Lisa dagli occhi Roth
Francesco Pacifico , di FRANCESCO PACIFICOHalliday, autrice esordiente, ha espugnato gli Usa con un romanzo "doppio". In cui prima racconta la sua relazione con Philip Roth. E poi i guai di un americano iracheno. Cosa unisce queste storie? La parola del titolo: "Asimmetria"
Alice è giovane, lavora da poco in una casa editrice e non si è ancora chiarita le proprie ambizioni letterarie; al parco conosce Ezra Koenig, uno dei migliori scrittori americani viventi, di diversi decenni più vecchio. Comincia una relazione fin da subito giocosa ("dallo spiraglio di un'altra porta... uscì una mano che le porse un bicchiere. Alice lo prese: era pieno d'acqua. La porta si richiuse. Alice bevve un sorso"), erotica, amichevole, lunga e senza storia: lui le regala susine, biscotti, gelati, bourbon, banconote da cento dollari...
La storia finisce quasi a metà libro, dove ne comincia un'altra molto diversa. Ha al centro Amir, un giovane americano cresciuto a Brooklyn da genitori iracheni. Perché questo cambio? Alice nella prima parte ha detto a Ezra: "Scrivere di me non mi sembra abbastanza importante". "In confronto a cosa?". "Alla guerra. Le dittature. Le relazioni internazionali&q…
La storia finisce quasi a metà libro, dove ne comincia un'altra molto diversa. Ha al centro Amir, un giovane americano cresciuto a Brooklyn da genitori iracheni. Perché questo cambio? Alice nella prima parte ha detto a Ezra: "Scrivere di me non mi sembra abbastanza importante". "In confronto a cosa?". "Alla guerra. Le dittature. Le relazioni internazionali&q…
Alice è giovane, lavora da poco in una casa editrice e non si è ancora chiarita le proprie ambizioni letterarie; al parco conosce Ezra Koenig, uno dei migliori scrittori americani viventi, di diversi decenni più vecchio. Comincia una relazione fin da subito giocosa ("dallo spiraglio di un'altra porta... uscì una mano che le porse un bicchiere. Alice lo prese: era pieno d'acqua. La porta si richiuse. Alice bevve un sorso"), erotica, amichevole, lunga e senza storia: lui le regala susine, biscotti, gelati, bourbon, banconote da cento dollari...
La storia finisce quasi a metà libro, dove ne comincia un'altra molto diversa. Ha al centro Amir, un giovane americano cresciuto a Brooklyn da genitori iracheni. Perché questo cambio? Alice nella prima parte ha detto a Ezra: "Scrivere di me non mi sembra abbastanza importante". "In confronto a cosa?". "Alla guerra. Le dittature. Le relazioni internazionali". La seconda parte ci regala tutto questo con la vicenda di un uomo fermato all'aeroporto di Londra mentre cerca di raggiungere suo fratello nei guai in Iraq.
Asimmetria è l'esperimento di un'autrice all'esordio, Lisa Halliday, che prova a trovare il contenitore più largo possibile per la sua vitalità letteraria, scegliendo un titolo che sembra fatto apposta per spingere il lettore a collegare in qualche modo, per opposizione, le due parti. Questo dittico (con coda) costringe per tutto il tempo della lettura a due interrogativi: le due storie potrebbero essere pubblicate indipendentemente l'una dall'altra o si sostengono creando qualcosa di più grande della somma delle parti? E il fatto che il romanzo esca ovunque accompagnato da un pettegolezzo - che Ezra Koenig sia ispirato in modo intimo e diretto a Philip Roth, come tutti i giornali americani hanno sottolineato - crea maggior interesse intorno al libro?
