La prima guerra del food
Marco Bracconi , di MARCO BRACCONIVegetariani, carnivori o vegani? Non è solo una sfida tra tribù. Le scelte che facciamo a tavola decideranno il nostro futuro: dall’economia all’ambiente. Chi vincerà la battaglia del cibo? Rispondono filosofi, storici, scrittori, antropologi. E l’uomo che ci ha insegnato a mangiare con lentezza
Smettere di mangiare altri esseri viventi non è solo questione di etica, di sofferenza animale e di alimentazione più sana (forse). È in gioco la sopravvivenza di Homo Sapiens: arrivato fin qui grazie al suo essere onnivoro, ora ha davanti a sé la necessità di cambiare un modello di sviluppo globale che sta esaurendo le risorse del pianeta. Così la pensa Leonardo Caffo, autore di Vegan. Un manifesto filosofico, saggio militante con il dichiarato obiettivo di fornire le basi concettuali a un movimento che secondo l'autore rischia ogni giorno autoreferenzialità e integralismo ma contiene una risposta - anzi è la risposta - alle grandi questioni del nostro tempo. "Sì, ho visto quello che è successo a Calais, dove il festival vegano è stato annullato per le tensioni con allevatori e cacciatori locali. E mi ha molto colpito. Parliamo di una rivoluzione del nostro modo di vivere, produrre e convivere con i…
Smettere di mangiare altri esseri viventi non è solo questione di etica, di sofferenza animale e di alimentazione più sana (forse). È in gioco la sopravvivenza di Homo Sapiens: arrivato fin qui grazie al suo essere onnivoro, ora ha davanti a sé la necessità di cambiare un modello di sviluppo globale che sta esaurendo le risorse del pianeta. Così la pensa Leonardo Caffo, autore di Vegan. Un manifesto filosofico, saggio militante con il dichiarato obiettivo di fornire le basi concettuali a un movimento che secondo l'autore rischia ogni giorno autoreferenzialità e integralismo ma contiene una risposta - anzi è la risposta - alle grandi questioni del nostro tempo. "Sì, ho visto quello che è successo a Calais, dove il festival vegano è stato annullato per le tensioni con allevatori e cacciatori locali. E mi ha molto colpito. Parliamo di una rivoluzione del nostro modo di vivere, produrre e convivere con il mondo: un movimento che aspira alla pace e alla convivenza orizzontale tra i viventi può trovarsi al centro di conflitti. Temo sia inevitabile".
Di certo per Caffo il veganesimo, scelta personale che vale come testimonianza qui e ora di un futuro possibile, va sottratto alla sfera dell'esotismo - o peggio del business - per diventare una visione del mondo in cui l'uomo possa concepirsi in modo affatto diverso da come ha fatto finora. Per questo lo abbiamo messo a confronto con Felice Cimatti, filosofo che al tema ha dedicato un fortunato saggio pubblicato da Laterza, Filosofia dell'animalità.
Perché la questione animale è oggi decisiva?
Felice Cimatti: "Intanto perché il tipo di rapporto che noi umani abbiamo costruito con la natura è distruttivo. Il modo con cui stiamo procedendo non sembra consentire alla lunga di conservare qualcosa. E poi perché nel tema dell'animalità rientriamo noi umani: nel senso di esseri viventi che hanno perduto il rapporto con la dimensione corporea. Noi conosciamo un solo modo di intendere il corpo, a nostro servizio. Dobbiamo ricomporre questa frattura originaria tra l'io e la sua dimensione corporea. È questa la vera posta in gioco, in cui c'è dentro anche la questione dell'animale e con essa il veganesimo".
