Il manuale di Alessandro Baricco per giovani Holden
Marco Bracconi , di MARCO BRACCONIMaupassant, certo, ma anche Eggers e zero note a piè di pagina: “Per non fermare un’emozione”. È il libro scolastico firmato dall’autore di “Novecento”. Che però, dice, era un altro secolo. Mentre nell’era di “The Game" e di internet va bene coltivare le belle letture, ma non conta anche saper scrivere messaggini perfetti?
"I miei libri di scuola quando ero ragazzino? Non mi piacevano per niente. I docenti erano bravi, ma i manuali e le antologie erano molto arretrate. Pensi che in primo liceo avevo un professore che aveva scritto una letteratura greca, ed era un insegnante fantastico; malgrado ciò il suo libro era illeggibile. Anche per questo, quando Zanichelli mi ha cercato, mi sono buttato in questa avventura". La seconda luna, progetto di antologie e manuali letterari della Scuola Holden per il biennio delle superiori, è un'avventura che inizia sul palco bolognese di Repubblica delle idee nel 2016, quando Alessandro Baricco si lancia in un'intemerata contro i testi scolastici. Passa qualche giorno e dalla Zanichelli parte la telefonata: "Caro Alessandro, perché allora non ne fai una tu?". Lo scrittore di Oceano mare non ci pensa più di tanto. Torna in piazza Borgo Dora a Torino dov'è la scuola di scrittura che ha fondato nel 1994 e …
"I miei libri di scuola quando ero ragazzino? Non mi piacevano per niente. I docenti erano bravi, ma i manuali e le antologie erano molto arretrate. Pensi che in primo liceo avevo un professore che aveva scritto una letteratura greca, ed era un insegnante fantastico; malgrado ciò il suo libro era illeggibile. Anche per questo, quando Zanichelli mi ha cercato, mi sono buttato in questa avventura". La seconda luna, progetto di antologie e manuali letterari della Scuola Holden per il biennio delle superiori, è un'avventura che inizia sul palco bolognese di Repubblica delle idee nel 2016, quando Alessandro Baricco si lancia in un'intemerata contro i testi scolastici. Passa qualche giorno e dalla Zanichelli parte la telefonata: "Caro Alessandro, perché allora non ne fai una tu?". Lo scrittore di Oceano mare non ci pensa più di tanto. Torna in piazza Borgo Dora a Torino dov'è la scuola di scrittura che ha fondato nel 1994 e mobilita docenti, amici e studenti "senior". Nemmeno due anni dopo ne escono Leggere 1 e 2, Scrivere e Narrare, quattro volumi dall'approccio innovativo "come dev'essere ai tempi del Game", spiega Baricco seduto alla sua scrivania di preside sulla quale, tra una traduzione di Seta in coreano e un album illustrato di Pinocchio, stanno appoggiate un paio di copie del suo ultimo libro dedicato al mondo di internet. "È pensando agli abitanti del Game che è nata la netta divisione tra parte antologica e teoria letteraria, ed è sempre pensando a loro che abbiamo strutturato esercizi ibridati con l'ambiente dei social network, deciso di inserire solo racconti che iniziano e finiscono e fatto scelte molto poco tradizionali, dove puoi trovare David Foster Wallace o Dave Eggers accanto a Maupassant e Umberto Saba". Chi altri? La lista è lunga, come per ogni testo scolastico che si rispetti, ma comprende nomi poco frequentati sui banchi di scuola come quelli di Paul Auster e Michele Mari, Julio Cortázar e Ágota Kristóf; nella sezione dove si insegna l'epica c'è pur sempre l'Iliade, ma nei testi antologici c'è soprattutto il Novecento e un bel pezzettino di Duemila, "gli anni che sono in mezzo a noi".
Nel suo primo libro "Castelli di rabbia" scriveva che "le parole non bastano ma servono colori, note ed emozioni". Vi ha guidato questo principio?
"C'è un nesso tra l'apprendere e l'emozionarsi che va ricostruito. È un lavoro che spetta soprattutto agli insegnanti, però si può intervenire anche con gli strumenti: colori delle aule, orari, riti. E poi i libri di testo, certo. Bisogna fare come il colibrì che porta la goccia per spegnere l'incendio. Tutti gli dicono che è inutile, ma lui va avanti lo stesso e dice: faccio la mia parte".
In questo progetto non contano solo i contenuti, dunque.
