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Foto di Francesca Magnani 

Halloween a New York, la notte delle streghe diventa esorcismo collettivo

Lo struscio dei morti viventi anima il sottosuolo della Grande Mela. Gli ingressi della metropolitana si trasformano in porte degli Inferi dove brulicano zucche giganti, scheletri vaganti, vampiri saltellanti, lumini baluginanti, danze macabre. Partecipano perfino cani e gatti, travestiti da fantasmi
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Se credete che i morti riposino in pace, venite a New York e cambierete idea. La Grande Mela sta trattenendo il fiato in attesa della notte di Halloween, quando cinquantamila zombies sfileranno per le strade del Greenwich Village come in un Dead Pride. Ma, da almeno una settimana, non si incontrano che zucche giganti, scheletri vaganti, vampiri saltellanti, lumini baluginanti, danze macabre, donne fatali rigorosamente in gramaglie. Perfino i cani e gatti sono travestiti da fantasmi, o da impresari delle pompe funebri. 

Insomma, è già iniziato il corpo a corpo con l'aldilà. Perché proprio di questo si tratta. E se vogliamo capirci davvero qualcosa, dobbiamo prima mettere da parte le solite menate sul consumismo, sul merchandising della paura, sulla festa ridotta a format. In realtà quest'animazione cimiteriale, che fa della notte delle streghe il sabba del villaggio globale, è un lunghissimo esorcismo collettivo contro la morte. …
Se credete che i morti riposino in pace, venite a New York e cambierete idea. La Grande Mela sta trattenendo il fiato in attesa della notte di Halloween, quando cinquantamila zombies sfileranno per le strade del Greenwich Village come in un Dead Pride. Ma, da almeno una settimana, non si incontrano che zucche giganti, scheletri vaganti, vampiri saltellanti, lumini baluginanti, danze macabre, donne fatali rigorosamente in gramaglie. Perfino i cani e gatti sono travestiti da fantasmi, o da impresari delle pompe funebri. 

Insomma, è già iniziato il corpo a corpo con l'aldilà. Perché proprio di questo si tratta. E se vogliamo capirci davvero qualcosa, dobbiamo prima mettere da parte le solite menate sul consumismo, sul merchandising della paura, sulla festa ridotta a format. In realtà quest'animazione cimiteriale, che fa della notte delle streghe il sabba del villaggio globale, è un lunghissimo esorcismo collettivo contro la morte.
Foto di Francesca Magnani 
Alla faccia di dolcetti e scherzetti, tra Soho e Williamsburg, tra Times Square e Central Park, si gioca una partita serissima con l'altra dimensione. E gli ingressi della metropolitana si trasformano in altrettante porte degli Inferi. Infatti, in quella città sotto la città, che corre dal Bronx a Manhattan, da Brooklyn a Queens, si incontrano irresistibili creature da incubo, spiriti folletti a metà tra l'umano e l'animale, maschere con nasi a becco da medici degli appestati, che innalzano cartelli contro la nuova peste chiamata Trump. Make up da volti in decomposizione che sembrano usciti da un quadro di Hieronymus Bosch. O da una scena del Rocky Horror Picture Show. Gorilla ammantati di azzurro stellato come madonne. Matrone di colore, vestite da sacerdotesse della tenebra. È un melting pot dell'immaginario che macina vorticosamente storia e fiction, cinema e videoclip, mitologia e fantasy, zoologia e religione, pop e arte contemporanea e risputa fuori una nuova grammatica dei simboli. 

Insomma l'Halloween newyorkese sarà pure un prodotto di consumo, e non potrebbe essere altrimenti, visto che noi cittadini globali siamo fatti dai nostri usi e consumi. Sarà pure un marketing cimiteriale che ha colonizzato il pianeta. Ma è anche molto di più. Perché per quanti sforzi faccia per apparire superficiale, mercantile, goliardica, non riesce a nascondere del tutto la sua profondissima natura di veglia funebre. Un modo per farsi amica la morte mettendola in scena. Come d'altronde gli uomini fanno da sempre. Il culto dei morti è, infatti, la più antica di tutte le religioni. Ecco perché Halloween è al tempo stesso modernissima e arcaica. Ci mostra qualcosa di noi che viene da molto lontano, ma lo fa nelle forme contaminate di un presente orizzontale e ipertestuale, che fonde le epoche con l'impudenza creatrice di uno studente che confonde le date. 

Così lo struscio dei morti viventi che anima il suolo e sottosuolo di New York - bocche sanguinanti, occhi spenti, passi scattosi da morti ballerini, ghigno strafottente da rapper dell'abisso - fa da controcanto di strada a quella marcia trionfale dell'aldilà che dilaga su grandi e piccoli schermi e che per noi ha il pallore lunare e il passo felpato di Michael Jackson. 

In questo modo la società dell'efficienza e della longevità, che ha rimosso la morte derubricandola a incidente di percorso della vita, fa dell'altro mondo la location del suo intrattenimento, della sua socialità, dei suoi giochi e videogiochi. Trasformando Halloween nella camera oscura del suo immaginario. Insomma non è solo quel che resta del vecchio culto dei morti. È un nuovo cult, che fa cortocircuitare morte e vita, per mettere in scena timori e tremori di una civiltà che si è data come mission l'immortalità.