L'ultimo segreto del genio Giorgione
Chiara Gatti , di CHIARA GATTIUna biografia inesistente. Dipinti mai firmati. Soggetti indecifrabili. I puristi che continuano ad attribuirgli soltanto la fantomatica “Tempesta”. E ora un nuovo disegno che rimette in discussione date e collaborazioni. Dalla casa di Castelfranco Veneto, ecco le novità sul dossier dedicato al più misterioso genio del Rinascimento
Svelato un mistero, ne spunta subito un altro. "Con Giorgione è un classico. È l'uomo degli enigmi" dice col sorriso, in un italiano perfetto, Jaynie Anderson, professoressa emerita dell'Università di Melbourne in tour in Italia. Massima esperta al mondo del genio del Rinascimento, è approdata dall'Australia direttamente a Castelfranco Veneto, città natale del maestro del Rinascimento, per presentare i risultati della sua ultima scoperta: le date di nascita e morte del "suo" Giorgione, finora ignote alle cronache. "Quando ho annunciato il ritrovamento, pensavo nessuno mi avrebbe creduta. La fortuna di Giorgione è piena di controversie. Ma per adesso tutto tace" e tira un sospiro di sollievo. Fra gli scaffali della biblioteca dell'Università di Sydney - complice la solerte bibliotecaria Kim Wilson impegnata a riordinare il settore dei libri rari - è spuntata infatti a febbraio una Comm…
Svelato un mistero, ne spunta subito un altro. "Con Giorgione è un classico. È l'uomo degli enigmi" dice col sorriso, in un italiano perfetto, Jaynie Anderson, professoressa emerita dell'Università di Melbourne in tour in Italia. Massima esperta al mondo del genio del Rinascimento, è approdata dall'Australia direttamente a Castelfranco Veneto, città natale del maestro del Rinascimento, per presentare i risultati della sua ultima scoperta: le date di nascita e morte del "suo" Giorgione, finora ignote alle cronache. "Quando ho annunciato il ritrovamento, pensavo nessuno mi avrebbe creduta. La fortuna di Giorgione è piena di controversie. Ma per adesso tutto tace" e tira un sospiro di sollievo. Fra gli scaffali della biblioteca dell'Università di Sydney - complice la solerte bibliotecaria Kim Wilson impegnata a riordinare il settore dei libri rari - è spuntata infatti a febbraio una Commedia di Dante, pubblicata a Venezia nel 1497, che nascondeva nell'ultima pagina un'indicazione precisa sul destino fatale del pittore. Tradotta dal volgare, recita più o meno così: "Giorgione da Castelfranco ("Zorzo da Castelo Francho") morì a Venezia di peste il 17 settembre a 36 anni".
L'anno 1510 è riportato in cima al foglio, rifilato da un taglio incauto della carta; ma leggibile. Se il mondo dell'arte ha reagito eccitatissimo alla notizia, il grande pubblico si chiede cosa cambi? "Cambia tutto. Anticipare la nascita di pochi anni rispetto all'ipotesi di Giorgio Vasari che nelle Vite la collocava intorno al 1477, significa riconsiderare i tempi della formazione, indagare nuove relazioni coi colleghi, l'influenza (o il debito) di Giovanni Bellini e anche scompaginare la datazione delle opere giovanili. Il mistero risolto ne ha prodotti altri". Ma, nel caso di Giorgione, i rebus abbondavano ben prima di Sydney. La sua vicenda è sempre stata un giallo dell'arte avaro di indizi: i dipinti non firmati, la mancanza di documenti, una biografia senza tracce, i soggetti ambigui, ostici da decifrare, ma tanto intriganti da aver stregato i suoi contemporanei. Tutti lo stimavano per la capacità di "metter lo spirto nelle figure - scriveva Vasari - e contraffar la freschezza della carne viva". Questo spiega perché, in pochi anni di vita, divenne leggenda. E lo è rimasto per secoli, nonostante contese, dubbi e penuria di opere certe. Appena 25 certificate dal catalogo ragionato compilato dalla Anderson. "Ma i puristi accettano solo la Tempesta". Il capolavoro custodito dalle Gallerie dell'Accademia di Venezia resta l'enigma numero uno e alimenta l'aura di mistero che ruota attorno a lui. Uno dei quadri più ipnotici della storia tortura gli specialisti con i suoi simboli elusivi. La gitana e il soldato, il fiume e la città, il clima elettrico e lo scatenarsi degli elementi. Salvatore Settis vi ha letto una cacciata di Adamo ed Eva dal Paradiso Terrestre. "Ho appena finito il libro di Sergio Alcamo La Verità celata, che lo interpreta come un'allegoria della redenzione. È una chiave complessa. Io resto affascinata dall'idea di natura come fenomeno transitorio".
