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Stan Lee: "Sono contento della mia vita"

Così diceva il padre dei supereroi a un giornalista del New York Times lo scorso aprile. Ma nella vita del geniale creatore di Spider-Man purtroppo non ci sono stati solo giorni felici. Soprattutto nell'ultima fase, in molti hanno cercato di approfittare della sua immensa fortuna, come racconta questa dettagliatissima inchiesta realizzata nel segno del miglior giornalismo anglosassone

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LOS ANGELES. Stan Lee, l'artista e co-creatore dell'Uomo Ragno, X-Men e Pantera Nera, vive in un mondo di eroi e malvagi. Ma di questi tempi è difficile distinguerli. Pochi creatori hanno lasciato un segno nella cultura popolare quanto lui. Secondo The Numbers, sito che raccoglie i dati dei botteghini, gli incassi mondiali dei film con i supereroi di Stan Lee totalizzano oltre 24 miliardi di dollari. Il numero dei suoi follower su Twitter è enorme, e tra i suoi ammiratori spiccano i nomi di Federico Fellini, Ronald Reagan e George R.R. Martin, autore di Il Trono di Spade. "Stan è un mito, come Walt Disney: non hanno solo creato un personaggio, ma un'intera galassia di personaggi che sono diventati parte della nostra vita", ha commentato Martin. "Credo che al momento sia addirittura più importante di Disney".

 Stan Lee e la moglie Joan Lee - deceduta lo scorso anno - alla cerimonia di posa della 2428esima stella dedicata alla leggenda del fumetto sulla Hollywood Walk of Fame, 4 gennaio 2011 (c) Alberto E. Rodriguez / Getty Images 

Ma all'apice della carriera di Stan Lee il cielo si è oscurato di nuvole minacciose. Lo scorso anno è stato segnato da un'inquietante serie di tragedie e scandali, a partire dalla morte di Joan Lee - sua moglie da quasi 70 anni - , sospetti di prelievi di milioni di dollari dai suoi conti e persino voci su un ex socio che avrebbe rubato il suo sangue per venderlo ai fan. Lo scorso 10 aprile l'Hollywood Reporter ha pubblicato un servizio in cui si sostiene che Stan Lee, 95 anni, sia vittima di "abuso su anziano", anche ad opera della figlia sessantasettenne, Joan Celia Lee. A marzo, il Daily Beast aveva riferito che Stan Lee, il cui patrimonio è stimato attorno ai 50 milioni di dollari, era "circondato da una serie di ciarlatani e imbonitori di Hollywood" e che "veniva fatto a pezzi da un branco di avvoltoi". Un talk show radiofonico di Orlando, Florida, ha persino diffuso una voce secondo cui è "tenuto prigioniero" da manipolatori che "in pratica lo tengono sottochiave nella propria abitazione". Ma nel corso di una recente visita a casa di Stan Lee nella zona nota come Birds Streets, un'enclave di celebrità in cima alle colline di West Hollywood, l'anziano al centro delle illazioni ha affermato il contrario.

Certo, ad aprire il cancello c'era una guardia giurata alta un metro e novanta con una pistola alla cintura. E Stan Lee di recente non è uscito come di consueto, a causa di una polmonite che l'ha lasciato col fiato corto e l'aspetto provato. Non può neanche più leggere a causa della degenerazione maculare di cui soffre. Malgrado tutto, sembrava rilassato ed entusiasta. Con indosso una camicia gialla e un paio di pantaloni beige di poliestere, ha accolto volentieri un giornalista in casa propria, nel salottino a bordo piscina con il tappeto verde bosco stinto da quarant'anni di sole californiano.

Allora: è prigioniero in casa propria, circondato da super malvagi della vita reale, o no? "Sono l'uomo più fortunato al mondo", ha risposto Stan Lee, ridacchiando col fare di un ragazzino di 95 anni. "Nessuno è più libero di me". Ha anche difeso la figlia, nota come JC, dalle accuse di maltrattamenti fisici e prelievo di fondi. "Mia figlia mi ha aiutato tanto", ha detto. "Sono contento della mia vita".
     

