Fenomeno Cat person, non sparate su noi scrittrici
Michela Murgia , di MICHELA MURGIAFinire nel tritacarne dei social identificati con il proprio personaggio. Su Internet succede anche questo (e se sei donna di più). Soluzioni? Manuale di autodifesa
Se Kristen Roupenian potesse tornare indietro, forse il racconto intitolato Cat Person - storia di un brutto sesso fatto malvolentieri per timbrare il cartellino delle aspettative dell'altro - non lo scriverebbe più. Oppure non lo farebbe passare dalle pagine del New Yorker, dalle quali l'effetto-verità della scrittura in prima persona lo ha fatto somigliare più a un resoconto esperienziale che a un gesto letterario di pura fiction. Inutile ribadire ancora che la pura fiction non esiste, nè esistono cronache che della fiction possano del tutto fare a meno. Il dato rilevante è che la vita di Kristen dopo quella pubblicazione è cambiata in peggio.
Insulti, minacce e violente critiche le sono piovute addosso dai lettori e dai commentatori dei social dove il racconto - il più letto del 2017 sul New Yorker - è stato condiviso migliaia di volte. I detrattori si dividono in due categorie: quelli che avevano capito che si tratta…
Insulti, minacce e violente critiche le sono piovute addosso dai lettori e dai commentatori dei social dove il racconto - il più letto del 2017 sul New Yorker - è stato condiviso migliaia di volte. I detrattori si dividono in due categorie: quelli che avevano capito che si tratta…
Se Kristen Roupenian potesse tornare indietro, forse il racconto intitolato Cat Person - storia di un brutto sesso fatto malvolentieri per timbrare il cartellino delle aspettative dell'altro - non lo scriverebbe più. Oppure non lo farebbe passare dalle pagine del New Yorker, dalle quali l'effetto-verità della scrittura in prima persona lo ha fatto somigliare più a un resoconto esperienziale che a un gesto letterario di pura fiction. Inutile ribadire ancora che la pura fiction non esiste, nè esistono cronache che della fiction possano del tutto fare a meno. Il dato rilevante è che la vita di Kristen dopo quella pubblicazione è cambiata in peggio.
Insulti, minacce e violente critiche le sono piovute addosso dai lettori e dai commentatori dei social dove il racconto - il più letto del 2017 sul New Yorker - è stato condiviso migliaia di volte. I detrattori si dividono in due categorie: quelli che avevano capito che si trattava di un racconto e quelli che lo hanno invece preso per una confessione di vita. I secondi si sono limitati a insultare lei e con la forza dell'anonimato hanno giudicato le sue scelte come ipocrite e soprattutto offensive verso il co-protagonista dell'esperienza presa per vera, ingenuamente convinto di aver fatto bella figura a letto con lei.
Le reazioni più violente sono però arrivate da quelli che hanno capito benissimo che l'intenzione dell'autrice era letteraria, quindi più pericolosa, perché universalizzante. Questi ultimi hanno visto nel racconto un tentativo di insinuare il dubbio che tutti i rapporti non violenti, benché apparentemente consenzienti, possano racchiudere in segreto un vizio di volontà. Leggere il racconto in questa chiave - che in sé sarebbe molto stimolante per un dibattito sulla genuinità del consenso - costringe ciascuno a riconsiderare tutti i sì ricevuti nella vita e a rileggerli alla luce della domanda: "ma voleva davvero dire sì o lo ha fatto perché dire no da un certo punto in poi sembra brutto?"
Il racconto ha toccato un nervo scoperto della società americana agitata da #Metoo, ma ha suscitato molte reazioni anche qui. Parlando di una specifica relazione tra due soggetti e raccontando di un sesso mediocre fatto sull'orlo del consenso ma non del desiderio, Kristen Roupenian ha esposto la questione meglio di mille articoli di cronaca sul tema: si può scegliere di esprimere un consenso circostanziale al sesso anche quando non esiste desiderio sessuale. Avviene tutti i giorni, dentro le camere matrimoniali come alle feste dei liceali, perché la sessualità è culturale quanto istintiva e scambiarsi piacere fisico non è la sua sola funzione, in molte circostanze non è nemmeno la più importante; a dimostrarlo basterebbero anni di orgasmi simulati per amor d'orgoglio altrui da milioni di donne di ogni latitudine.
La violenza della reazione al racconto - oltre a essere endemica in un mondo dove ti si chiede di esprimere un'opinione via smile anche quando esci dai bagni degli aeroporti - è legata al tema, ma anche al fatto che venga messo in scena da una voce di donna. Se la Cat Person fosse stata un uomo è indubbio che le reazioni sarebbero state di dibattito, non di demolizione dell'autore. Roupenian invece racconta dal punto di vista delle donne un fatto che chiunque, anche gli uomini, sa perfettamente essere vero: che il livello di conflitto che si genera dal dire no al sesso è spesso superiore alla malavoglia di dire sì, perché nel secondo caso il danno si negozia solo con sé stessi.
Le donne pagano più cara questa negoziazione. La rivoluzione sessuale ha avuto infatti per loro un effetto paradossale: le ha rese più libere di dire sì al sesso, ma ha complicato di molto la loro possibilità di dire no. La reticenza o il rifiuto fino agli anni '70 erano obbliganti se non volevi essere considerata facile. Adesso dire no tra adulti in un contesto in cui sei arrivata quasi fino al sì implica inibizione, che "te la tiri" o che vuoi spingere l'altro al limite in un gioco di potere per poi negarti.
In entrambi i casi l'effetto è lo stesso: la liberazione non è finita, non sei ancora del tutto padrona della tua risposta, che può essere influenzata in mille modi da quello che l'altro (gli altri) si aspetta da te. Questa constatazione è evidentemente ancora abbastanza rivoluzionaria da suscitare violenza in risposta, anche verso un racconto di finzione. Buone notizie per la letteratura, meno buone per i rapporti tra uomini e donne.
