"Siamo bombardati dalle informazioni. Ma le informazioni non sono la conoscenza, sono una collezione superficiale di fatti. Dobbiamo guardare alla letteratura, agli scrittori per avere un'interpretazione di questi fatti". Così ragionava qualche anno fa la scrittrice sudafricana Nadine Gordimer, tra i grandi nomi che vanno a comporre La Biblioteca del mondo, la nuova collana dedicata alla letteratura contemporanea che Repubblica propone in edicola (a 9,90 euro in più). Le sue parole esprimono con decisione uno dei compiti ai quali, in un pianeta sempre più interconnesso, sembra essere chiamato il romanzo: far tacere il frastuono della chiacchiera globale e dare spazio a quelle voci che restano capaci di evocare e rendere comprensibili, persino familiari, i luoghi più remoti e il loro spirito e quelle vicende dei singoli che tessono i fili della grande Storia.
Vai al sito sulla Biblioteca del mondo di Repubblica
Così i titoli di questa Biblioteca, firmati da scrittori e scrittrici tra i più brillanti delle ultime generazioni, finiscono per comporre una lunga e ricca conversazione sul presente che in 25 uscite settimanali ci porta dalla Nigeria alla Colombia, dalla Turchia all'Australia. Si comincia dal grande Paese africano con il primo titolo: Metà di un sole giallo, è la seconda prova letteraria della più celebre autrice nigeriana degli ultimi anni, Chimamanda Ngozi Adichie. La scrittrice di Americanah e Dovremmo essere tutti femministi, ormai star letteraria internazionale, qui racconta la guerra del Biafra che tra la fine degli anni Sessanta e il 1970 spaccò il suo Paese, e narra il dolore e la paura di un gruppo di personaggi che dopo aver creduto in una liberazione nazionale la vede trasformarsi in un massacro. Dall'Africa arrivano anche Marocco (29 dicembre), il viaggio sentimentale di Tahar Ben Jelloun nel Paese della sua infanzia e Ora o mai più (5 gennaio), dove il premio Nobel Nadine Gordimer affronta le contraddizioni del dopo apartheid. Il suo è il ritratto di un matrimonio, ma non di un matrimonio qualsiasi: un'attivista nera di etnia zulu e un bianco di estrazione borghese, uniti nella lotta politica e nella vita fin dai tempi della segregazione, si trovano ad affrontare le disillusioni della libertà.
Pubblico e privato si intrecciano anche in L'oblio che saremo, seconda uscita della collana, (1° dicembre) il memoir in cui lo scrittore colombiano Héctor Abad Faciolince ha ricostruito la tragica scomparsa del padre, medico e attivista per i diritti umani, ucciso dagli squadroni della morte alla fine degli anni Ottanta: una fotografia drammatica di una Colombia dove l'impunità si fa legge, dominata dal narcotraffico e da una classe dirigente reazionaria e corrotta. L'autobiografia si fa politica anche in un libro che è quasi un classico moderno dell'America Latina, Prima che sia notte (2 febbraio) di Reinaldo Arenas, scrittore omosessuale lungamente perseguitato dal regime castrista, che all'inizio degli anni Novanta fece di questo racconto di vita un testamento spirituale e insieme una forte denuncia
del comunismo cubano.
Non è solo il continente americano, da cui arrivano anche altri titoli previsti nei prossimi mesi come Il bufalo della notte di Guillermo Arriaga, a creare il vasto orizzonte di questa Biblioteca. Con la scrittrice turca Pinar Selek e il suo La casa sul Bosforo (15 dicembre), ad esempio, lo sguardo si sposta su Istanbul e sul quartiere di Yedikule, dove la scrittrice ha trascorso la sua infanzia: nella narrazione Selek, sociologa oltre che narratrice, imprigionata dal governo turco perché accusata di complicità con il Pkk, qui tesse un doppio intreccio d'amore che ha sullo sfondo gli eventi più drammatici della storia turca del Novecento, dalle persecuzioni contro le minoranze curda e armena al colpo di stato del 1980.
