Robinson, da Algoritmo a Clima
Cento parole tratte da cento numeri per festeggiare la centesima uscita del settimanale culturale di Repubblica con una sintesi del nostro sguardo sul mondo firmata dagli artisti, attivisti, letterati ed esperti che hanno scritto su Robinson negli ultimi due anni. Ecco le prime venti: Paolo Zellini, Nives Meroi, Natalia Aspesi, Luca Guadagnino, Paolo Taviani, Jhumpa Lahiri, Edith Bruck, Michele Mari, Noam Chomsky, Francesca Cavallo ed Elena Favilli, Elisa Di Francisca, Ágnes Heller, Julian Barnes, Vittorio Lingiardi, Harold Bloom, David Byrne, Stefano Liberti, Bernardo Bertolucci, Carlo Petrini, Amitav Ghosh
Algoritmo
Paolo Zellini
Saranno gli algoritmi a governarci? Dalle tecniche industriali alla diagnostica medica, dai social network al volo degli aerei, ci affidiamo, consapevoli o no, a complesse procedure, gli algoritmi appunto, a cui deleghiamo operazioni che da soli non sapremmo eseguire. Un articolo dell'Economist ci avverte che i computer diventeranno assistenti degli psichiatri. Ma che cosa è un algoritmo? Anzitutto è un processo, una sequenza di operazioni che deve soddisfare almeno due requisiti: a ogni passo è già deciso, in modo deterministico, quale sarà il passo successivo, e la sequenza deve essere effettiva, cioè tendere a un risultato concreto, reale e virtualmente utile
Numero 15, 12 marzo 2017
Matematico e saggista, è nato a Trieste nel 1946. Insegna Analisi numerica all'università di Roma Tor Vergata. Il suo ultimo libro è "La dittatura del calcolo&…
Algoritmo
Paolo Zellini
Saranno gli algoritmi a governarci? Dalle tecniche industriali alla diagnostica medica, dai social network al volo degli aerei, ci affidiamo, consapevoli o no, a complesse procedure, gli algoritmi appunto, a cui deleghiamo operazioni che da soli non sapremmo eseguire. Un articolo dell'Economist ci avverte che i computer diventeranno assistenti degli psichiatri. Ma che cosa è un algoritmo? Anzitutto è un processo, una sequenza di operazioni che deve soddisfare almeno due requisiti: a ogni passo è già deciso, in modo deterministico, quale sarà il passo successivo, e la sequenza deve essere effettiva, cioè tendere a un risultato concreto, reale e virtualmente utile
Numero 15, 12 marzo 2017
Matematico e saggista, è nato a Trieste nel 1946. Insegna Analisi numerica all'università di Roma Tor Vergata. Il suo ultimo libro è "La dittatura del calcolo" (Adelphi)
Alpinismo
Nives Meroi
In montagna non mi interessa la competizione, ma tirare fuori da me le migliori capacità. Non contro gli altri ma attraverso la collaborazione, all'interno di una cordata o una spedizione. Sono più di trent'anni che io e Romano (Romano Benet, il suo compagno, ndr) andiamo in montagna. Siamo due solitudini che vanno su ognuna al suo passo, e ci ritroviamo alla fine. La parte alpinistica è solo un pezzo del viaggio. C'è chi si fa portare al campo base in elicottero, va e torna in quindici giorni: non so cosa veda così. Fare il cammino in due, arrivare in cima e guardarsi intorno e mettere insieme le prospettive, ti dà la possibilità di fare un dipinto più ricco
Numero 3, 11 dicembre 2016. Intervista di P. Cognetti
Alpinista, è nata a Bonate Sotto (Bergamo) nel 1961. Ha scritto "Non ti farò aspettare. Tre volte sul Kangchendzonga, la storia di noi due raccontata da me" (Rizzoli)
Amore
Natalia Aspesi
In venticinque anni il mondo è cambiato sino a stravolgersi, solo i sentimenti non sono cambiati. Le lettere alla mia rubrica hanno documentato diversi modi di volerli vivere. Se la cronaca ci racconta le tragedie molto contemporanee della gelosia, le lettere sono passate, soprattutto da parte delle donne, dal senso di colpa del tradimento alla sua funzione di farmaco della vita coniugale, gli uomini non nascondono più la fede nuziale e vivono grandi amori amando la famiglia, le amanti continuano ad accettare il secondario ma non sempre illusorio, e si svegliano solo quando lui taglia, non tanto per devozione alla sposa quanto per un'altra signora
