Una Schindler di nome Irena Sendler
Lara Crinò , di LARA CRINÒDurante la guerra, 2500 bimbi ebrei riuscirono a fuggire dal ghetto di Varsavia: grazie al coraggio di una giovane infermiera polacca. Un albo, ora, narra la sua storia vera
Il signor Bauman ama sedersi su una panchina, nel parco. Sotto le palpebre dei suoi occhi vecchi e stanchi scorrono i ricordi di un tempo doloroso e lontano. Perché un tempo Bauman è stato un bambino di Varsavia: il piccolo Szymon con i pantaloncini corti, un fuciletto di legno e una sorellina di nome Chana. Finché non è arrivata l'invasione tedesca della Polonia, con la persecuzione degli ebrei e la creazione del ghetto. Nella sua memoria i ricordi di quei tempi sono ancora nitidi.
E nitida e terribile, eppure piena di speranza, è la storia del suo salvataggio che la polacca Renata Pi?tkowska narra in Tutte le mie mamme, appena tradotto in Italia. Chiuso in un povero appartamento del ghetto con la mamma e Chana, dopo che il padre è stato catturato dai tedeschi in una retata, Szymon guarda la vita di quell'umanità reclusa con occhi di bambino: nella realtà c'è la "catena dei cucchiai" grazie alla qua…
E nitida e terribile, eppure piena di speranza, è la storia del suo salvataggio che la polacca Renata Pi?tkowska narra in Tutte le mie mamme, appena tradotto in Italia. Chiuso in un povero appartamento del ghetto con la mamma e Chana, dopo che il padre è stato catturato dai tedeschi in una retata, Szymon guarda la vita di quell'umanità reclusa con occhi di bambino: nella realtà c'è la "catena dei cucchiai" grazie alla qua…
Il signor Bauman ama sedersi su una panchina, nel parco. Sotto le palpebre dei suoi occhi vecchi e stanchi scorrono i ricordi di un tempo doloroso e lontano. Perché un tempo Bauman è stato un bambino di Varsavia: il piccolo Szymon con i pantaloncini corti, un fuciletto di legno e una sorellina di nome Chana. Finché non è arrivata l'invasione tedesca della Polonia, con la persecuzione degli ebrei e la creazione del ghetto. Nella sua memoria i ricordi di quei tempi sono ancora nitidi.
E nitida e terribile, eppure piena di speranza, è la storia del suo salvataggio che la polacca Renata Pi?tkowska narra in Tutte le mie mamme, appena tradotto in Italia. Chiuso in un povero appartamento del ghetto con la mamma e Chana, dopo che il padre è stato catturato dai tedeschi in una retata, Szymon guarda la vita di quell'umanità reclusa con occhi di bambino: nella realtà c'è la "catena dei cucchiai" grazie alla quale dalla casa dei vicini arrivano ogni tanto un po' di riso bollito o una patata. Ma lui e Chana, piegati come tutti dalla fame, gustano con l'immaginazione i cibi più squisiti dell'infanzia che hanno dovuto abbandonare: zuccherosi strudel e soffici bagel, il pane del sabato con il miele, la zuppa fumante e gustosa. Finché i soldati non vengono a prendere Chana e la portano all'Umschlagplatz, da cui si parte, senza ritorno, per Treblinka. Finché la mamma non si ammala e un giorno si presenta alla porta un'infermiera che nel ghetto tutti hanno imparato a conoscere. Si fa chiamare Jolanta, e di sé dice: "Sono come un grande armadio ambulante", perché sotto il cappotto nasconde cibo, vestiti, medicine. Sarà lei, la polacca Jolanta, a farlo uscire dal ghetto nascosto in un camion, in uno scatolone vuoto del sapone, e ad affidarlo a una famiglia, poi a un'altra ancora. Szymon diventerà Sta?, imparerà l'Ave Maria e il Padre Nostro per ingannare i vicini, sopravviverà grazie alle nuove mamme che lo accudiranno. Ma non dimenticherà chi è, perché Jolanta ha scritto la sua vera identità e quella fittizia, insieme a quella degli altri piccoli che ha salvato, e ha nascosto i foglietti in un barattolo e poi l'ha seppellito in un giardino.