Il libro "Noi siamo tempesta. Storie senza eroe che hanno cambiato il mondo" (130 pagine, 16,90 euro) è l’ultimo libro di Michela Murgia (Cabras, 1972), pubblicato da Salani. Sedici storie vere nelle quali l’unione fa la forza: avventure collettive famosissime o sconosciute, dalla nascita di Wikipedia alla caduta del Muro di Berlino, alla lotta al razzismo
Il progetto fotografico Pixy Liao (1979) vive e lavora a Brooklyn. Il progetto, intitolato "Experimental relationship" e ancora in corso, ha per protagonisti l’autrice e il suo fidanzato giapponese, di quattro anni più giovane. L’obiettivo dell’artista è esplorare le diverse possibilità dell’amore eterossessuale interrogandosi su cosa significhi “normalità” e cosa accadrebbe se uomo e donna scambiassero i propri ruoli di sesso e di potere
Insulti, minacce e violente critiche le sono piovute addosso dai lettori e dai commentatori dei social dove il racconto - il più letto del 2017 sul New Yorker - è stato condiviso migliaia di volte. I detrattori si dividono in due categorie: quelli che avevano capito che si trattava di un racconto e quelli che lo hanno invece preso per una confessione di vita. I secondi si sono limitati a insultare lei e con la forza dell'anonimato hanno giudicato le sue scelte come ipocrite e soprattutto offensive verso il co-protagonista dell'esperienza presa per vera, ingenuamente convinto di aver fatto bella figura a letto con lei.
Le reazioni più violente sono però arrivate da quelli che hanno capito benissimo che l'intenzione dell'autrice era letteraria, quindi più pericolosa, perché universalizzante. Questi ultimi hanno visto nel racconto un tentativo di insinuare il dubbio che tutti i rapporti non violenti, benché apparentemente consenzienti, possano racchiudere in segreto un vizio di volontà. Leggere il racconto in questa chiave - che in sé sarebbe molto stimolante per un dibattito sulla genuinità del consenso - costringe ciascuno a riconsiderare tutti i sì ricevuti nella vita e a rileggerli alla luce della domanda: "ma voleva davvero dire sì o lo ha fatto perché dire no da un certo punto in poi sembra brutto?"
Il racconto ha toccato un nervo scoperto della società americana agitata da #Metoo, ma ha suscitato molte reazioni anche qui. Parlando di una specifica relazione tra due soggetti e raccontando di un sesso mediocre fatto sull'orlo del consenso ma non del desiderio, Kristen Roupenian ha esposto la questione meglio di mille articoli di cronaca sul tema: si può scegliere di esprimere un consenso circostanziale al sesso anche quando non esiste desiderio sessuale. Avviene tutti i giorni, dentro le camere matrimoniali come alle feste dei liceali, perché la sessualità è culturale quanto istintiva e scambiarsi piacere fisico non è la sua sola funzione, in molte circostanze non è nemmeno la più importante; a dimostrarlo basterebbero anni di orgasmi simulati per amor d'orgoglio altrui da milioni di donne di ogni latitudine.
La violenza della reazione al racconto - oltre a essere endemica in un mondo dove ti si chiede di esprimere un'opinione via smile anche quando esci dai bagni degli aeroporti - è legata al tema, ma anche al fatto che venga messo in scena da una voce di donna. Se la Cat Person fosse stata un uomo è indubbio che le reazioni sarebbero state di dibattito, non di demolizione dell'autore. Roupenian invece racconta dal punto di vista delle donne un fatto che chiunque, anche gli uomini, sa perfettamente essere vero: che il livello di conflitto che si genera dal dire no al sesso è spesso superiore alla malavoglia di dire sì, perché nel secondo caso il danno si negozia solo con sé stessi.
Le donne pagano più cara questa negoziazione. La rivoluzione sessuale ha avuto infatti per loro un effetto paradossale: le ha rese più libere di dire sì al sesso, ma ha complicato di molto la loro possibilità di dire no. La reticenza o il rifiuto fino agli anni '70 erano obbliganti se non volevi essere considerata facile. Adesso dire no tra adulti in un contesto in cui sei arrivata quasi fino al sì implica inibizione, che "te la tiri" o che vuoi spingere l'altro al limite in un gioco di potere per poi negarti.
In entrambi i casi l'effetto è lo stesso: la liberazione non è finita, non sei ancora del tutto padrona della tua risposta, che può essere influenzata in mille modi da quello che l'altro (gli altri) si aspetta da te. Questa constatazione è evidentemente ancora abbastanza rivoluzionaria da suscitare violenza in risposta, anche verso un racconto di finzione. Buone notizie per la letteratura, meno buone per i rapporti tra uomini e donne.
Il libro "Noi siamo tempesta. Storie senza eroe che hanno cambiato il mondo" (130 pagine, 16,90 euro) è l’ultimo libro di Michela Murgia (Cabras, 1972), pubblicato da Salani. Sedici storie vere nelle quali l’unione fa la forza: avventure collettive famosissime o sconosciute, dalla nascita di Wikipedia alla caduta del Muro di Berlino, alla lotta al razzismo
Il progetto fotografico Pixy Liao (1979) vive e lavora a Brooklyn. Il progetto, intitolato "Experimental relationship" e ancora in corso, ha per protagonisti l’autrice e il suo fidanzato giapponese, di quattro anni più giovane. L’obiettivo dell’artista è esplorare le diverse possibilità dell’amore eterossessuale interrogandosi su cosa significhi “normalità” e cosa accadrebbe se uomo e donna scambiassero i propri ruoli di sesso e di potere