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 Illustrazione di Agostino Iacurci pubblicata sul numero 110 di Robinson del 13 gennaio 2019 

La democrazia di HAL 9000

Il computer di "2001: Odissea nello spazio" prese il comando: ma poi (con fatica) fu spento. E oggi? Possiamo continuare a dividerci tra apocalittici e integrati. O correre ai ripari: siamo ancora in tempo
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Le previsioni sull'impatto delle tecnologie dell'informazione sulla vita e la politica sono da sempre divise tra incubi apocalittici e benigne miracolose aspettative. HAL 9000 di Odissea nello spazio (1968) prendeva malignamente il comando dell'astronave e veniva spento con fatica. Il gigantesco computer Multivac dei racconti di Isaac Asimov si lamentava di non avere abbastanza dati per risolvere la questione dell'entropia e guadagnare l'eternità. Continuava a crescere di dimensioni fino ad assorbire tutto l'universo e alla fine il suo erede, Cosmic AC, diventava Dio e ri-creava il mondo. Un grande potenziale autoritario, ma anche un enorme possibile super-amico. 

Saggi di vent'anni fa descrivevano le possibilità per un'agenzia di governo dotata di reti di computer di analizzare sistematicamente le questioni pubbliche e di agire a sostegno della comunicazione, dell'efficienza generale, dei servizi alla comunità, delle reti…
Le previsioni sull'impatto delle tecnologie dell'informazione sulla vita e la politica sono da sempre divise tra incubi apocalittici e benigne miracolose aspettative. HAL 9000 di Odissea nello spazio (1968) prendeva malignamente il comando dell'astronave e veniva spento con fatica. Il gigantesco computer Multivac dei racconti di Isaac Asimov si lamentava di non avere abbastanza dati per risolvere la questione dell'entropia e guadagnare l'eternità. Continuava a crescere di dimensioni fino ad assorbire tutto l'universo e alla fine il suo erede, Cosmic AC, diventava Dio e ri-creava il mondo. Un grande potenziale autoritario, ma anche un enorme possibile super-amico. 

Saggi di vent'anni fa descrivevano le possibilità per un'agenzia di governo dotata di reti di computer di analizzare sistematicamente le questioni pubbliche e di agire a sostegno della comunicazione, dell'efficienza generale, dei servizi alla comunità, delle reti di solidarietà, dell'intelligenza collettiva. Quanto alla democrazia, sembrava arrivassero benefici in termini di migliore accesso all'informazione, di crescita della sua qualità, di maggiore influenza politica per i cittadini. All'epoca del picco di potenza della tv commerciale, che era anche un picco di manipolazione (quando per esempio in Italia i due primi telegiornali delle 20 superavano i quindici milioni di ascolti, oggi sono meno della metà) internet annunciava l'avvento della nuova agorà deliberativa. 

Oggi abbiamo capito che coi benefici arriva anche altro: la frammentazione della pubblica opinione che si raduna per "chiostri" che tendono a escludere informazioni che li contraddicono, i cui membri si danno ragione l'un l'altro e a cascata vanno verso posizioni più radicali. Abbiamo anche visto che i social media aiutano le opposizioni e le sollevazioni contro regimi in carica (Iran 2009, paesi arabi 2011, Ucraina 2013), e poi scoperto altri fenomeni come la manipolazione esterna. I post dalla Russia hanno raggiunto, attraverso i social network, il 40 per cento della popolazione americana in campagna elettorale, mentre a loro volta i russi si lamentano che i social americani abbiano fomentato rivolte in Ucraina e Georgia. Frammentazione, manipolazione, radicalizzazione, coltivazione del rancore crescono con internet. Difficile misurare quanto di più rispetto all'epoca dei mass media, ma l'impressione è: tanto. Si calcola negli Usa che solo il 10-15 per cento di link di un sito conservatore rimandino a un sito liberal e viceversa. E da noi, temo ancora meno. 

Tutto questo mentre il cuore della democrazia sarebbe il confronto di merito tra opinioni discordanti. Tra i veleni della manipolazione ce n'è uno che nell'era della tv analogica non era praticabile: l'informazione modellata per i singoli. La logica del "daily me" pareva una benedizione (un giornale che mi parla selettivamente della mia città, dei miei hobby, delle mie preferenze politiche, della mia squadra di calcio); in realtà personalizza l'informazione ma circuisce e incapsula il destinatario come preda commerciale e anche politica. Preda indifesa, se non scattano controlli e sanzioni.

I pericoli crescono per i sistemi democratici (il caso Cambridge Analytica, che aveva comprato dati personali da Facebook, insegna: la società ha chiuso ma altre sono attive nel campo). Il quadro democratico risulta già così più danneggiato che beneficiato da ciò che le Information Technologies fanno all'opinione pubblica. E ancora non abbiamo parlato di quanti posti di lavoro cancellano o rendono volatili. Se i sistemi democratici non appaiono più così stabili e sostenuti da inesauribile consenso come nei primi cinquant'anni dopo la guerra, questo dipende da una serie di fattori tra i quali il declino della sicurezza del lavoro: i paesi ad alto reddito e ad alto costo del lavoro, ricorrono non solo alla delocalizzazione, ma anche alle tecnologie sostitutive del lavoro. Internet più intelligenza artificiale possono aiutare a produrre ricchezza ma in un modo che favorisce la logica winner-take-all, che moltiplica le distanze sociali e concentra poteri e risorse verso un gruppo ristretto di detentori, accumulando frustrazione sociale in chi ne è tagliato fuori. I terribili cinque (Amazon, Google, Apple, Microsoft e Facebook) non sono ancora il bersaglio di sentimenti negativi, anche perché ne siamo per lo più beneficiari e clienti, e per ora in maggioranza felici di esserlo. La facile replicabilità digitale di prodotti della gamma più alta accentua la concentrazione della ricchezza in alto, mentre l'intelligenza artificiale comincia ad assorbire funzioni professionali di livello qualificato e la tendenza potrebbe spingere il malessere e la paura fino a un punto critico. Non c'è conclusione apocalittica inevitabile, se la politica comincia a prendere contromisure.