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  In foto, una scena del documentario "Isis, tomorrow", di Francesca Mannocchi e Alessio Romenzi. (c) Alessio Romenzi 

Perché difendo chi vende migranti

Come si fa a lucrare su poveri cristi? Eppure anche chi traffica può essere, a volte, un eroe. Parola di Francesca Mannocchi, cronista che ne ha viste tante, ma mai le ha raccontate come in questo romanzo
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Mai come in questi giorni in cui ci si accapiglia sui numeri delle persone morte nel Mediterraneo negli ultimi mesi cercando di raggiungere l'Italia dalla Libia e sul destino dei disperati salvati in acqua dalle navi delle organizzazioni non governative, si sente la necessità di lanciare sull'immigrazione uno sguardo più profondo di quello che numeri e statistiche restituiscono. Di ascoltare le storie di chi ce l'ha fatta e chi no, di capire cosa si muove davvero dietro al fenomeno che segnerà la Storia di questi anni.

A guidarci nel salto arriva ora una giornalista di razza, Francesca Mannocchi. Io Khaled vendo uomini e sono innocente è il suo esordio narrativo, dopo dozzine di articoli dalla Siria, dalla Libia e dalla Grecia scritti in questi anni per le maggiori testate nazionali. E un documentario, Isis, tomorrow, presentato qualche mese fa alla Mostra del cinema di Venezia. Un salto doppio quello di Mannocchi: il protagonista del suo libro…
Mai come in questi giorni in cui ci si accapiglia sui numeri delle persone morte nel Mediterraneo negli ultimi mesi cercando di raggiungere l'Italia dalla Libia e sul destino dei disperati salvati in acqua dalle navi delle organizzazioni non governative, si sente la necessità di lanciare sull'immigrazione uno sguardo più profondo di quello che numeri e statistiche restituiscono. Di ascoltare le storie di chi ce l'ha fatta e chi no, di capire cosa si muove davvero dietro al fenomeno che segnerà la Storia di questi anni.

A guidarci nel salto arriva ora una giornalista di razza, Francesca Mannocchi. Io Khaled vendo uomini e sono innocente è il suo esordio narrativo, dopo dozzine di articoli dalla Siria, dalla Libia e dalla Grecia scritti in questi anni per le maggiori testate nazionali. E un documentario, Isis, tomorrow, presentato qualche mese fa alla Mostra del cinema di Venezia. Un salto doppio quello di Mannocchi: il protagonista del suo libro, un'opera di fiction che si alimenta delle storie che la reporter ha raccolto nei suoi anni in Libia, non è infatti un migrante. Ma un trafficante di uomini, uno di quelli che i disperati dall'Africa profonda o dalla Siria, li manda a cercare la vita o la morte in mare senza troppi scrupoli. E in cambio di molti soldi.

Mannocchi, perché un libro su un trafficante?
"Volevo restituire a chi lo leggerà lo stupore di fronte a cui mi sono trovata io in questi anni quando incontravo un migrante che mi diceva di essere grato al Khaled di turno perché lo metteva su un gommone. E gli dava così la possibilità di raggiungere una vita diversa. Il mio scopo era raccontare la zona di grigio che c'è fra il nero e il bianco: dove non tutto è semplice o lineare. E i cattivi magari prima sono stati buoni. O si sono battuti per una causa che ritenevano buona".

Come Khaled, appunto: una persona reale, che lei ha incontrato nei suoi viaggi, e trasformato qui in un personaggio di fantasia.
"Khaled nella vita reale si chiama Ibrahim. Ma non solo così: in lui sono confluite diverse persone e tutto quello che ho imparato della Libia. Ma è stato quando ho incontrato Ibrahim, e lui si è presentato come un "trafficante a tempo", uno che voleva solo comprarsi la seconda casa a Istanbul prima di smettere, che mi sono detta che dovevo capire di più. Mi sono chiesta allora chi fosse questo ragazzo, cosa ricordasse di Gheddafi o della rivoluzione. Cose di cui oggi negli articoli parliamo poco ma che sono fondamentali per capire: Khaled agisce come agisce dopo aver vissuto un'infanzia segnata dalla dittatura, e poi aver combattuto in una rivoluzione scivolata in un caos senza ritorno. È un inquadramento necessario: credo di essere riuscita a dire più cose della Libia con questo libro che nelle decine di articoli che ho scritto".

Non teme di suonare assolutoria nei confronti dei trafficanti?
"Io credo che se vogliamo capire davvero dobbiamo raccontare anche i cattivi. Capire le ragioni che li spingono a fare quello che fanno. Solo così possiamo trovare il modo di cambiare le cose. La Libia non si cambia con conferenze come quella di Palermo ma andando a parlare con 38-40enni passati da un'era in cui, se erano d'accordo con il governo, avevano tutto allo stato di confusione di oggi, in cui vince solo chi ha armi e soldi contanti. "Gli africani" come li chiamano loro questo sono: bancomat che garantiscono un flusso costante di denaro".

Non c'è solo Khaled nel libro: anche Tekle, moglie eritrea stuprata sotto gli occhi del marito. E Fouzieh, siriana di Homs, che vede il figlio affogare in mare davanti a lei...
"Tutte storie vere, che ho ascoltato nei centri di detenzione, nei campi profughi, da chi è arrivato in Europa. Che sarebbe impossibile inventare perché troppo dolorose. Spero che il senso di scomodità che ho sentito io mentre me le raccontavano raggiunga chi legge, perché solo così capiremo la disperazione di questa gente, la loro determinazione a fuggire".

Cosa cerca chi è così disperato da mettere un bambino di pochi anni su un gommone attraverso il Mediterraneo?
"La felicità. Una possibilità. Il suo posto nel mondo. Concetti banali forse: ma profondissimi".


Il libro e l'autrice "Io Khaled vendo uomini e sono innocente" di Francesca Mannocchi (Einaudi Stile Libero, 208 pagine, 17 euro) racconta le rotte dei migranti e la situazione libica attraverso la storia di un trafficante di uomini. Mannocchi scrive dal Libano, dall'Afghanistan, dalla Libia, dalla Siria e dall'Iraq per giornali italiani ed esteri. Con Alessio Romenzi ha firmato il documentario "Isis, tomorrow"