Leonardo Caffo: "Mi viene in mente Derrida che parlava di animalità come della questione centrale della filosofia del futuro, cioè oggi. Quello che ho cercato di fare con questo libro è indicare una strada che ci porti a distruggere la nostra volontà di potenza sul resto dei viventi. Se il problema è il nostro metterci al centro del mondo, io indago l'ipotesi di un "iperantropocentrismo" che ci conduca a una forma di rispetto, controllo e armonia. La scelta vegana è complessa perché non riguarda direttamente gli animali. Riguarda molto di più. Anche perché, nel presente, non serve a niente numericamente. È una scelta simbolica, testimoniale".
Allora gli animali non c'entrano.
Cimatti: "Il modo con cui vengono trattati gli animali negli allevamenti intensivi è ignobile e ben vengano le scelte vegetariane o vegane. Ma o questa idea dell'animalità interroga l'intero nostro assetto davanti alla vita, oppure... Pensiamo al femminismo: aveva l'ambizione di cambiare il modo di stare al mondo e i relativi rapporti economici. Cosa è diventato? Rivendicazione di diritti, sacrosanta per carità, ma senza più la sua carica trasformativa. Lo stesso è per gli animali. Se ci si limita a togliere sofferenza a un maiale l'idea perde forza. Non possiamo più vivere come ora, è vero. Ma se trasformiamo la questione dell'animalità nel tema dei "diritti degli animali" non mettiamo davvero in discussione il mondo che li sfrutta".
Caffo: "Infatti la scelta vegana va connessa a un sistema di idee. La questione animale riguarda il cambiamento del nostro rapporto con la vita: dobbiamo smettere di obbedire ciecamente a una regola sociale (che ci dice di mangiare animali) perché questa obbedienza è eticamente sbagliata e razionalmente autolesionista. Se per incanto tutti smettessero di consumare carne avremmo risolto in un colpo solo emergenza ecologica, fame nel mondo e carenza di acqua sul pianeta".
Cimatti: "Grande stima per chi fa una scelta del genere. Ma vedo due punti critici. Il primo: se il vero tema è mettere in discussione il nostro essere regolatori di un mondo concepito in nostra funzione, allora assumere l'idea che tu devi salvarlo dà ancora l'idea che noi siamo un po' speciali. Ci vogliamo dare tutta questa importanza?".
Caffo: "Non sono in disaccordo, ma il tema di cui tratto nel libro ha a che fare con la contingenza. Per come è articolato il nostro mondo sociale l'unica soluzione possibile è utilizzare una forma "inversa" di antropocentrismo. Il veganesimo non azzera l'antropocentrismo, lo inverte. Da quello distruttivo e moralmente insostenibile a quello che cerca di armonizzare ed equilibrare".
Cimatti: "La seconda criticità è che dietro la tesi di Caffo c'è l'idea di un mondo senza dolore. Ma non c'è un modo di stare al mondo che non comporti un "uso" del mondo. E il relativo dolore".
Caffo: "Nemmeno io credo nell'assenza di dolore e sono contrario al radicalismo di certi atteggiamenti vegani, che non hanno idea di come funzioni il mondo: una parola come veganesimo in Tanzania merita, nel contesto attuale, di essere sbeffeggiata. Ma nel nostro sistema economico industriale c'è un enorme dolore evitabile. Non solo quello degli animali. È una "esagerazione" dell'azione umana contro la vita in quanto tale. Gli allevamenti intensivi minano prima che la vita animale quella vegetale".
Cimatti: "Però il sistema economico-industriale si è molto presto appropriato di veganesimo e vegetarianesimo. Ci sono catene di prodotti vegani, ci sono cibi vegani per gli animali. Il problema della sofferenza animale e dello sfruttamento della natura viene riassorbito dal sistema in un lampo. Un esempio paradossale? Le pale eoliche. In nome dell'ecologia mettiamo al lavoro anche il vento. Ecco, non usciremo dal nostro modo di pensare finché non mettiamo a fuoco il fatto che stiamo trasformando il pianeta in una macchina che produce ricchezza".
Il veganesimo contro il paradigma economicista, addirittura?
