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 Illustrazione di Anna Parini uscita sul centesimo numero di Robinson. Nata a Milano nel 1984, Parini vive e lavora a Barcellona. Le sue illustrazioni sono apparse su “New York Times”, “ New Yorker”, “El País” e “Guardian” 

Robinson, da Museo a Roma

Cento parole tratte da cento numeri per festeggiare la centesima uscita del settimanale culturale di Repubblica con una sintesi del nostro sguardo sul mondo firmata dagli artisti, attivisti, letterati ed esperti che hanno scritto su Robinson negli ultimi due anni. Ecco la quarta parte con altre venti: Jean Clair, Alex Ross, Martin Scorsese, Roberto Saviano, Paolo Conte, Adam Gopnik, Banana Yoshimoto, Zadie Smith, Michela Murgia, Melania Mazzucco, Simona Vinci, Marina Abramovic, Zerocalcare, Nadia Terranova, Mark Thompson, Maurizio Ferraris, Martha Nussbaum, Toni Morrison, Nadja Spiegelman, Nicola Lagioia
10 minuti di lettura

Museo

   

Jean Clair

   
L’esperienza dell’arte vista attraverso i propri occhi rischia di scomparire, a estinguersi ormai è l’idea stessa di museo. Sia chiaro: penso che l’utilizzo delle nuove tecnologie sia fantastico. Sono un fanatico del digitale, quando si tratta di lavorare. Se vado a caccia di un testo, su internet trovo tutto in un minuto. L’esperienza dell’opera d’arte, però, è diversa. Quello estetico è un piacere che ha bisogno di un rapporto materiale, quasi sensuale con il suo oggetto. Ho visto mostre fatte solo di schermi elettronici che sono tra le cose più noiose al mondo. L’opera d’arte va vista con i propri occhi. Solo lo spirito preserva l’esperienza dell’arte
   
Numero 10, 5 febbraio 2017. Intervista di D. Pappalardo
   
Storico dell’arte, è nato a Parigi nel 1940. Il suo ultimo libro è “Hybris. La …

Museo

   

Jean Clair

   
L’esperienza dell’arte vista attraverso i propri occhi rischia di scomparire, a estinguersi ormai è l’idea stessa di museo. Sia chiaro: penso che l’utilizzo delle nuove tecnologie sia fantastico. Sono un fanatico del digitale, quando si tratta di lavorare. Se vado a caccia di un testo, su internet trovo tutto in un minuto. L’esperienza dell’opera d’arte, però, è diversa. Quello estetico è un piacere che ha bisogno di un rapporto materiale, quasi sensuale con il suo oggetto. Ho visto mostre fatte solo di schermi elettronici che sono tra le cose più noiose al mondo. L’opera d’arte va vista con i propri occhi. Solo lo spirito preserva l’esperienza dell’arte
   
Numero 10, 5 febbraio 2017. Intervista di D. Pappalardo
   
Storico dell’arte, è nato a Parigi nel 1940. Il suo ultimo libro è “Hybris. La fabbrica del mostro nell’arte moderna. Omuncoli, giganti e acefali” (Johan & Levi)
   

Musica classica

   

Alex Ross

   
L’idea che solo chi ha una certa età possa apprezzare la musica classica è falsa. Sono ottimista: le persone di mezz’età che affollano i concerti una volta erano giovani e ascoltavano Beatles e Dylan. Sarà così anche per molti giovani di oggi. La modernità della musica classica è la sua universalità e varietà di forme. Il maggiore limite, invece, non della musica ma del nostro modo di pensarla, è un immotivato compiacimento snobistico e l’eccessiva enfasi sul passato. Le arti visive e la letteratura offrono un migliore equilibrio tra passato e presente. Ma Bach e Beethoven saranno sempre con noi: esprimono emozioni e struggimenti con cui tutti ci confrontiamo
   
Numero 19, 9 aprile 2017. Intervista di G.Aluffi
   

Critico musicale per il “New Yorker” dal 1996, e prima ancora per il “New York Times”, è nato nel 1948 a Washington. Ha scritto “Il resto è rumore. Ascoltando il XX secolo” (Bompiani)
   

Neorealismo

   

