Nella Moleskine di Chatwin
Leonetta Bentivoglio , di LEONETTA BENTIVOGLIOIl suo taccuino è diventato un mito. Come i suoi reportage dai confini del mondo che hanno ispirato una generazione di viaggiatori. Ma al di là delle mode la sua ricerca aveva un senso più profondo. E spirituale
Nel 2019 cade un trentennio dalla morte di Bruce Chatwin, avvenuta a Nizza nell’89 dopo un’esistenza movimentata e breve (era nato nel 1940 a Sheffield), e l’anniversario ci porta a riflettere sul suo carisma vitalissimo o anche cresciuto nei decenni. Lo scrittore-viaggiatore più favoleggiato del secondo Novecento spicca nell’immaginario collettivo come l’icona dell’artista intrepido e ribelle, estraneo a schemi e privo di radici, dunque immune all’invecchiamento. Parallelamente la mitologia di Chatwin è circonfusa da una luce antica, poiché l’autore di libri quali In Patagonia e La via dei canti ha le peculiarità ossessive dell’eroe romantico, spinto da un inesauribile brama dell’ignoto. Come il giovane viandante di un ciclo di nobili canzoni mahleriane, i Lieder eines fahrenden Gesellen, Chatwin è l’uomo che cammina, e che camminando afferma il suo libero giudizio e il suo magico ant…
Nel 2019 cade un trentennio dalla morte di Bruce Chatwin, avvenuta a Nizza nell’89 dopo un’esistenza movimentata e breve (era nato nel 1940 a Sheffield), e l’anniversario ci porta a riflettere sul suo carisma vitalissimo o anche cresciuto nei decenni. Lo scrittore-viaggiatore più favoleggiato del secondo Novecento spicca nell’immaginario collettivo come l’icona dell’artista intrepido e ribelle, estraneo a schemi e privo di radici, dunque immune all’invecchiamento. Parallelamente la mitologia di Chatwin è circonfusa da una luce antica, poiché l’autore di libri quali In Patagonia e La via dei canti ha le peculiarità ossessive dell’eroe romantico, spinto da un inesauribile brama dell’ignoto. Come il giovane viandante di un ciclo di nobili canzoni mahleriane, i Lieder eines fahrenden Gesellen, Chatwin è l’uomo che cammina, e che camminando afferma il suo libero giudizio e il suo magico anticonformismo.
La sua leggenda è declinabile al presente sia per l’assetto itinerante, affine alla liquidità del nostro tempo, sia perché il nomadismo che lo distingueva è in sintonia con un pianeta perpetuamente in viaggio come il nostro, invaso da massicce e reiterate migrazioni. Inoltre furono profetiche, e sono quindi contemporanee, alcune sue intuizioni formali: vedi i fulminei messaggi che costellano il suo epistolario, sintetici e guizzanti come sms o Twitter. Lampi che ne fanno un precursore geniale dei modi odierni di comunicare.
Oltre a questo Chatwin a noi vicinissimo, c’è un Chatwin più inquietante, spirituale e “alto”, motivato da un’indagine poetica sul viaggio come metafora del vivere. Il suo sguardo metafisico sui luoghi conferisce agli eccentrici reportage da lui firmati un sigillo di purezza e unicità. Tanto nel passo febbrile quanto in quello sensuale e indolente da flâneur (i ritmi della sua prosa variano a seconda delle pagine), Chatwin reinventa spazi e ricordi. Che scruti i paesaggi della Patagonia o avanzi nel deserto australiano, che si avventuri in Mauritania o nella natura del Galles, il narratore scansa preesistenti informazioni per raccontare mondi con le sole armi dei suoi occhi, dei suoi sogni, della sua penna e dei suoi quaderni Moleskine, pragmatici strumenti di un continuum che va in cerca di qualcosa.
Può essere uno stile o una prospettiva o una maniacalità nel sondare dettagli, e trasforma in “un Bruce” di alone mitico imprese minime quali l’acquisto di un taccuino o il disegno della mappa di un percorso. Da esploratore stravagante che diffida dell’antropologia per mettersi a giocare coi fantasmi, Chatwin nega i cliché del modernismo e infrange tutte le catalogazioni. Ciò che compie nelle sue opere, pubblicate in Italia da Adelphi, è un volo dalla fiction alla non-fiction, dall’invenzione alla saggistica, dalla filosofia al romanzo. Restando inimitabile nell’idea che i viaggi non arricchiscono la mente bensì la creano, perché la vita stessa è un viaggio da fare a piedi.
La sua leggenda è declinabile al presente sia per l’assetto itinerante, affine alla liquidità del nostro tempo, sia perché il nomadismo che lo distingueva è in sintonia con un pianeta perpetuamente in viaggio come il nostro, invaso da massicce e reiterate migrazioni. Inoltre furono profetiche, e sono quindi contemporanee, alcune sue intuizioni formali: vedi i fulminei messaggi che costellano il suo epistolario, sintetici e guizzanti come sms o Twitter. Lampi che ne fanno un precursore geniale dei modi odierni di comunicare.
Oltre a questo Chatwin a noi vicinissimo, c’è un Chatwin più inquietante, spirituale e “alto”, motivato da un’indagine poetica sul viaggio come metafora del vivere. Il suo sguardo metafisico sui luoghi conferisce agli eccentrici reportage da lui firmati un sigillo di purezza e unicità. Tanto nel passo febbrile quanto in quello sensuale e indolente da flâneur (i ritmi della sua prosa variano a seconda delle pagine), Chatwin reinventa spazi e ricordi. Che scruti i paesaggi della Patagonia o avanzi nel deserto australiano, che si avventuri in Mauritania o nella natura del Galles, il narratore scansa preesistenti informazioni per raccontare mondi con le sole armi dei suoi occhi, dei suoi sogni, della sua penna e dei suoi quaderni Moleskine, pragmatici strumenti di un continuum che va in cerca di qualcosa.
Può essere uno stile o una prospettiva o una maniacalità nel sondare dettagli, e trasforma in “un Bruce” di alone mitico imprese minime quali l’acquisto di un taccuino o il disegno della mappa di un percorso. Da esploratore stravagante che diffida dell’antropologia per mettersi a giocare coi fantasmi, Chatwin nega i cliché del modernismo e infrange tutte le catalogazioni. Ciò che compie nelle sue opere, pubblicate in Italia da Adelphi, è un volo dalla fiction alla non-fiction, dall’invenzione alla saggistica, dalla filosofia al romanzo. Restando inimitabile nell’idea che i viaggi non arricchiscono la mente bensì la creano, perché la vita stessa è un viaggio da fare a piedi.