La biblioteca che scavalcò le frontiere
Alberto Manguel , di ALBERTO MANGUELEsiste al mondo un luogo più universale? Un grande critico ci spiega perché le “case dei libri” non conoscono dogane né censure. Come insegna la storia della Biblioteca Ucraina di Mosca. Grazie (anche) al web. E a un certo Borges
Nel 1995 Jacques Gaillot, vescovo di Évreux, venne convocato da papa Giovanni Paolo II a Roma; e lì, a causa del suo attivismo in difesa, tra l'altro, del popolo palestinese, il Santo Padre gli disse che dal giorno successivo, venerdì 13 gennaio alle dodici in punto, avrebbe cessato di essere il vescovo di Évreux e che sarebbe invece stato assegnato alla sede episcopale di Partenia, sulle alture di Sétif in Algeria, dove Gaillot aveva fatto il servizio militare francese. Malgrado la diocesi di Partenia fosse scomparsa nel V secolo e dunque Gaillot si ritrovasse, nei fatti, privato di una sede fisica, i suoi seguaci decisero che nell'era digitale era possibile creare un episcopato nel ciberspazio: qualche mese dopo, ai primi del 1996, la sede virtuale di Partenia era aperta, gestita da Zurigo e accessibile in sette diverse lingue. Forse era questo che Cristo intendeva (pur non avendo previsto il web) quando disse: "Il mio regno non &egrav…
Nel 1995 Jacques Gaillot, vescovo di Évreux, venne convocato da papa Giovanni Paolo II a Roma; e lì, a causa del suo attivismo in difesa, tra l'altro, del popolo palestinese, il Santo Padre gli disse che dal giorno successivo, venerdì 13 gennaio alle dodici in punto, avrebbe cessato di essere il vescovo di Évreux e che sarebbe invece stato assegnato alla sede episcopale di Partenia, sulle alture di Sétif in Algeria, dove Gaillot aveva fatto il servizio militare francese. Malgrado la diocesi di Partenia fosse scomparsa nel V secolo e dunque Gaillot si ritrovasse, nei fatti, privato di una sede fisica, i suoi seguaci decisero che nell'era digitale era possibile creare un episcopato nel ciberspazio: qualche mese dopo, ai primi del 1996, la sede virtuale di Partenia era aperta, gestita da Zurigo e accessibile in sette diverse lingue. Forse era questo che Cristo intendeva (pur non avendo previsto il web) quando disse: "Il mio regno non è di questo mondo".
Se si parla di biblioteche, le parole di Cristo possono assumere un significato sia spaziale, sia temporale. Le biblioteche esistono in un dato luogo, in solidi fabbricati di mattoni o di marmo, ma il loro patrimonio si estende all'indietro nel tempo a rendere testimonianza di quanto è accaduto nel passato prossimo e remoto, nella speranza che questo funga da insegnamento al lettore del futuro. Gran parte dei lettori intuisce che quanto chiamiamo realtà, oltre le ristrette nozioni di sangue e nazionalità, è contenuto in quelle pagine, conservato per loro o per i loro discendenti affinché trovino le parole adatte alle esperienze che hanno vissuto, in maniera anonima, o che forse vivranno un giorno. Questo allarga lo spazio concreto occupato da una biblioteca a ogni concepibile posto descritto in qualunque punto del suo patrimonio, luoghi immaginari compresi, ovunque ci sia un lettore seduto a leggere. I sovrani d'Alessandria erano decisi ad accumulare sotto un unico tetto tutti i libri reperibili entro i confini del regno; ma l'ambizione di una biblioteca è ben più vasta di quella dei sovrani e non si fa limitare dalle frontiere politiche. Sir Thomas Browne lo spiegò nella sua Religio Medici del 1643: "Portiamo dentro di noi le meraviglie che cerchiamo fuori di noi: in noi alberga l'Africa con i suoi prodigi; noi siamo l'avventuroso oggetto di natura che chiunque studi saggiamente apprende nel suo complesso, ciò su cui altri si affaticano per volumi infiniti". Come se volesse definire una biblioteca.
