Recitare Bulgakov al tempo di Trump
Anna Bandettini , di ANNA BANDETTINICosa lega il fallimento della Rivoluzione del 1917 al populismo? Un grande classico: “Cuore di cane”. Che ora torna in scena riscritto dall’autore italiano più amato all’estero. Chi? Vedi alla voce Massini. E “Lehman trilogy”
Comincia come la favola di un cane randagio accolto in casa da una signora, ribattezzato Pallino e accudito. Finisce come un romanzo distopico carico di grottesca amarezza dopo che Filip Preobrazenskij, andrologo e ginecologo, su quel cane impianta con un ardito esperimento scientifico, un'ipofisi umana per educarlo e trasformarlo nell'"uomo nuovo".
Cuore di cane è un libro epico e surreale, con molti aspetti di comicità, ma anche profondamente tragico e doloroso. Scritto magnificamente da Michail Bulgakov nel 1925, censurato in Russia fino al 1987 (in Italia fu pubblicato a metà degli anni Sessanta con Il Maestro e Margherita), è una spietata diagnosi del fallimento della rivoluzione russa, attraversata però da una più generale visione crepuscolare dell'umanità. Nessuna meraviglia dunque che sia diventato teatro. Prodotto dal Piccolo con la Compagnia Lombardi-Tiezzi, dal 22 gennaio è al Grassi di Milano co…
Cuore di cane è un libro epico e surreale, con molti aspetti di comicità, ma anche profondamente tragico e doloroso. Scritto magnificamente da Michail Bulgakov nel 1925, censurato in Russia fino al 1987 (in Italia fu pubblicato a metà degli anni Sessanta con Il Maestro e Margherita), è una spietata diagnosi del fallimento della rivoluzione russa, attraversata però da una più generale visione crepuscolare dell'umanità. Nessuna meraviglia dunque che sia diventato teatro. Prodotto dal Piccolo con la Compagnia Lombardi-Tiezzi, dal 22 gennaio è al Grassi di Milano co…
Comincia come la favola di un cane randagio accolto in casa da una signora, ribattezzato Pallino e accudito. Finisce come un romanzo distopico carico di grottesca amarezza dopo che Filip Preobrazenskij, andrologo e ginecologo, su quel cane impianta con un ardito esperimento scientifico, un'ipofisi umana per educarlo e trasformarlo nell'"uomo nuovo".
Cuore di cane è un libro epico e surreale, con molti aspetti di comicità, ma anche profondamente tragico e doloroso. Scritto magnificamente da Michail Bulgakov nel 1925, censurato in Russia fino al 1987 (in Italia fu pubblicato a metà degli anni Sessanta con Il Maestro e Margherita), è una spietata diagnosi del fallimento della rivoluzione russa, attraversata però da una più generale visione crepuscolare dell'umanità. Nessuna meraviglia dunque che sia diventato teatro. Prodotto dal Piccolo con la Compagnia Lombardi-Tiezzi, dal 22 gennaio è al Grassi di Milano con due dei più quotati attori della scena italiana, Sandro Lombardi e Paolo Pierobon, e la riscrittura originale di Stefano Massini che come il romanzo ha tante strade rivelatrici: fantascienza, satira sociale, racconto del fallimento della rivoluzione sovietica, ma soprattutto osservazione minuziosa di quello che accade in un regime coercitivo e populista.
"Massini amplia il racconto di Bulgakov dalla Russia a tutte le società che perseguono l'indottrinamento delle persone, cancellano la diversità, fanno del populismo uno strumento di consenso... Cosa purtroppo frequente", spiega il regista dello spettacolo, Giorgio Sangati, trentasettenne, assistente di Luca Ronconi in La Modestia, Celestina, e nell'ultimo Lehman trilogy. "Massini, e va detto con grande potenza dramaturgica, si è dunque concentrato sulla fase rieducativa, quando Pallino, l'homunculus, deve apprendere le regole per entrare a far parte del consorzio umano, deve essere normalizzato, omologato".