Solo dopo la guerra Bauman scoprirà che Jolanta era Irena Sendler. Grazie al suo impiego nei servizi sociali e al suo lasciapassare per il ghetto, la giovane infermiera creò una rete che portò in salvo 2.500 bambini ebrei, e fece sì che non perdessero le tracce della loro identità. Prima di morire, nel 2008, disse allo scrittore Marek Halter: "Avrei potuto fare di più. Questo rimpianto non mi lascia mai". Tutte le mie mamme parla con grazia di un'immane tragedia e illumina la vita, a lungo poco conosciuta, di una donna coraggiosa. Capace di sperare in un tempo migliore. In cui, nuovamente, poter chiamare ciascuno con il suo nome.
Il libro
"Tutte le mie mamme" di Renata Piatkowska, con le illustrazioni di Maciej Szymanowicz, è pubblicato da Giuntina (48 pagine, 15 euro, dai 7 anni)
E nitida e terribile, eppure piena di speranza, è la storia del suo salvataggio che la polacca Renata Pi?tkowska narra in Tutte le mie mamme, appena tradotto in Italia. Chiuso in un povero appartamento del ghetto con la mamma e Chana, dopo che il padre è stato catturato dai tedeschi in una retata, Szymon guarda la vita di quell'umanità reclusa con occhi di bambino: nella realtà c'è la "catena dei cucchiai" grazie alla quale dalla casa dei vicini arrivano ogni tanto un po' di riso bollito o una patata. Ma lui e Chana, piegati come tutti dalla fame, gustano con l'immaginazione i cibi più squisiti dell'infanzia che hanno dovuto abbandonare: zuccherosi strudel e soffici bagel, il pane del sabato con il miele, la zuppa fumante e gustosa. Finché i soldati non vengono a prendere Chana e la portano all'Umschlagplatz, da cui si parte, senza ritorno, per Treblinka. Finché la mamma non si ammala e un giorno si presenta alla porta un'infermiera che nel ghetto tutti hanno imparato a conoscere. Si fa chiamare Jolanta, e di sé dice: "Sono come un grande armadio ambulante", perché sotto il cappotto nasconde cibo, vestiti, medicine. Sarà lei, la polacca Jolanta, a farlo uscire dal ghetto nascosto in un camion, in uno scatolone vuoto del sapone, e ad affidarlo a una famiglia, poi a un'altra ancora. Szymon diventerà Sta?, imparerà l'Ave Maria e il Padre Nostro per ingannare i vicini, sopravviverà grazie alle nuove mamme che lo accudiranno. Ma non dimenticherà chi è, perché Jolanta ha scritto la sua vera identità e quella fittizia, insieme a quella degli altri piccoli che ha salvato, e ha nascosto i foglietti in un barattolo e poi l'ha seppellito in un giardino.
Solo dopo la guerra Bauman scoprirà che Jolanta era Irena Sendler. Grazie al suo impiego nei servizi sociali e al suo lasciapassare per il ghetto, la giovane infermiera creò una rete che portò in salvo 2.500 bambini ebrei, e fece sì che non perdessero le tracce della loro identità. Prima di morire, nel 2008, disse allo scrittore Marek Halter: "Avrei potuto fare di più. Questo rimpianto non mi lascia mai". Tutte le mie mamme parla con grazia di un'immane tragedia e illumina la vita, a lungo poco conosciuta, di una donna coraggiosa. Capace di sperare in un tempo migliore. In cui, nuovamente, poter chiamare ciascuno con il suo nome.
Il libro
"Tutte le mie mamme" di Renata Piatkowska, con le illustrazioni di Maciej Szymanowicz, è pubblicato da Giuntina (48 pagine, 15 euro, dai 7 anni)