Adesso spogliati, Rinascimento
Francesca Cappelletti , di FRANCESCA CAPPELLETTIIl corpo maschile e femminile è il protagonista assoluto della mostra alla Royal Academy di Londra. Dove Veneri, satiri, santi e personaggi del mito sono rappresentati con una sola veste: il virtuosismo della pittura
Per chi si è impegnato a contarli, i nudi maschili nella mostra The Renaissance Nude, passata dal Getty di Los Angeles alla Royal Academy di Londra con qualche minima variazione, sarebbero addirittura più numerosi di quelli femminili.
Prima della sua apertura l'attenzione era stata infatti attratta dalla presunta ricerca di bilanciamento numerico fra corpi maschili e femminili da esibire, a occhi di un pubblico contemporaneo, via via più sensibili al tema della parità. Presto smentita dai curatori, che negano di aver basato il percorso rinascimentale sulla moderna preoccupazione dell'equilibrio dei generi, la questione aveva continuato a suscitare curiosità e prese di posizione, come se avesse senso estrapolare dalla mentalità erudita quattrocentesca, per esempio, l'immagine predatoria del satiro in prossimità della ninfa addormentata nell'Hypnerotomachia Poliphili, uno dei testi più complessi ed enigmatici del R…
Prima della sua apertura l'attenzione era stata infatti attratta dalla presunta ricerca di bilanciamento numerico fra corpi maschili e femminili da esibire, a occhi di un pubblico contemporaneo, via via più sensibili al tema della parità. Presto smentita dai curatori, che negano di aver basato il percorso rinascimentale sulla moderna preoccupazione dell'equilibrio dei generi, la questione aveva continuato a suscitare curiosità e prese di posizione, come se avesse senso estrapolare dalla mentalità erudita quattrocentesca, per esempio, l'immagine predatoria del satiro in prossimità della ninfa addormentata nell'Hypnerotomachia Poliphili, uno dei testi più complessi ed enigmatici del R…
Per chi si è impegnato a contarli, i nudi maschili nella mostra The Renaissance Nude, passata dal Getty di Los Angeles alla Royal Academy di Londra con qualche minima variazione, sarebbero addirittura più numerosi di quelli femminili.
Prima della sua apertura l'attenzione era stata infatti attratta dalla presunta ricerca di bilanciamento numerico fra corpi maschili e femminili da esibire, a occhi di un pubblico contemporaneo, via via più sensibili al tema della parità. Presto smentita dai curatori, che negano di aver basato il percorso rinascimentale sulla moderna preoccupazione dell'equilibrio dei generi, la questione aveva continuato a suscitare curiosità e prese di posizione, come se avesse senso estrapolare dalla mentalità erudita quattrocentesca, per esempio, l'immagine predatoria del satiro in prossimità della ninfa addormentata nell'Hypnerotomachia Poliphili, uno dei testi più complessi ed enigmatici del Rinascimento italiano. Insomma, l'incisione assai esplicita tanto da essere oggi talvolta considerata offensiva, aveva certamente implicazioni diverse dalla rappresentazione della molestia sessuale. Quelle che possono apparire solo immagini erotiche avevano spesso storie e ricadute che andavano al di là della semplice esposizione di corpi più o meno desiderabili e perfetti.
Esplorare la complessità di riferimenti e impieghi del nudo in diversi contesti, intellettuali e geografici è la forza di questa mostra appassionante e piena di sorprese. Proprio per rovesciare il paradigma che il nudo del Rinascimento corrisponda esclusivamente alle eburnee ninfe adagiate in boschetti ombrosi, ispirate ai miti della poesia antica, la mostra si apre con le potenti immagini del Cristo in pietà e dei santi che, nel corso della meditazione o del martirio, non esitano a mostrare ampie parti svestite del loro corpo.