Sandro Lombardi è l'istrionico professore Preobrazenskij, Paolo Pierobon è Pallino: non si erano mai trovati uno accanto all'altro su un palcoscenico finora. Qualcosa di profondo avvicina i loro due personaggi (e sta legando anche i due interpreti), come fossero due metà dello stesso essere umano, il professore che si fa strumento del sistema per normalizzare il cane, gli insegna il linguaggio ma anche le sue possibilità manipolatorie, l'altro che recalcitra ma una volta diventato uomo approfitterà di questi insegnamenti.
"Il mio Pallino non è l'imitazione di un cane, piuttosto è qualcuno che viene trattato come un cane", dice Pierobon. "Ho pensato alle persone che stanno ai margini, che stanno sotto, nel sottosuolo. Ha qualcosa dei punkabbestia, coi gesti e i movimenti scoordinati che vediamo talvolta negli emarginati". "Il mio professore, invece", spiega Lombardi, "è lo scienziato orrendamente cinico ma allo stesso tempo stiamo scoprendo del dolore in lui, simile a quello che fa al cane. Sono entrambi vittime di un sistema che normalizza e cancella la diversità".
Non è ovviamene casuale che il romanzo di Bulgakov venga riproposto ora. "L'aspetto politico della normalizzazione, l'imposizione di una unica visione del mondo che toglie di mezzo i diversi, salta agli occhi anche senza bisogno di modernizzarlo con le facce di Trump o di Putin", spiega il regista. Nella scena di Marco Rossi ispirata alla narrativa steampunk, un laboratorio con strumenti di contenzione e rieducazione che attraversano il Novecento, tutti, anche gli altri interpreti, Lorenzo Demaria, Giovanni Franzoni, Lucia Marinsalta, Bruna Rossi sono, chi più chi meno alla stregua di Preobrazenskij, una mano armata del regime.
"Se al posto del cane rieducato metti un uomo a cui viene negato lo statuto di cittadino, l'equazione del romanzo è meno fantastica di quello che possa sembrare", spiega Pierobon. La burocrazia che ammazza, il linguaggio come addestramento alla menzogna, la socialità come conformismo e omologazione, la politica come populismo, perfino il sovranismo.... Questa è l'amara visione politica e umana di Cuore di cane. "Ma attenzione: per fortuna non tutto è perduto né per Bulgakov, né per Massini", avverte Lombardi. "Alla fine in Pallino prevarrà il proprio istinto che nessuna violenza può educare. Per quanto si sia alleato con i peggiori figuri della sottogestione del potere sovietico, gli resta un istinto di libertà, una smaniosa accidentata ricerca di un senso di libertà. L'uomo è libero, fosse anche un cane".
In scena Lo spettacolo Cuore di cane, tratto dal romanzo di Michail Bulgakov uscito per la prima volta nel 1925 (in Italia nel 1967), andrà in scena al Piccolo Teatro Grassi di Milano dal 22 gennaio al 10 marzo nella riscrittura originale di Stefano Massini. Prodotto dal Piccolo Teatro di Milano — Teatro d’Europa insieme alla Compagnia Lombardi-Tiezzi, vede tra i protagonisti gli attori Sandro Lombardi e Paolo Pierobon. La regia è di Giorgio Sangati
L’immagine Un momento dello spettacolo. La scenografia, che richiama un laboratorio ospitante strumenti di contenzione e riesducazione, è stata ideata da Marco Rossi e si ispira
alla narrativa steampunk
Cuore di cane è un libro epico e surreale, con molti aspetti di comicità, ma anche profondamente tragico e doloroso. Scritto magnificamente da Michail Bulgakov nel 1925, censurato in Russia fino al 1987 (in Italia fu pubblicato a metà degli anni Sessanta con Il Maestro e Margherita), è una spietata diagnosi del fallimento della rivoluzione russa, attraversata però da una più generale visione crepuscolare dell'umanità. Nessuna meraviglia dunque che sia diventato teatro. Prodotto dal Piccolo con la Compagnia Lombardi-Tiezzi, dal 22 gennaio è al Grassi di Milano con due dei più quotati attori della scena italiana, Sandro Lombardi e Paolo Pierobon, e la riscrittura originale di Stefano Massini che come il romanzo ha tante strade rivelatrici: fantascienza, satira sociale, racconto del fallimento della rivoluzione sovietica, ma soprattutto osservazione minuziosa di quello che accade in un regime coercitivo e populista.