Una casa nel caos

     
Da quarant'anni Stan Lee abita in una modesta casa di due piani nel bel mezzo di quella che è diventata una delle zone immobiliari più costose di Los Angeles. Tra i suoi vicini c'è Dr. Dre e in fondo all'isolato abita Leonardo DiCaprio, in una strada in cui le case possono andare in vendita a oltre 30 milioni di dollari.

Dentro la casa in perfetto stile suburbano, un infermiere e una governante si affaccendano in cucina. Anche se Stan Lee sembra a suo agio, la guardia armata dà quella sensazione di sorveglianza che impedisce di rilassarsi completamente. L'abitazione è una capsula del tempo della Hollywood fine anni Settanta: arredata dalla moglie, è disseminata di animali in ceramica, figure intagliate in stile africano e asiatico, grandi specchi racchiusi in pesanti cornici dorate appesi su pareti specchiate. Stampe e pezzi originali di artisti celebri - Joan Miró, Pablo Picasso, Alexander Calder, Salvador Dalí e Roy Lichtenstein - sono intervallati da ganci vuoti circondati dalle tracce di profili polverosi: i segni di una casa gradualmente spogliata. "Mia moglie, l'unica persona al mondo che poteva mettere un grande specchio sopra un altro grande specchio", commenta Stan Lee. "E quando c'era lei, aveva un sacco di dipinti, ovunque. La maggior parte non c'è più. Mia figlia ne ha presi molti, e molti sono andati altrove".
 
 Stan Lee a New York, 15 giugno 1978 (c) Santi Visalli / Getty Images 
 
È la vaghezza di quel "andati altrove" a preoccupare alcuni dei suoi amici. Dalla morte della moglie lo scorso anno, la casa di Stan Lee è nel caos, con tre fazioni di assistenti che si contendono il controllo. La persona che adesso sovrintende tutto, Keya Morgan, ha cacciato il personale precedente. Morgan, ex rivenditore di memorabilia di New York, si è trasferito a Los Angeles in qualità di produttore esecutivo del biopic sul boss mafioso Gotti e adesso si definisce un "socio produttore di John Travolta". Seduto di fianco a Stan Lee, indossa un completo nero, cravatta nera, bombetta nera e occhiali scuri che tiene calati sul naso per poter vedere quando è in casa.

A febbraio, Morgan ha chiesto l'intervento della polizia a casa per allontanare fisicamente lo storico manager di Stan Lee, Mac Anderson, noto come Max. Tra le accuse contestate ad Anderson, il tentativo di corrompere un infermiere perché dichiarasse che Stan Lee era tenuto in ostaggio. "Ha avuto una violenta discussione con Stan e sua figlia", ed è stato licenziato subito dopo, racconta Morgan. Contattato al telefono, Anderson si è rifiutato di commentare.

Tra i collaboratori allontanati anche Jerry Olivarez, un agente pubblicitario di Hollywood che per un breve periodo l'anno scorso aveva ottenuto la procura per la gestione economica degli affari di Stan Lee, periodo durante il quale sono spariti oltre un milione di dollari dai conti del creatore della Marvel, compreso un assegno dell'importo di 300 mila dollari intestato a Hands of Respect, una società di oggettistica proprietà di Olivarez e Stan Lee che produce una spilla per la promozione dell'intesa razziale, in vendita per dieci dollari.
 
