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 Illustrazione di Emiliano Ponzi (dettaglio) pubblicata in apertura alle storie di copertina del numero 92 di Robinson (9 settembre 2018) 

Una penna pronta ad esplodere

La sua scrittura come un motore sportivo montato su un'auto d'epoca. Ci lascia un'idea di letteratura? No, un verdetto
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Be', era chiaramente il più dotato di tutti. Leggeva del mondo pagine in più, o righe nascoste, che nessuno vedeva; non necessariamente erano passaggi fondamentali, ma è vero che il composto chimico che chiamiamo vita nasce anche da certo spreco gratuito, esibizione insignificante, generosità senza scopo; lui registrava tutto, in modo meticoloso e ilare; ne rendeva poi conto in quella prosa che sembrava sgorgargli facilissima -  ma non so se così fosse - e tentacolare e luminosa. Non sembravano porgergli difficoltà i labirinti della lingua, della sintassi, del lessico. Era uno di quegli scrittori - rarissimi - in cui la scrittura sembra la forma necessaria del pensiero, il naturale epilogo dell'intelligenza, un necessario detrito di un processo di comprensione.

Capiva e quindi scriveva. È difficile immaginarlo varcare la soglia tra i due gesti con qualcosa d'altro che una naturalezza assoluta. Spiac…
Be', era chiaramente il più dotato di tutti. Leggeva del mondo pagine in più, o righe nascoste, che nessuno vedeva; non necessariamente erano passaggi fondamentali, ma è vero che il composto chimico che chiamiamo vita nasce anche da certo spreco gratuito, esibizione insignificante, generosità senza scopo; lui registrava tutto, in modo meticoloso e ilare; ne rendeva poi conto in quella prosa che sembrava sgorgargli facilissima -  ma non so se così fosse - e tentacolare e luminosa. Non sembravano porgergli difficoltà i labirinti della lingua, della sintassi, del lessico. Era uno di quegli scrittori - rarissimi - in cui la scrittura sembra la forma necessaria del pensiero, il naturale epilogo dell'intelligenza, un necessario detrito di un processo di comprensione.

Capiva e quindi scriveva. È difficile immaginarlo varcare la soglia tra i due gesti con qualcosa d'altro che una naturalezza assoluta. Spiace, ripensandoci adesso, a cose fatte, che il suo talento non abbia goduto di palcoscenici migliori di quelli della cosiddetta letteratura. Forse, anche una sola generazione dopo, o due, e avrebbe fatto altro - o anche molto altro. Invece scaricò pressoché tutta quella potenza di fuoco nella scrittura, quindi in un habitat che non è fatto per temperature così alte - un tipo di fiore che predilige la penombra.

Così incendiava, sfasciava e sfondava, se così posso esprimermi, che scrivesse un articolo o un romanzo, sempre faceva esplodere tutto. Non ho mai letto una sua pagina senza avere l'impressione che qualcuno avesse infilato un motore da macchina sportiva su una carrozzeria da auto d'epoca. C'era quella sottile, ma ineludibile impressione di disastro imminente. Mi divertivo un sacco, ma sempre con l'impressione che qualcuno a un certo punto ci avrebbe scoperto e che saremmo finiti in galera. Così, non un'idea di letteratura, ha lasciato dietro di sé, ma piuttosto un verdetto che nessuno sembra aver preso alla lettera.