
A C. Card, figura anni Quaranta inventata nei Settanta, non è concesso un pastiche sontuosamente organizzato in cui muoversi (il Vizio di forma di Thomas Pynchon, per esempio). I romanzi di Richard Brautigan, divisi in brevi capitoli, vibrano per le invenzioni letterarie: la padrona di casa di Card "aveva la brutta abitudine di sbirciare da una fessura nella porta di casa e scrutare tutti quelli che andavano e venivano dal palazzo. Possedeva un udito incredibile. Mi sa che a qualche ramo del suo albero genealogico c'era attaccat…
C. Card è un detective spiantato, vive e lavora negli anni Quaranta dei noir di Raymond Chandler. Risiede a San Francisco, vent'anni prima degli hippie, il cui stile di vita preconizza con la sua esistenza spartana: "senza pallottole, senza soldi per comprarne, senza nessuno che mi facesse credito e senza niente da impegnare". Di fatto, passa un quarto del romanzo a cercare di ricaricare la sua pistola in vista di un caso.
A C. Card, figura anni Quaranta inventata nei Settanta, non è concesso un pastiche sontuosamente organizzato in cui muoversi (il Vizio di forma di Thomas Pynchon, per esempio). I romanzi di Richard Brautigan, divisi in brevi capitoli, vibrano per le invenzioni letterarie: la padrona di casa di Card "aveva la brutta abitudine di sbirciare da una fessura nella porta di casa e scrutare tutti quelli che andavano e venivano dal palazzo. Possedeva un udito incredibile. Mi sa che a qualche ramo del suo albero genealogico c'era attaccato un pipistrello".
Solo dieci anni prima, nel '67, Pesca alla trota in America, romanzo poetico che cambiava pelle a ogni capitolo, era stato uno dei simboli letterari della Summer of Love, cui Brautigan partecipò attivamente. Finita quella fase, a partire dalla seconda metà dei Settanta Brautigan pubblicò con minore fortuna un gotico, un mystery, un "romanzo giapponese" e infine questo noir. Prima di uccidersi nel 1982, scriverà American Dust, romanzo sulla giovinezza, la povertà, la campagna: forse un tentativo di farsi prendere sul serio dopo un decennio in cui la sua fama si era affievolita insieme al sogno controculturale.
Il suo quarto pastiche non venne molto apprezzato perché condotto poco rigorosamente. Sognando Babilonia gioca con i cliché del noir anni Quaranta: la pistola, i brutti ceffi, la bionda misteriosa dai capelli corti, in pelliccia, "una bocca talmente bella che presero a farmi male le labbra".
C'è un becchino chiamato Gambadilegno e dell'autista della bionda vediamo solo il collo: "Il collo partì di nuovo come un gorilla che sbatacchia le sbarre della sua gabbia..." "Il collo dell'autista smise di scattare...".
Tra le tante stroncature ingenerose, quella del Times Literary Supplement è la più emblematica: nel romanzo non c'è "voce né storia", "la trama è troppo stupida". È invece una essenziale trama da noir, con cadaveri trafugati e "palmi da ungere" con pezzi da cento: semmai rivela gli automatismi quasi pavloviani del genere. Il sottotitolo - ancora per il TLS - "suggerirebbe che si tratti di un pastiche... ma sarebbe dare al libro troppo credito, e troppo poco a Hammett o Chandler. L'aver superato l'etica del lavoro fa sì che Brautigan non possa accettare il livello di concentrazione sostenuta e intensa richiesti dal pastiche o dalla parodia.
È il poeta laureato della soglia limitata d'attenzione". Il TLS lascia intuire quale "limite" abbia ostacolato poi la canonizzazione di Brautigan: scriveva libri ariosi e spontanei, resisteva alla grandeur richiesta allo scrittore americano. Finché questo spirito era di moda, bene; una volta passato, Brautigan perse credito. Secondo il TLS "il male... non accende la sua immaginazione. Per lui il male non rappresenta un problema". Qui e in altre stroncature si difendeva la presunta funzione del giallo di investigare il male, e si accusava Brautigan di superficialità sorvolando sul fatto che i romanzi hardboiled per lo più approfittavano del male per intrattenere e non meritavano di essere presi invariabilmente sul serio. Brautigan si infischiava della dignità dei generi letterari.
In uno dei tanti momenti metanarrativi del romanzo, Brautigan si prende gioco della questione, lasciando dire alla madre di C. Card: "figliolo, ma perché fai l'investigatore privato? Detesto quei libri e quelle riviste. Sono così squallidi. Non mi piacciono quelle copertine, con tutte quelle ombre. Mi spaventano". "Quella non è roba vera, mamma" risponde il figlio. E lei: "Allora perché li mettono fuori dal giornalaio per farli vedere e comprare a tutti? Rispondi a questo se puoi, furbino". (Questo "furbino" è l'occasione per fare i complimenti alla fluida voce comica inventata da Pietro Grossi per riportare in italiano un inglese pieno di cliché.)
A Brautigan la dignità del noir interessava talmente poco che il titolo del libro nasce da capitoli che portano C. Card da tutt'altra parte. Babilonia è una terra di sogni a occhi aperti, metafora della droga o del sogno anticonformista, che dà luogo a fantastiche visioni: "Stagione di baseball 596 a.C. (...) Tutti i muri del camerino erano coperti di arazzi sulle mie imprese di baseball, intessuti in oro e coperti di pietre preziose. Su un arazzo decapitavo un lanciatore con una palla tesa". Babilonia è il luogo in cui C. Card può "giocare con la forma delle avventure", sognando una vita a forma di libro, di film, pièce o fumetto. "Io e Nana-dirat partiremo su un aereo di mia invenzione, costruito con foglie di palma e spinto da un motore a miele". La prosa di Brautigan ha un motore a miele, debole per una macchina narrativa, ma dolce e appiccicoso.