 Keya Morgan e Joan Celia Lee, figlia di Stan Lee, all'anteprima di "The Amazing Spider-Man" nel 2012 (c) Alberto E. Rodriguez / Getty Images 
 
A queste uscite, sostiene Morgan, si aggiungono una serie di bonifici e una borsa di Chanel piena di contanti sparita dalla casa, per un totale di 1,4 milioni di dollari. Oltre a una fortuna costituita da memorabilia della Marvel, compresi bozzetti e statuine di personaggi, la cui proprietà è oggetto di controversia tra Mac Anderson e Stan Lee, come riportato dall'Hollywood Reporter. Stan Lee è indubbiamente un genio creativo, ma non altrettanto dotato quando si tratta di questioni economiche. "Sono stato molto sciatto con i soldi", commenta. "Ho avuto un paio di soci in affari che ho delegato a seguire le entrate, visto che io non sono uno che conta i soldi", prosegue, sorseggiando dell'acqua minerale per schiarire la voce dall'irritazione alla gola. "Di recente ho scoperto che un sacco dei soldi che abbiamo fatto non sono più a mia disposizione. Non so dove siano finiti, ma un tipo, e forse un altro paio di tipi, hanno trovato un modo per riaverli. La cosa mi turba, e ovviamente abbiamo un avvocato che sta tentando di riprenderli. Ma non vale la pena agitarsi per i soldi, no?"
     

La fabbrica di supereroi

     
Figlio di immigrati ebrei di origine romena, Stanley Lieber è nato nel 1922 a New York. Nel 1939 viene assunto in qualità di assistente dalla Timely Comics, divisione non particolarmente promettente di un editore di riviste pulp che poi avrebbe assunto il nome Marvel. A seguito di una fuga in massa del personale, l'anno seguente fu nominato editor con il nuovo nome Stan Lee, uno pseudonimo adottato per mantenere il suo vero nome per firmare i grandi romanzi che sperava un giorno di scrivere. Un momento significativo che stabiliva i due elementi portanti della sua vita: la persistente sensazione che il suo lavoro come fumettista fosse dozzinale e scadente dal punto di vista culturale, e la consapevolezza che sarebbe sempre stato un dipendente, senza alcun diritto di proprietà sulle proprie creazioni. Il periodo più creativo inizia nel 1961, quasi quarantenne e totalmente privo di illusioni sulla propria carriera. Assieme a Jack Kirby crea i Fantastici Quattro, un successo che supera l'anno seguente inventando l'Uomo Ragno assieme all'artista Steve Ditko.
 
 Stan Lee nel giardino di casa sua a Los Angeles, 9 aprile 2018 (c) Ryan Pfluger / The New York Times 
 
Tra i personaggi destinati a durare nel tempo, creati nei decenni seguenti assieme agli stessi artisti e ad altri, ci sono gli X-Men, Iron Man, Hulk, Thor, il Dottor Strange e, nel 1966, Pantera Nera: un re guerriero africano la cui recente avventura cinematografica ha incassato oltre 1,3 miliardi di dollari. "Mi dispiace non aver introdotto un po' prima dei personaggi neri", dice. "Ho tentato di creare un supereroe asiatico, ho tentato di creare un supereroe sudamericano. A quel punto ho pensato che era assurdo che non avessimo un supereroe nero".

Alla domanda se il fumetto e il cinema contemporaneo dovessero impegnarsi di più nel rappresentare supereroi femminili e neri, ha risposto di sì, e ha proseguito: "Non si può imporre qualcosa al pubblico. Ma se si crea un protagonista nero o femminile e si vede che ha successo in edicola, sarebbe da idioti non creare altre storie simili. Tutto dipende dal mercato". Ma Stan Lee deve aver sottovalutato il proprio valore sul mercato. Pur avendo guadagnato moltissimi più soldi degli altri creatori della Marvel, si è sempre limitato a ricevere uno stipendio e non gli è mai stato riconosciuto un compenso per i diritti dai film basati sui suoi personaggi. Nel 2005 la Marvel gli ha versato una liquidazione, un pagamento una tantum di 10 milioni di dollari, per estinguere una clausola nel suo contratto che prevedeva il diritto al 10% degli utili degli adattamenti televisivi e cinematografici. Quattro anni dopo, la Disney ha acquisito la Marvel per 4 miliardi di dollari; si ignora se Stan Lee sia riuscito a trarre qualche profitto da questa acquisizione. (In qualità di presidente onorario della Marvel riceve un compenso, stando a quel che si dice, di un milione di dollari).