"Esatto. Per queste antologie, dalla carta al colore fino al font dei testi, abbiamo cercato di spingere sul piacere del libro in ogni forma, anche quella tattile e visiva. Come per dire ai ragazzi: ti propongo non solo uno strumento didattico, ma un'esperienza di piacere".
Anche un'esperienza di salvezza personale, come si leggeva in "Una certa idea di mondo?"
"Beh, qui alla Scuola Holden lo pensiamo tutti, è il nostro lavoro e la nostra passione. Ma a quell'età un ragazzo non credo debba sapere che con la letteratura si cerca in qualche modo di salvare il mondo. Quello che conta è che qui, attraverso questi materiali, possa cogliere un'opportunità di senso e di bellezza".
Perché avete scelto di separare i testi letterari dalla teoria?
"Lo dirò in modo semplice: non si interrompe un'emozione. La prima cosa che vedi aprendo La seconda luna è che nelle pagine di antologia non ci sono note ai testi. Meglio non capire cosa significa una parola e andare avanti, perché siamo voluti partire dalla fascinazione e dalla necessità di mantenere teso il filo costruito dallo scrittore. A quel punto i ragazzi hanno una strada davanti a loro e, coerentemente con le regole del Game, questa strada li porta a ordinare il materiale nel modo più facile da usare. Noi gli diciamo con chiarezza: qui stai leggendo, qui stai assumendo informazioni, qui invece stiamo parlando di come si scrive. Altre antologie, peraltro splendide, mettono le tre cose una dentro l'altra, così che mentre leggi devi anche imparare a scrivere e intanto memorizzare le regole di narratologia. Ma questo oggetto (prende lo smartphone in mano, ndr) non è fatto mica così. Con questo clic!, e si parte. E allora con la nostra antologia abbiamo fatto sostanzialmente un iPhone (ride, ndr)... poi dentro questi libri, come è giusto, ci sono contenuti alti e importanti".
Così tra gli esercizi per i ragazzi c'è anche scrivere uno stato di Facebook o il messaggio WhatsApp perfetto.
"Certo. Così come c'è il classico riassunto o il test di comprensione. Ma il punto è che un esercizio deve essere veloce e non stupidamente oscuro. Sono i concetti alla base del Game. Prima lei mi ha chiesto se volevamo far divertire i ragazzi. Ecco, non so dire se la velocità e la nitidezza vogliano anche dire divertimento; questi non sono volumi "divertenti", sono in ogni caso libri di scuola. Ma sono libri divertiti, eccome se lo sono".
Leggete spensierati! È scritto all'inizio di "Leggere 1".
"Già, e l'esempio migliore si trova nella parte dedicata alle biografie degli scrittori. Non sono narrati in modo aulico, distante; le vite degli autori sono scritte da persone divertite di stare nel mondo della letteratura. Così comunichiamo una verità elementare, essenziale quando ti rivolgi a un quattordicenne: scrivere, leggere e narrare sono cose irresistibili, non pesanti".
Bisogna farli riconoscere i ragazzi, però.
"E infatti va riconnesso tutto ciò con la vita vera di giovani che vivono un'età fantastica. Se leggono un racconto d'amore devono avere la possibilità di ricondurlo alla loro storia d'amore reale, qui e ora, e a quella emozione che tutti loro già conoscono".
Dice che è arduo immedesimarsi in Renzo e Lucia, eh?
"Beh, sì. Tranne quando incontri l'insegnante pazzesco, quello che riesce sempre e comunque a farti capire che ciò che leggi ti riguarda".
All'inizio dei testi è indicato il tempo di lettura, nella teoria abbondano engagement e discorso diretto rivolto allo studente.
"Abbiamo avuto l'ossessione di costruire un oggetto che potesse essere usato, che servisse davvero. Anche per questo ho affidato molto della realizzazione delle antologie a persone giovani. Sono loro gli abitanti veri del Game".
Non ci sono brani, solo racconti che iniziano e finiscono.
"È stata una scelta dura, ma fondamentale. Proporre il "brano tratto da" è un modo di fare molto novecentesco, affligge il ragazzo con l'idea che la fatica faccia bene. Se per leggere tre pagine di Maupassant devo prima leggere tutta la storia che contestualizza il brano, e magari poi non so nemmeno come andrà a finire... quanto lavoro devo fare per poter accedere all'esperienza di quelle tre pagine? Se ne può fare a meno, come oggi facciamo a meno del filo del telefono. Meglio un altro tragitto, come nei device del Game: leggere cose che hanno un inizio, uno sviluppo e una fine".
