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Malika Ayane e Valentina Tomirotti, fotografate da Nicola Marfisi 

Pepitosa e Malika Ayane, gemelle diverse

Una “principessa in carrozza” che posa in lingerie e dal suo metro di altezza posta tweet irriverenti. E una cantante italiana tra le più raffinate, folgorata dalla sua filosofia di vita. Si sono incontrate a Milano per parlare di sesso, disabilità, hater del web. E ricordarci che sensualità e femminilità non sono un corpo perfetto
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Per Malika Ayane tutto ciò che ci intrattiene ruota attorno allo stesso tema: uomo contro esistenza. È convinta che sia così da sempre, da quando gli dei furono creati per spiegare ai mortali come gestire intralci e difficoltà. Per questo quando è inciampata negli scritti della Vale è caduta in trappola. Trentasei anni, conosciuta sui social come Pepitosa, Valentina Tomirotti si muove da sempre su una sedia a rotelle. Vede tutto da un metro di altezza e il suo sguardo è così affilato che quando decide di restituire un pezzetto della sua esperienza c'è sempre qualcuno che impallidisce. Abbatte una dopo l'altra non solo le barriere architettoniche, ma anche quelle mentali delle persone che incontra sulla sua strada. I #perdire, messaggi live carichi delle emozioni che sta vivendo, raggiungono in rete migliaia di utenti. Alcuni ne sono disturbati: troppo ruvidi, spiazzanti e ironici. C'è da chiedersi dove v…
Per Malika Ayane tutto ciò che ci intrattiene ruota attorno allo stesso tema: uomo contro esistenza. È convinta che sia così da sempre, da quando gli dei furono creati per spiegare ai mortali come gestire intralci e difficoltà. Per questo quando è inciampata negli scritti della Vale è caduta in trappola. Trentasei anni, conosciuta sui social come Pepitosa, Valentina Tomirotti si muove da sempre su una sedia a rotelle. Vede tutto da un metro di altezza e il suo sguardo è così affilato che quando decide di restituire un pezzetto della sua esperienza c'è sempre qualcuno che impallidisce. Abbatte una dopo l'altra non solo le barriere architettoniche, ma anche quelle mentali delle persone che incontra sulla sua strada. I #perdire, messaggi live carichi delle emozioni che sta vivendo, raggiungono in rete migliaia di utenti. Alcuni ne sono disturbati: troppo ruvidi, spiazzanti e ironici. C'è da chiedersi dove voglia arrivare questa donna che si dice una principessa in carrozza, che ha il coraggio di esporre le sue cicatrici e il suo corpo posando in lingerie nera, che si ostina a decidere da sola dove vuole andare, lasciandosi sì spingere sulla carrozzina ma mai condurre.

Malika ne è rimasta affascinata. Leggerla le fa bene perché Valentina, disabile motoria da sempre, di tutta la questione "uomo contro esistenza" è una vera esperta: "Ha capito meglio e prima di me che i conti alla linea di partenza si fanno con quello che hai a disposizione e quello che vuoi, per poi partire come un missile e arrivare. Magari come non ti aspettavi, magari facendo deviazioni più assurde che inaspettate". Più leggeva i suoi tweet, più si convinceva che quella ragazza sapeva stare al mondo. Così, quando Valentina le ha chiesto di scrivere la prefazione al suo libro, Un altro (d)anno, ha accettato.

A passo d'uomo e in carrozza
Adesso sono sedute accanto, in una piazzetta di Milano, zona Porta Romana. Valentina stringe tra le mani la storia della sua vita: copertina rosa, le pagine accartocciate di un calendario, trentasei anni strizzati in dodici mesi, un viaggio lungo le emozioni che hanno segnato il suo percorso. Sono due coetanee che misurano il mondo con passo diverso eppure incredibilmente vicine. Malika Ayane si è accorta che il suo lavoro pur portandola in centinaia di posti, rischiava di farle vedere solo camere d'albergo e palcoscenici: "Se il tuo volto è sui manifesti diventi una specie di catalizzatore, ma anche di marziano a cui racconti con più gusto. Dopo un po' inizi a temere di uscire e di essere risucchiato. Io mi sono imposta di trasformare questo timore, ho ricominciato a camminare per essere una spugna e ricevere la meraviglia che c'è intorno".

Valentina mostra le sue mani, curatissime, e spiega che sono loro, salde sulle ruote della carrozzina, i suoi piedi. Solo che ultimamente non le bastavano più: la parola autonomia aveva bisogno di cambiare vestito e allora lei si è inventata "La Pepitosa in carrozza": prima la patente, poi un'auto speciale acquistata con il crowdfunding e infine il progetto di guide turistiche in grado di raccontare una nuova accessibilità, non solo di tipo turistico, ma anche mentale e sociale. "Da questa storia, oltre all'emozione di guidare e alla soddisfazione di darvi un passaggio, ho ricavato una grande amarezza: in Italia per un disabile guidare può essere inaccessibile perché troppo costoso. Infatti sto lavorando con una parlamentare per presentare una serie di norme che alleggeriscano la spesa".

