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 Illustrazione di Agostino Iacurci 

Manuel Vilas: "O Grande Gatsby insegnami a gioire"

Il suo “In tutto c’è stata bellezza” è il romanzo di cui si parla. In tutto, sì: e quindi anche nella democrazia. Ma allora cos’è la crisi che viviamo? Lo scrittore spagnolo, caso editoriale dell'ultimo anno, una risposta ce l’ha
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Sono stato fortunato, più fortunato di quanto lo sia stato mio padre, perché vivo in un paese con una democrazia consolidata. Questo paese si chiama Spagna. In questo momento della storia, la libertà è possibile soltanto nella democrazia, e in particolare nelle democrazie avanzate, nelle democrazie sveglie ed esigenti. Una democrazia addormentata non è una democrazia. Mio padre è nato nel 1930 e quasi tutta la sua vita è trascorsa sotto la dittatura del generale Francisco Franco, ma questo non gli ha impedito di essere felice. Perché il dovere di ogni uomo è raggiungere la felicità in questo mondo, anche se gli tocca in sorte il peggiore dei mondi. Ha visto arrivare e consolidarsi la democrazia spagnola dopo la morte del tiranno, avvenuta nel 1975. Mio padre ha vissuto quel fallimento collettivo che è stato chiamato guerra civile.

Quando scoppiò la guerra, nel 1936, aveva sei anni. Vide il fascismo im…
Sono stato fortunato, più fortunato di quanto lo sia stato mio padre, perché vivo in un paese con una democrazia consolidata. Questo paese si chiama Spagna. In questo momento della storia, la libertà è possibile soltanto nella democrazia, e in particolare nelle democrazie avanzate, nelle democrazie sveglie ed esigenti. Una democrazia addormentata non è una democrazia. Mio padre è nato nel 1930 e quasi tutta la sua vita è trascorsa sotto la dittatura del generale Francisco Franco, ma questo non gli ha impedito di essere felice. Perché il dovere di ogni uomo è raggiungere la felicità in questo mondo, anche se gli tocca in sorte il peggiore dei mondi. Ha visto arrivare e consolidarsi la democrazia spagnola dopo la morte del tiranno, avvenuta nel 1975. Mio padre ha vissuto quel fallimento collettivo che è stato chiamato guerra civile.

Quando scoppiò la guerra, nel 1936, aveva sei anni. Vide il fascismo imprigionare suo padre, mio nonno. Vide come il fascismo del 1940 si andò trasformando in un'altra cosa, perché Franco camuffò il suo regime, lo andò trasformando via via che il mondo cambiava, lo adattò ai mutamenti che accadevano in tutto il mondo occidentale. E negli anni Sessanta mio padre migliorò le proprie condizioni. Fu il miracolo spagnolo: l'intero paese cominciò a crescere, a prosperare. E si creò la classe media, che ha dato origine al paese che abbiamo adesso. Tutta la nostra vita famigliare si consolidò nella prosperità della classe media: i primi elettrodomestici, il primo televisore, la prima automobile, le prime vacanze estive al mare, i primi alberghi, i primi pranzi e cene in buoni ristoranti.

Mio padre si sposò nel 1960. Il suo lavoro cominciò a andare bene. E nel 1977 la Spagna si trasformò in una democrazia. E da allora, la democrazia spagnola non ha smesso di crescere e di consolidarsi. Io amo, nonostante le sue tante imperfezioni, la democrazia spagnola. È l'unica cosa che ho come cittadino. Senza di lei, non ho nulla. Sono consapevole che raggiungere la libertà è costato molti sforzi, molto sangue e molti sacrifici. Sono molto consapevole del fatto che, per ottenere la democrazia, molte generazioni sono state sacrificate. Senza democrazia, io non potrei scrivere, non potrei essere uno scrittore. In Spagna non è mai stata censurata una sola pagina mia. La libertà di espressione è garantita. La prova siamo io e molti scrittori spagnoli come me, che abbiamo scritto quello che volevamo e assolutamente nessuno ci ha mai spostato una virgola. Ma non di sola democrazia vive l'uomo.

Ci sono molte altre cose nella vita degli esseri umani in questo momento della storia, in questo 2019. Confesso che la sera, quando mi metto a letto, sento voci che mi parlano. Forse ascolto la mia stessa coscienza, un'espansione della mia coscienza. Sento un sussurro: "Devi sapere che non tutti gli uomini né tutte le donne sono uguali. Devi sapere che ci sono esseri umani spregevoli. Devi sapere che ci sono esseri umani buoni. Devi sapere che ci sono esseri umani malati, folli, spaventati, depressi, impoveriti, desolati". Allora, spaurito, accendo la luce. Prendo il cellulare. Apro l'album delle foto e ne vedo una di mio padre e di mia madre. Una foto del 1957. E mi commuovo e mi tranquillizzo e mi calmo. E mi rimetto fra le lenzuola.

