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L’amore fraterno? Ve lo recita Pennac

È stato Bernard, confessa, a farlo diventare scrittore. E sulla sua morte ha scritto un libro che, ora, porta a teatro. Ma ci dice che cosa c’entra Bartleby, lo scrivano? “Preferirei di no”
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Ogni sera, in tutti i teatri del mondo, si recita una sorta di mistero laico dell'incarnazione. È questa, probabilmente, la ragione per cui il teatro come genere popolare è sopravvissuto dall'antichità a tutte le epoche e a tutte le difficoltà che ha incontrato. In questo caso, visto che si tratta dell'evocazione di mio fratello morto, credo che la parola "resurrezione" l'avrebbe fatto sorridere. In scena spiego perché". Così, a margine del suo nuovo spettacolo che ha appena debuttato al teatro del Funaro di Pistoia, per poi andare in tournée in Italia e all'estero, Daniel Pennac riflette sulla seduzione del palcoscenico. Il richiamo a quella danza tra vita e morte che batte il passo ogni volta che si apre il sipario non potrebbe essere più calzante. La pièce si intitola infatti Mio fratello ed è tratta dall'ultimo libro dello scrittore. Qui l'autore del fortunato ciclo di …
Ogni sera, in tutti i teatri del mondo, si recita una sorta di mistero laico dell'incarnazione. È questa, probabilmente, la ragione per cui il teatro come genere popolare è sopravvissuto dall'antichità a tutte le epoche e a tutte le difficoltà che ha incontrato. In questo caso, visto che si tratta dell'evocazione di mio fratello morto, credo che la parola "resurrezione" l'avrebbe fatto sorridere. In scena spiego perché". Così, a margine del suo nuovo spettacolo che ha appena debuttato al teatro del Funaro di Pistoia, per poi andare in tournée in Italia e all'estero, Daniel Pennac riflette sulla seduzione del palcoscenico. Il richiamo a quella danza tra vita e morte che batte il passo ogni volta che si apre il sipario non potrebbe essere più calzante. La pièce si intitola infatti Mio fratello ed è tratta dall'ultimo libro dello scrittore. Qui l'autore del fortunato ciclo di Malaussène si appoggia a un personaggio amato, il riluttante impiegato Bartleby di Bartleby lo scrivano di Herman Melville, per raccontare in controluce il lutto per il fratello maggiore Bernard. Una sinfonia del ricordo in cui Pennac fa i conti con tutto: i ricordi d'infanzia e l'educazione sentimentale impartitagli da Bernard, fatta di silenzi affettuosi e brevi sentenze fulminanti; le reticenze familiari; il vuoto che lascia la morte di chi amiamo. Parole che in teatro si trasformano in gesti, luce, trovate sceniche. Per curare, o solo condividere, il peso della solitudine.

Lei ha una lunga consuetudine con il teatro: molti suoi libri sono diventati spettacoli. Ora porta in scena un dolore intimo. Ciò cambia tutto?
"Il risultato è ogni volta una sorpresa, e questo è ciò che mi motiva. Sono sempre curioso di scoprire che cosa Clara Bauer, la regista di molti miei spettacoli che mi accompagna anche in questa nuova avventura, sarà in grado di ricavare dall'adattamento. Credo che ci sia un certo legame di parentela tra mio fratello Bernard e il Bartleby di Melville, una sorta di cuginanza lontana sulla quale spero che la regia di Bauer possa far luce".

La pièce gioca proprio sul parallelismo tra Bartleby e suo fratello. Che cosa c'è di così familiare, e di così contemporaneo, nella frase "preferirei di no" che il protagonista di Melville ripete continuamente?
"Bartleby incarna l'uomo che oppone un rifiuto. E che rifiuta in primo luogo di spiegare il suo rifiuto. Fa parte della famiglia letteraria dei non desideranti, insieme a Lo Straniero di Camus, all'Oblomov di Gontcharof, a certi personaggi di Pavese e Beckett. In alcuni momenti tutti noi ospitiamo un Bartleby: qualcuno che sa che le richieste che ci vengono rivolte non sono serie".

Questo tratto lo accomuna a Bernard tanto da portarli entrambi sul palco?
"Diciamo che entrambi appartengono a questa genìa di non desideranti. E, sia l'uno che l'altro, rifiutano di fornire spiegazioni inutili. Il mistero del teatro è come si trasformare tutto questo in uno spettacolo. Come fa un regista a trasferire il significato in quel quadrato di luce? Non lo so, e questo è ciò che mi affascina della messa in scena".

Bernard era un timido: lei spiega bene quanto odiasse il frastuono dei discorsi superflui. Ma è stato lui, quando eravate bambini, a insegnarle l'ironia, a iniziarla il gusto per la parola. Lei scrive che è grazie a suo fratello se è diventato scrittore. Come avete reso tutto ciò?
"Drammatizzando, ad esempio, una delle abitudini della nostra infanzia comune. Quando, all'ora della merenda, Bernard mi spingeva a comporre delle frasi complesse e interminabili, dal vocabolario ricchissimo, che poi volavano come preghiere verso questo dio fraterno per supplicarlo di prepararmi qualcosa da mangiare. Era un gioco di cui non mi stancavo mai, e che ci faceva morire dal ridere. Mio fratello, posso dirlo, è stato anche il mio personaggio preferito. Il suo "spirito" incombe su un certo numero di miei personaggi, a partire da Malaussène. La lucidità compassionevole di Malaussène gli deve molto ".

Da grandi, invece, il vostro rapporto si è nutrito di passeggiate nella natura, di partite a scacchi, anche di un silenzio profondo e ricco. Il contrario della comunicazione continua ma frammentata cui ci siamo abituati
"Insieme a Clara Bauer, abbiamo immaginato tre modi di raccontare questo rapporto: un'intervista alla radio, la realizzazione di un film sul Bartleby di Melville, degli incontri con Bernard in cui revochiamo la nostra vita insieme. Ci amavamo molto e, cosa straordinaria per due fratelli, non abbiamo mai litigato. Spero che queste modalità narrative riescano a portare sulla scena la profondità e la ricchezza di questo sentimento, di questo silenzio profondo che ci univa".

Che cosa le manca di più di Bernard?
"Bernard".

Il libro e la pièce Lo spettacolo "Mio fratello", di e con Daniel Pennac, ha debuttato per la regia di Clara Bauer al centro culturale il Funaro di Pistoia, che già in passato ha ospitato i lavori per il teatro dello scrittore francese. È tratto dal libro omonimo pubblicato in Italia da Feltrinelli (128 pagine, 14 euro)