All we need is Beatles
Ernesto Assante , Gino Castaldo , di ERNESTO ASSANTE e GINO CASTALDOMa che cosa ci lega ancora così tanto a una band che scomparve dalla scena cinquant'anni fa? Il fatto che non sia mai scomparsa
La luce non si spegne, anzi col passare del tempo sembra acquistare punti di brillantezza, un'aura di santità incontaminata, e in molti si chiedono come mai. Perché i Beatles sono sempre lì, perché le loro musiche continuano a piacere, a splendere quasi cinquant'anni dopo il più celebre e doloroso breakup della storia della cultura pop? La risposta è una sola: sono diventati nell'immaginario collettivo il Paradiso Perduto, l'eden irraggiungibile da cui siamo stati gradatamente cacciati, senza remissione, perché nella loro musica c'è la bellezza, c'è la mozartiana vertigine della gioiosa creatività, e perché in quella sfrenata corsa artistica si sono intrecciate le migliori speranze e la miglior gioventù di quegli anni fatidici in cui il pianeta sembrava a un passo dal poter diventare se non proprio il Paradiso, perlomeno un mondo in cui fosse più bello vivere. Che tutto q…
La luce non si spegne, anzi col passare del tempo sembra acquistare punti di brillantezza, un'aura di santità incontaminata, e in molti si chiedono come mai. Perché i Beatles sono sempre lì, perché le loro musiche continuano a piacere, a splendere quasi cinquant'anni dopo il più celebre e doloroso breakup della storia della cultura pop? La risposta è una sola: sono diventati nell'immaginario collettivo il Paradiso Perduto, l'eden irraggiungibile da cui siamo stati gradatamente cacciati, senza remissione, perché nella loro musica c'è la bellezza, c'è la mozartiana vertigine della gioiosa creatività, e perché in quella sfrenata corsa artistica si sono intrecciate le migliori speranze e la miglior gioventù di quegli anni fatidici in cui il pianeta sembrava a un passo dal poter diventare se non proprio il Paradiso, perlomeno un mondo in cui fosse più bello vivere. Che tutto questo sia accaduto a partire da quattro innocui ragazzini che venivano dalla più sfigata provincia inglese, da famiglie non proprio rigogliose, da ambienti socialmente e culturalmente modesti, fa parte del mistero, della fiaba che ha trasformato l'incontro tra Paul McCartney, John Lennon, George Harrison e Ringo Starr in una alchimia travolgente, in una dirompente piena che ha cambiato il volto della musica e della cultura popolare. E il mistero si infittisce se pensiamo che tutto questo l'hanno fatto in appena sei o sette anni di reale produttività e sono passati dallo yè-yè di She loves you alle visioni cosmiche di Sgt.Pepper's in quattro anni.
I Beatles hanno contribuito a trasformare il pop in arte, a dimostrare che le canzoni potevano non essere "solo" canzoni, ad abbattere muri e steccati tra generi e stili, hanno insomma posto le basi del mondo così come oggi lo conosciamo. Hanno avuto eredi? Di quelli che manifestamente seguono i Beatles e il loro suono è pieno il mondo, ma nessuno è riuscito a prenderne lo scettro perché, ed è questo il bello, i Beatles sono ancora tra noi, sono vivi e attuali, vanno addirittura di moda (pensate al taglio dei capelli con la zazzera sulla fronte alla Lennon che impazza tra i più giovani...) e sono riusciti a restare saldamente al centro dell'immaginario collettivo. Merito anche della loro oculatissima gestione del patrimonio e di un marchio, "Apple", che evidentemente ha un peso. Col passare del tempo la forza del marchio è cresciuta anche grazie a un'attentissima e rigorosa strategia di mercato. Il marchio Beatles è stato protetto in modo scrupoloso e conservativo, come se si trattasse delle opere di Leonardo, e a decidere sono solo loro, i quattro aventi diritto, ovvero Paul, Ringo, più Yoko Ono e Olivia Harrison come eredi degli altri due. Si riuniscono quattro o cinque volte l'anno per scegliere le operazioni, i lanci, le rimasterizzazioni, e di solito non concedono nulla a pubblicità e film, come dire che per ascoltare la loro musica dovete farlo direttamente dai prodotti originali, non contaminati, non al servizio di qualcos'altro e quest'atteggiamento ha pagato enormemente. Hanno aspettato a lungo anche per cedere la licenza editoriale al download e poi allo streaming, quest'ultimo concesso come regalo di Natale a tutte le piattaforme digitali a partire dal 24 dicembre del 2015 col risultato di portare a casa in soli due giorni cinquanta milioni di stream. Ogni anno c'è una uscita importante che scandisce l'eterno cinquantennale iniziato nel 2012 e che si completerà nel 2020 con la ricorrenza dello scioglimento. Scelte sempre oculate, attente, curate fino al dettaglio e spesso prodighe di sorprese e inediti, nelle quali si trovano tracce dimenticate, prove in studio, versioni alternative, e in ognuna, incredibilmente, è possibile scoprire ancora della nuova magia. E in questa perfetta gestione del patrimonio ci sono anche i luoghi, diventati meta di pellegrinaggio per chiunque voglia, ancora oggi, essere anche solo per qualche minuto, parte del mito, come le strisce di Abbey Road a Londra, o la casa di Paul McCartney a Forthlin Road a Liverpool, mete inevitabili di un turismo beatlesiano che anno dopo anno è cresciuto invece di diminuire.