"Massini amplia il racconto di Bulgakov dalla Russia a tutte le società che perseguono l'indottrinamento delle persone, cancellano la diversità, fanno del populismo uno strumento di consenso... Cosa purtroppo frequente", spiega il regista dello spettacolo, Giorgio Sangati, trentasettenne, assistente di Luca Ronconi in La Modestia, Celestina, e nell'ultimo Lehman trilogy. "Massini, e va detto con grande potenza dramaturgica, si è dunque concentrato sulla fase rieducativa, quando Pallino, l'homunculus, deve apprendere le regole per entrare a far parte del consorzio umano, deve essere normalizzato, omologato".
Sandro Lombardi è l'istrionico professore Preobrazenskij, Paolo Pierobon è Pallino: non si erano mai trovati uno accanto all'altro su un palcoscenico finora. Qualcosa di profondo avvicina i loro due personaggi (e sta legando anche i due interpreti), come fossero due metà dello stesso essere umano, il professore che si fa strumento del sistema per normalizzare il cane, gli insegna il linguaggio ma anche le sue possibilità manipolatorie, l'altro che recalcitra ma una volta diventato uomo approfitterà di questi insegnamenti.
"Il mio Pallino non è l'imitazione di un cane, piuttosto è qualcuno che viene trattato come un cane", dice Pierobon. "Ho pensato alle persone che stanno ai margini, che stanno sotto, nel sottosuolo. Ha qualcosa dei punkabbestia, coi gesti e i movimenti scoordinati che vediamo talvolta negli emarginati". "Il mio professore, invece", spiega Lombardi, "è lo scienziato orrendamente cinico ma allo stesso tempo stiamo scoprendo del dolore in lui, simile a quello che fa al cane. Sono entrambi vittime di un sistema che normalizza e cancella la diversità".
Non è ovviamene casuale che il romanzo di Bulgakov venga riproposto ora. "L'aspetto politico della normalizzazione, l'imposizione di una unica visione del mondo che toglie di mezzo i diversi, salta agli occhi anche senza bisogno di modernizzarlo con le facce di Trump o di Putin", spiega il regista. Nella scena di Marco Rossi ispirata alla narrativa steampunk, un laboratorio con strumenti di contenzione e rieducazione che attraversano il Novecento, tutti, anche gli altri interpreti, Lorenzo Demaria, Giovanni Franzoni, Lucia Marinsalta, Bruna Rossi sono, chi più chi meno alla stregua di Preobrazenskij, una mano armata del regime.
"Se al posto del cane rieducato metti un uomo a cui viene negato lo statuto di cittadino, l'equazione del romanzo è meno fantastica di quello che possa sembrare", spiega Pierobon. La burocrazia che ammazza, il linguaggio come addestramento alla menzogna, la socialità come conformismo e omologazione, la politica come populismo, perfino il sovranismo.... Questa è l'amara visione politica e umana di Cuore di cane. "Ma attenzione: per fortuna non tutto è perduto né per Bulgakov, né per Massini", avverte Lombardi. "Alla fine in Pallino prevarrà il proprio istinto che nessuna violenza può educare. Per quanto si sia alleato con i peggiori figuri della sottogestione del potere sovietico, gli resta un istinto di libertà, una smaniosa accidentata ricerca di un senso di libertà. L'uomo è libero, fosse anche un cane".
In scena Lo spettacolo Cuore di cane, tratto dal romanzo di Michail Bulgakov uscito per la prima volta nel 1925 (in Italia nel 1967), andrà in scena al Piccolo Teatro Grassi di Milano dal 22 gennaio al 10 marzo nella riscrittura originale di Stefano Massini. Prodotto dal Piccolo Teatro di Milano — Teatro d’Europa insieme alla Compagnia Lombardi-Tiezzi, vede tra i protagonisti gli attori Sandro Lombardi e Paolo Pierobon. La regia è di Giorgio Sangati
L’immagine Un momento dello spettacolo. La scenografia, che richiama un laboratorio ospitante strumenti di contenzione e riesducazione, è stata ideata da Marco Rossi e si ispira
alla narrativa steampunk