Avete deciso di non separare poesia e prosa, come da tradizione. Perché?
"Volevamo comunicare che racconto, romanzo e versi sono come braccio destro e braccio sinistro di un solo corpo. Sono entrambe narrazioni, storie, visioni".
Ha detto di recente che la scuola è una fortezza del Novecento, procede per un ordine lineare che oggi però non esiste più.
"E lo confermo. Noi abbiamo cercato di fare tutto quello che potevamo per sgranare il più possibile la linearità che ci è imposta dal programma ministeriale".
Poi però arriva il triennio e si riparte con i programmi lineari, come sempre...
"Non ho altra risposta che il colibrì di cui sopra. Portare la propria goccia d'acqua e fare la propria parte. Certo, per il biennio delle superiori è più facile lavorare, perché lì ci sono indicazioni solo di massima. Nel triennio da parte del ministero c'è ancora molta rigidità".
Eggers e Maupassant, uno dopo l'altro. Calvino però diceva che "bisogna studiare i classici per potersi fare da soli i propri classici"...
"Questa cosa novecentesca della spartizione tra testi classici e non forse dovremmo anche deciderci a salutarla. In questa civiltà qui dobbiamo fare un'altra cosa: trovare luoghi sintetici in cui lunghe porzioni del nostro passato e certe visioni del futuro vengono incastrate in un unico momento. Il percorso tradizionale dice: "Studia Flaubert e da questo risali a un codice che infine ti spiegherà anche Eggers". Ma si può fare il contrario, andare subito sulla cosa più vicina che hai, quella che è capace di emozionarti, e far vedere come nel Dna di questa roba poi ci trovi Flaubert. Lo stesso lo puoi fare per un film di Quentin Tarantino: dentro c'è tutta la storia del cinema, da John Ford a Stanley Kubrick".
Da Calvino a Philip Roth: sosteneva che in pochi decenni i lettori di romanzi saranno come gli attuali lettori di poesia, una specie di setta. E allora?
"Credo si sbagliasse. Forse c'è una certa età in cui la libidine dell'apocalisse acchiappa anche le persone più lucide. I miei libri magari no, ma i romanzi di Roth li leggeranno anche tra trent'anni, ne stia certo".
A spiegare le narrazioni ci sono anche Gianni Mura e Renzo Piano. Provocazione, rischio, necessità?
"È stata per noi la cosa più naturale del mondo. Narrare è uno dei gesti fondanti degli umani e della nostra civiltà. A scuola quel gesto lì è raccolto in una categoria che chiamiamo "epica", e che però confiniamo alle origini, quasi soltanto al mondo greco. Ma l'epica sono anche le Black Panthers che sollevano il pugno chiuso sul podio, e in questo la scuola è inesorabilmente indietro. È indietro sul pensiero che un ragazzo a quattordici anni debba sapere tutto di Gilgamesh e nulla delle Olimpiadi di Città del Messico nel 1968. Noi questa narrazione l'abbiamo affidata a Gianni Mura, per esempio. Oppure a Renzo Piano abbiamo chiesto di spiegarci come anche una cattedrale sia anch'essa un racconto. Intendiamoci, non toglierei mai dai manuali scolastici l'epica tradizionale, ma se la lasciamo isolata dal mondo delle narrazioni nel loro complesso, allora mi chiedo a che serve. Il fatto che Don DeLillo sia con Omero, oppure Italo Calvino con Hugo Pratt: questo è l'insegnamento che vogliamo dare, non sostituire l'Odissea con Wallace. La vera scommessa di La seconda luna è in qualche modo già vinta: è il fatto stesso che questo libro esista, che sia qui su questo tavolo".
Mettiamo che Zanichelli la richiami tra vent'anni e le affidi una nuova edizione di queste antologie. Prevede esercitazioni con le emoji?
"Macché. Le emoji finiranno per sparire. Le faccine sono una piccola cosa infantile, come sempre capita all'inizio delle grandi trasformazioni; nel futuro di cui lei parla ci sarà altro; magari i ragazzi con un clic si invieranno vocali automatici che fanno ahhrgh, oppure bleah o pciù pciù".
Sfoglio a caso gli esercizi: "Usate pure il 'cmq' e tutte le altre abbreviazioni che conoscete". Non teme l'ira dei puristi?