E poi ci sono loro, zio Paul e zio Ringo (forse dovremmo dire "nonno", ma nessuno vuole che i due invecchino davvero), che non sembra abbiano nessuna intenzione di andare in pensione, che percorrono il mondo in lungo e in largo con i loro tour, portando il verbo beatlesiano ai quattro angoli del pianeta, a chi ha nostalgia del bel tempo che fu e a chi sogna che l'utopia di All you need is love possa prima o poi tornare a far sentire il suo benefico effetto su tutti noi. McCartney e Starr vivono venerati e ultraricchi, ma non hanno mai smesso di fare musica, non hanno mai smesso di essere i "fab" di un tempo: Paul suona con tutti i migliori delle nuove generazioni, da quel che resta dei Nirvana a Kanye West, Ringo è il motore di una "all star band" con la quale punta a far divertire il pubblico. E hanno fatto bene, perché la polvere non si è posata sulle loro spalle e nella loro musica oltre all'inevitabile carico della memoria c'è ancora la vita.
I Beatles hanno contribuito a trasformare il pop in arte, a dimostrare che le canzoni potevano non essere "solo" canzoni, ad abbattere muri e steccati tra generi e stili, hanno insomma posto le basi del mondo così come oggi lo conosciamo. Hanno avuto eredi? Di quelli che manifestamente seguono i Beatles e il loro suono è pieno il mondo, ma nessuno è riuscito a prenderne lo scettro perché, ed è questo il bello, i Beatles sono ancora tra noi, sono vivi e attuali, vanno addirittura di moda (pensate al taglio dei capelli con la zazzera sulla fronte alla Lennon che impazza tra i più giovani...) e sono riusciti a restare saldamente al centro dell'immaginario collettivo. Merito anche della loro oculatissima gestione del patrimonio e di un marchio, "Apple", che evidentemente ha un peso. Col passare del tempo la forza del marchio è cresciuta anche grazie a un'attentissima e rigorosa strategia di mercato. Il marchio Beatles è stato protetto in modo scrupoloso e conservativo, come se si trattasse delle opere di Leonardo, e a decidere sono solo loro, i quattro aventi diritto, ovvero Paul, Ringo, più Yoko Ono e Olivia Harrison come eredi degli altri due. Si riuniscono quattro o cinque volte l'anno per scegliere le operazioni, i lanci, le rimasterizzazioni, e di solito non concedono nulla a pubblicità e film, come dire che per ascoltare la loro musica dovete farlo direttamente dai prodotti originali, non contaminati, non al servizio di qualcos'altro e quest'atteggiamento ha pagato enormemente. Hanno aspettato a lungo anche per cedere la licenza editoriale al download e poi allo streaming, quest'ultimo concesso come regalo di Natale a tutte le piattaforme digitali a partire dal 24 dicembre del 2015 col risultato di portare a casa in soli due giorni cinquanta milioni di stream. Ogni anno c'è una uscita importante che scandisce l'eterno cinquantennale iniziato nel 2012 e che si completerà nel 2020 con la ricorrenza dello scioglimento. Scelte sempre oculate, attente, curate fino al dettaglio e spesso prodighe di sorprese e inediti, nelle quali si trovano tracce dimenticate, prove in studio, versioni alternative, e in ognuna, incredibilmente, è possibile scoprire ancora della nuova magia. E in questa perfetta gestione del patrimonio ci sono anche i luoghi, diventati meta di pellegrinaggio per chiunque voglia, ancora oggi, essere anche solo per qualche minuto, parte del mito, come le strisce di Abbey Road a Londra, o la casa di Paul McCartney a Forthlin Road a Liverpool, mete inevitabili di un turismo beatlesiano che anno dopo anno è cresciuto invece di diminuire.
E poi ci sono loro, zio Paul e zio Ringo (forse dovremmo dire "nonno", ma nessuno vuole che i due invecchino davvero), che non sembra abbiano nessuna intenzione di andare in pensione, che percorrono il mondo in lungo e in largo con i loro tour, portando il verbo beatlesiano ai quattro angoli del pianeta, a chi ha nostalgia del bel tempo che fu e a chi sogna che l'utopia di All you need is love possa prima o poi tornare a far sentire il suo benefico effetto su tutti noi. McCartney e Starr vivono venerati e ultraricchi, ma non hanno mai smesso di fare musica, non hanno mai smesso di essere i "fab" di un tempo: Paul suona con tutti i migliori delle nuove generazioni, da quel che resta dei Nirvana a Kanye West, Ringo è il motore di una "all star band" con la quale punta a far divertire il pubblico. E hanno fatto bene, perché la polvere non si è posata sulle loro spalle e nella loro musica oltre all'inevitabile carico della memoria c'è ancora la vita.