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 Redazione del giornale Scomodo, il mensile cartaceo d'informazione indipendente realizzato dagli studenti romani. Credit: Francesco Fotia 

Gli studenti romani: "Vi raccontiamo Scomodo, la rivista che cresce con noi"

La rivista degli studenti di Roma festeggia tre miliardi e mezzo di parole stampate, 147mila copie distribuite gratuitamente regalandosi una redazione in un palazzo occupato dell'Esquilino: "Per capire il presente non basta informarsi su Internet" 
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Da piazza dell'Immacolata nel cuore di San Lorenzo al secondo piano interrato dell'ex palazzo dell'Inpdap all'Esquilino c'è appena un chilometro. Tommaso Salaroli, vent'anni, lo percorre con l'orgoglio di chi ha fondato una rivista cartacea, gratuita e senza pubblicità, frutto dell'impegno di una redazione di 400 ragazzi, distribuita in 7500 copie mensili (tranne d'estate) a Roma e in altre tredici città italiane. Un giornale Scomodo come il suo nome, che dalle parole è passato ai fatti dando vita in appena tre anni a decine di progetti satellite: un festival del fumetto, conferenze, documentari, eventi di musica elettronica, silent party, dibattiti e soprattutto Notti Scomode, ovvero notti bianche della cultura per immaginare un altro modello di città. Arrivato al numero venti, Scomodo ha deciso di regalarsi una vera redazione, al secondo piano interrato di un palazzo occupato vicino a Santa Croce in Gerusalemme.
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Da piazza dell'Immacolata nel cuore di San Lorenzo al secondo piano interrato dell'ex palazzo dell'Inpdap all'Esquilino c'è appena un chilometro. Tommaso Salaroli, vent'anni, lo percorre con l'orgoglio di chi ha fondato una rivista cartacea, gratuita e senza pubblicità, frutto dell'impegno di una redazione di 400 ragazzi, distribuita in 7500 copie mensili (tranne d'estate) a Roma e in altre tredici città italiane. Un giornale Scomodo come il suo nome, che dalle parole è passato ai fatti dando vita in appena tre anni a decine di progetti satellite: un festival del fumetto, conferenze, documentari, eventi di musica elettronica, silent party, dibattiti e soprattutto Notti Scomode, ovvero notti bianche della cultura per immaginare un altro modello di città. Arrivato al numero venti, Scomodo ha deciso di regalarsi una vera redazione, al secondo piano interrato di un palazzo occupato vicino a Santa Croce in Gerusalemme.
    

Il palazzo e la redazione


Il cancello di via Statilia è chiuso con una catena. Tommaso ha le chiavi, sfila il lucchetto e scende nella rampa del garage: è buio, pieno di polvere e calcinacci ma a lui brillano gli occhi: "Butteremo giù questo muro e lo sostituiremo con una parete di vetro, la nostra redazione sarà illuminata dal sole". Milleottocento metri quadrati che saranno ripensati da quaranta giovani studenti di architettura di sei Paesi diversi, supervisionati dallo studio Alvisi-Kirimoto. Soldi, materiale e manodopera arriveranno dal crowdfunding (spazioscomodo.org) e chiunque darà una mano riceverà in cambio le chiavi. Il palazzo, alto sette piani, ospitava la direzione generale dell'Inpdap. Rimasto vuoto per due anni, nel 2012 è stato occupato da Action e trasformato in una casa per 170 famiglie. Ai piani bassi, gli attivisti di Spin Times Labs organizzano conferenze, feste, laboratori. C'è persino un'osteria. Il palazzo, protagonista di tesi di laurea, raccontato dai giornali internazionali e al centro anche di feroci polemiche, ospita realtà culturali, sociali, sportive e religiose. "È un luogo sicuro - pensano i ragazzi di Scomodo - e noi costruiremo un'aula studio, una biblioteca, una sala prove, postazioni di teatro, spazi per proiezioni, palchi e aree di lavoro per creativi, artisti e fotografi. Ci sarà anche la nostra redazione".
    

Quando tutto cominciò


Fino a oggi sono stati nomadi: si sono riuniti nei bar e nelle aule studio. La prima volta in un'ex scuola elementare abbandonata. "Io e Edoardo Bucci nel 2016 abbiamo contattato i ragazzi che scrivevano nei giornali studenteschi di Roma e gli abbiamo dato appuntamento in quella scuola di Trastevere. Pensavamo di incontrare una decina di persone e invece eravamo un centinaio, tutti decisi a dare a Roma una realtà fatta dai ragazzi per parlare ai ragazzi". Nasce così Scomodo: copertina affidata a un artista - Zerocalcare, Vauro, Altan e Makkox ma anche giovanissimi illustratori - , focus su argomenti di attualità, pagine su pagine dedicate alla politica estera e alla cultura. "In venti numeri abbiamo scritto oltre tre miliardi e mezzo di parole, se le mettiamo in fila, una dietro l'altra, facciamo il giro del mondo". Il prossimo numero avrà un focus sul diritto d'autore e un approfondimento sullo Yemen. 
   