Nel periodo in cui sono stato direttore della Biblioteca Nazionale Argentina ho ritenuto importante che quella istituzione si facesse davvero nazionale facendosi universale, come Borges desiderava, e che sviluppasse il proprio ruolo culturale non solo come centro della memoria e dell'identità del popolo argentino ma allargando la propria missione al mondo intero, portando sui nostri scaffali le "meraviglie che cerchiamo fuori di noi". Diverse biblioteche nazionali già lo fanno, permettendo a lettori che si trovano oltre i confini nazionali di accedere liberamente al materiale che contengono, inviando libri e documenti all'estero in maniera fisica o virtuale e dunque estendendo il concetto tradizionale di prestito inter-bibliotecario, di norma ristretto a una città o a un paese. Eppure, ci siamo chiesti, perché non aiutare i bibliotecari non solo a fornire libri a lettori assenti e a rimpolpare i patrimoni di altre biblioteche, ma anche a creare o ricreare biblioteche distrutte da terremoti e uragani, oppure chiuse dalla censura, o biblioteche che per arroganti motivi politici non si possono nemmeno aprire?
Un esempio. La Biblioteca Ucraina di Mosca venne fondata nel 1986 e dotata, nel 2000, di uno statuto autonomo. Ciò malgrado, nel marzo 2017 il presidente Putin ne ha ordinato la chiusura, e i suoi 25mila volumi sono stati confiscati e accorpati al patrimonio della Biblioteca di Letteratura Straniera di Mosca. La sua direttrice, Natalia G. Sharina, è stata giudicata "colpevole di incitamento all'odio verso il popolo russo e di utilizzo di fondi statali per l'acquisto di testi anti-russi allo scopo di fornire asilo a Mosca a nazionalisti ucraini" e, per questi presunti delitti, condannata a quattro anni. Nell'apprendere tutto questo, la Biblioteca Nazionale Argentina ha deciso di aprire una Biblioteca Ucraina entro i propri locali, mettendo a disposizione sotto forma materiale e virtuale ai lettori di tutto il mondo un repertorio di testi ucraini che potesse, per quanto in misura minima, sostituire la biblioteca perduta. Lo abbiamo fatto sulla scorta delle convinzioni del fondatore della nostra biblioteca nazionale, Mariano Moreno, che nel 1810 scrisse: "La verità, come la virtù, contiene in sé la propria irrefutabile apologia: discussa e resa nota, essa appare in tutto il suo fulgido splendore. Ove si pongano limiti al discorso intellettuale, sia lo spirito sia la materia avranno a patirne, e menzogna, errore, angoscia, fanatismo e ottundimento diverranno stendardo delle nazioni, e ne causeranno la degradazione, la miseria e la rovina eterna".
Un altro esempio. La tecnologia può essere strumento nocivo all'intelligenza e alla profondità di pensiero, oppure diventare arma contro il fanatismo; è stato in questo spirito che la Biblioteca Nazionale Argentina ha proposto la creazione di una Biblioteca Nazionale Palestinese virtuale, sulle orme dei seguaci del vescovo Gaillot. Perché, ci siamo detti, non dare vita a questa nuova biblioteca nazionale sotto l'egida della nostra, creando un'istituzione sorella, virtuale come la diocesi di Partenia, a cui fornire noi per primi del materiale e per la quale sollecitare contributi da altre biblioteche? Perché non assistere i palestinesi nella creazione di una biblioteca nazionale che, come la nostra, potesse diventare un simbolo d'identità e un repertorio di memorie sofferte? Sfortunatamente, malgrado molti tentativi, conflitti d'opinione e burocrazia hanno impedito al progetto di decollare; ma il progetto ancora esiste, e forse un giorno vedrà la luce.
Questi tentativi di attraversare e cancellare le frontiere nel mondo delle biblioteche sono possibili perché la biblioteca, per sua stessa natura, è senza confini. Definire sezioni che impediscano il mescolamento fra arti e scienze, limitare l'accesso a determinati libri solo a certi lettori, impedire l'acquisizione di titoli problematici o evitare materiale controverso sono tutte forme d'impedimento che, alla fine, non sono mai pienamente efficaci perché i lettori troveranno sempre il modo di sfocare le suddivisioni, accedere illegalmente, piazzare i titoli controversi sugli scaffali all'insaputa delle autorità. La lettura, come sappiamo ormai da tempo, è un'attività sovversiva e non crede nella convenzione delle frontiere. Nel IX secolo il poeta siriano Abu Tammam, compilatore di una delle più amate antologie letterarie di lingua araba, scrisse questi versi: Ci mancherà forse un legame di sangue, ma la letteratura è comunque il nostro padre adottivo.