Halliday usa questi due interrogativi come rami tra i quali stendere una ragnatela di divertimenti da pastiche (citazioni, liste, interrogatori degli agenti di confine o dei concierge, questionari degli ospedali, ordinazioni di leccornie), scanditi, specie nella prima parte, da uno studio prolungato e molto riuscito sull'uso dell'ellissi. Queste finezze si vaporizzano entusiaste intorno alle questioni extradiegetiche che un romanzo così intelligentemente attento all'attualità americana (femminismo da una parte, diversità e appropriazione culturale dall'altra) sa di porre: Halliday ha diritto di scrivere dell'iracheno americano? La frivolezza di una relazione tra una ragazza e un uomo di potere negli stravizi moderati dell'Upper West Side è un colpo basso alla dignità delle questioni femministe? Alternare così deliberatamente una scrittura "ombelicale" a una "impegnata" è immorale?
La Halliday della prima parte è una scrittrice che rischia parecchio: se il rapporto tra sesso e potere è al centro del discorso pubblico, chi scrive questa novella di amanti che fanno le vocine e le battute ha tanta classe da non doversi ridurre a dare un ruolo eroico alla ragazza né a rendere troppo viscido l'anziano.
Il sesso tra loro è raccontato, tra le ellissi, senza puritanesimo né esibizionismo. "Con dolcezza, Alice scivolò sotto le coperte e cominciò a frugare fino a farlo venire, con un gettito debole come quello di una fontanella". Lui è paternalistico ma in maniera controllata: "Si passò una mano sugli occhi, gli tremavano le dita. 'Ho paura che prima o poi arrivi un uomo a incasinarti l'esistenza'". La loro passione è raccontata senza romanticismo né cinismo: due persone passano il tempo alla ricerca del piacere, e ogni tanto al più vecchio viene impiantato un bypass. L'autrice ci lascia nel momento in cui possiamo renderci conto che di quella storia non c'è molto altro da dire, è stato un lungo presente piacevolissimo.
La Halliday della seconda novella riempie il ritratto di Storia, guerra e malattia. C'è il problema di essere arabi in Occidente dopo l'11 settembre (l'agente di frontiera, a Londra, non si fida che Amir voglia raggiungere l'Iraq in macchina con un autista che non conosce: "Non è una cosa pericolosa?". "Potenzialmente". "Ci deve tenere proprio tanto a vedere suo fratello". Amir scoppia a ridere. "Cosa c'è di tanto buffo?". "Niente. Sì, ci tengo molto"), un reparto ospedaliero di bambini malati gravi, un amico reporter assuefatto alla guerra, domande su Dio e la religione, sulla libertà. Questa seconda parte è scritta per poter espiare la prima?
Il libro è così stimolante che non si riesce a leggere la seconda parte senza pensare furiosamente alla prima, senza confrontare piaceri e tragedie e domandarsi a che gioco stia giocando Lisa Halliday, che ha messo contro due tendenze della narrazione americana - da una parte l'intimismo sperimentale, tra Sheila Heti e Lena Duhman; dall'altra la Storia raccontata bene, tra Jennifer Egan e Rachel Kushner - per puntare semmai alla leggerezza cosmica di Gertrude Stein. Tra ombelico e Storia, dirime la questione Ezra nella coda (dopo aver vinto il Nobel...), osservando che "i ricordi non sono più affidabili dell'immaginazione".
Titolo: Asimmetria
Autrice: Lisa Halliday
Editore: Feltrinelli
Prezzo: 17 euro
Pagine: 287
Traduttrice: Federica Aceto
La storia finisce quasi a metà libro, dove ne comincia un'altra molto diversa. Ha al centro Amir, un giovane americano cresciuto a Brooklyn da genitori iracheni. Perché questo cambio? Alice nella prima parte ha detto a Ezra: "Scrivere di me non mi sembra abbastanza importante". "In confronto a cosa?". "Alla guerra. Le dittature. Le relazioni internazionali". La seconda parte ci regala tutto questo con la vicenda di un uomo fermato all'aeroporto di Londra mentre cerca di raggiungere suo fratello nei guai in Iraq.
