La poesia è un popolo di parole che migra. Spesso migrano solo parti di parole, una verso l'altra, per fare una rima. Oppure una qualità del significato di un termine che diventa altro, cambiando il senso, accostandosi ad altri. Così non c'è strumento migliore della poesia per parlare dell'esodo, delle sue diverse forme, perché una "metafora" è proprio questo, nella radice greca: metaphora, spostamento. Una parola significa una cosa e al tempo stesso anche un'altra cosa, ma mai in modo definitivo: andare e tornare, è sempre insieme. Quel movimento è il mondo. Così è la poesia di Arminio, così centrata in una fonte di radice, nei suoi paesi dell'Appennino, e al tempo stesso portata dal poeta a farsi canto comune, parole di una comunità che vuole pensare. Come quei paesi , che sono diventati nel secolo addietro, centri di mille diramazioni, emigrazioni verso il mondo. E sono al tempo stesso, come Riace, luogo di riparo di chi ha dovuto oggi lasciare i suoi villaggi da altri continenti.
La poesia, come i versi che vanno a capo, è dunque intimamente collegata all'andare e venire. Unica danza questo movimento greco del "metaphorein": è quello che ha trasportato una civiltà nello spazio e nel tempo, e le sue parole, che riempiono la poesia di tanti significati che oggi noi usiamo. E a portarle sono stati uomini in cammino, che incontravano altri uomini, come oggi fa instancabile il poeta Franco Arminio. Interrompere questo processo è fare torto alle nostre origini greche e al nostro futuro appenninico e africano insieme, come unica giostra di un fermento che ci mantiene tutti in vita. Compreso chi oggi si pronuncia per il "sovranismo", se lo fa è perché nella sua bocca la parola ci è arrivata da un mondo lontano, la Grecia antica dello " Yiper" . Se qualcuno l'avesse cacciata, quelle parola, con gli uomini che la pronunciavano, oggi anche i sovranisti non saprebbero come dire chi sono.
Pubblichiamo di seguito le tre poesie inedite di Franco Arminio:
allontanato dal suo paese
è un'offesa
al mondo greco
che ci rimane.
Mimmo Lucano agli arresti
come Rocco Scotellaro,
in esilio come Carlo Levi.
Quello che possiamo fare
per lui e per Riace
è ricordare i monaci
che bucarono le montagne
per stare nei nostri luoghi.
Questo è il tempo di credere veramente ai paesi,
a una via che sia solo nostra,
noi che siamo
il chiodo storto
della giostra.
A casa di mia zia
hanno l'America
fuori dalla porta,
la lingua
dell'Italia è in esilio
dentro gli occhi.
Vivere lontano
da casa
è una mezza vita,
chi muore lontano
muore due volte.
vanno via 134 persone.
L’anno dopo partirono 809 persone.
L’unità d’Italia comincia a fare effetto.
609 se ne vanno a Buenos Aires,
91 a Montevideo,
85 in Brasile
e 24 sparsi per l’Europa.
Sono contadini in gran parte,
ma ci sono anche 15 artigiani, 288 disoccupati,
7 industriali, 3 possidenti e un sacerdote.
Il giornalista che ha scritto l’articolo
da cui prendo queste notizie
non dice dove sia andato il sacerdote.
Mi immagino che si chiamava Michele,
aveva ventisei anni, aveva avuto una storia
con una donna del suo paese.
I genitori di lei lo avevano picchiato.
Nessuno ha fatto in tempo a raccontare
la storia di ognuno che è andato via dall’Italia.
E noi oggi pure facciamo fatica
a raccontare la storia di chi arriva.
Raccontiamo solo il problema,
poco ci interessano i sentimenti
di un ragazzo nigeriano, gli incubi notturni
di chi ha passato il mare
sfiorando la morte.
Queste persone passano gran parte del loro tempo
col telefonino, è questa la loro vera casa
in Italia.
Noi adesso abbiamo un ministro dell’Interno
Molto ispirato dall’idea di cacciare tutti.
Non è il ministro della malavita,
è un buttafuori, ha l’aria di quelli
che lavorano nelle discoteche,
sa che per ognuno che caccia
gli arrivano tanti voti.
Non è lui il cattivo,
lavora per il cattivo che è in noi,
è un carpentiere dell’odio,
uno dei tanti che ci sono in giro.