E dopo un po' risuona la voce, quando il sonno sta quasi per vincermi: "Ti mentiranno molte volte. Tu, invece, cerca di non mentire. Finirai per mentire. Può darsi che le dimensioni della tua sofferenza per aver mentito saranno cento milioni di volte più grandi della tua menzogna, chi può saperlo? Soltanto tu, dovrai sopportarlo. Devi sapere che esistono i pusillanimi: vivono e muoiono in uno straordinario silenzio che forse finirai per invidiare. Cerca di fare in modo che nessuno si accorga mai che sai che non tutti gli esseri umani sono uguali". Accendo di nuovo la luce sul comodino. Chi mi sta parlando? Non tutti gli esseri umani sono uguali, questo mi ha detto la voce. Può darsi che la letteratura sia la più grande constatazione dell'imperfezione della vita. Esistono molte libertà. Forse la libertà si trasformerà in bellezza, alla fine della vita. Ho cinquantasei anni, mi ripeto sempre l'età che ho, cercando di fare in modo che da quei numeri emani qualche tipo di certezza o di consolazione. Ma la voce parla di nuovo. Dice: "Cerca di santificare la tua vita, di renderla alta, rara, complessa. Ignora chi si azzarda a giudicarti. La tua vita è fuori dal giudizio degli uomini e più ancora degli dèi, perché non esistono".

Siccome ho già la libertà politica, adesso voglio la pienezza, la gioia o la bellezza. Noi esseri umani agogniamo, desideriamo sempre. Quando a un uomo regali la libertà politica, automaticamente esige la crescita della sua coscienza, esige l'estensione della sua vita in luoghi mai visti, esige cultura, civiltà, raffinatezza, intelligenza, lusso, ricchezza, salute, amore, sesso, piacere, saggezza, conoscenza; vuole tutto, perché si vive una volta sola. Si vive una volta sola, perciò dobbiamo raggiungere tutto in questa vita, altrimenti la vita non avrà senso. La libertà è azione. Bisogna muoversi. La libertà accade durante il tempo che dura la tua vita.

Noi tutti, cittadini dell'Europa occidentale, stiamo vivendo la stessa cosa: vogliamo fare un passo nuovo, camminare dalla libertà politica alla pienezza vitale. E questo dipende ormai da ciascuno, dipende dalla libertà personale. Il poeta americano Walt Whitman era innamorato della vita, credeva nella vita, nell'esaltazione della vita. Ci credo anch'io. Credo che dobbiamo esaltare la vita, condurla fino ai confini ultimi della bellezza sovrannaturale. Mia madre era un essere profondamente mediterraneo, credeva in quel mare. È possibile credere in un mare come se un mare fosse una nazione, uno stato, un'ideologia? Il Mediterraneo ha fondato la civiltà di cui mi sento erede. Ha fondato un senso della benignità della natura, della benignità del sole, del vento, dell'acqua. La libertà è anche credere in qualcosa.

Per questo, io credo nei fiumi senza nome, nei sassi che giacciono sotto le acque di quei fiumi. Credo in tutti gli organi che inventano ogni giorno il mio corpo. Credo nella mia ribellione, nel mio esaurimento, nella mia sregolatezza. Credo di non essere stato generato, credo che i miei genitori siano stati un'illusione, attori di teatro. Credo che tutto muoia. Credo nel mio nervosismo. Credo che la sofferenza sia più grande dell'amore. Credo nell'accelerazione politica, nella celeberrima malvagità della Storia. Credo nelle centinaia di transatlantici e nelle centinaia di petroliere e nelle centinaia di portaerei che attraversano in questo istante tutti gli oceani della terra. Credo che le nubi mi amino. Credo in tutti i treni ad altissima velocità che percorrono proprio adesso il Giappone a cinquecento chilometri all'ora. Credo nei bar di quei treni, in cui la gente beve birra giapponese e mangia noccioline dolci importate da un paese che si chiama Spagna. Credo nelle lunghe conversazioni d'affari di quegli uomini asiatici, seduti nelle poltrone di pelle di prima classe.