Caffo: "Non tanto quello economico fine a sé stesso, ma il sistema nel quale siamo. Il capitalismo prende le cose e le assorbe come un altro sistema di offerta. Nel libro cerco di contestare l'idea che il veganesimo sia diventato una sorta di nuova offerta alimentare, così da offrire la percezione generale che le cose cambino mentre vieni inglobato in un sistema (violento) di costi e benefici".
Cimatti: "Qui sono più pessimista. Non è il capitalismo, è l'umano che fa questo. Mette il mondo al servizio di sé stesso. L'umano è l'animale che consuma il mondo. Penso alla distinzione tra "uso" e "consumo" di Giorgio Agamben. Quando parla di Francesco d'Assisi prova a pensare un mondo in cui l'umano usa la natura come farebbe una formica o un vulcano. Quella è la posta in gioco. Altrimenti anche il veganesimo con la sua portata rivoluzionaria verrà rapidamente riassorbito".
Caffo: "Non so se arriveremo mai alla prospettiva di Agamben. Per ora siamo lontanissimi. Ma da qualche parte bisogna cominciare. Il veganesimo non ha la funzione di portarci in un Eden primigenio. Il suo compito è squarciare un velo, aprire possibilità sottraendone altre. Evitando però la contrapposizione tra puri e impuri".
Non lo fa già l'ambientalismo?
Caffo: "Se restiamo dentro al paradigma della green economy, dalla bicicletta al cibo vegano, allora è un business come un altro. L'ambientalismo è una cosa molto più ampia delle pratiche che usiamo. Se ci si vuole caricare del tema ecologico bisogna partire dal fondo del problema. Non dalle stupidaggini di insaponarsi a doccia chiusa, quando mangiando una sola bistecca o usando cosmetici fai danni molto peggiori".
Qualcosa dovremo pur mangiare...
Caffo: "Anche le piante vivono, vero. Ma nessuna etica prevede il suicidio".
Cimatti: "Appunto. E in ogni caso la sfida non è riappropriarsi del corpo, ma provare finalmente a "essere corpo". Smettendo di mangiare animali? Certo, ma a nulla il veganesimo e il vegetarianesimo servono se non cambia il nostro modo di percepire noi stessi"
Felice Cimatti Professore di Filosofia del Linguaggio all’università della Calabria e docente all’Istituto Freudiano di Roma, ha scritto il saggio Filosofia dell’animalità (Laterza, 2013). Il 6 settembre uscirà, per Bollati Boringhieri, il suo libro Cose. Per una filosofia del reale
L'immagine Esplorare e mostrare il nostro Paese attraverso produzioni agroalimentari tradizionali. È il tema del progetto “Ailatiditalia” del fotografo bolognese Mattia Insolera, realizzato con l'agenzia fotografica LUZ e pubblicato domenica 2 settembre sul numero 91 di Robinson: non “un catalogo di prodotti” o di “cartoline del Belpaese”, ma il racconto di un viaggio in 28 luoghi d’Italia dove si produce e si pensa il cibo, anzi i cibi identitari di ciascuna zona
Di certo per Caffo il veganesimo, scelta personale che vale come testimonianza qui e ora di un futuro possibile, va sottratto alla sfera dell'esotismo - o peggio del business - per diventare una visione del mondo in cui l'uomo possa concepirsi in modo affatto diverso da come ha fatto finora. Per questo lo abbiamo messo a confronto con Felice Cimatti, filosofo che al tema ha dedicato un fortunato saggio pubblicato da Laterza, Filosofia dell'animalità.
Perché la questione animale è oggi decisiva?
Felice Cimatti: "Intanto perché il tipo di rapporto che noi umani abbiamo costruito con la natura è distruttivo. Il modo con cui stiamo procedendo non sembra consentire alla lunga di conservare qualcosa. E poi perché nel tema dell'animalità rientriamo noi umani: nel senso di esseri viventi che hanno perduto il rapporto con la dimensione corporea. Noi conosciamo un solo modo di intendere il corpo, a nostro servizio. Dobbiamo ricomporre questa frattura originaria tra l'io e la sua dimensione corporea. È questa la vera posta in gioco, in cui c'è dentro anche la questione dell'animale e con essa il veganesimo".