Elogio della lentezza


Anna Laura Lozupone, 18 anni, è seduta al tavolino di un bar di San Lorenzo insieme a Jhonatan Ruiz, 25 anni, e a Matteo Libanora Vassalli, 21. Stanno decidendo quali aspetti della guerra in Yemen affrontare: le ragioni politiche, la crisi umanitaria, le responsabilità delle industrie italiane di armi... Come i loro colleghi, più di 400 studenti tra i sedici e ventisei anni di ogni quartiere di Roma, dai Parioli alle periferie, questi ragazzi scommettono sulla carta. "Andiamo in edicola, compriamo i quotidiani e anche i settimanali, Internazionale e Il Venerdì di Repubblica - raccontano - . Online passi da un link all'altro, non ti concentri. Dobbiamo recuperare il valore della lentezza". A ogni numero parlano a 7.500 lettori e d'estate stampano Presente: rivista monografica dedicata ai temi che come gruppo e generazione sentono cruciali, dalla Siria a Roma, "città diventata un vero incubo per la politica". 
   

I finanziamenti


Ma come è possibile tutto ciò? Come può un gruppo di studenti senza reddito coprire i costi di stampa e distribuzione - nessuno percepisce un compenso - di una rivista gratuita e di volumi dalla copertina patinata? "Abbiamo deciso di contare sul sostegno della società civile. Ci si può abbonare (leggiscomodo.org/pagalo) - quattro euro al mese, uno per gli studenti - ricevendo il giornale a casa e permettendoci così di distribuire gratuitamente altre 10 copie. E poi ci autofinanziamo con le Notti Scomode", risponde Tommaso che a tredici anni era già il più giovane occupante del Cinema America di Trastevere. La prima Notte nel 2016 nel liceo Machiavelli di San Lorenzo: 18 aule, ognuna allestita con le opere degli studenti dei sei licei artistici di Roma, il video-mapping sulla facciata, tre palchi con musica diversa, dalla techno al trash anni Novanta, 2500 partecipanti, ingresso a offerta libera. Non si sono più fermati: l'ex arsenale pontificio, l'hotel Giustiniano Imperatore... Cicatrici nel tessuto urbano, luoghi rappresentativi dell'abbandono politico, culturale e sociale della Capitale. Alle Notti Scomode si sono affiancati gli Scomoday, giornate in cui gli artisti sono chiamati a riqualificare con le proprie opere e performance strutture degradate. E poi conferenze, dibattiti, silent disco party a San Lorenzo, a pochi passi dallo stabile abbandonato di via dei Lucani dove morì una ragazza di sedici anni. Persino al Maxxi dove i partecipanti hanno percorso il cortile del museo, accompagnati in cuffia dalla musica degli artisti. Prima di ogni evento i ragazzi di Scomodo salgono sul palco e prendono il microfono: "Tutto questo lo facciamo per dimostrarvi che non solo ha senso, ma che è possibile. Fate lo stesso con le vostre idee e i vostri sogni". 
    

Edoardo Bucci, 19 anni, caporedattore

"Il cuore editoriale di Scomodo è una idea di giornalismo diversa dalla massa di informazioni volatili che circolano online. La nostra generazione è cresciuta con Internet, s'informa sui social e sui blog. Noi abbiamo sentito la necessità di rallentare, di leggere e scrivere articoli long form: lunghi, approfonditi, in grado di analizzare un tema da prospettive diverse. Con uno stile asciutto, senza ricorrere a slogan, ridando importanza alle parole e al ragionamento, sia quando raccontiamo la guerra in Siria, dedicandogli un volume di Presente, sia quando indaghiamo i mali di Roma". Edoardo Bucci, diciannove anni, studente di Filosofia, è il caporedattore di Scomodo. "Sia chiaro, non decido nulla! Non pensate a una struttura verticistica. Una volta al mese si svolge la "plenaria redazionale", una riunione a cui partecipano tutti i nostri giornalisti. Discutiamo gli argomenti, scegliamo i temi e nessuno è lasciato solo di fronte a una pagina bianca: c'è un ping pong continuo".

Che ruolo ha il vostro direttore responsabile?
"Barnaba Maj è un professore di filosofia dell'Università di Bologna, padre di uno di noi. Gli abbiamo spiegato il progetto e lui ha deciso di fidarsi, permettendoci con il suo nome di registrare la testata in tribunale. Ma finisce qua: non interviene nel giornale e non rilegge gli articoli. In pratica, gli abbiamo chiesto di guidare contromano in autostrada a 180 chilometri all'ora".

E come è andata finora? 
"Bene, non abbiamo mai preso una querela. Alcuni di noi hanno delle segnalazioni o denunce, ma non per l'attività giornalistica, bensì per quella movimentista".

Le due cose sono legate?
"Tutto ruota attorno al tema della rigenerazione urbana. Con le Notti scomode e gli altri eventi restituiamo alla vita, anche se per poche ore, i luoghi abbandonati di Roma. Li riempiamo di contenuti culturali e dimostriamo che questi spazi possono essere un'opportunità. Il lavoro continua sul giornale con un'azione di denuncia".

La rubrica Mostri.
"Ogni mese fotografiamo e raccontiamo un luogo rappresentativo dell'abbandono politico, culturale e sociale della Capitale. Abbiamo cominciato dall'ex fabbrica di penicillina De Leo, abbandonata dagli anni Ottanta. Nel numero 20 c'è lo scheletro del Residence Roma, un ecomostro di cinque edifici e novantamila metri quadrati, che svetta sulla Valle dei Casali". 

Roma è una delle città europee con più luoghi abbandonati.
"Li stiamo raccontando. Sono quasi tutti figli della speculazione e della malapolitica. Potrebbero essere restituiti alla città per rispondere alle necessità e ai sogni dei suoi abitanti".