Vai all'intervista a Pinar Selek
Vai all'intervista a Fernando Aramburu
Con il Tim Winton di Il nido (26 gennaio) scopriamo invece un'Australia urbana e marginale, attraverso la cronaca della solitudine di un uomo. L'esplorazione delle zone oscure dell'animo umano è ancor più disturbante e profonda in La vegetariana (22 dicembre), della coreana Han Kang. Premiato con il Man Booker Prize internazionale, è la parabola di una donna che scivola nel rifiuto della carne, poi della sua stessa corporeità. Del resto, non c'è viaggio più sorprendente in cui
la letteratura possa condurci di quello dentro noi stessi.
Vai al sito sulla Biblioteca del mondo di Repubblica
Così i titoli di questa Biblioteca, firmati da scrittori e scrittrici tra i più brillanti delle ultime generazioni, finiscono per comporre una lunga e ricca conversazione sul presente che in 25 uscite settimanali ci porta dalla Nigeria alla Colombia, dalla Turchia all'Australia. Si comincia dal grande Paese africano con il primo titolo: Metà di un sole giallo, è la seconda prova letteraria della più celebre autrice nigeriana degli ultimi anni, Chimamanda Ngozi Adichie. La scrittrice di Americanah e Dovremmo essere tutti femministi, ormai star letteraria internazionale, qui racconta la guerra del Biafra che tra la fine degli anni Sessanta e il 1970 spaccò il suo Paese, e narra il dolore e la paura di un gruppo di personaggi che dopo aver creduto in una liberazione nazionale la vede trasformarsi in un massacro. Dall'Africa arrivano anche Marocco (29 dicembre), il viaggio sentimentale di Tahar Ben Jelloun nel Paese della sua infanzia e Ora o mai più (5 gennaio), dove il premio Nobel Nadine Gordimer affronta le contraddizioni del dopo apartheid. Il suo è il ritratto di un matrimonio, ma non di un matrimonio qualsiasi: un'attivista nera di etnia zulu e un bianco di estrazione borghese, uniti nella lotta politica e nella vita fin dai tempi della segregazione, si trovano ad affrontare le disillusioni della libertà.
Pubblico e privato si intrecciano anche in L'oblio che saremo, seconda uscita della collana, (1° dicembre) il memoir in cui lo scrittore colombiano Héctor Abad Faciolince ha ricostruito la tragica scomparsa del padre, medico e attivista per i diritti umani, ucciso dagli squadroni della morte alla fine degli anni Ottanta: una fotografia drammatica di una Colombia dove l'impunità si fa legge, dominata dal narcotraffico e da una classe dirigente reazionaria e corrotta. L'autobiografia si fa politica anche in un libro che è quasi un classico moderno dell'America Latina, Prima che sia notte (2 febbraio) di Reinaldo Arenas, scrittore omosessuale lungamente perseguitato dal regime castrista, che all'inizio degli anni Novanta fece di questo racconto di vita un testamento spirituale e insieme una forte denuncia
del comunismo cubano.
Non è solo il continente americano, da cui arrivano anche altri titoli previsti nei prossimi mesi come Il bufalo della notte di Guillermo Arriaga, a creare il vasto orizzonte di questa Biblioteca. Con la scrittrice turca Pinar Selek e il suo La casa sul Bosforo (15 dicembre), ad esempio, lo sguardo si sposta su Istanbul e sul quartiere di Yedikule, dove la scrittrice ha trascorso la sua infanzia: nella narrazione Selek, sociologa oltre che narratrice, imprigionata dal governo turco perché accusata di complicità con il Pkk, qui tesse un doppio intreccio d'amore che ha sullo sfondo gli eventi più drammatici della storia turca del Novecento, dalle persecuzioni contro le minoranze curda e armena al colpo di stato del 1980.
Vai all'intervista a Pinar Selek
Vai all'intervista a Fernando Aramburu
Con il Tim Winton di Il nido (26 gennaio) scopriamo invece un'Australia urbana e marginale, attraverso la cronaca della solitudine di un uomo. L'esplorazione delle zone oscure dell'animo umano è ancor più disturbante e profonda in La vegetariana (22 dicembre), della coreana Han Kang. Premiato con il Man Booker Prize internazionale, è la parabola di una donna che scivola nel rifiuto della carne, poi della sua stessa corporeità. Del resto, non c'è viaggio più sorprendente in cui
la letteratura possa condurci di quello dentro noi stessi.