Lui non troverà il modo di arrivare
a questa poesia, poteva accadere
solo a scriverla fosse stato Saviano.
Nessuno gli dirà di me,
la politica è lontana dalla poesia,
anche quando la politica è populista.
Allora io penso al sacerdote molisano
e al ragazzo nigeriano,
penso al filo che li lega
e al fatto che nessuno sa più cucire:
i sarti sono tutti emigrati
e per gli stracci non c’è avvenire.
La poesia, come i versi che vanno a capo, è dunque intimamente collegata all'andare e venire. Unica danza questo movimento greco del "metaphorein": è quello che ha trasportato una civiltà nello spazio e nel tempo, e le sue parole, che riempiono la poesia di tanti significati che oggi noi usiamo. E a portarle sono stati uomini in cammino, che incontravano altri uomini, come oggi fa instancabile il poeta Franco Arminio. Interrompere questo processo è fare torto alle nostre origini greche e al nostro futuro appenninico e africano insieme, come unica giostra di un fermento che ci mantiene tutti in vita. Compreso chi oggi si pronuncia per il "sovranismo", se lo fa è perché nella sua bocca la parola ci è arrivata da un mondo lontano, la Grecia antica dello " Yiper" . Se qualcuno l'avesse cacciata, quelle parola, con gli uomini che la pronunciavano, oggi anche i sovranisti non saprebbero come dire chi sono.
Pubblichiamo di seguito le tre poesie inedite di Franco Arminio:
1.
Il sindaco di Riaceallontanato dal suo paese
è un'offesa
al mondo greco
che ci rimane.
Mimmo Lucano agli arresti
come Rocco Scotellaro,
in esilio come Carlo Levi.
Quello che possiamo fare
per lui e per Riace
è ricordare i monaci
che bucarono le montagne
per stare nei nostri luoghi.
Questo è il tempo di credere veramente ai paesi,
a una via che sia solo nostra,
noi che siamo
il chiodo storto
della giostra.
2.
Esodo, esilio, estero.A casa di mia zia
hanno l'America
fuori dalla porta,
la lingua
dell'Italia è in esilio
dentro gli occhi.
Vivere lontano
da casa
è una mezza vita,
chi muore lontano
muore due volte.
3.
L’emigrazione dal Molise comincia nel 1871,vanno via 134 persone.
L’anno dopo partirono 809 persone.
L’unità d’Italia comincia a fare effetto.
609 se ne vanno a Buenos Aires,
91 a Montevideo,
85 in Brasile
e 24 sparsi per l’Europa.
Sono contadini in gran parte,
ma ci sono anche 15 artigiani, 288 disoccupati,
7 industriali, 3 possidenti e un sacerdote.
Il giornalista che ha scritto l’articolo
da cui prendo queste notizie
non dice dove sia andato il sacerdote.
Mi immagino che si chiamava Michele,
aveva ventisei anni, aveva avuto una storia
con una donna del suo paese.
I genitori di lei lo avevano picchiato.
Nessuno ha fatto in tempo a raccontare
la storia di ognuno che è andato via dall’Italia.
E noi oggi pure facciamo fatica
a raccontare la storia di chi arriva.
Raccontiamo solo il problema,
poco ci interessano i sentimenti
di un ragazzo nigeriano, gli incubi notturni
di chi ha passato il mare
sfiorando la morte.
Queste persone passano gran parte del loro tempo
col telefonino, è questa la loro vera casa
in Italia.
Noi adesso abbiamo un ministro dell’Interno
Molto ispirato dall’idea di cacciare tutti.
Non è il ministro della malavita,
è un buttafuori, ha l’aria di quelli
che lavorano nelle discoteche,
sa che per ognuno che caccia
gli arrivano tanti voti.
Non è lui il cattivo,
lavora per il cattivo che è in noi,
è un carpentiere dell’odio,
uno dei tanti che ci sono in giro.
Lui non troverà il modo di arrivare
a questa poesia, poteva accadere
solo a scriverla fosse stato Saviano.
Nessuno gli dirà di me,
la politica è lontana dalla poesia,
anche quando la politica è populista.
Allora io penso al sacerdote molisano
e al ragazzo nigeriano,
penso al filo che li lega
e al fatto che nessuno sa più cucire:
i sarti sono tutti emigrati
e per gli stracci non c’è avvenire.