Numero 37, 13 agosto 2017
Giornalista e scrittrice, è nata a Milano nel 1929. Il suo ultimo libro è “Delle donne non si sa niente. Le italiane. Come erano, come sono, come saranno” (Il Saggiatore)
Anni 80
Luca Guadagnino
Degli Anni 80 ho una memoria affettiva profonda di un tipo di piacere sensoriale del mio contemporaneo. Certe musiche ti arrivavano e diventavano parte del tuo immaginario. C’era qualcosa di bizzarro, strano, trasversale. Hanno funzionato come un rene per impedire che passassero tutti quei succhi Seventies che erano necessari, secondo me. E poi c’è stata una rielaborazione, una riscrittura completa degli anni Settanta che sono diventati gli anni brutti, neri, che hanno creato il disastro di una generazione narcisa, quella del ’68. Tutta questa rilettura folle. Per me gli Anni 80 sono un doppio movimento: affettività imbelle e consapevolezza dell’orrore
Numero 66, 4 marzo 2018. Intervista di A. Finos
Regista, è nato a Palermo nel 1971. Il suo ultimo film “Chiamami col tuo nome” (2017) ha vinto l’Oscar come miglior sceneggiatura non originale. A gennaio uscirà “Suspiria”
Antifascista
Paolo Taviani
A San Miniato mio padre era l’unico antifascista. Da bimbi ci insegnavano che il mondo intorno era fascista. Mio padre era sempre più assente. Poi un giorno mia madre ci manda a portargli il cibo, è nascosto nel campanile. Tornando, sulla collina papà ci racconta tutto: l’orrore del fascismo, la lotta. Senza dirlo ai miei io vendo i pattini per comprare una Beretta, con altri vogliamo andare incontro agli inglesi. Avevamo paura, non eravamo eroi. Ma aver visto il male soccombere grazie alla forza del bene ci ha fatto vivere momenti di felicità immensa, e ci ha dato grande forza e fiducia nelle tante possibilità dell’uomo. E per questo ringrazio ancora nostro padre
Numero 87, 5 agosto 2018. Intervista di A. Finos
Regista e sceneggiatore, è nato a San Miniato (Pisa) nel 1931. Il suo ultimo film, girato con il fratello Vittorio scomparso lo scorso aprile, è “Una questione privata” (2017)
Apolide
Jhumpa Lahiri
Oggi alla domanda “dove ti trovi?” rispondo “da nessuna parte”, anzi “in continuo movimento”. Insieme alla mia famiglia in questi anni mi sono spostata tra Brooklyn, Roma e Princeton. Anni fa quando arrivavo a Roma ero euforica, avevo il cuore aperto. Adesso non è più così. Quello scoglio al quale mi ero attaccata e che mi faceva sentire sicura inizia a mostrare le sue parti taglienti. Ma è necessario, noi scrittori dobbiamo abbracciare questo tipo di disagio, continuare a sentirci sempre un po’ stranieri. Il mio disagio non è legato solo all’Italia. Quando vado in India è lo stesso. Da come mi vesto a come parlo a come cammino, non mi sento uguale agli altri
Numero 90, 26 agosto 2018. Intervista di R. De Santis
Scrittrice, è nata a Londra nel 1967 da genitori bengalesi. Il suo ultimo libro pubblicato in Italia, scritto direttamente in italiano, è “Dove mi trovo” (Guanda)
Auschwitz
Edith Bruck
Dissero a noi ragazze che ci avrebbero dato razione doppia se avessimo portato dei giubbotti ai soldati che stavano alla stazione. Non ce la feci a sostenere il peso. Una parte la gettai nella neve. Le altre fecero come me. Un tedesco chiese chi era stato a buttarli. Nessuna rispose. Quello minacciò che avrebbe ucciso una di noi ogni minuto. Feci un passo avanti. Lui cominciò a picchiarmi. Mia sorella gli si gettò contro, eravamo a terra. Ci abbracciammo, convinte di essere morte. Il soldato si fermò e disse: “Se oggi due puzzolenti ebree hanno il coraggio di mettere le mani addosso a un tedesco, allora solo per questo coraggio meritano di sopravvivere
Numero 22, 30 aprile 2017. Intervista di A. Gnoli