Martin Scorsese

   
Ognuno di noi ha momenti di vita a cui ritorna di continuo. Il mio è un ricordo d’infanzia di fine Anni 40: seduti davanti alla tv nel nostro appartamento di Little Italy guardiamo Paisà di Roberto Rossellini o, per essere precisi, guardo i miei nonni davanti al film. Erano arrivati in America dalla Sicilia all’inizio del secolo e quelli erano i primi filmati della loro terra che non vedevano da allora. E vedevano anche cosa ne era stato dopo la devastazione della guerra. Sono tanti gli episodi e le emozioni che mi hanno portato a diventare regista. Questo è uno. E mentre vedevo sempre più film dall’Italia, il neorealismo divenne una pietra di paragone. E ancora lo è
   
Numero 92, 9 settembre 2018
   

Regista, sceneggiatore e produttore cinematografico, è nato a New York nel 1942. Premio Oscar 2007 come miglior regista per “The Departed”. Il suo ultimo film è “Silence” (2016)
   

Non fiction

   

Roberto Saviano

   
Il racconto della realtà ha un cuore antichissimo. A cominciare da Senofonte che, mercenario al seguito di Ciro il Grande, ne raccontò le gesta, è lunga la lista degli autori che hanno scelto di misurarsi con la realtà. Non “descriverla”: narrarla. Il metodo è la cronaca, il fine è la letteratura. Il romanzo non fiction racconta ciò che sta sopra e accanto ai fatti, non i semplici fatti; quello che non era visibile ma c’era: sensazioni, stimoli, ipotesi. Questo la cronaca non può farlo: è dovere della letteratura. Come disse Capote: “Ho questa idea: fare un imponente lavoro; che sia esattamente come un romanzo, con un’unica differenza: ogni sua parola dovrebbe essere vera”
   
Numero 15, 12 marzo 2017
   
Scrittore, giornalista e sceneggiatore, nato a Napoli nel ’79, dal suo “Gomorra”, bestseller mondiale, sono stati tratti un film e una serie tv. Ultimo libro “Bacio feroce” (Feltrinelli)
   

Nostalgia

   

Paolo Conte

   
I miei personaggi li tratto bene, cerco di cullarli nelle amache dei miei ricordi, anche se non ho nessuna inclinazione per la nostalgia. Non sono un passatista. Non ho lacrime da versare sul tempo che fu. Al tempo stesso reputo il passato una risorsa di senso e di identità. Gli antichi dicevano “niente di nuovo sotto il sole”. Grande lezione di umiltà per una civiltà ammalata di futuro. Tra l’altro, non sappiamo neppure più bene dove sia. Questo “niente di nuovo” è qualcosa che ci appartiene e che resiste alla cancellazione del tempo. Ci sono dei profumi nell’aria, dei modi di vestirsi e di ragionare che non hanno niente a che vedere con il presente
   
Numero 9, 29 gennaio 2017. Intervista di A. Gnoli
   
Musicista e cantautore, nato a Asti nel 1937. Da “Azzurro” per Adriano Celentano a “Via con me” per Roberto Benigni ha fatto la storia della canzone. Ultimo disco “Amazing Game”
  

Organismi

   

Adam Gopnik

   
Life history, o storia vitale, è l’espressione usata dai biologi per descrivere il modo in cui gli organismi cambiano nel corso del tempo: quanto a lungo vive un animale, quanto dura la sua infanzia, come si prende cura dei piccoli, come invecchia. E la life history umana, fidatevi, è strana. Ci consegna un modo più ricco di pensare alla nostra vita. Un essere umano non è solo una collezione di tratti prefissati; è un tassello di una storia dinamica, ancora in svolgimento, che non è solamente la storia della nostra vita. Il lavoro di cura e la cultura ci collegano sia ai nonni che già esistevano prima che noi nascessimo, sia ai nipoti che proseguiranno dopo la nostra morte
   
Numero 67, 11 marzo 2018
   
Scrittore e saggista, è nato a Filadelfia nel 1956. Il suo ultimo libro pubblicato in Italia è “L’invenzione dell’inverno” (Guanda)
   

Oriente

   

Banana Yoshimoto

   
In Oriente dietro oggetti diversi si nasconde una sensibilità unica, l’estrema attenzione per le sfumature più delicate. La nostra “ricetta dell’anima” è la capacità di percepire tutte le gradazioni di luce e di ombra e di declinare anche quelle che sembrerebbero impalpabili. In Giappone esistono istituti in cui imparare la storia dell’arte e materie affini. E chiunque, a prescindere dall’età e dal censo, viene messo in condizione di avvicinarsi a quelle discipline. E poi, diciamolo: il segreto per imparare ad apprezzare la bellezza è alla portata di tutti. È semplice: con la bellezza bisogna entrare il più possibile in contatto, gustarla a volontà. È un bene inestinguibile
  