© TRADUZIONE DI ISABELLA ZANI
L'autore Scrittore, critico e saggista, nato a Buenos Aires (1948), a 16 anni leggeva per Jorge Luis Borges, ormai cieco. Il suo ultimo libro è “Vivere con i libri” (Einaudi)
Il fotografo Nel 1989 il tedesco Kai Wiedenhöfer fotografò la caduta del Muro di Berlino. Da allora, per trent’anni, ha documentato l’emergere di muri e barriere ai confini tra gli Stati: da Israele al Messico, dal Marocco alla Corea per dire che non sono mai la soluzione ai problemi politici ed economici di oggi. Le sue fotografie sono riunite nel progetto “Confrontier. Borders 1989-2018” (che riprende e amplia il suo precedente “Wall” realizzato in Medio Oriente tra il 2003 e il 2006), di cui qui pubblichiamo uno scatto
Se si parla di biblioteche, le parole di Cristo possono assumere un significato sia spaziale, sia temporale. Le biblioteche esistono in un dato luogo, in solidi fabbricati di mattoni o di marmo, ma il loro patrimonio si estende all'indietro nel tempo a rendere testimonianza di quanto è accaduto nel passato prossimo e remoto, nella speranza che questo funga da insegnamento al lettore del futuro. Gran parte dei lettori intuisce che quanto chiamiamo realtà, oltre le ristrette nozioni di sangue e nazionalità, è contenuto in quelle pagine, conservato per loro o per i loro discendenti affinché trovino le parole adatte alle esperienze che hanno vissuto, in maniera anonima, o che forse vivranno un giorno. Questo allarga lo spazio concreto occupato da una biblioteca a ogni concepibile posto descritto in qualunque punto del suo patrimonio, luoghi immaginari compresi, ovunque ci sia un lettore seduto a leggere. I sovrani d'Alessandria erano decisi ad accumulare sotto un unico tetto tutti i libri reperibili entro i confini del regno; ma l'ambizione di una biblioteca è ben più vasta di quella dei sovrani e non si fa limitare dalle frontiere politiche. Sir Thomas Browne lo spiegò nella sua Religio Medici del 1643: "Portiamo dentro di noi le meraviglie che cerchiamo fuori di noi: in noi alberga l'Africa con i suoi prodigi; noi siamo l'avventuroso oggetto di natura che chiunque studi saggiamente apprende nel suo complesso, ciò su cui altri si affaticano per volumi infiniti". Come se volesse definire una biblioteca.
Nel periodo in cui sono stato direttore della Biblioteca Nazionale Argentina ho ritenuto importante che quella istituzione si facesse davvero nazionale facendosi universale, come Borges desiderava, e che sviluppasse il proprio ruolo culturale non solo come centro della memoria e dell'identità del popolo argentino ma allargando la propria missione al mondo intero, portando sui nostri scaffali le "meraviglie che cerchiamo fuori di noi". Diverse biblioteche nazionali già lo fanno, permettendo a lettori che si trovano oltre i confini nazionali di accedere liberamente al materiale che contengono, inviando libri e documenti all'estero in maniera fisica o virtuale e dunque estendendo il concetto tradizionale di prestito inter-bibliotecario, di norma ristretto a una città o a un paese. Eppure, ci siamo chiesti, perché non aiutare i bibliotecari non solo a fornire libri a lettori assenti e a rimpolpare i patrimoni di altre biblioteche, ma anche a creare o ricreare biblioteche distrutte da terremoti e uragani, oppure chiuse dalla censura, o biblioteche che per arroganti motivi politici non si possono nemmeno aprire?
