Così il potere ha calpestato il desiderio
Michela Marzano , di MICHELA MARZANOTroppo facile parlare di consenso da posizioni di superiorità... Lezione per i maschi (e Catherine Deneuve)
Commentando la reazione in Senato di Brett Kavanaugh, il giudice scelto da Trump per la Corte Suprema e accusato di molestie sessuali, Paul Krugman evoca la fine del "privilegio di essere un maschio bianco": "Quel privilegio è sotto accusa. Una società sempre più diversa non accetta più il divino diritto dei maschi bianchi delle famiglie giuste di comandare tutto, e una società con un gran numero di donne emancipate e istruite sta finalmente rigettando lo status di dominus un tempo garantito agli uomini potenti". È questa la lezione che possiamo trarre da #MeToo? Siamo davvero di fronte a una rivoluzione culturale e sociale oppure si tratta solo di una moda passeggera o, peggio ancora, possiamo considerarlo l'inizio di una nuova guerra tra i sessi?
In Francia, l'affaire Weinstein ha scatenato moltissime polemiche. Soprattutto dopo la pubblicazione sul quotidiano Le Monde, lo scor…
In Francia, l'affaire Weinstein ha scatenato moltissime polemiche. Soprattutto dopo la pubblicazione sul quotidiano Le Monde, lo scor…
Commentando la reazione in Senato di Brett Kavanaugh, il giudice scelto da Trump per la Corte Suprema e accusato di molestie sessuali, Paul Krugman evoca la fine del "privilegio di essere un maschio bianco": "Quel privilegio è sotto accusa. Una società sempre più diversa non accetta più il divino diritto dei maschi bianchi delle famiglie giuste di comandare tutto, e una società con un gran numero di donne emancipate e istruite sta finalmente rigettando lo status di dominus un tempo garantito agli uomini potenti". È questa la lezione che possiamo trarre da #MeToo? Siamo davvero di fronte a una rivoluzione culturale e sociale oppure si tratta solo di una moda passeggera o, peggio ancora, possiamo considerarlo l'inizio di una nuova guerra tra i sessi?
In Francia, l'affaire Weinstein ha scatenato moltissime polemiche. Soprattutto dopo la pubblicazione sul quotidiano Le Monde, lo scorso gennaio, di un testo firmato da cento di attrici, scrittrici e intellettuali, capitanate da Catherine Deneuve. "Questa liberazione della parola femminile rischia oggi di diventare una nuova prigione", hanno scritto le firmatarie nella lettera. "#MeToo ha suscitato una campagna di denunce e accuse pubbliche ad uomini che, senza che nessuno abbia dato loro la possibilità di rispondere o di difendersi, si trovano oggi sul banco degli accusati, come qualunque altro aggressore sessuale".
Secondo alcuni, il rischio di #MeToo sarebbe d'altronde duplice: da una lato permetterebbe di continuare a trattare le donne come "eterne vittime"; dall'altro impedirebbe all'uomo ogni forma di corteggiamento, sterilizzando definitivamente il desiderio. Secondo altri, #MeToo avrebbe invece il merito di aver definitivamente chiuso l'era del Patriarcato. Se però cerchiamo di analizzare il fenomeno senza cedere agli estremismi ideologici, ci rendiamo conto che il nodo dell'intera questione è altrove.
#MeToo costringe soprattutto ad approfondire il tema del "consenso" e dei suoi "limiti" - soprattutto quando ci si trova confrontati a situazioni in cui chi esercita il potere (essenzialmente gli uomini) non esita poi ad abusarne - e ha, per questo, un valore simbolico che va ben oltre le polemiche o le mode.
Il consenso, lo sappiamo da tempo, è ciò che permette di distinguere la seduzione dalla molestia, un atto sessuale consenziente da uno stupro. Ma il consenso non lo si può invocare senza mai interrogarsi sull'asimmetricità delle relazioni umane, oppure anche sul diverso peso che può avere la parola di una persona a seconda che occupi un posto di potere o si trovi in una posizione subalterna.
Talvolta dire "no" è difficile, talvolta è addirittura impossibile, come quella studentessa che, raccontando delle avance di un professore, pensa che è senz'altro colpa sua, che ci deve essere qualcosa in lei che non va bene, che vorrebbe non andarci più nello studio di quel docente, ma si chiede: "come faccio a non andarci? E se poi quest'esame non riesco a passarlo?". Oppure quella scrittrice che cerca di pubblicare il suo primo romanzo e che non sa come comportarsi con l'editor che cerca di sedurla, si sente in trappola, sarà comunque lei a pagare il prezzo sia se rifiuta, e dovrà allora cercarsi un altro editore, sia se cede, ma allora vivrà col dubbio di essere stata pubblicata solo perché ha detto di "sì".