Numero 9, 29 gennaio 2017. Intervista di F. De Benedetti
  
Scrittrice giapponese, è nata a Tokyo nel 1964. Il suo ultimo libro pubblicato in Italia è “Le sorelle Donguri” (Feltrinelli)
   

Ottimismo

   

Zadie Smith

   
I romanzieri sanno che i singoli cittadini sono plurali internamente: contengono l’intera gamma delle possibilità comportamentali. Sono come spartiti musicali complessi, da cui è possibile estrarre certe melodie e ignorarne o sopprimerne altre. In questo momento, in tutto il mondo, i direttori di questa orchestra umana hanno in mente solo melodie grette e banali. In Germania questi canti marziali non sono una memoria tanto remota. Ma non c’è posto sulla Terra in cui non siano stati suonati, in un momento o nell’altro. Quelli di noi che ricordano una musica più bella ora devono cercare di suonarla, e incoraggiare gli altri, se ci riusciamo, a cantare insieme
   
Numero 3, 11 settembre 2016
   
Scrittrice e saggista britannica, è nata a Londra nel 1975 da madre giamaicana e padre inglese. Il suo ultimo libro pubblicato in Italia è “Feel Free. Idee, visioni, ricordi” (Sur)
   

Parità

   

Michela Murgia

   
Quando ricevo inviti ai festival di letteratura femminile li cestino direttamente con cordialità, perché sono ghetti dove si perpetua la convinzione che la scrittura delle donne sia un sottogenere della letteratura vera, quella — ça va sans dire — fatta dagli uomini. Regge il pregiudizio per cui le donne siano portatrici essenzialmente di “donnitudine” e solo in seconda battuta di quel briciolo di capacità letteraria che una volta ogni dieci anni, almeno per buon gusto, può essere riconosciuta senza portare via niente a un uomo. Va considerata letteratura femminile Anna Frank e il suo Diario? O Marguerite Yourcenar e le sue Memorie di Adriano? 
   
Numero 95, 30 settembre 2018
   
Scrittrice, è nata a Cabras (Oristano) nel 1972. Il suo ultimo libro è “Istruzioni per diventare fascisti” (Einaudi)
   

Partigiane

   

Melania Mazzucco

   
Chi non ha memoria non ha futuro. Così diceva Carla Dappiani, intervistata alla presentazione del film di Daniele Segre Nome di battaglia: donna, di cui, insieme ad altre partigiane piemontesi, era protagonista. Con lapidaria efficacia, riassumeva il senso di quell’opera. In questo primo scorcio del ventunesimo secolo non si contano le memorie, le biografie, le microstorie, le antologie, i romanzi, gli spettacoli teatraliche hanno per tema la Resistenza. Anzi, le Resistenze. Però fra le Resistenze ritrovate oggi predomina quella delle donne. Perché infine, come auspicava Ada Gobetti, anche “la resistenza taciuta” è divenuta raccontata
   
Numero 21, 23 aprile 2017
   

Scrittrice, è nata a Roma nel 1966. Nel 2003 ha vinto il premio Strega con “Vita”. Il suo ultimo libro è “Io sono con te. Storia di Brigitte” (Einaudi)
   

Paura

   

Simona Vinci

   
Di notte il suono dei miei stessi pensieri è la cosa più forte di tutte: il battito del cuore fuori tempo, il sangue che raschia sordo dentro le vene ristrette. Di notte arriva la paura cattiva. Come si fa a definire quella particolare paura che è l’attacco di ansia e peggio ancora l’attacco di panico? Sensazione di cadere, di precipitare in un vuoto infinito, di esplodere, di impazzire, di essere sul punto di morire. Somiglia a quella di un infarto, non a caso, la maggior parte delle persone colpite da attacchi d’ansia o di panico la prima cosa che fa è chiamare un’ambulanza, convinta di star avendo un infarto. Io però non l’ho fatto. Per molto tempo non ho detto niente a nessuno
   
Numero 2, 4 dicembre 2016
   
Scrittrice, è nata a Milano nel 1970. Ha vinto il premio Campiello 2016 con “La prima verità”. Il suo ultimo libro è “Parla, mia paura” (Einaudi)
   

Performance

   

