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© Disney 

Il vero reporter non chiude il becco

A mezzo secolo dal debutto torna in edicola il mitico “Papersera”, il foglio partorito dalla fantasia Disney. Con una edizione, naturalmente straordinaria, allegata a “Topolino”. E un insegnamento non proprio volatile. Parola di giornalista: in carne ed ossa 
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Topolino, quell’antipatico, come sempre arrivò primo: nel 1935 era già direttore dell’Eco del Mondo. Ma la redazione in cui abbiamo tutti sognato di lavorare un giorno, il quotidiano immaginario che ha segnato la vocazione precoce di tanti giornalisti veri (che non lo ammetteranno mai), beh, quello è uno e uno solo: il Papersera. Il giornale dei paperi di Paperopoli compie cinquant’anni, non se ne avevano più notizie da un po’ e invece eccolo tornare in edicola in tutto il suo splendore, con un’edizione straordinaria allegata al prossimo numero di Topolino, in prima pagina l’editoriale di Paperoga e l’intervista esclusiva a Zio Paperone. Credeteci, il Papersera esiste davvero, oltre ad essere una comunità online di fan disneyani adesso è una testata giornalistica regolarmente registrata il 16 gennaio 2017 presso il tribunale di Modena, dove ha sede l’editore Panini Comics. Seguirà la racco…
Topolino, quell’antipatico, come sempre arrivò primo: nel 1935 era già direttore dell’Eco del Mondo. Ma la redazione in cui abbiamo tutti sognato di lavorare un giorno, il quotidiano immaginario che ha segnato la vocazione precoce di tanti giornalisti veri (che non lo ammetteranno mai), beh, quello è uno e uno solo: il Papersera. Il giornale dei paperi di Paperopoli compie cinquant’anni, non se ne avevano più notizie da un po’ e invece eccolo tornare in edicola in tutto il suo splendore, con un’edizione straordinaria allegata al prossimo numero di Topolino, in prima pagina l’editoriale di Paperoga e l’intervista esclusiva a Zio Paperone. Credeteci, il Papersera esiste davvero, oltre ad essere una comunità online di fan disneyani adesso è una testata giornalistica regolarmente registrata il 16 gennaio 2017 presso il tribunale di Modena, dove ha sede l’editore Panini Comics. Seguirà la raccolta in più volumi di tutte le straordinarie spennate spiumate inchieste dei suoi reporter d’assalto, Paperino e Paperoga. Una cinquantina di storie quelle pubblicate in Italia dal ’69 all’85, ben 167 quelle sfornate in totale dai Disney Studios di Burbank, dove lo sceneggiatore Dick Kinney ebbe l’idea di questa specie di sitcom a schema fisso, fatta di storie di poche tavole, comiche e fulminanti, e la matita geniale di Tony Strobl le diede corpo. Fu un successo mondiale, soprattutto nei paesi latini, per esempio in Brasile dove furono disegnate storie che il lettore italiano leggerà ora per la prima volta. Bisogna però dire che la genialità dei disegnatori che presero in carico le storie per l’edizione italiana, Romano Scarpa e Giovan Battista Carpi, aggiunsero un tocco di genio, a cominciare dal nome della testata, che in Usa era il più banale Chronicle.

Il mondo delle news dovette esercitare un certo fascino sui fumettisti del Novecento, i giornalisti da balloon non si contano, da TinTin al Rick Redfern di Doonesbury, dal Clark Kent /Superman modesto redattore del Daily Planet a Peter Parker/Spiderman, bistrattato fotocronista del Daily Bugle. Ma il Papersera, scusate, non ha proprio nessuna reverenza per il mito eroico del reporter. La sua redazione arredata come in un film di Billy Wilder è un covo di simpatici scansafatiche coi piedi sulle scrivanie, il collerico Paperino per il quale “andare in macchina” significa mettersi alla guida della sua 313 e tornare finalmente a casa, lo sballato Paperoga freak trasandato e coi capelli unti (si possono disegnare capelli unti? Sì), continuamente cazziati dal direttore, perennemente indecisi se lanciarsi a caccia dello scoop del secolo o lottare con la macchinetta delle merendine. 

Ora, nessun giornalista confesserà mai che il Papersera è tutt’altro che un’invenzione surreale. È la versione scarnificata e paradossale di un giornale vero. L’editore, Zio Paperone, è anche il direttore: semplificazione un po’ brutale ma chiara, no? La redazione è ridotta all’osso, due soli giornalisti, ma un sacco di collaboratori, quasi tutte donne, dice niente?, Paperina, Brigitta per la cronaca rosa, Paperetta per le pagine dei giovani…

Sul grattacielo del Papersera l’insegna diventa rossa quando Paperone è di cattivo umore, ma non c’è giornalista vero che non sappia leggere come un semaforo la faccia del direttore all’apertura della riunione del mattino. E poi l’alternanza, che noi del mestiere ben conosciamo, fra eroico e triviale, eccitazione e noia, grandi notizie e robetta spiccia, la banda di gangster e il concorso di bellezza per cani… E ancora, la comicità intrinseca degli strumenti del mestiere, non c’è neppure bisogno di satireggiarla, lo zoo di metafore del gergo redazionale, la civetta, il coccodrillo, la bufala… Nella loro apparente modestia, i fumetti di Topolino sono sempre stati un osservatorio intelligente e beffardo dei paradossi linguistici della vita quotidiana, quindi prendiamo la matita e rispondiamo al questionario a pagina tre del Papersera per scoprire che noi giornalisti ci dividiamo in tre categorie: cuochi, sarti e pescatori, a seconda del set retorico che infesta le nostre prose, cercare il pelo nell’uovo, attaccare bottone, pescare nel torbido… 

L’ultima avventura del Papersera uscì su Topolino nel settembre 1985. Lo Studio di Burbank aveva cessato l’attività cinque anni prima. Dobbiamo gratitudine a Paperino e Paperoga, grandi colleghi. Ci hanno insegnato a non chiudere mai il becco. 

L'evento  L’edizione speciale del "Papersera" sarà allegata al numero di "Topolino" di mercoledì 27 febbraio. A seguire verranno pubblicati in alternanza altri tre quotidiani e quattro volumi con le migliori storie da tutto il mondo (molte delle quali inedite) dei paperi versione giornalisti