Scrittrice e poetessa ungherese naturalizzata italiana, è nata in Ungheria nel 1932. Il suo ultimo libro è “Versi vissuti. Poesie (1975-1990)” pubblicato da Eum edizioni
Autofiction
Michele Mari
Fiction viene dal latino fictio, dal verbo fingo, significa fare, costruire: l’autofiction sarà dunque un modo per determinarsi un’identità, una “vera” identità, comunque più vera, in termini di senso, dell’identità biograficamente intesa. Confliggono, qui, vita e letteratura, o non sarà piuttosto la seconda a definire e significare la prima rendendola letteralmente dicibile e memorabile? Se il Marcel narrato nella Recherche fosse meccanicamente Proust, non avremmo letteratura ma solo un memoriale; se non fosse anche Proust avremmo narrazione allo stato puro, qualcosa di così difficilmente immaginabile che per averne idea dobbiamo pensare ai poemi omerici
Numero 36, 6 agosto 2017
Scrittore, è nato a Milano nel 1955. Insegna Letteratura italiana all’Università Statale di Milano. Il suo ultimo libro è “Leggenda privata” (Einaudi)
Autorità
Noam Chomsky
Il motto degli uomini di Donald Trump è il seguente: se noi diciamo che non esiste affatto il riscaldamento globale, vuol dire che davvero il riscaldamento globale non esiste. E non importa se gli scienziati ci smentiscono. Io penso che la creazione dei fatti alternativi sia una conseguenza dell’allentamento dei legami sociali. Una volta credevamo che un duro lavoro, sacrifici, dedizione ai valori (nel caso degli States ai valori cristiani) fossero sufficienti perché le cose funzionassero. E, invece, scopriamo che niente funziona. E se nulla funziona, perché allora dobbiamo avere fiducia nelle autorità morali, politiche, scientifiche?
Numero 43, 24 settembre 2017. Intervista di W. Goldkorn
Linguista, è nato a Filadelfia nel 1928. Il suo ultimo libro pubblicato in Italia è “2 minuti all’Apocalisse. Guerra nucleare & catastrofe ambientale” (Piemme)
Bambine
Francesca Cavallo - Elena Favilli
Uno studio di Science dice che a sei anni le bambine credono già di essere meno brave dei maschi anche se prendono mediamente voti più alti. Com’è possibile? Chi ha messo loro in testa che i maschi sono ontologicamente più bravi? Provate a guardare i libri che avete in casa. Ci saranno classici con bambine intraprendenti come Pippi Calzelunghe e Matilde. Libri meravigliosi più recenti come Ada la Scienziata e L’evoluzione di Calpurnia. Ma provate a contare, quanti sono i libri per bambini con protagoniste femminili? E quando ci sono, cosa fanno? Parlano? Lavorano? O stanno solo lí ad aspettare che qualcuno le salvi, o al massimo ad aiutare l’eroe di turno?
Numero 63, 11 febbraio 2018
Scrittrici, sono le autrici di “Storie della buonanotte per bambine ribelli. 100 vite di donne straordinarie” (Mondadori), di cui nel 2018 è uscito il secondo volume
Bandiera
Elisa Di Francisca
Ho portato la bandiera europea ai Giochi di Rio rischiando una sanzione. È stato un gesto di unione e contro la paura. Essere europei vuol dire appartenere a qualcosa: a un popolo, una famiglia, una tradizione. Per me, e penso per ogni sportivo, il concetto di appartenenza è cruciale. Rappresentare un Paese, mettere la maglia e cantare un inno, è quello che ci definisce come atleti e persone. Da bambina sognavo di vincere alle Olimpiadi, ma soprattutto di entrare in nazionale. La prima volta che ho indossato i colori dell’Italia è stata un’emozione indelebile. Si vince e si perde. Ma quell’emozione lì non cambia. E noi italiani, europei lo siamo nel profondo
Numero 16, 19 marzo 2017. Intervista di A. Retico
Campionessa olimpica di scherma, specializzata nel fioretto, è nata a Jesi nel 1982. Medaglia d’argento ai Giochi olimpici di Rio de Janeiro nel 2016
Bibbia
Ágnes Heller