Marina Abramovic

   
Preparo le performance digiunando oppure andando lontano, magari in India, per capire i limiti del mio corpo. Così ho imparato delle tecniche che pratico nei miei lavori. Non cerco l’ispirazione, non lavoro in studio, credo che lo studio sia il peggior posto possibile dove lavorare. Le idee sono fuori dagli studi. Quindi viaggio, visito culture differenti e distanti per imparare dai nativi cose che stanno per essere dimenticate. Facendo queste ricerche le idee arrivano all’improvviso. Non mi interessano quelle che mi piacciono, ma solo quelle delle quali ho paura. Quando ciò accade, anche se sono idee difficili e faticose mi dico: devo farlo
   
Numero 42, 17 settembre 2017. Intervista di N. Angerame
   
Artista serba pluripremiata, è nata a Belgrado nel 1946. Fino al 20 gennaio 2019 è in mostra a Palazzo Strozzi, a Firenze, con “Marina Abramovi?. The Cleaner”
   

Periferia

   

Zerocalcare

   
Le periferie vengono narrate come un blocco unico, ma non lo sono. Nella stessa palazzina trovi chi ha conosciuto solo lo spaccio e il ragazzo che fa il dottorato in astrofisica, precario. Va spazzata via la retorica e la rigidità che sta dietro agli schemi narrativi. Io vivo a Rebibbia perché ci sto bene, altrove vivrei e lavorerei male. Tutto qui. La spacciassi per scelta politica sarebbe facile populismo. Il mio è un senso di profonda appartenenza, che non so spiegare, una spinta irrazionale, come innamorarsi di una persona o scegliere una squadra di calcio per la vita. Sarà banale ma non c’è un motivo creativo, culturale o politico per vivere qui
   
Numero 33, 16 luglio 2017. Intervista di M. Bracconi
   

Fumettista, vero nome Michele Rech, nato ad Arezzo nel 1983. Il suo “La profezia dell’armadillo” è diventato un film. Ultimo libro “Macerie prime. Sei mesi dopo” (Bao Publishing)
   

Ponte

   

Nadia Terranova

   
Io sono di Messina ma chi nasce sullo Stretto appartiene anche a una regione a parte, che non è né Sicilia né Calabria o meglio è tutt’e due, è un’isola a sua volta. Lo Stretto unisce come un ponte la mia città a Reggio Calabria, e dà a entrambe quell’identità che le regioni non sempre e non pienamente riconoscono loro. Lo Stretto è un ponte, parola rischiosa, da decenni brandita come una minaccia politica. Riappropriamocene, invece. Non c’è bisogno di progetti invadenti, il ponte c’è già ed è il mare stesso: Pontos in greco significa “flutto” ed è una divinità, la divinità maschile del mare
   
Numero 86, 29 luglio 2018
   

Scrittrice, è nata a Messina nel 1978. Il suo ultimo libro è “Addio fantasmi” (Einaudi)
   

Populismo

   

Mark Thompson

   
Non tutti i populisti sono per forza fascisti ma è vero che l’eco degli anni Trenta è percepibile. Mussolini fu maestro nel fingere diversità radicale fra sé stesso e il ceto politico tradizionale, ipocrita e falso per definizione. Berlusconi prima di Trump ha sfidato l’idea marxista secondo cui uno straricco con uno stile di vita lussuoso (e per di più una vita privata disordinata) non può diventare l’alfiere del popolo. Ma i sostenitori di Berlusconi e Trump non devono aver letto Marx. Il populismo vince attraverso il degrado dell’informazione, il dilagare della volgarità, il prevalere degli estremi. Ma la domanda di un’informazione di qualità sta tornando a crescere
   
Numero 15, 12 marzo 2017
   
Manager e saggista, amministratore delegato del “New York Times” e già direttore generale della Bbc, è nato a Londra nel 1957. Ultimo libro “La fine del dibattito pubblico” (Feltrinelli)
   

Post-verità

   

Maurizio Ferraris

   
L’ideologia che anima la post-verità è l’atomismo di milioni di persone convinte di aver ragione non insieme (come credevano, sbagliando, le chiese ideologiche del secolo scorso) ma da sole. Il centro di questa nuova ideologia è la pretesa di esser nel vero a prescindere, e nel cercare riconoscimento attraverso un apparato tecnico, il web, che permette l’espressione delle idee dei singoli rendendole irrilevanti e realizza invece la microfisica del potere, canalizzando tutte quelle idee — diverse, ma tutte equivalenti — in un gigantesco I like, un apparato che conta per i numeri che esprime e che, insieme, manifesta una opinione pubblica totalmente monadica
   
