Robinson

Generazione Zerocalcare

La prima personale dell'artista romano al Maxxi fino al 10 marzo: dalle strisce originali ai manifesti dei concerti, fino alle locandine per i centri sociali e le storie per le fanzine

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Credete di conoscere Zerocalcare? Forse non è così. Anche se siete lettori della prima ora "quando non lo conosceva nessuno", dei tempi della Profezia dell'Armadillo 0.0, autoproduzione di 500 copie che Michele Rech caricava in macchina ogni giorno per portarlo in conto vendita alle fumetterie e poi scaricava la sera "perché se no me la sfondavano", facendosi tre piani di scale ogni volta. Il tutto "scrivendo i conti su foglietti che poi perdevo: mi capita ancora adesso di trovarne qualcuno nelle tasche di certe giacche. E poi mi hanno tolto nove punti dalla patente perché, a ogni ristampa, dovevo andare a Formia dal distributore a caricarmi le copie nuove".

Forse non lo conoscete neanche se siete lettori dagli inizi del suo blog e gli avete scritto tanti messaggi, siete stati in coda ore per un suo disegno e avete chiacchierato amabilmente con lui mentre vi faceva quelli che lui chiama "disegnetti". E, forse, infine, non lo conoscete nemmeno se siete critici, grandi esperti di fumetti, intellettuali scandalizzati che "un fumetto venga candidato al Premio Strega". Forse invece lo conoscete di più se siete andati a vedere un concerto punk, se sapete chi erano i Nabat che "per me erano più importanti dei Rolling Stones", dice Zerocalcare in un suo scritto che appare all'interno del catalogo della mostra che più che un catalogo è davvero un compendio fondamentale del "Calcare pensiero" con tanti ospiti che lo raccontano da diverse angolature. E torniamo alla domanda iniziale: "credete di conoscere Zerocalcare?".

Forse lo conosce un po' di più chi si è soffermato a pensare alla sua etica del lavoro che comporta il fatto di disegnare ininterrottamente per dieci ore, a volte più. Ma lui dice: "Lo fanno gli operai: quello sì che è lavoro". I suoi sono solo, appunto, disegnetti. Ma non è vero.


Forse infatti, Zerocalcare lo conosce ancora un po' di più chi si rende conto che le battute, le risate, l'impegno civile e politico, che dovrebbe essere ormai evidenti anche a chi gli scrive "mi hai deluso: un fumetto non dovrebbe occuparsi di politica", non sono un fatto casuale o accessorio: dietro l'opera di Zerocalcare ci sono radici saldissime.


Ecco perché vale la pena di vedere la mostra al MAXXI: non è la semplice consacrazione di un autore ma il suo opposto. C'è tantissima roba da vedere, dagli originali delle strisce apparse sul blog a quelle che possiamo chiamare "radici": manifesti di concerti, locandine per i centri sociali, storie realizzate per fanzine, insomma materiali legati a quella "controcultura" che in tutti questi anni è stata fondamentale per la crescita, a Roma e in tutta Italia, di una nuova scena di disegnatori di cui Zerocalcare non è che la punta di diamante (grazie a festival dedicati alla scena indipendente come il Crack!, che si tiene ogni anno a Forte Prenestino e da dove, appunto, viene lo stesso Michele). Sono T.A.Z.: Zone Temporaneamente Autonome come teorizzate da Akim Bey, mondi in cui "i Morlock, gli storti, gli insofferenti posssono stare tra di loro". E da lì non vengono solo fumettisti ma anche musicisti, street artist, scrittori e fonici, fanzinari, videomaker uniti dalla voglia di creare qualcosa di diverso, qualcosa che non esiste nei canali ufficiali. Non è un caso che il titolo della mostra sia: Scavare fossati nutrire coccodrilli. "Significa proteggere la propria sfera intima ed emotiva in contrasto con quella che, applicata alla politica, è la condizione degli ultimi anni".

La cosa sconvolgente di Zerocalcare è che questa controcultura, che per definizione dovrebbe restare ai margini, Zerocalcare l'ha fatta diventare mainstream. Ecco allora a cosa serve davvero questa mostra: a capire cosa vuol dire "punk", a capire quanto ancora oggi sono importanti i semi lasciati da quella controcultura, a capire, come dice Zeocalacare (e guarda caso lo dice anche un altro grande autore, Gipi, che in un gruppo punk ci suonava pure), "Quanto siamo scemi" (e invece non lo sono per niente). Questa mostra in poche parole, serve a conoscere Zerocalcare.