E per quanto le sue apparizioni pubbliche costituiscano una fonte redditizia di entrate (compreso far pagare ai fan 120 dollari per ogni autografo), i tentativi di creare una proprietà esclusiva dei suoi supereroi sono falliti. Stan Lee Media, una start up di contenuti digitali, è fallita nel 2000 facendo finire in carcere il suo socio d'affari Peter F. Paul per frode finanziaria. E Stan Lee è coinvolto in una causa con la POW! Entertainment, la società da lui fondata nel 2001 per creare nuovi programmi, compreso Stripperella, un cartone animato che vede Pamela Anderson come protagonista.

La POW! è stata venduta l'anno scorso alla Camsing International, società di Hong Kong che mira a clonare la Marvel per il mercato asiatico. Stan Lee sostiene di non essere stato pagato, affermazione che la società di Hong Kong nega. "Il sig. Lee è stato pagato e sta tuttora ricevendo soldi dalla società", ha dichiarato Shane Duffy, amministratore delegato della POW!. "Questo genere di affermazioni accresce la nostra preoccupazione per lo stato di salute di Stan". E la disputa ha visto un'escalation quando Morgan e la figlia di Stan Lee sono entrati negli uffici della POW! su Santa Monica Boulevard la notte del 14 marzo portando via oggetti che sostengono essere proprietà di Stan Lee. È scattato l'allarme e la POW! ha fatto una denuncia alla polizia. La polizia di Beverly Hills in seguito ha archiviato l'indagine, ma la lite è ancora in corso. La Camsing "agisce come se avesse comprato la società e quindi tutto quello che era appeso alle pareti fosse loro", ha raccontato Stan Lee abbattuto. "E quindi un'altra causa legale".
     

Un Oscar per Stan Lee?

      
Al di là delle infelici vicende legali e dei conflitti personali, l'influenza creativa di Stan Lee è ai suoi massimi storici. "Per quanto riguarda la cultura popolare americana, Stan è indubbiamente un gigante del Ventesimo secolo", ha dichiarato George R.R. Martin. "L'Uomo Ragno e Iron Man, gli X-Men... continuano a funzionare". Dal divano a fiori del suo soggiorno Stan Lee è una fonte di storie affascinanti dei tempi d'oro, anche se alcune sembrano più gigantesche del suo Giant-Man del 1962. Come quella volta in cui Pablo Picasso rimase talmente affascinato dalla bellezza di sua moglie che si avvicinò ai due in un ristorante di New York e tracciò un suo ritratto sulla tovaglia del loro tavolo. "Andammo di corsa a casa per raccontare a mio padre quel che era successo", racconta Stan Lee, ma "nell'eccitazione avevamo dimenticato il disegno al ristorante. Non l'abbiamo più ritrovato!". O quando Leonardo DiCaprio ha detto a Stan Lee di aver scritto al presidente della Academy of Motion Picture Arts and Sciences affinché Stan Lee ricevesse un Oscar onorario per i suoi numerosi cameo nel corso degli anni. (Stan Lee compare in quasi tutti i film della Marvel, compreso Black Panther, in cui interpreta un giocatore in un casinò sudcoreano).
 
 Stan Lee e l'attore Chadwick Boseman all'anteprima mondiale di "Black Panther" il 29 gennaio 2018, Hollywood (c) VALERIE MACON / AFP / Getty Images (afp)
 
A detta di Morgan, che di recente ha accompagnato Stan Lee per una visita a casa dell'attore, DiCaprio vuole anche interpretare il creatore della Marvel in un film (un portavoce dell'attore non ha confermato questo resoconto della loro conversazione). Stan Lee fa una pausa all'idea di un biopic con Leonardo DiCaprio come protagonista. Rivolge lo sguardo alla piscina, al canyon sullo sfondo, e riflette sul fatto di essere rappresentato da un premio Oscar. "Non so se sarebbe in grado di cogliere la mia essenza", commenta. "Ne dobbiamo parlare". 

Traduzione di Luisa Piussi

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