Numero 22, 30 aprile 2017
   
Filosofo, è nato a Torino nel 1956. Il suo ultimo libro è “Intorno agli unicorni. Supercazzole, ornitorinchi e ircocervi” (Il Mulino)
   

Rabbia

   

Martha Nussbaum

   
La politica della rabbia ha alterato il corso della storia di tante nazioni, inclusi gli Usa. E anche il futuro dell’Europa dipenderà da questo. Tutte le civiltà incubano tantissima rabbia. Quel che distingue greci e romani è che la consideravano un problema, i cui effetti dovevano essere contenuti. Perché le culture moderne sono così diverse? Penso che questo abbia a che fare con i modi in cui la mascolinità è stata interpretata. La rabbia può scuotere le persone dall’inerzia. Martin Luther King intravide nella rabbia una motivazione essenziale al lavoro di correzione di un’ingiustizia sociale. Ma ne vedeva anche l’aspetto pericoloso
  
Numero 45, 8 ottobre 2017. Intervista di S.Fiori
   
Filosofa e saggista, è nata a New York nel 1947. Il suo ultimo libro pubblicato in Italia è “Rabbia e perdono. La generosità come giustizia” (Il Mulino)
   

Razzismo

   

Toni Morrison

   
Tutti gli immigrati negli Stati Uniti sanno (e sapevano) che se vogliono diventare dei veri, autentici americani, devono ridimensionare la loro fedeltà al Paese di origine in modo da enfatizzare la loro whiteness come forza unificante. Qui, per molte persone, la definizione di “americanità” è il colore. Quando c’erano le leggi schiavistiche, la necessità delle classificazioni basate sul colore della pelle era evidente: ma nella legislazione odierna, figlia delle lotte per i diritti civili, la convinzione dei bianchi di essere superiori per natura è andata perduta. Ci sono “persone di colore” ovunque. Cosa può succedere ancora? Un altro presidente nero? Roba da brividi
   
Numero 1, 27 novembre 2016
   
Scrittrice, è nata a Lorain (Ohio) nel 1931, premio Pulitzer nel 1988 con “Amatissima” e premio Nobel nel ’93. Il suo ultimo libro pubblicato in Italia è “L’origine degli altri” (Frassinelli)
   

Resistere

   

Nadja Spiegelman

   
Il fumetto è un linguaggio che si presta particolarmente bene alla denuncia. Anche perché chiunque, armato di carta e penna, può reinventare il mondo. Dimostrare che un’altra realtà è possibile. Dopo l’elezione di Trump i fumetti che arrivavano in redazione erano pieni d’angoscia. In quelli dei giorni successivi a quel trauma c’era di tutto: lutto, diniego, rabbia, accettazione. Ma non c’era mai passività: semmai la consapevolezza che inizia una nuova lotta. E proprio per questo, credo gli ultimi fumetti che ho visto parlavano tutti della stessa cosa: resistenza
   
Numero 7, 15 gennaio 2017. Intervista di A. Lombardi
   
Scrittrice americana, è nata nel 1987. Figlia d’arte (papà Art è l’autore di “Maus”), fondatrice della rivista “Resist!”. L’ultimo libro è “Dovrei proteggerti da tutto questo” (Edizioni Clichy)
   

Roma

   

Nicola Lagioia

   
Amo Roma. Negli anni l’ho vista crescere. Con l’inizio del nuovo secolo ha cambiato modello. Ha cessato di evolversi ispirandosi a Parigi. Così adesso è la Mumbai d’Occidente, per quanto una Mumbai con qualche complesso d’inferiorità rispetto all’originale (persino i complessi di inferiorità, a Roma, trasudano arroganza imperiale). Ma è solo una vile questione numerica. Se nel disastro, anziché 4 milioni di abitanti, ce ne fossero 12, si tratterebbe di un disastro finalmente irreparabile e noi potremmo tornare a ridere. Potremmo sederci sulle sponde del Tevere, e lì, tra gatte e pantegane, veder passare sotto un tramonto rossosangue il cadavere del Mondo
   
Numero 75, 6 maggio 2018
   
Scrittore, è nato a Bari nel 1973. Il suo ultimo libro è “La ferocia” (Einaudi), con cui ha vinto il premio Strega nel 2015