"Allora apro a caso io (trova Umberto Saba, ndr): "Tu sei come una giovane una bianca pollastra...". Lo vede? Queste sono parole che un giovane oggi non userebbe mai. Che avrei mai da temere?".
Su "Robinson" di qualche settimana fa titolammo il suo dialogo con Ian McEwan "Intellettuali buttatevi nel Game". E se titolassimo questa intervista "Professori buttatevi nel Game"?
"Direi che sarebbe un ottimo titolo, ne sarei contentissimo. In fondo questo è quello che volevamo fare, e abbiamo fatto".
A proposito, ma perché l'avete chiamata "La seconda luna"?
"Perché forse le storie che tutti leggiamo, scriviamo o raccontiamo non sono che una seconda luna, inventata da noi umani per sconfiggere il buio nelle notti di tempesta".
Leggere La seconda luna è un progetto di Alessandro Baricco e Annalisa Ambrosio, con i maestri della Scuola Holden. L’antologia (Zanichelli, 776 pagine, 24 euro) si intitola Leggere. I testi poetici sono scelti da Valerio Magrelli. I commenti alla prosa a cura di Annalisa Ambrosio, alla poesia a cura di Pier Franco Brandimarte
Scrivere Nei manuali della Scuola Holden per il biennio delle scuole superiori c’è una sezione interamente dedicata alla scrittura. Si intitola Scrivere — Parole: istruzioni per l’uso (Zanichelli, 176 pagine, 8 euro). Questo volume è stato curato da Emiliano Poddi, Andrea Tarabbia, Eleonora Sottili
Narrare Una terza sezione del progetto di Alessandro Baricco e della Scuola Holden è dedicata alle narrazioni. Si intitola Narrare - Viaggi nell’epica e nel teatro (Zanichelli, 544 pagine, 15,80 euro): questo volume è stato curato da Carlo Greppi, Marco Meotto e Martina Merletti
Nel suo primo libro "Castelli di rabbia" scriveva che "le parole non bastano ma servono colori, note ed emozioni". Vi ha guidato questo principio?
"C'è un nesso tra l'apprendere e l'emozionarsi che va ricostruito. È un lavoro che spetta soprattutto agli insegnanti, però si può intervenire anche con gli strumenti: colori delle aule, orari, riti. E poi i libri di testo, certo. Bisogna fare come il colibrì che porta la goccia per spegnere l'incendio. Tutti gli dicono che è inutile, ma lui va avanti lo stesso e dice: faccio la mia parte".
In questo progetto non contano solo i contenuti, dunque.
"Esatto. Per queste antologie, dalla carta al colore fino al font dei testi, abbiamo cercato di spingere sul piacere del libro in ogni forma, anche quella tattile e visiva. Come per dire ai ragazzi: ti propongo non solo uno strumento didattico, ma un'esperienza di piacere".
Anche un'esperienza di salvezza personale, come si leggeva in "Una certa idea di mondo?"
"Beh, qui alla Scuola Holden lo pensiamo tutti, è il nostro lavoro e la nostra passione. Ma a quell'età un ragazzo non credo debba sapere che con la letteratura si cerca in qualche modo di salvare il mondo. Quello che conta è che qui, attraverso questi materiali, possa cogliere un'opportunità di senso e di bellezza".
Perché avete scelto di separare i testi letterari dalla teoria?
"Lo dirò in modo semplice: non si interrompe un'emozione. La prima cosa che vedi aprendo La seconda luna è che nelle pagine di antologia non ci sono note ai testi. Meglio non capire cosa significa una parola e andare avanti, perché siamo voluti partire dalla fascinazione e dalla necessità di mantenere teso il filo costruito dallo scrittore. A quel punto i ragazzi hanno una strada davanti a loro e, coerentemente con le regole del Game, questa strada li porta a ordinare il materiale nel modo più facile da usare. Noi gli diciamo con chiarezza: qui stai leggendo, qui stai assumendo informazioni, qui invece stiamo parlando di come si scrive. Altre antologie, peraltro splendide, mettono le tre cose una dentro l'altra, così che mentre leggi devi anche imparare a scrivere e intanto memorizzare le regole di narratologia. Ma questo oggetto (prende lo smartphone in mano, ndr) non è fatto mica così. Con questo clic!, e si parte. E allora con la nostra antologia abbiamo fatto sostanzialmente un iPhone (ride, ndr)... poi dentro questi libri, come è giusto, ci sono contenuti alti e importanti".
