Robinson

Illustrazione di La Bigotta 

Ho scelto te, balena, per amico

Una bambina che vive una vita in bianco e nero illuminata dalla lettura di Moby Dick. L’avvistamento di una strana creatura in un mare che lei può appena immaginare. Tra Melville e Cenerentola una piccola favola con una grande morale: nessuno è un pesce fuor d’acqua

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Anna vive una vita in bianco e nero dentro una casa in bianco e nero in un palazzo in bianco e nero. Ha una stanza piena di oggetti inutili tranne uno, un vecchio libro con una balena in copertina. Anna ha un desiderio più forte degli altri, martellante e carico di speranza: vedere il mare. Tutto ciò che per gli altri è utile per lei è inutile, tutto ciò che per gli altri non serve a niente a lei servirebbe moltissimo. Per esempio, grazie a quel libro, che poi è Moby Dick, può sognare quello che non ha intorno e il suo sguardo può oltrepassare i palazzi, i rumori, la città. Può sognare il mare, perché ha letto cos’è.

Intanto, il papà di Anna fuma la pipa, legge il giornale e dalla poltrona esorta la figlia ad avere meno fantasia, a fare attenzione al mondo che è tutto storto. Il mare non è nulla, il mare non serve a niente, dice. Anche la nonna, indaffarata tra pentole e padelle, può confermarlo: lascia stare, non serve proprio a niente. Di notte, Anna sente i genitori confabulare: come mai la bambina non riesce a togliersi quel chiodo fisso dalla testa, come possiamo fare per tranquillizzarla?

Un giorno, dalla finestra dalla quale non si vede il mare ma lo si può immaginare forte, Anna avvista una balena blu. Sta volando ed è reale come un presagio, infatti il giorno dopo la mamma si presenta con una boccia di vetro con un pesce. Subito Anna gli chiede notizie del mare, ma lui proprio non ne sa nulla. È l’inizio di un’amicizia: Anna lo chiamerà Moby Dick, e qualcosa finalmente cambierà. Il finale di questo albo ricorda certi classici per l’infanzia e la loro determinazione nel ricordare che tutto ciò su cui fantastichiamo può diventare vero, ricorda “i sogni son desideri” di Cenerentola, il “se puoi immaginarlo, puoi farlo” di Walt Disney.

Ma qui non è la bambina a non avere fiducia in sé, sono i genitori a volerla frenare: qui il motto disneyano diventa “se io posso immaginarlo, anche loro possono farlo”. Solo andare al mare tutti insieme potrà rendere meno grigia la vita familiare. Anna non demorde, dispiega tutti i mezzi a disposizione: la visione, la lettura, il sogno.

Di quelle tre cose impalpabili noi umani viviamo, ed è bene dirlo ai bambini, è bene che esistano libri come questo: Il mare non serve a niente aiuta a raccontare l’importanza di ciò che non possediamo e tuttavia influenza le nostre vite, colora le nostre case, disegna ciò che saremo. Michele Rossi di solito si occupa dei libri degli altri (è il responsabile della narrativa italiana per Rizzoli), mentre Anna Neudecker, in arte La Bigotta, è una tatuatrice da centotrentamila follower su Instagram: un uomo che vive di parole e un’artista tutt’altro che bigotta hanno creato un libro che nasce dai contrasti e con quelli fa scintille, a partire dal titolo.

Che il mare serva a tutto lo capiamo dalla copertina: un pesce mangia palloncini rossi, la bocca protesa verso l’alto unisce il blu del cielo e quello dell’acqua. Accade, scopriamo nel libro, mentre Anna cavalca una balena fra le nuvole, l’aria è finalmente tersa, non opprimente come fra le mura della casa-prigione. Il mare è ossigeno, desiderare rende vivi, ora possiamo fare un altro passo, andare verso il prossimo desiderio, seguendo una bambina e un pesce d’acqua dolce che nuotano nell’acqua salata: sono felici anche se non serve a niente, respirano anche se non potrebbero.

Il libro
"Il mare non serve a niente" di Michele Rossi, illustrazioni di La Bigotta, è pubblicato da HarperCollins (66 pagine, 19 euro, dai 7 anni)
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