Leonardo Caffo: "Mi viene in mente Derrida che parlava di animalità come della questione centrale della filosofia del futuro, cioè oggi. Quello che ho cercato di fare con questo libro è indicare una strada che ci porti a distruggere la nostra volontà di potenza sul resto dei viventi. Se il problema è il nostro metterci al centro del mondo, io indago l'ipotesi di un "iperantropocentrismo" che ci conduca a una forma di rispetto, controllo e armonia. La scelta vegana è complessa perché non riguarda direttamente gli animali. Riguarda molto di più. Anche perché, nel presente, non serve a niente numericamente. È una scelta simbolica, testimoniale".
Allora gli animali non c'entrano.
Cimatti: "Il modo con cui vengono trattati gli animali negli allevamenti intensivi è ignobile e ben vengano le scelte vegetariane o vegane. Ma o questa idea dell'animalità interroga l'intero nostro assetto davanti alla vita, oppure... Pensiamo al femminismo: aveva l'ambizione di cambiare il modo di stare al mondo e i relativi rapporti economici. Cosa è diventato? Rivendicazione di diritti, sacrosanta per carità, ma senza più la sua carica trasformativa. Lo stesso è per gli animali. Se ci si limita a togliere sofferenza a un maiale l'idea perde forza. Non possiamo più vivere come ora, è vero. Ma se trasformiamo la questione dell'animalità nel tema dei "diritti degli animali" non mettiamo davvero in discussione il mondo che li sfrutta".
Caffo: "Infatti la scelta vegana va connessa a un sistema di idee. La questione animale riguarda il cambiamento del nostro rapporto con la vita: dobbiamo smettere di obbedire ciecamente a una regola sociale (che ci dice di mangiare animali) perché questa obbedienza è eticamente sbagliata e razionalmente autolesionista. Se per incanto tutti smettessero di consumare carne avremmo risolto in un colpo solo emergenza ecologica, fame nel mondo e carenza di acqua sul pianeta".
Cimatti: "Grande stima per chi fa una scelta del genere. Ma vedo due punti critici. Il primo: se il vero tema è mettere in discussione il nostro essere regolatori di un mondo concepito in nostra funzione, allora assumere l'idea che tu devi salvarlo dà ancora l'idea che noi siamo un po' speciali. Ci vogliamo dare tutta questa importanza?".
Caffo: "Non sono in disaccordo, ma il tema di cui tratto nel libro ha a che fare con la contingenza. Per come è articolato il nostro mondo sociale l'unica soluzione possibile è utilizzare una forma "inversa" di antropocentrismo. Il veganesimo non azzera l'antropocentrismo, lo inverte. Da quello distruttivo e moralmente insostenibile a quello che cerca di armonizzare ed equilibrare".
Cimatti: "La seconda criticità è che dietro la tesi di Caffo c'è l'idea di un mondo senza dolore. Ma non c'è un modo di stare al mondo che non comporti un "uso" del mondo. E il relativo dolore".
Caffo: "Nemmeno io credo nell'assenza di dolore e sono contrario al radicalismo di certi atteggiamenti vegani, che non hanno idea di come funzioni il mondo: una parola come veganesimo in Tanzania merita, nel contesto attuale, di essere sbeffeggiata. Ma nel nostro sistema economico industriale c'è un enorme dolore evitabile. Non solo quello degli animali. È una "esagerazione" dell'azione umana contro la vita in quanto tale. Gli allevamenti intensivi minano prima che la vita animale quella vegetale".