Nella Bibbia il fato non decide. Non accade ciò che vogliono gli uomini o le donne, e tuttavia nulla accade indipendentemente dalla loro volontà. David si rivolge spesso a Dio di fronte a una battaglia implorandolo di anticipargli gli esiti della sua decisione. Ascolterà soltanto lui. David si comporterà poi secondo il “consiglio di Dio”, e cioè secondo la propria intuizione. E tuttavia David non si rivolge mai a Dio per un consiglio quando deve prendere una decisione riguardo a altri esseri umani, che siano mogli, figli, concubine, generali, o il suo popolo. Sa che in questi casi Dio non elargisce mai consigli, farà decidere l’uomo da sé. Gli uomini decidono liberamente
Numero 30, 25 giugno 2017
Filosofa ungherese, è nata a Budapest nel 1929. Il suo ultimo libro pubblicato in Italia è “La memoria autobiografica” (Castelvecchi Editore)
Brexit
Julian Barnes
Il ministero dell’Interno, quando a capo c’era Theresa May, aveva la prassi di ricorrere contro qualsiasi sentenza sgradita in materia di immigrazione. Ora è come se il voto per la Brexit avesse dato loro il permesso di purificare il Paese. E qual è la visione brexitiana della nostra futura nazione purificata? Un miscuglio di Merry England, Paese dei balocchi e Singapore. Impoveriti moralmente perché stiamo tagliando i ponti con l’Europa cerchiamo rifugio sotto l’ascella odorosa di Donald Trump. Cosa finiremo per diventare? Forse una sorta di Belgio Più Grande con valori quasi americani
Numero 23, 7 maggio 2017
Scrittore, è nato a Leicester nel 1946. Il suo ultimo libro pubblicato in Italia è “L’unica storia” (Einaudi). Nel 2011 ha vinto il Man Booker Prize per “Il senso di una fine”
Camminare
Vittorio Lingiardi
Colpisce che la psicoanalisi, l’attività più sedentaria del mondo, abbia come musa una donna che cammina, la Gradiva immortalata da Freud. Ma camminare è un’attività fisica che appartiene alla mente, perché è capace di svuotarla o di riempirla, come noi vogliamo o ancor più come non vogliamo, invita al rispetto del silenzio e della lentezza. Analitici sono dunque il cammino-natura di Thoreau, il cammino-preghiera di Herzog e quello di Thomas Bernhard che in un piccolo libro intitolato Camminare dice così: “Nulla è più istruttivo del veder camminare uno che pensa, così come nulla è più istruttivo del veder pensare uno che cammina”
Numero 87, 5 agosto 2018
Psichiatra e psicoanalista, è nato a Milano nel 1960. Insegna Psicologia dinamica all’ Università La Sapienza di Roma. Il suo ultimo libro è “Diagnosi e destino” (Einaudi)
Canone
Harold Bloom
Quando la notte mi sveglio cerco conforto recitando Whitman, Shakespeare, ma anche Wallace Stevens, Yeats, García Lorca, Machado, Neruda, Lope de Vega, Calderón de la Barca, Cervantes. Sono la mia religione. Oggi però la letteratura non sa più essere autoritaria, diventa sempre più irrilevante. Gli studi umanistici sono morti a causa della loro eccessiva politicizzazione, dal marxismo al femminismo. Del resto, tutto ciò che viene politicizzato muore. Se dovessi aggiornare il Canone con i contemporanei metterei McCarthy con Meridiano di sangue, Il teatro di Sabbath di Roth, Underworld di DeLillo e poi Pynchon con L’incanto del lotto 49 e Mason & Dixon
Numero 35, 30 luglio 2017. Intervista di A. Guerrera
Critico letterario, è nato a New York nel 1930. Professore emerito a Yale, il suo libro più famoso è “Canone occidentale” (1994). L’ultimo libro è “Lear: The Great Image of Authority
Cantare
David Byrne
Mi sono esibito con il gruppo Choir! Choir! Choir!, una formazione che si rivolge al pubblico che ha davanti e prepara un arrangiamento musicale da cantare tutti insieme. Che succede quando si canta insieme a un sacco di altre persone? Far parte di un gruppo, abbandonarsi alla collettività, è un’emozione straordinaria. Si diventa parte di qualcosa più grande, e c’è qualcosa della nostra stessa natura che ci ripaga. Quando abbandoniamo la nostra individualità proviamo una sensazione di pura estasi. L’altra cosa che ho notato riguarda l’atto fisico del cantare: suppongo che coinvolga molte aree del sistema nervoso centrale, che rilasci endorfine
