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 La giovane attivista svedese Greta Thunberg, che a sedici anni è diventata la voce del movimento ambientalista. Il 15 marzo, per rispondere alla sua chiamata all'azione, nelle principali città del mondo si "sciopererà per il clima". Credit:  ANSA/STEPHANIE LECOCQ (ansa)

Ho visto la fine del mondo: al cinema

Dai disaster movie ai documentari di Al Gore: così la “climate fiction” (letteratura compresa) alimenta il nuovo attivismo ecologico. Molto giovane
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Vogliamo che vi sentiate come se la vostra casa andasse a fuoco. Come se vi mancasse l'aria che respirate. Come se non aveste futuro". È tutta lì, nelle due paroline magiche di ogni narrazione, la forza di Greta e dei ragazzi che scioperano per il clima: come se... È la comunicazione dell'emergenza, un'immensa onda emotiva che dalla Svezia attraversa il mondo, Italia compresa. Gli attivisti sanno, per averlo sperimentato, che una storia ben raccontata può arrivare là dove la divulgazione scientifica fallisce.

Pietro, 24 anni di Roma, ha aperto gli occhi da bambino, davanti al film Una scomoda verità di Al Gore. Miriam, 16 anni di Milano, ha iniziato a fare domande dopo avere visto Wall-E della Pixar. Greta nel suo libro (in Italia a metà maggio per Mondadori) racconta che tutto è cominciato quando a scuola proiettarono un documentario sulla plastica in mare. Non parlò per giorni, smise di mangiare. Molti …
Vogliamo che vi sentiate come se la vostra casa andasse a fuoco. Come se vi mancasse l'aria che respirate. Come se non aveste futuro". È tutta lì, nelle due paroline magiche di ogni narrazione, la forza di Greta e dei ragazzi che scioperano per il clima: come se... È la comunicazione dell'emergenza, un'immensa onda emotiva che dalla Svezia attraversa il mondo, Italia compresa. Gli attivisti sanno, per averlo sperimentato, che una storia ben raccontata può arrivare là dove la divulgazione scientifica fallisce.

Pietro, 24 anni di Roma, ha aperto gli occhi da bambino, davanti al film Una scomoda verità di Al Gore. Miriam, 16 anni di Milano, ha iniziato a fare domande dopo avere visto Wall-E della Pixar. Greta nel suo libro (in Italia a metà maggio per Mondadori) racconta che tutto è cominciato quando a scuola proiettarono un documentario sulla plastica in mare. Non parlò per giorni, smise di mangiare. Molti ricordano l'impressione prodotta da un disaster movie come Waterworld o il turbamento di un romanzo come Solar di Ian MacEwan.

"Siamo un'epoca che ha paura del futuro", spiega Vanni Codeluppi, sociologo dello Iulm di Milano. "Nel passaggio dalla modernità alla modernità liquida di cui parla Zygmunt Bauman si sono perse ideologie e modelli culturali condivisi. Se da una parte erano dei muri, dall'altro erano elementi di stabilizzazione. Navigare in mare aperto provoca ansie e incertezze". L'emozione pubblica ha preso il posto dell'opinione pubblica. "Nel caso dell'ambiente questa enorme onda può essere positiva, ma prima che la forza si esaurisca deve intervenire il pensiero razionale".

Se le emozioni non sono sufficienti a risolvere il più grande problema del pianeta, per Francesco Aiello, 34 anni, attivista del clima e redattore della rivista Micron, "sono il primo passo. Portare in piazza le persone una volta può essere facile, convincerle a lottare con costanza è un'altra cosa". Per questo a Perugia organizza incontri di approfondimento: "Analizziamo le fake news, affrontiamo i pregiudizi e parliamo di letteratura, esattamente di climate fiction, un sottogenere della fantascienza che racconta le conseguenze del cambiamento climatico".

Ma mentre i critici americani si interrogano se film e romanzi possano salvare il pianeta e fanno a gara nel rintracciare gli antesignani del genere, da James G. Ballard a Ian McEwan, in Italia il dibattito resta marginale. Anche per questo l'Italian Institute for the Future e Future Fiction, editore specializzato in fantascienza internazionale, hanno unito le forze per realizzare la prima antologia italiana dedicata alla climate fiction. "Abbiamo scelto di affiancare alle storie, selezionate da Francesco Verso, saggi di esperti, dalla paleontologia alla fisica dell'atmosfera, dalla sociologia dell'ambiente a scienza e tecnologia", spiega Roberto Paura, direttore dell'Istituto e curatore dei testi scientifici. "Pensiamo al ruolo che la fiction apocalittica e post-apocalittica sul nucleare ha giocato nell'influenzare l'opinione pubblica sui rischi di una guerra atomica. La climate fiction può avere una carica persuasiva simile. Peccato che in Italia se ne produca poca".

Tra gli autori italiani che hanno deciso di farla c'è Bruno Arpaia. Racconta di aver scoperto dell'esistenza di questo genere mentre scriveva Qualcosa, là fuori, romanzo ambientato tra il 2070 e il 2080 in un'Italia quasi desertificata: "Il dibattito scientifico sul riscaldamento globale è difficile da seguire", spiega. "Le storie invece sono il modo più antico e più efficace che l'umanità abbia inventato per trasmettere esperienza. Ci colpiscono dritto al cuore e, grazie all'empatia con i personaggi, ci immergono nelle complesse questioni scientifiche alla base degli avvenimenti narrati".

Il collettivo di studenti di Fisica della Statale di Milano ha invitato Arpaia a parlare di narrazione del clima: "Il sapere è unico - spiega lo studente Sergio Marchese - smettiamo di erigere dei muri". E mentre gli attivisti del clima si interrogano sulla società in cui vivono e su come trasformare l'energia che Greta è riuscita a mettere in moto, sui social continua il tam-tam: il 15 marzo, sciopero globale del clima, è vicino. E come scrivono i ragazzi sui loro cartelloni, "non esiste un pianeta B".