Cimatti: "Però il sistema economico-industriale si è molto presto appropriato di veganesimo e vegetarianesimo. Ci sono catene di prodotti vegani, ci sono cibi vegani per gli animali. Il problema della sofferenza animale e dello sfruttamento della natura viene riassorbito dal sistema in un lampo. Un esempio paradossale? Le pale eoliche. In nome dell'ecologia mettiamo al lavoro anche il vento. Ecco, non usciremo dal nostro modo di pensare finché non mettiamo a fuoco il fatto che stiamo trasformando il pianeta in una macchina che produce ricchezza".
Il veganesimo contro il paradigma economicista, addirittura?
Caffo: "Non tanto quello economico fine a sé stesso, ma il sistema nel quale siamo. Il capitalismo prende le cose e le assorbe come un altro sistema di offerta. Nel libro cerco di contestare l'idea che il veganesimo sia diventato una sorta di nuova offerta alimentare, così da offrire la percezione generale che le cose cambino mentre vieni inglobato in un sistema (violento) di costi e benefici".
Cimatti: "Qui sono più pessimista. Non è il capitalismo, è l'umano che fa questo. Mette il mondo al servizio di sé stesso. L'umano è l'animale che consuma il mondo. Penso alla distinzione tra "uso" e "consumo" di Giorgio Agamben. Quando parla di Francesco d'Assisi prova a pensare un mondo in cui l'umano usa la natura come farebbe una formica o un vulcano. Quella è la posta in gioco. Altrimenti anche il veganesimo con la sua portata rivoluzionaria verrà rapidamente riassorbito".
Caffo: "Non so se arriveremo mai alla prospettiva di Agamben. Per ora siamo lontanissimi. Ma da qualche parte bisogna cominciare. Il veganesimo non ha la funzione di portarci in un Eden primigenio. Il suo compito è squarciare un velo, aprire possibilità sottraendone altre. Evitando però la contrapposizione tra puri e impuri".
Non lo fa già l'ambientalismo?
Caffo: "Se restiamo dentro al paradigma della green economy, dalla bicicletta al cibo vegano, allora è un business come un altro. L'ambientalismo è una cosa molto più ampia delle pratiche che usiamo. Se ci si vuole caricare del tema ecologico bisogna partire dal fondo del problema. Non dalle stupidaggini di insaponarsi a doccia chiusa, quando mangiando una sola bistecca o usando cosmetici fai danni molto peggiori".
Qualcosa dovremo pur mangiare...
Caffo: "Anche le piante vivono, vero. Ma nessuna etica prevede il suicidio".
Cimatti: "Appunto. E in ogni caso la sfida non è riappropriarsi del corpo, ma provare finalmente a "essere corpo". Smettendo di mangiare animali? Certo, ma a nulla il veganesimo e il vegetarianesimo servono se non cambia il nostro modo di percepire noi stessi"
Gli autori
Leonardo Caffo Vegan - Un manifesto filosofico è in uscita per Einaudi (135 pagine,12 euro). L’autore ha pubblicato per Bompiani A come Animale (con Felice Cimatti, 2015) e per Einaudi La vita di ogni giorno (2016) e Fragile umanità (2017)Felice Cimatti Professore di Filosofia del Linguaggio all’università della Calabria e docente all’Istituto Freudiano di Roma, ha scritto il saggio Filosofia dell’animalità (Laterza, 2013). Il 6 settembre uscirà, per Bollati Boringhieri, il suo libro Cose. Per una filosofia del reale
L'immagine Esplorare e mostrare il nostro Paese attraverso produzioni agroalimentari tradizionali. È il tema del progetto “Ailatiditalia” del fotografo bolognese Mattia Insolera, realizzato con l'agenzia fotografica LUZ e pubblicato domenica 2 settembre sul numero 91 di Robinson: non “un catalogo di prodotti” o di “cartoline del Belpaese”, ma il racconto di un viaggio in 28 luoghi d’Italia dove si produce e si pensa il cibo, anzi i cibi identitari di ciascuna zona