Femminilità e sesso
Malika sorride, sa che Valentina non si fermerà perché ha imparato da tempo a fare della autodeterminazione un generatore di energia e bellezza. A sfidare gli sguardi, quelli che la gente ti punta addosso cercando di capire cos'è che non va. "Sono occhi invadenti", spiega Pepitosa, "ne percepisci il peso e devi imparare a farci i conti". Si riferisce agli sguardi che incrocia per strada, ma anche a quelli che si sono posati, senza capire, sulle sue foto in lingerie. Tre anni fa si è spogliata di fronte all'obiettivo per il progetto "Boudoir Disability". Ha tirato fuori tutta sé stessa: le cicatrici, la diversità, la femminilità, il sesso...

"Giocavo con uno dei grandi tabù italiani: la difficoltà di associare la disabilità al sentirsi donna. Femminilità e sensualità non sono prerogative esclusive dei corpi perfetti o standardizzati, ma anche del mio che perfetto non è". Sul web le foto hanno fatto scalpore: alcuni le hanno prese come stimolo a scrollarsi di dosso i pregiudizi. Altri come una offesa alla disabilità. "Le hanno trovate irritanti", ricorda Malika, "li ha disturbati vedere una disabile che non si vergogna del proprio corpo. Invece erano foto bellissime, intense, giuste. Ho ammirato la sua disinvoltura, il piacere di tirare fuori qualcosa di sé di fronte all'obiettivo. Per me è difficile, non amo essere fotografata, mi sento a disagio". Dopo quel servizio, c'è stato chi ha domandato a Valentina di partecipare a un servizio video sulla sessualità dei disabili: "Non ho accettato, un conto è parlarne in modo naturale, un conto è architettare uno spettacolo mimico-trasformistico sul sesso in sedie a rotelle".

Le parole dell'odio
"C'è così tanto odio sul web! Basta un niente e gli hater si scagliano contro di te". Come ogni personaggio famoso, Malika ha ricevuto la sua dose di insulti. "Ho detto che portare i figli al cinema può essere costoso e sono stata aggredita, mi dicevano di tacere perché non conoscevo la fatica di arrivare a fine mese. Sono fortunata, faccio un lavoro bellissimo, appartengo a un mondo dorato e quindi vengo disumanizzata, come se avessi meno emozioni, meno sentimenti, meno tutto".

"Sei esposta al giudizio degli altri, ti prendi il bello e il brutto di quello che la gente si sente in diritto di dirti", interviene Valentina che in rete è famosa proprio per i suoi post ruvidi, senza sconti per nessuno. "All'inizio certi commenti ti danno fastidio, poi impari a ignorarli. Ma alcune parole restano impossibili da digerire. Nel mio caso sono quelle che vengono lanciate sul mondo della disabilità e che esprimono un difetto: handicappata, mongola, nana... Le odio tutte. Piuttosto datemi della cretina, ma non mettete in risalto qualcosa che non ho scelto".

Paure, limiti, etichette
Le parole sbagliate possono far male, risvegliare antiche paure. "Le mie non sono così ben definite, non quanto ciò che mi rende felice", spiega Valentina prima di ammettere che una delle cose che teme è restare sola. Nel libro racconta il terremoto dell'Emilia, la scossa avvertita fino a Mantova, il suo letto che ondeggiava e la sensazione di essere in trappola perché senza l'aiuto di qualcuno non sarebbe riuscita a fuggire. Le paure di Malika hanno a che vedere con quella che chiama la finitezza, la maledetta mortalità e l'impossibilità di scegliere il proprio destino. Per entrambe la vita è una corsa a superare i propri limiti, ma occhio a trasformarle in simbolo.

"Ogni tanto ci provano", racconta Malika, "mi chiedono commenti sui flussi migratori come se io, avendo un padre di origine marocchina, fossi esperta di politica internazionale". Valentina annuisce, sa bene cosa significhi portarsi addosso un tatuaggio che non si è scelto. Il suo libro nasce dal desiderio di dimostrare che la disabilità non è tutto, ma un accessorio di una vita che può e deve essere felice. "Scordatevi le frasi che iniziano con poverina", conclude Malika, "ascoltate quello che ha da dire e imparerete a dare per scontata la diversità: al mondo ne esistono sette miliardi e mezzo".


Il libro
Si intitola "Un altro (d)anno" (Mondadori, 240 pagine, 17,90 euro, con la prefazione della cantautrice Malika Ayane) il libro in cui Valentina Tomirotti, o come è più conosciuta sui social la "Pepitosa", si racconta: l'infanzia, la famiglia, la scuola, le gioie e un po' di dolori. Dodici mesi che parlano di una vita vissuta seduta su quattro ruote, che incontra ostacoli più grandi delle barriere architettoniche