Titolo: Sognando Babilonia
Autore: Richard Brautigan
Editore: Minimum Fax
Prezzo: 16 euro
Pagine: 215
A C. Card, figura anni Quaranta inventata nei Settanta, non è concesso un pastiche sontuosamente organizzato in cui muoversi (il Vizio di forma di Thomas Pynchon, per esempio). I romanzi di Richard Brautigan, divisi in brevi capitoli, vibrano per le invenzioni letterarie: la padrona di casa di Card "aveva la brutta abitudine di sbirciare da una fessura nella porta di casa e scrutare tutti quelli che andavano e venivano dal palazzo. Possedeva un udito incredibile. Mi sa che a qualche ramo del suo albero genealogico c'era attaccato un pipistrello".
Solo dieci anni prima, nel '67, Pesca alla trota in America, romanzo poetico che cambiava pelle a ogni capitolo, era stato uno dei simboli letterari della Summer of Love, cui Brautigan partecipò attivamente. Finita quella fase, a partire dalla seconda metà dei Settanta Brautigan pubblicò con minore fortuna un gotico, un mystery, un "romanzo giapponese" e infine questo noir. Prima di uccidersi nel 1982, scriverà American Dust, romanzo sulla giovinezza, la povertà, la campagna: forse un tentativo di farsi prendere sul serio dopo un decennio in cui la sua fama si era affievolita insieme al sogno controculturale.
Il suo quarto pastiche non venne molto apprezzato perché condotto poco rigorosamente. Sognando Babilonia gioca con i cliché del noir anni Quaranta: la pistola, i brutti ceffi, la bionda misteriosa dai capelli corti, in pelliccia, "una bocca talmente bella che presero a farmi male le labbra".
C'è un becchino chiamato Gambadilegno e dell'autista della bionda vediamo solo il collo: "Il collo partì di nuovo come un gorilla che sbatacchia le sbarre della sua gabbia..." "Il collo dell'autista smise di scattare...".
Tra le tante stroncature ingenerose, quella del Times Literary Supplement è la più emblematica: nel romanzo non c'è "voce né storia", "la trama è troppo stupida". È invece una essenziale trama da noir, con cadaveri trafugati e "palmi da ungere" con pezzi da cento: semmai rivela gli automatismi quasi pavloviani del genere. Il sottotitolo - ancora per il TLS - "suggerirebbe che si tratti di un pastiche... ma sarebbe dare al libro troppo credito, e troppo poco a Hammett o Chandler. L'aver superato l'etica del lavoro fa sì che Brautigan non possa accettare il livello di concentrazione sostenuta e intensa richiesti dal pastiche o dalla parodia.
È il poeta laureato della soglia limitata d'attenzione". Il TLS lascia intuire quale "limite" abbia ostacolato poi la canonizzazione di Brautigan: scriveva libri ariosi e spontanei, resisteva alla grandeur richiesta allo scrittore americano. Finché questo spirito era di moda, bene; una volta passato, Brautigan perse credito. Secondo il TLS "il male... non accende la sua immaginazione. Per lui il male non rappresenta un problema". Qui e in altre stroncature si difendeva la presunta funzione del giallo di investigare il male, e si accusava Brautigan di superficialità sorvolando sul fatto che i romanzi hardboiled per lo più approfittavano del male per intrattenere e non meritavano di essere presi invariabilmente sul serio. Brautigan si infischiava della dignità dei generi letterari.
In uno dei tanti momenti metanarrativi del romanzo, Brautigan si prende gioco della questione, lasciando dire alla madre di C. Card: "figliolo, ma perché fai l'investigatore privato? Detesto quei libri e quelle riviste. Sono così squallidi. Non mi piacciono quelle copertine, con tutte quelle ombre. Mi spaventano". "Quella non è roba vera, mamma" risponde il figlio. E lei: "Allora perché li mettono fuori dal giornalaio per farli vedere e comprare a tutti? Rispondi a questo se puoi, furbino". (Questo "furbino" è l'occasione per fare i complimenti alla fluida voce comica inventata da Pietro Grossi per riportare in italiano un inglese pieno di cliché.)
A Brautigan la dignità del noir interessava talmente poco che il titolo del libro nasce da capitoli che portano C. Card da tutt'altra parte. Babilonia è una terra di sogni a occhi aperti, metafora della droga o del sogno anticonformista, che dà luogo a fantastiche visioni: "Stagione di baseball 596 a.C. (...) Tutti i muri del camerino erano coperti di arazzi sulle mie imprese di baseball, intessuti in oro e coperti di pietre preziose. Su un arazzo decapitavo un lanciatore con una palla tesa". Babilonia è il luogo in cui C. Card può "giocare con la forma delle avventure", sognando una vita a forma di libro, di film, pièce o fumetto. "Io e Nana-dirat partiremo su un aereo di mia invenzione, costruito con foglie di palma e spinto da un motore a miele". La prosa di Brautigan ha un motore a miele, debole per una macchina narrativa, ma dolce e appiccicoso.
Titolo: Sognando Babilonia
Autore: Richard Brautigan
Editore: Minimum Fax
Prezzo: 16 euro
Pagine: 215