Un esempio. La Biblioteca Ucraina di Mosca venne fondata nel 1986 e dotata, nel 2000, di uno statuto autonomo. Ciò malgrado, nel marzo 2017 il presidente Putin ne ha ordinato la chiusura, e i suoi 25mila volumi sono stati confiscati e accorpati al patrimonio della Biblioteca di Letteratura Straniera di Mosca. La sua direttrice, Natalia G. Sharina, è stata giudicata "colpevole di incitamento all'odio verso il popolo russo e di utilizzo di fondi statali per l'acquisto di testi anti-russi allo scopo di fornire asilo a Mosca a nazionalisti ucraini" e, per questi presunti delitti, condannata a quattro anni. Nell'apprendere tutto questo, la Biblioteca Nazionale Argentina ha deciso di aprire una Biblioteca Ucraina entro i propri locali, mettendo a disposizione sotto forma materiale e virtuale ai lettori di tutto il mondo un repertorio di testi ucraini che potesse, per quanto in misura minima, sostituire la biblioteca perduta. Lo abbiamo fatto sulla scorta delle convinzioni del fondatore della nostra biblioteca nazionale, Mariano Moreno, che nel 1810 scrisse: "La verità, come la virtù, contiene in sé la propria irrefutabile apologia: discussa e resa nota, essa appare in tutto il suo fulgido splendore. Ove si pongano limiti al discorso intellettuale, sia lo spirito sia la materia avranno a patirne, e menzogna, errore, angoscia, fanatismo e ottundimento diverranno stendardo delle nazioni, e ne causeranno la degradazione, la miseria e la rovina eterna".
Un altro esempio. La tecnologia può essere strumento nocivo all'intelligenza e alla profondità di pensiero, oppure diventare arma contro il fanatismo; è stato in questo spirito che la Biblioteca Nazionale Argentina ha proposto la creazione di una Biblioteca Nazionale Palestinese virtuale, sulle orme dei seguaci del vescovo Gaillot. Perché, ci siamo detti, non dare vita a questa nuova biblioteca nazionale sotto l'egida della nostra, creando un'istituzione sorella, virtuale come la diocesi di Partenia, a cui fornire noi per primi del materiale e per la quale sollecitare contributi da altre biblioteche? Perché non assistere i palestinesi nella creazione di una biblioteca nazionale che, come la nostra, potesse diventare un simbolo d'identità e un repertorio di memorie sofferte? Sfortunatamente, malgrado molti tentativi, conflitti d'opinione e burocrazia hanno impedito al progetto di decollare; ma il progetto ancora esiste, e forse un giorno vedrà la luce.
Questi tentativi di attraversare e cancellare le frontiere nel mondo delle biblioteche sono possibili perché la biblioteca, per sua stessa natura, è senza confini. Definire sezioni che impediscano il mescolamento fra arti e scienze, limitare l'accesso a determinati libri solo a certi lettori, impedire l'acquisizione di titoli problematici o evitare materiale controverso sono tutte forme d'impedimento che, alla fine, non sono mai pienamente efficaci perché i lettori troveranno sempre il modo di sfocare le suddivisioni, accedere illegalmente, piazzare i titoli controversi sugli scaffali all'insaputa delle autorità. La lettura, come sappiamo ormai da tempo, è un'attività sovversiva e non crede nella convenzione delle frontiere. Nel IX secolo il poeta siriano Abu Tammam, compilatore di una delle più amate antologie letterarie di lingua araba, scrisse questi versi: Ci mancherà forse un legame di sangue, ma la letteratura è comunque il nostro padre adottivo.
© TRADUZIONE DI ISABELLA ZANI
L'autore Scrittore, critico e saggista, nato a Buenos Aires (1948), a 16 anni leggeva per Jorge Luis Borges, ormai cieco. Il suo ultimo libro è “Vivere con i libri” (Einaudi)
Il fotografo Nel 1989 il tedesco Kai Wiedenhöfer fotografò la caduta del Muro di Berlino. Da allora, per trent’anni, ha documentato l’emergere di muri e barriere ai confini tra gli Stati: da Israele al Messico, dal Marocco alla Corea per dire che non sono mai la soluzione ai problemi politici ed economici di oggi. Le sue fotografie sono riunite nel progetto “Confrontier. Borders 1989-2018” (che riprende e amplia il suo precedente “Wall” realizzato in Medio Oriente tra il 2003 e il 2006), di cui qui pubblichiamo uno scatto