Quando mancano il coraggio o la forza di dire "no" perché si ha paura, oppure ci si vergogna, oppure non ci si sente all'altezza della situazione - immaginando che il proprio valore dipenda sempre e soltanto dallo sguardo che gli altri posano su di sé - è problematico parlare di libero consenso.
Il merito e la forza di #MeToo, in fondo, sono nell'aver permesso di chiarire una volta per tutte la differenza che esiste tra il desiderio - sempre ambivalente, sempre opaco, sempre fragile, perché quando si desidera ci si mette a nudo e si dipende dal "sì" o dal "no" di un'altra persona - e l'abuso di potere che, cancellando di fatto la possibilità di consentire, non solo non rispetta l'alterità altrui, ma rende vano persino il desiderio.
In Francia, l'affaire Weinstein ha scatenato moltissime polemiche. Soprattutto dopo la pubblicazione sul quotidiano Le Monde, lo scorso gennaio, di un testo firmato da cento di attrici, scrittrici e intellettuali, capitanate da Catherine Deneuve. "Questa liberazione della parola femminile rischia oggi di diventare una nuova prigione", hanno scritto le firmatarie nella lettera. "#MeToo ha suscitato una campagna di denunce e accuse pubbliche ad uomini che, senza che nessuno abbia dato loro la possibilità di rispondere o di difendersi, si trovano oggi sul banco degli accusati, come qualunque altro aggressore sessuale".
Secondo alcuni, il rischio di #MeToo sarebbe d'altronde duplice: da una lato permetterebbe di continuare a trattare le donne come "eterne vittime"; dall'altro impedirebbe all'uomo ogni forma di corteggiamento, sterilizzando definitivamente il desiderio. Secondo altri, #MeToo avrebbe invece il merito di aver definitivamente chiuso l'era del Patriarcato. Se però cerchiamo di analizzare il fenomeno senza cedere agli estremismi ideologici, ci rendiamo conto che il nodo dell'intera questione è altrove.
#MeToo costringe soprattutto ad approfondire il tema del "consenso" e dei suoi "limiti" - soprattutto quando ci si trova confrontati a situazioni in cui chi esercita il potere (essenzialmente gli uomini) non esita poi ad abusarne - e ha, per questo, un valore simbolico che va ben oltre le polemiche o le mode.
Il consenso, lo sappiamo da tempo, è ciò che permette di distinguere la seduzione dalla molestia, un atto sessuale consenziente da uno stupro. Ma il consenso non lo si può invocare senza mai interrogarsi sull'asimmetricità delle relazioni umane, oppure anche sul diverso peso che può avere la parola di una persona a seconda che occupi un posto di potere o si trovi in una posizione subalterna.
Talvolta dire "no" è difficile, talvolta è addirittura impossibile, come quella studentessa che, raccontando delle avance di un professore, pensa che è senz'altro colpa sua, che ci deve essere qualcosa in lei che non va bene, che vorrebbe non andarci più nello studio di quel docente, ma si chiede: "come faccio a non andarci? E se poi quest'esame non riesco a passarlo?". Oppure quella scrittrice che cerca di pubblicare il suo primo romanzo e che non sa come comportarsi con l'editor che cerca di sedurla, si sente in trappola, sarà comunque lei a pagare il prezzo sia se rifiuta, e dovrà allora cercarsi un altro editore, sia se cede, ma allora vivrà col dubbio di essere stata pubblicata solo perché ha detto di "sì".
Quando mancano il coraggio o la forza di dire "no" perché si ha paura, oppure ci si vergogna, oppure non ci si sente all'altezza della situazione - immaginando che il proprio valore dipenda sempre e soltanto dallo sguardo che gli altri posano su di sé - è problematico parlare di libero consenso.
Il merito e la forza di #MeToo, in fondo, sono nell'aver permesso di chiarire una volta per tutte la differenza che esiste tra il desiderio - sempre ambivalente, sempre opaco, sempre fragile, perché quando si desidera ci si mette a nudo e si dipende dal "sì" o dal "no" di un'altra persona - e l'abuso di potere che, cancellando di fatto la possibilità di consentire, non solo non rispetta l'alterità altrui, ma rende vano persino il desiderio.