Credo nella notte. Credo nell'Avana, nella sua impertinenza storica, nella sua minuta strategia. Credo nel prolungamento della bontà dei morti. Credo nella felicità dei morti sulle cui tombe la pioggia cade testardamente. Credo nelle confessioni dei prigionieri politici cinesi, nelle scariche elettriche che trasformano i loro corpi in un Ecce Homo che è precedente, simultaneo e posteriore a Cristo. Credo in quelli che sono annegati nei mari, cercando di nuotare sotto una luna impietosa. Credo di essere l'uomo più meraviglioso di questo mondo e di qualunque mondo possibile. Credo che tutte le donne e tutti gli uomini e tutto ciò che esiste e tutti gli animali e tutte le piante e tutti gli alberi siano belli e non dovrebbero morire mai. Credo che dovrei essere amato sempre da tutte le cose e da tutti gli esseri. Credo nei delfini, nei cavalli e nei rinoceronti. Credo nell'infelicità dell'Universo. Credo in Anna Karenina, nel suo crollo generale, nel suo crollo festoso. Credo in Jay Gatsby, nella dolce e blanda oscurità della pallottola americana che l'ha ucciso.

Credo che la luce sia un miracolo destinato alla nostra credulità. Credo nel vento del pomeriggio che soffierà nel pomeriggio in cui il mondo finirà. Credo nella mia demolizione, come credo nella demolizione dei grandi edifici invecchiati. Credo negli sgozzati, nei torturati, nei giustiziati sulla sedia elettrica, nell'acre seme della cristianità, nella sottile e quasi invisibile erosione del sistema nervoso di quegli uomini buoni che soffrono di incurabili, feroci disturbi psicologici che finiranno per diventare, con il passar degli anni e l'arrivo inatteso di un invecchiamento prematuro, visibili decomposizioni neurologiche, severi disturbi mentali. Credo che finirò da solo, in un appartamento di qualche circumvallazione sperduta, con una pensione di quattrocento euro, in un appartamento di quaranta metri che non saranno nemmeno quadrati ma probabilmente rotondi, senza ascensore, bevendo birra da quattro soldi come l'ultimo dei saggi assassini.

Credo nel crollo di tutti gli uomini e di tutte le donne, di tutte le forme di governo, di ogni forma di calcolo politico, di ogni bene e di ogni male, di tutti i paesi, di tutte le razze, di tutte le fiorenti città dell'Universo. Credo nel fuoco, che creò il fuoco. Credo nell'acqua, che creò l'acqua. Credo nella sparizione, nelle streghe sconfitte, nel Mediterraneo inospitale prima dell'arrivo delle triremi romane. Credo nel mare che vide l'affondamento dell'Invincibile Armata, che vide l'affondamento della corazzata California a Pearl Harbor, che vide l'ossidazione irrefrenabile dei bei sottomarini sovietici della Seconda guerra mondiale che sorvegliavano il Mare del Nord.

Credo nelle grandi trasformazioni che verranno domani e nello spargimento del sangue delle canaglie, credo nella morte della Storia così come la conosciamo e credo nella nascita di un uomo nuovo, la cui vita sarà inalterabile e illimitatamente erotica e perfetta. Credo che non morirò mai. Credo nella libertà. Credo che qualunque vita di qualunque uomo o donna sia un evento universale, l'unica verità dalla formazione della materia e l'unica verità che sopravvivrà al crollo della materia, quando tutto finirà. Credo nella libertà, credo che la libertà sia infinita, che non finisca mai. Quando credi di essere libero, all'orizzonte comincia un'altra libertà. E devi inseguirla, anche a costo di perdere la vita in quella sfida.

Credo in mio padre e in mia madre. Loro mi hanno dato la libertà. Mi hanno dato tutto. All'infuori di loro, niente esiste. Mio padre e mia madre sono superiori a qualunque forma di nazione, di stato, di civiltà e di cultura. Mio padre è stato il sole e mia madre la luna. Ditemi se c'è qualcosa di più bello del sole e della luna. No, non c'è.

© MANUEL VILAS / TRADUZIONE DI BRUNO ARPAIA

Il libro e l'autore Si intitola "In tutto c'è stata bellezza" (Guanda, 416 pagine, 19 euro) l'ultimo romanzo del narratore e poeta spagnolo Manuel Vilas. Nato a Barbastro, in Aragona, nel 1962, con questo libro Vilas è diventato una caso letterario in Spagna, con 14 edizioni in meno di un anno e oltre centomila copie vendute. Lo scrittore spagnolo Manuel Vilas discuterà con Francesco Piccolo di "Dolore e libertà" durante Libri Come, domenica 17 marzo alle ore 16, allo spazio Risonanze dell'Auditorium Parco della Musica di Roma. Lunedì 18 sarà con Paolo Giordano al Circolo dei Lettori di Torino (ore 18) per "Aspettando il Salone internazionale del Libro"