Già nell'ambito della santificazione del nudo eroico, questo sì in particolare maschile, esempi italiani e nordeuropei si fronteggiano con i loro diversi aspetti e anche con la varietà dei materiali impiegati. Anche in un contesto sacro, la pericolosità della bellezza esposta non sfugge agli scrittori cristiani e ai predicatori, preoccupati, come raccontano spesso le fonti cinquecentesche, che i fedeli si innamorassero di santi osservabili in immagini troppo carnali e seducenti. Mescolare attenzione devota e apprezzamento per la bellezza sensuale dei corpi sembra davvero inevitabile nel caso delle straordinarie miniature del Libro d'ore di Luigi XII, illustrato da Jean Bourdichon allo scadere del Quattrocento. Una delle scene bibliche di nudo più ricorrenti nella produzione di immagini rinascimentali è l'episodio di Betsabea al bagno, che scatena l'innamoramento di Davide. Nel foglio miniato dall'artista francese la bellissima Betsabea è nuda, in primo piano, immersa nell'acqua di una sontuosa fontana che ne scherma, ma non ne cela affatto la nudità totale. Se questo libro era destinato al re di Francia, a una schiacciante maggioranza di committenti uomini vanno riferite le sensuali immagini raccolte nella mostra. Quindi, piuttosto che sulla prevalenza o meno di nudi femminili, ci si dovrebbe interrogare sul fatto che ognuna di queste immagini fosse creata da uomini per altri uomini e che lo sguardo sul nudo, maschile o femminile, sacro o pagano, sensuale o disturbante, sia comunque uno sguardo maschile.
È difficile uscire dalla mostra con l'idea che il nudo avesse una connotazione lasciva o negativa. Al di là dell'uso esagerato e grottesco che trova una spiegazione nel percorso e negli interessi artistici di alcuni artisti come Hans Baldung o come Albrecht Dürer, anche le immagini più difficili da spiegare, come quella degli amanti nudi sul verso del Ritratto d'uomo berlinese, ricondotto in ambito veneziano dell'inizio del Cinquecento, rientrano probabilmente in un tour de force naturalistico da parte dell'artista.
Ma alla fine vince Venere. Il nudo della dea dell'Amore, che si strizza i capelli bagnati dalle acque dopo la sua nascita, che si mostra senza vestiti perché la sua perfetta bellezza non ha bisogno di ornamenti, come nel meraviglioso dipinto di Tiziano appartenuto a Cristina di Svezia e oggi a Edimburgo, ci ricorda il valore positivo del nudo nel mondo pagano, dove era appannaggio degli dei, e della sua ripresa nel mondo umanistico.
Un nudo di cui gli uomini, come nei racconti di Plinio e Valerio Massimo a proposito della Venere di Cnido, scolpita da Prassitele, potevano anche innamorarsi fino a impazzire, ma anche la caratteristica della Venere Anadiomene, che sorge dalle acque. Nuda stat Veritas: come la Verità non si ricopre di inutili fronzoli, così Venere nella sua forma più alta, la spirituale Venere uranìa, nata senza madre e priva di materia, vestirà abiti leggeri e seducenti solo quando si incarnerà in donne contemporanee belle come lei o nella Venus genitrix che dà il suo afflato creativo alla primavera. A volte si arrivava a pensare che una modella vivente le avesse prestato non solo il volto, ma anche il corpo. Poiché anche Francesco I, ricevendo in dono dal marchese di Mantova una Venere di Lorenzo Costa, poteva chiedere se per caso una dama della corte avesse posato per il quadro, e chi fosse, diventava talvolta più prudente vestire anche la dea dell'amore.
Prima della sua apertura l'attenzione era stata infatti attratta dalla presunta ricerca di bilanciamento numerico fra corpi maschili e femminili da esibire, a occhi di un pubblico contemporaneo, via via più sensibili al tema della parità. Presto smentita dai curatori, che negano di aver basato il percorso rinascimentale sulla moderna preoccupazione dell'equilibrio dei generi, la questione aveva continuato a suscitare curiosità e prese di posizione, come se avesse senso estrapolare dalla mentalità erudita quattrocentesca, per esempio, l'immagine predatoria del satiro in prossimità della ninfa addormentata nell'Hypnerotomachia Poliphili, uno dei testi più complessi ed enigmatici del Rinascimento italiano. Insomma, l'incisione assai esplicita tanto da essere oggi talvolta considerata offensiva, aveva certamente implicazioni diverse dalla rappresentazione della molestia sessuale. Quelle che possono apparire solo immagini erotiche avevano spesso storie e ricadute che andavano al di là della semplice esposizione di corpi più o meno desiderabili e perfetti.
