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La Parigi di Jean Rhys

La scrittice, mai abbastanza celebrata, a 16 anni lascia i suoi Caraibi per Londra, dove comincia a collezionare amanti. Poi il destino la porta nella capitale francese: ed è subito bohème. Come racconta in questo libro, ora edito da Adelphi
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Nel 1939, dopo aver pubblicato Buongiorno, mezzanotte, Jean Rhys scompare. Era nata il 24 agosto 1890, a Roseau, capitale della repubblica di Dominica. Il suo vero nome era Ella Gwendoline Rees Williams, figlia di un medico gallese e una donna creola di origini scozzesi. A sedici anni aveva lasciato l’isola dei Caraibi per andare in Inghilterra a studiare. Londra non le piace. È fredda, affollata, grigia, le donne sono brutte, povere, ci sono i mendicanti per strada. Vuole diventare un’attrice e si iscrive alla Reale Accademia d’Arte Drammatica. Ma gli insegnanti le dicono che con quel terribile accento non ce la farà mai: “her nasty nigger’s voice”, dicono. Ripiegherà sulla danza, senza troppo successo. È poco più che una ragazzina quando incontra il primo dei suoi numerosi amori. Jean Ryhs è bella, ha enormi occhi color glicine e la sensualità delle donne del sud. Lancelot Grey Hugh Smith ha il dopp…
Nel 1939, dopo aver pubblicato Buongiorno, mezzanotte, Jean Rhys scompare. Era nata il 24 agosto 1890, a Roseau, capitale della repubblica di Dominica. Il suo vero nome era Ella Gwendoline Rees Williams, figlia di un medico gallese e una donna creola di origini scozzesi. A sedici anni aveva lasciato l’isola dei Caraibi per andare in Inghilterra a studiare. Londra non le piace. È fredda, affollata, grigia, le donne sono brutte, povere, ci sono i mendicanti per strada. Vuole diventare un’attrice e si iscrive alla Reale Accademia d’Arte Drammatica. Ma gli insegnanti le dicono che con quel terribile accento non ce la farà mai: “her nasty nigger’s voice”, dicono. Ripiegherà sulla danza, senza troppo successo. È poco più che una ragazzina quando incontra il primo dei suoi numerosi amori. Jean Ryhs è bella, ha enormi occhi color glicine e la sensualità delle donne del sud. Lancelot Grey Hugh Smith ha il doppio dei suoi anni, non è bello, ma elegante e ben vestito, profuma di cuoio e di sigaro e ha una voce profonda, una casa ben arredata e un modo di camminare che le piace. Era l’inglese che aveva sempre sognato.

Quando si lasciano, lui continuerà a mantenerla fin quando Jean non incontra un altro uomo, John Lenglet. Un avventuriero con una brutta fama, tanto che Lancelot le chiede, senza successo, di non sposarlo. Con Lenglet, Jean si trasferisce a Parigi e frequenta la bohème squattrinata, che racconterà un po’ ovunque nei suoi libri, ma soprattutto in questo Buongiorno, mezzanotte. Ripubblicato adesso da Adelphi, come tutti i suoi romanzi, nella nuova traduzione di Miro Silvera. “Ero appena rientrata dalla mia solita passeggiata igienica intorno a Mecklenburgh Square e lungo Gray’s Inn Road. Avevo osservato questo e quello, i passanti per le strade, una vetrina piena di arti artificiali. Nel rincasare ho trovato qualcuno che mi ha detto: ‘Non posso sopportare di vederti in questo stato’. ‘Quale stato?’. ‘Hai bisogno di un cambiamento. Perché non ritorni per qualche giorno a Parigi... Potresti comprarti degli abiti nuovi. Ti assicuro che ne hai bisogno... Ti presto io i soldi’ … Ora sono qui. A Parigi. Quando si raggiungono un certo distacco e una certa lucidità, si diventa anche molto passivi. (‘Perché preoccuparsi? Perché preoccuparsi?’)".

La voce narrante, un flusso di coscienza, è sempre la stessa donna, di libro in libro, ogni volta un po’ più stanca. Vive nelle camere degli alberghi, si arrovella sul colore dei capelli, la notte si ubriaca nei caffè e cerca conforto nelle chiacchiere e negli abbracci dei maschi. Sfanga la vita come può, delusa, ubriaca, inetta alle cose normali, preda di vergogna e paranoia. Una donna senza qualità, una specie di Molly Bloom, che passa, ugualmente disarmata, dall’acquisto di un cappello alla morte del figlio. Buongiorno, mezzanotte, che è il verso di una poesia di Emily Dickinson, non avrà grande successo, e questa è un’altra delle ragioni della sparizione di Jean. I cui libri precedenti invece, erano stati accolti abbastanza bene, qualcuno aveva riconosciuto la sua voce speciale, la libertà e l’intelligenza.

Tra questi Ford Maddox Ford, suo primo lettore e mentore, col quale stabilirà una relazione erotico-sentimentale che include anche sua moglie. Jean trasforma questo complicato affaire in un romanzo intitolato Quartetto, divenuto poi un brutto film di James Ivory. L’altra ragione della sua scomparsa è un misto di alcool, depressione, misantropia. Nel novembre 1948, sette anni dopo la sua fuga in un minuscolo paese della Cornovaglia, sul New Statesman, appare un annuncio: “Cerco Jean Rhys (sposata in Tilde Smith) autrice di Viaggio nel Buio, Addio Mr Mackenzie, Buongiorno, mezzanotte ecc. Si prega gentilmente chiunque la conosca di mettersi in contatto col dottor H. W. Egli, 3 Chesterfield Gardens, NW 3.

L’annuncio era stato messo da un’attrice, Selma Vaz Dias (Hans Egli era suo marito) che aveva letto Buongiorno, mezzanotte e ne era rimasta folgorata. Lo aveva adattato per un monologo che doveva andare in onda su Bbc. Tutti pensavano che Jean fosse morta. Lei invece legge l’annuncio, si fa viva, scompare di nuovo. Fin quando un giorno, siamo ormai nel 1957, una donna bussa alla sua porta. Si chiama Diane Athill, ed è una delle editor più importanti di Inghilterra che ha lavorato o lavorerà con Philip Roth e John Updike, Mordecai Richler, V.S. Naipaul e Margaret Atwood. Ha ascoltato un’intervista di Selma alla radio, nel quale l’attrice dice che Jean sta finalmente scrivendo. Rhys è povera, ha 67 anni, il suo terzo marito è in galera, ma sta scrivendo il suo capolavoro.

Almeno, questo è quello che dice a Diana Athill. E lei, Diana, le crede e le offre 25 sterline per l’opzione. Rhys firma, e promette che glielo consegnerà al massimo in nove mesi. Lo consegnerà dopo nove anni. Ma aveva ragione: quando nel 1966 esce Il grande mare dei Sargassi sarà un successo clamoroso. Ha settant’anni, e ha finalmente scritto il libro che rivela il suo immenso talento. Muore nel maggio del 1979, aveva scritto, in Buongiorno, mezzanotte: “Ormai non desidero più essere amata, bella, felice, avere successo. Ora desidero una sola cosa, e una soltanto: essere lasciata in pace. Basta mettermi le mani addosso, basta impicciarsi dei casi miei, basta: lasciatemi in pace... (E sta’ sicura che lo faranno, mia cara)”.