Così tra gli esercizi per i ragazzi c'è anche scrivere uno stato di Facebook o il messaggio WhatsApp perfetto.
"Certo. Così come c'è il classico riassunto o il test di comprensione. Ma il punto è che un esercizio deve essere veloce e non stupidamente oscuro. Sono i concetti alla base del Game. Prima lei mi ha chiesto se volevamo far divertire i ragazzi. Ecco, non so dire se la velocità e la nitidezza vogliano anche dire divertimento; questi non sono volumi "divertenti", sono in ogni caso libri di scuola. Ma sono libri divertiti, eccome se lo sono".
Leggete spensierati! È scritto all'inizio di "Leggere 1".
"Già, e l'esempio migliore si trova nella parte dedicata alle biografie degli scrittori. Non sono narrati in modo aulico, distante; le vite degli autori sono scritte da persone divertite di stare nel mondo della letteratura. Così comunichiamo una verità elementare, essenziale quando ti rivolgi a un quattordicenne: scrivere, leggere e narrare sono cose irresistibili, non pesanti".
Bisogna farli riconoscere i ragazzi, però.
"E infatti va riconnesso tutto ciò con la vita vera di giovani che vivono un'età fantastica. Se leggono un racconto d'amore devono avere la possibilità di ricondurlo alla loro storia d'amore reale, qui e ora, e a quella emozione che tutti loro già conoscono".
Dice che è arduo immedesimarsi in Renzo e Lucia, eh?
"Beh, sì. Tranne quando incontri l'insegnante pazzesco, quello che riesce sempre e comunque a farti capire che ciò che leggi ti riguarda".
All'inizio dei testi è indicato il tempo di lettura, nella teoria abbondano engagement e discorso diretto rivolto allo studente.
"Abbiamo avuto l'ossessione di costruire un oggetto che potesse essere usato, che servisse davvero. Anche per questo ho affidato molto della realizzazione delle antologie a persone giovani. Sono loro gli abitanti veri del Game".
Non ci sono brani, solo racconti che iniziano e finiscono.
"È stata una scelta dura, ma fondamentale. Proporre il "brano tratto da" è un modo di fare molto novecentesco, affligge il ragazzo con l'idea che la fatica faccia bene. Se per leggere tre pagine di Maupassant devo prima leggere tutta la storia che contestualizza il brano, e magari poi non so nemmeno come andrà a finire... quanto lavoro devo fare per poter accedere all'esperienza di quelle tre pagine? Se ne può fare a meno, come oggi facciamo a meno del filo del telefono. Meglio un altro tragitto, come nei device del Game: leggere cose che hanno un inizio, uno sviluppo e una fine".
Avete deciso di non separare poesia e prosa, come da tradizione. Perché?
"Volevamo comunicare che racconto, romanzo e versi sono come braccio destro e braccio sinistro di un solo corpo. Sono entrambe narrazioni, storie, visioni".
Ha detto di recente che la scuola è una fortezza del Novecento, procede per un ordine lineare che oggi però non esiste più.
"E lo confermo. Noi abbiamo cercato di fare tutto quello che potevamo per sgranare il più possibile la linearità che ci è imposta dal programma ministeriale".
Poi però arriva il triennio e si riparte con i programmi lineari, come sempre...
"Non ho altra risposta che il colibrì di cui sopra. Portare la propria goccia d'acqua e fare la propria parte. Certo, per il biennio delle superiori è più facile lavorare, perché lì ci sono indicazioni solo di massima. Nel triennio da parte del ministero c'è ancora molta rigidità".
Eggers e Maupassant, uno dopo l'altro. Calvino però diceva che "bisogna studiare i classici per potersi fare da soli i propri classici"...
"Questa cosa novecentesca della spartizione tra testi classici e non forse dovremmo anche deciderci a salutarla. In questa civiltà qui dobbiamo fare un'altra cosa: trovare luoghi sintetici in cui lunghe porzioni del nostro passato e certe visioni del futuro vengono incastrate in un unico momento. Il percorso tradizionale dice: "Studia Flaubert e da questo risali a un codice che infine ti spiegherà anche Eggers". Ma si può fare il contrario, andare subito sulla cosa più vicina che hai, quella che è capace di emozionarti, e far vedere come nel Dna di questa roba poi ci trovi Flaubert. Lo stesso lo puoi fare per un film di Quentin Tarantino: dentro c'è tutta la storia del cinema, da John Ford a Stanley Kubrick".