Asimmetria è l'esperimento di un'autrice all'esordio, Lisa Halliday, che prova a trovare il contenitore più largo possibile per la sua vitalità letteraria, scegliendo un titolo che sembra fatto apposta per spingere il lettore a collegare in qualche modo, per opposizione, le due parti. Questo dittico (con coda) costringe per tutto il tempo della lettura a due interrogativi: le due storie potrebbero essere pubblicate indipendentemente l'una dall'altra o si sostengono creando qualcosa di più grande della somma delle parti? E il fatto che il romanzo esca ovunque accompagnato da un pettegolezzo - che Ezra Koenig sia ispirato in modo intimo e diretto a Philip Roth, come tutti i giornali americani hanno sottolineato - crea maggior interesse intorno al libro?
Halliday usa questi due interrogativi come rami tra i quali stendere una ragnatela di divertimenti da pastiche (citazioni, liste, interrogatori degli agenti di confine o dei concierge, questionari degli ospedali, ordinazioni di leccornie), scanditi, specie nella prima parte, da uno studio prolungato e molto riuscito sull'uso dell'ellissi. Queste finezze si vaporizzano entusiaste intorno alle questioni extradiegetiche che un romanzo così intelligentemente attento all'attualità americana (femminismo da una parte, diversità e appropriazione culturale dall'altra) sa di porre: Halliday ha diritto di scrivere dell'iracheno americano? La frivolezza di una relazione tra una ragazza e un uomo di potere negli stravizi moderati dell'Upper West Side è un colpo basso alla dignità delle questioni femministe? Alternare così deliberatamente una scrittura "ombelicale" a una "impegnata" è immorale?
La Halliday della prima parte è una scrittrice che rischia parecchio: se il rapporto tra sesso e potere è al centro del discorso pubblico, chi scrive questa novella di amanti che fanno le vocine e le battute ha tanta classe da non doversi ridurre a dare un ruolo eroico alla ragazza né a rendere troppo viscido l'anziano.
Il sesso tra loro è raccontato, tra le ellissi, senza puritanesimo né esibizionismo. "Con dolcezza, Alice scivolò sotto le coperte e cominciò a frugare fino a farlo venire, con un gettito debole come quello di una fontanella". Lui è paternalistico ma in maniera controllata: "Si passò una mano sugli occhi, gli tremavano le dita. 'Ho paura che prima o poi arrivi un uomo a incasinarti l'esistenza'". La loro passione è raccontata senza romanticismo né cinismo: due persone passano il tempo alla ricerca del piacere, e ogni tanto al più vecchio viene impiantato un bypass. L'autrice ci lascia nel momento in cui possiamo renderci conto che di quella storia non c'è molto altro da dire, è stato un lungo presente piacevolissimo.
La Halliday della seconda novella riempie il ritratto di Storia, guerra e malattia. C'è il problema di essere arabi in Occidente dopo l'11 settembre (l'agente di frontiera, a Londra, non si fida che Amir voglia raggiungere l'Iraq in macchina con un autista che non conosce: "Non è una cosa pericolosa?". "Potenzialmente". "Ci deve tenere proprio tanto a vedere suo fratello". Amir scoppia a ridere. "Cosa c'è di tanto buffo?". "Niente. Sì, ci tengo molto"), un reparto ospedaliero di bambini malati gravi, un amico reporter assuefatto alla guerra, domande su Dio e la religione, sulla libertà. Questa seconda parte è scritta per poter espiare la prima?
Il libro è così stimolante che non si riesce a leggere la seconda parte senza pensare furiosamente alla prima, senza confrontare piaceri e tragedie e domandarsi a che gioco stia giocando Lisa Halliday, che ha messo contro due tendenze della narrazione americana - da una parte l'intimismo sperimentale, tra Sheila Heti e Lena Duhman; dall'altra la Storia raccontata bene, tra Jennifer Egan e Rachel Kushner - per puntare semmai alla leggerezza cosmica di Gertrude Stein. Tra ombelico e Storia, dirime la questione Ezra nella coda (dopo aver vinto il Nobel...), osservando che "i ricordi non sono più affidabili dell'immaginazione".
Titolo: Asimmetria
Autrice: Lisa Halliday
Editore: Feltrinelli
Prezzo: 17 euro
Pagine: 287
Traduttrice: Federica Aceto