Numero 67, 11 marzo 2018
Musicista, è nato a Dumbarton (Scozia) nel 1952. Fondatore dei Talking Heads, il suo ultimo album è “American Utopia”
Carne
Stefano Liberti
L’allevamento intensivo permette di produrre carne a basso prezzo. Ma è davvero così basso come viene percepito? Nel computo non vengono calcolati i costi ambientali, sanitari e sociali della produzione. Lontano dall’immagine bucolica della mucca che pascola nei campi, l’allevamento somiglia sempre più a una fabbrica. Gli animali diventano componenti industriali da far crescere alla massima velocità e poi scomporre per un consumatore che deve sapere il meno possibile sull’origine di ciò che mangia. Sono veri e propri animali-macchina, programmati geneticamente per ingrassare tutti allo stesso modo ed essere macellati tutti allo stesso grado di crescita
Numero 91, 2 settembre 2018Giornalista e scrittore, è nato a Roma nel 1974. Il suo ultimo libro è “I signori del cibo. Viaggio nell’industria alimentare che sta distruggendo il pianeta” (minimum fax)
Censura
Bernardo Bertolucci
Com’è andata? Ultimo tango fu un incredibile incasso, ma dopo tre mesi fu sequestrato. Tornò in sala e fu risequestrato. Poi condannato definitivamente. Sparì. Poi negli anni Ottanta mi invitano con un mio film a scelta all’estate romana di Nicolini. Mi torna in mente una copia sottotitolata in un sottoscala della Fono Roma. I ragazzi la trovano, la proiettano. Il giudice li convoca: “Da dove viene la copia?”. “Ce l’ha data il regista Fassbinder”. Ma lui era morto da tre mesi. Poi il giudice Marino mi interroga. Sono passati dieci anni, il concetto di oltraggio al pudore e all’onore sessuale è cambiato. Il film viene liberato ed esce di nuovo...
Numero 70, 1 aprile 2018. Intervista di A. Finos
Regista, è nato a Parma nel 1941. Nel 1988 ha vinto l’Oscar per “L’ultimo imperatore”. Il suo ultimo film è “Io e te” (2012), dal romanzo di Niccolò Ammaniti
Cibo
Carlo Petrini
La deriva produttivista che ha attanagliato il sistema alimentare ha trasformato il cibo in commodity e gli animali in oggetti, privilegiando l’utile al sensato. È da lì che bisogna ripartire, ritrovando più consapevolezza, conoscendo la storia di quello che si ha nel piatto, limitando così anche lo spreco, ancora più grave nel caso di prodotti di origine animale. Così, ancora una volta, il cibo diventa strumento per impostare le basi di una rivoluzione che non è solo alimentare, ma integrale, e che ci vede uniti nello stesso fronte, tutto fuorché nostalgico dei tempi andati, bensì proiettato verso un futuro che vuole difendere la bellezza del pianeta. In tutte le sue diversità
Numero 91, 2 settembre 2018
Gastronomo, sociologo, scrittore, è il fondatore di Slow Food: è nato a Bra (Cuneo) nel 1949. Il suo ultimo libro è “Slow Food. Storia di un’utopia possibile” (Giunti/Slow Food)
Clima
Amitav Ghosh
Il cambiamento climatico dovrebbe essere la principale preoccupazione degli scrittori di tutto il mondo — e non è così, mi pare. Ma perché? Forse le correnti del surriscaldamento globale sono troppo impetuose per navigarle coi consueti vascelli della narrazione? La verità è che se certe forme letterarie sono incapaci di vedersela con simili flutti, significa che hanno fallito, e i loro fallimenti dovranno essere visti come un aspetto del più generale fallimento immaginativo e culturale che sta al cuore della crisi climatica. Questa nostra epoca, così fiera della propria consapevolezza, verrà definita l’epoca della Grande Cecità
Numero 17, 26 marzo 2017
Scrittore e antropologo, è nato a Calcutta nel 1956. Il suo ultimo libro pubblicato in Italia è “La grande cecità. Il cambiamento climatico e l’impensabile” (Neri Pozza)