Da Calvino a Philip Roth: sosteneva che in pochi decenni i lettori di romanzi saranno come gli attuali lettori di poesia, una specie di setta. E allora?
"Credo si sbagliasse. Forse c'è una certa età in cui la libidine dell'apocalisse acchiappa anche le persone più lucide. I miei libri magari no, ma i romanzi di Roth li leggeranno anche tra trent'anni, ne stia certo".
A spiegare le narrazioni ci sono anche Gianni Mura e Renzo Piano. Provocazione, rischio, necessità?
"È stata per noi la cosa più naturale del mondo. Narrare è uno dei gesti fondanti degli umani e della nostra civiltà. A scuola quel gesto lì è raccolto in una categoria che chiamiamo "epica", e che però confiniamo alle origini, quasi soltanto al mondo greco. Ma l'epica sono anche le Black Panthers che sollevano il pugno chiuso sul podio, e in questo la scuola è inesorabilmente indietro. È indietro sul pensiero che un ragazzo a quattordici anni debba sapere tutto di Gilgamesh e nulla delle Olimpiadi di Città del Messico nel 1968. Noi questa narrazione l'abbiamo affidata a Gianni Mura, per esempio. Oppure a Renzo Piano abbiamo chiesto di spiegarci come anche una cattedrale sia anch'essa un racconto. Intendiamoci, non toglierei mai dai manuali scolastici l'epica tradizionale, ma se la lasciamo isolata dal mondo delle narrazioni nel loro complesso, allora mi chiedo a che serve. Il fatto che Don DeLillo sia con Omero, oppure Italo Calvino con Hugo Pratt: questo è l'insegnamento che vogliamo dare, non sostituire l'Odissea con Wallace. La vera scommessa di La seconda luna è in qualche modo già vinta: è il fatto stesso che questo libro esista, che sia qui su questo tavolo".
Mettiamo che Zanichelli la richiami tra vent'anni e le affidi una nuova edizione di queste antologie. Prevede esercitazioni con le emoji?
"Macché. Le emoji finiranno per sparire. Le faccine sono una piccola cosa infantile, come sempre capita all'inizio delle grandi trasformazioni; nel futuro di cui lei parla ci sarà altro; magari i ragazzi con un clic si invieranno vocali automatici che fanno ahhrgh, oppure bleah o pciù pciù".
Sfoglio a caso gli esercizi: "Usate pure il 'cmq' e tutte le altre abbreviazioni che conoscete". Non teme l'ira dei puristi?
"Allora apro a caso io (trova Umberto Saba, ndr): "Tu sei come una giovane una bianca pollastra...". Lo vede? Queste sono parole che un giovane oggi non userebbe mai. Che avrei mai da temere?".
Su "Robinson" di qualche settimana fa titolammo il suo dialogo con Ian McEwan "Intellettuali buttatevi nel Game". E se titolassimo questa intervista "Professori buttatevi nel Game"?
"Direi che sarebbe un ottimo titolo, ne sarei contentissimo. In fondo questo è quello che volevamo fare, e abbiamo fatto".
A proposito, ma perché l'avete chiamata "La seconda luna"?
"Perché forse le storie che tutti leggiamo, scriviamo o raccontiamo non sono che una seconda luna, inventata da noi umani per sconfiggere il buio nelle notti di tempesta".
Leggi, scrivi e narra così
Leggere La seconda luna è un progetto di Alessandro Baricco e Annalisa Ambrosio, con i maestri della Scuola Holden. L’antologia (Zanichelli, 776 pagine, 24 euro) si intitola Leggere. I testi poetici sono scelti da Valerio Magrelli. I commenti alla prosa a cura di Annalisa Ambrosio, alla poesia a cura di Pier Franco Brandimarte
Scrivere Nei manuali della Scuola Holden per il biennio delle scuole superiori c’è una sezione interamente dedicata alla scrittura. Si intitola Scrivere — Parole: istruzioni per l’uso (Zanichelli, 176 pagine, 8 euro). Questo volume è stato curato da Emiliano Poddi, Andrea Tarabbia, Eleonora Sottili
Narrare Una terza sezione del progetto di Alessandro Baricco e della Scuola Holden è dedicata alle narrazioni. Si intitola Narrare - Viaggi nell’epica e nel teatro (Zanichelli, 544 pagine, 15,80 euro): questo volume è stato curato da Carlo Greppi, Marco Meotto e Martina Merletti