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 Una scena di "Rogue One: a Star Wars Story" di Gareth Edwards (2016), spin-off di Star Wars ambientato prima dei fatti dell'Episodio IV. In foto, l'attrice Felicity Jones nei panni della protagonista, Jyn Erso. (c) Jonathan Olley/Lucasfilm Ltd./AP 

Solo il mito ci salverà

Ieri Achille e Macbeth. Oggi gli influencer e “Star Wars”. Ogni età ha i suoi divi, e i suoi strumenti, per non banalizzare la realtà. Ma come riconoscere quelli giusti?
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Ah, i racconti di una volta. Dove sarà mai finito quell'universo di miti che connetteva l'uomo all'enigma del tutto, il finito della vita con i suoi eterni misteri, l'amore, la morte, il destino? Davvero la profondità e la complessità di quelle narrazioni, stratificate nella tradizione e fissate dal rito, è diventata nel Novecento, e ancora di più nel mondo contemporaneo, vulgata, banalizzazione, degradazione di senso? 

La notizia è che i miti sono ancora tra noi. E continuano ad assolvere la loro funzione di sempre, costruire ponti tra il vissuto e il cosmo. Pensiamo di non crederci più, e invece ci siamo dentro. Molto più di prima. Anche se non come prima. Lo spiega fin dal titolo il nuovo libro (Miti a bassa intensità) di Peppino Ortoleva, storico e studioso della comunicazione: "La nostra epoca, da questo punto di vista, non è affatto più banale dei "bei tempi andati".…
Ah, i racconti di una volta. Dove sarà mai finito quell'universo di miti che connetteva l'uomo all'enigma del tutto, il finito della vita con i suoi eterni misteri, l'amore, la morte, il destino? Davvero la profondità e la complessità di quelle narrazioni, stratificate nella tradizione e fissate dal rito, è diventata nel Novecento, e ancora di più nel mondo contemporaneo, vulgata, banalizzazione, degradazione di senso? 

La notizia è che i miti sono ancora tra noi. E continuano ad assolvere la loro funzione di sempre, costruire ponti tra il vissuto e il cosmo. Pensiamo di non crederci più, e invece ci siamo dentro. Molto più di prima. Anche se non come prima. Lo spiega fin dal titolo il nuovo libro (Miti a bassa intensità) di Peppino Ortoleva, storico e studioso della comunicazione: "La nostra epoca, da questo punto di vista, non è affatto più banale dei "bei tempi andati". La scienza, l'industria culturale, la società di massa, i fenomeni di secolarizzazione hanno cambiato forma ai miti, al modo con cui li produciamo e a quello con cui questi si diffondono. Ma li hanno tutt'altro che cancellati, anzi ne hanno generati di propri. Non c'è più la tradizione a trasmetterli e ri-raccontarli, la dimensione rituale si è fatta nebulosa, spesso individualizzata. Al Mito non si accompagna più il Divieto, non immaginiamo più divinità nell'Olimpo né pensiamo di credere a ultramondi che ci trascendono. Ma la sostanza del mito, e i suoi vettori primari, non si è né perduta né si può definire diluita, svilita, impoverita". 

E allora, professore, cosa è cambiato negli ultimi due secoli? 
"Il mito, soprattutto nel Novecento, ha cambiato "intensità". Ora vive in mezzo agli umani, si mescola alla nostra vita, pertiene al nostro mondo, pur conservando una continua tensione verso l'"alta intensità", in direzione dei modelli del mito classico. La fortuna del genere fantasy ne è la prova forse più evidente. Ma vale in modo più sottile anche per il poliziesco, o per le storie di amore romantico, i record sportivi, il racconto giornalistico della cronaca, del potere o della catastrofe".

Per esempio? 
"Pensi a quando si raccontano le storie dei sopravvissuti, magari di quel passeggero che doveva essere sull'aereo caduto e lo ha perso per un ritardo. Ecco il Destino, il Miracolo. A bassa intensità, certo. Ma evocando l'alta intensità". 

Rivoluzione e Nazione, due miti che hanno fatto il Novecento.
"Grandi idee mitiche del secolo cosiddetto breve, come anche l'amore romantico. Tutte fondate su narrazioni che ci riguardano, che sono in questo mondo, e quindi a bassa intensità. Ma contengono la spinta a superare la nostra finitezza, che sia "fare la Storia" o trascendere sé stessi negli occhi della persona amata".

Una delle tesi "banalizzanti" sul mito sostiene che esso si sia degradato perché divenuto oggetto di consumo o strumento di manipolazione politica. Lei che dice?
"Già Aristotele, che amava profondamento il mito diceva che venivano regolarmente strumentalizzati anche per fini politici. E lo diceva già allora". 

A bruciapelo: cosa fa somigliare, dal punto di vista mitico, una spy story al Macbeth?
"Ah, questo è molto interessante. Uno dei grandi temi che attraversa la miticità contemporanea è il tabù della morte. L'agente segreto ha "licenza di uccidere" perché uccidendo il nemico salva il proprio Stato e compie la propria missione". 

Il genere serial killer è il rovescio della medaglia. 
"È un caso di mito a bassa intensità che, appunto, cerca di "salire". Nella realtà i serial killer sono perlopiù dei disturbati, invece nei film il serial killer assume una potenza semidivina, crea i suoi riti, è male "sovrumano"".

Come gli sportivi da record. Usain Bolt uguale Achille? 
"Sì, ovviamente abbassando l'intensità. Bolt è uno di noi, ma anche, miticamente, no: è ai confini tra l'umano e l'impossibile. Anche per questo il doping ci è così odioso. Abbassa troppo l'intensità del mito, lo annienta".

Il mito è oggetto dinamico, che vive della sua continua circolazione. Ma il "magma mitico" di cui parla nel libro, quello da cui emergono i racconti, somiglia oggi al flusso ininterrotto della rete?
"La digitalizzazione innesca una tendenza sempre più forte a una individualizzazione del mito, che diventa patrimonio del singolo oppure di un gruppo ristretto. Nascono così i "culti" a bassa intensità, che si tratti di un culto religioso new age o dei fan di Star Wars". 

Lei sostiene che il divismo Novecentesco è fenomeno che ha valenza mitica. L'influencer è il divo contemporaneo?
"In qualche modo sì. La figura del divo ha diverse intensità: si parte dal cinema, e a scendere nell'intensità c'è il divo tv e poi l'influencer. Bassissima intensità, certo. Ma il mito si nasconde e vive, racconta e si racconta anche lì. Perché il mito non è mai banale, è parte di noi, e credo che lo resterà".

Il libro e l’autore "Miti a bassa intensità. Racconti, media, vita quotidiana" è l’ultimo libro di Peppino Ortoleva (Einaudi, 330 pagine, 25 euro). L’autore insegna Storia e Teoria della comunicazione ed è curatore di musei e mostre sulla società, la cultura, le tecnologie contemporanee. Tra gli altri suoi libri: "Il secolo dei media" (2009), "Dal sesso al gioco" (2012)