Esplorare la complessità di riferimenti e impieghi del nudo in diversi contesti, intellettuali e geografici è la forza di questa mostra appassionante e piena di sorprese. Proprio per rovesciare il paradigma che il nudo del Rinascimento corrisponda esclusivamente alle eburnee ninfe adagiate in boschetti ombrosi, ispirate ai miti della poesia antica, la mostra si apre con le potenti immagini del Cristo in pietà e dei santi che, nel corso della meditazione o del martirio, non esitano a mostrare ampie parti svestite del loro corpo.
Già nell'ambito della santificazione del nudo eroico, questo sì in particolare maschile, esempi italiani e nordeuropei si fronteggiano con i loro diversi aspetti e anche con la varietà dei materiali impiegati. Anche in un contesto sacro, la pericolosità della bellezza esposta non sfugge agli scrittori cristiani e ai predicatori, preoccupati, come raccontano spesso le fonti cinquecentesche, che i fedeli si innamorassero di santi osservabili in immagini troppo carnali e seducenti. Mescolare attenzione devota e apprezzamento per la bellezza sensuale dei corpi sembra davvero inevitabile nel caso delle straordinarie miniature del Libro d'ore di Luigi XII, illustrato da Jean Bourdichon allo scadere del Quattrocento. Una delle scene bibliche di nudo più ricorrenti nella produzione di immagini rinascimentali è l'episodio di Betsabea al bagno, che scatena l'innamoramento di Davide. Nel foglio miniato dall'artista francese la bellissima Betsabea è nuda, in primo piano, immersa nell'acqua di una sontuosa fontana che ne scherma, ma non ne cela affatto la nudità totale. Se questo libro era destinato al re di Francia, a una schiacciante maggioranza di committenti uomini vanno riferite le sensuali immagini raccolte nella mostra. Quindi, piuttosto che sulla prevalenza o meno di nudi femminili, ci si dovrebbe interrogare sul fatto che ognuna di queste immagini fosse creata da uomini per altri uomini e che lo sguardo sul nudo, maschile o femminile, sacro o pagano, sensuale o disturbante, sia comunque uno sguardo maschile.
È difficile uscire dalla mostra con l'idea che il nudo avesse una connotazione lasciva o negativa. Al di là dell'uso esagerato e grottesco che trova una spiegazione nel percorso e negli interessi artistici di alcuni artisti come Hans Baldung o come Albrecht Dürer, anche le immagini più difficili da spiegare, come quella degli amanti nudi sul verso del Ritratto d'uomo berlinese, ricondotto in ambito veneziano dell'inizio del Cinquecento, rientrano probabilmente in un tour de force naturalistico da parte dell'artista.
Ma alla fine vince Venere. Il nudo della dea dell'Amore, che si strizza i capelli bagnati dalle acque dopo la sua nascita, che si mostra senza vestiti perché la sua perfetta bellezza non ha bisogno di ornamenti, come nel meraviglioso dipinto di Tiziano appartenuto a Cristina di Svezia e oggi a Edimburgo, ci ricorda il valore positivo del nudo nel mondo pagano, dove era appannaggio degli dei, e della sua ripresa nel mondo umanistico.
Un nudo di cui gli uomini, come nei racconti di Plinio e Valerio Massimo a proposito della Venere di Cnido, scolpita da Prassitele, potevano anche innamorarsi fino a impazzire, ma anche la caratteristica della Venere Anadiomene, che sorge dalle acque. Nuda stat Veritas: come la Verità non si ricopre di inutili fronzoli, così Venere nella sua forma più alta, la spirituale Venere uranìa, nata senza madre e priva di materia, vestirà abiti leggeri e seducenti solo quando si incarnerà in donne contemporanee belle come lei o nella Venus genitrix che dà il suo afflato creativo alla primavera. A volte si arrivava a pensare che una modella vivente le avesse prestato non solo il volto, ma anche il corpo. Poiché anche Francesco I, ricevendo in dono dal marchese di Mantova una Venere di Lorenzo Costa, poteva chiedere se per caso una dama della corte avesse posato per il quadro, e chi fosse, diventava talvolta più prudente vestire anche la dea dell'amore.