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E' successo un Ventinove

Che cosa ci insegna il Grande Crollo del 1929? Che la crisi, anche quando l'economia va, è sempre dietro l'angolo. E che l'Italia, purtroppo, ha ancora tanto da imparare
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Non ci può essere una crisi la prossima settimana, la mia agenda e già piena...”. La faceva facile Henry Kissinger. Eravamo a cavallo tra i mitici anni ’70 e ‘80, l’America galoppava, e perfino l’Italietta viaggiava in crociera con Craxi, Fellini e “la nave che va”. Oggi invece abbiamo l’agenda vuota, e col Fantasma della Crisi ci conviviamo quasi ogni giorno. È ormai un vero e proprio “attore sociale”: domina la scena pubblica e condiziona la vita privata, sovrasta l’agire politico e prescinde dal circuito democratico.

Ci eravamo abituati da tempo a pensare che il Grande Crollo del ‘29 (nel magistrale racconto di John Galbraith) avesse relegato per sempre la Crisi ai libri di Storia. E invece la Grande Recessione del 2008 ce l’ha risbattuta in faccia come Cronaca. L’ha detto Ben Bernanke, ex governatore della Fed: “Dal crack della Lehman in poi il mondo ha conosciuto la peg…
Non ci può essere una crisi la prossima settimana, la mia agenda e già piena...”. La faceva facile Henry Kissinger. Eravamo a cavallo tra i mitici anni ’70 e ‘80, l’America galoppava, e perfino l’Italietta viaggiava in crociera con Craxi, Fellini e “la nave che va”. Oggi invece abbiamo l’agenda vuota, e col Fantasma della Crisi ci conviviamo quasi ogni giorno. È ormai un vero e proprio “attore sociale”: domina la scena pubblica e condiziona la vita privata, sovrasta l’agire politico e prescinde dal circuito democratico.

Ci eravamo abituati da tempo a pensare che il Grande Crollo del ‘29 (nel magistrale racconto di John Galbraith) avesse relegato per sempre la Crisi ai libri di Storia. E invece la Grande Recessione del 2008 ce l’ha risbattuta in faccia come Cronaca. L’ha detto Ben Bernanke, ex governatore della Fed: “Dal crack della Lehman in poi il mondo ha conosciuto la peggiore crisi finanziaria di tutti i tempi”.

Provate a dargli torto. Nel 1929 la produzione mondiale crollò del 46%, le Borse persero un quinto del loro valore, fallirono più di 600 banche, persero il posto 12 milioni di lavoratori. Dal 2008 i posti “bruciati” sono stati 34 milioni, per salvare le banche l’America ha speso 2.500 miliardi di dollari e l’Europa 2.000. Ogni cittadino europeo ha un Pil pro capite di 19.869 euro, un debito privato di 19.869 e un debito pubblico di 23.551. Nel ’29 non passava giorno senza che a Wall Street qualche banchiere fallito si buttasse dalle finestre del suo grattacielo. Oggi tutt’al più scompare qualche risparmiatore disperato (Luigino D’Angelo, vittima del crac Etruria) o qualche bancario perseguitato (Davide Rossi, vittima dello scandalo Mps).

La sostanza non cambia. La Crisi resta con noi. Dopo dieci anni di carestia gli altri Paesi dell’Eurozona hanno recuperato e sono tornati ai livelli pre-2008. L’Italia no: ha perso 9 punti di Pil, 25 punti di produzione industriale, quasi 2 milioni di posti di lavoro, e non si è ancora ripresa. Servirebbe uno shock fiscale: meno tasse, meno spese improduttive, più investimenti pubblici. Ma la manovra del governo gialloverde fallisce tutti e tre gli obiettivi. Per questo, mentre il resto del mondo spera in un 2019 migliore, noi siamo alle prese col solito Fantasma. Faremo altro deficit, non avremo la crescita. E se pioveranno pietre sui mercati, da gennaio per noi si chiuderà pure l’ombrello della Bce.

Le eccellenze tricolori ci sarebbero: quella che manca è la fiducia. Nel suo ultimo rapporto il Censis vede un Belpaese incattivito, che per paura del futuro si rifugia nel “sovranismo psichico”. Entriamo così nel buco nero dell’anno nuovo. All’ingresso c’è un cartello: “A causa dei recenti tagli, la luce in fondo al tunnel è stata spenta”.