L'aria di burrasca che avvolge la scena lo rende sensuale e provocante. Non per nulla era destinato ai gusti inquieti del patrizio Gabriele Vendramin, membro di un'élite intellettuale veneziana sedotta dalle sciarade di Giorgione. "Avevo 15 anni quando vidi la Tempesta per la prima volta. I miei genitori mi portarono in vacanza in Italia. Sedusse pure me. Ho amato i suoi dipinti e scelsi i ritratti come tesi di laurea". Dal Ragazzo con la freccia (sulla copertina della sua monografia) alla splendida Vecchia, altro capolavoro delle Gallerie dell'Accademia di Venezia. "Per il Phd studiai la corte di Caterina Cornaro, signora di Asolo, animatrice di un cenacolo rinascimentale frequentato da Pietro Bembo e certamente da Giorgione, sebbene le prove scarseggino. Davanti all'iscrizione sulla Commedia ora ritrovata, ho sperato tanto che fosse vergata da Bembo. Ma la calligrafia non è sua". Peccato. Mentre lancia un appello agli esperti di scrittura per il riconoscimento dell'anonimo testimone della morte del pittore, Jaynie si domanda a chi appartenesse il volume. Magari proprio a Giorgione che, sulla stessa pagina, tracciò un piccolo, meraviglioso disegno a sanguigna della Vergine col Bambino, forse un bozzetto per l'Adorazione dei Magi di Londra o di Washington. Sarebbe il suo terzo disegno conosciuto al mondo.
"Ho fatto il calcolo che un libro così prezioso dovesse costare lo stipendio di un mese. Fosse suo, dimostrerebbe la statura di un uomo erudito in grado di comprendere Dante. I ricercatori inglesi dubitano sempre dell'aspetto colto dei pittori. Gli italiani invece credono in una preparazione profonda. Io sto con gli italiani!". Non per nulla, il Museo Casa Giorgione di Castelfranco Veneto, dopo aver accolto Jaynie Anderson con la sua teoria, lancia un programma di incontri che, a pochi passi dalla celebre Pala con la Madonna e Santi (in Duomo) e sotto il titolo Giorgione is back chiama a raccolta i "giorgionisti" più ferrati. Venerdì 31 maggio lo storico dell'arte Enrico Maria Dal Pozzolo e Massimiliano Bassetti professore di paleografia latina dell'Università di Verona, affronteranno le prime tracce scritte sull'attività di Giorgione. Il 21 giugno arriveranno Salvatore Settis e Sergio Alcamo per parlare di Tempesta e Salvezza. Nel frattempo Jaynie Anderson ha raggiunto Venezia per la Biennale d'arte e per un passaggio alle Gallerie dell'Accademia dove è esposto da qualche mese un dipinto uscito dalla blasonata collezione Mattioli. Un Concerto attribuito a Giorgione che semina altri dubbi: ritratto di Re Davide o autoritratto del genio? Chissà. Jaynie li boccia entrambi. "Non credo sia suo". Il giallo continua.
L'anno 1510 è riportato in cima al foglio, rifilato da un taglio incauto della carta; ma leggibile. Se il mondo dell'arte ha reagito eccitatissimo alla notizia, il grande pubblico si chiede cosa cambi? "Cambia tutto. Anticipare la nascita di pochi anni rispetto all'ipotesi di Giorgio Vasari che nelle Vite la collocava intorno al 1477, significa riconsiderare i tempi della formazione, indagare nuove relazioni coi colleghi, l'influenza (o il debito) di Giovanni Bellini e anche scompaginare la datazione delle opere giovanili. Il mistero risolto ne ha prodotti altri". Ma, nel caso di Giorgione, i rebus abbondavano ben prima di Sydney. La sua vicenda è sempre stata un giallo dell'arte avaro di indizi: i dipinti non firmati, la mancanza di documenti, una biografia senza tracce, i soggetti ambigui, ostici da decifrare, ma tanto intriganti da aver stregato i suoi contemporanei. Tutti lo stimavano per la capacità di "metter lo spirto nelle figure - scriveva Vasari - e contraffar la freschezza della carne viva". Questo spiega perché, in pochi anni di vita, divenne leggenda. E lo è rimasto per secoli, nonostante contese, dubbi e penuria di opere certe. Appena 25 certificate dal catalogo ragionato compilato dalla Anderson. "Ma i puristi accettano solo la Tempesta". Il capolavoro custodito dalle Gallerie dell'Accademia di Venezia resta l'enigma numero uno e alimenta l'aura di mistero che ruota attorno a lui. Uno dei quadri più ipnotici della storia tortura gli specialisti con i suoi simboli elusivi. La gitana e il soldato, il fiume e la città, il clima elettrico e lo scatenarsi degli elementi. Salvatore Settis vi ha letto una cacciata di Adamo ed Eva dal Paradiso Terrestre. "Ho appena finito il libro di Sergio Alcamo La Verità celata, che lo interpreta come un'allegoria della redenzione. È una chiave complessa. Io resto affascinata dall'idea di natura come fenomeno transitorio".
L'aria di burrasca che avvolge la scena lo rende sensuale e provocante. Non per nulla era destinato ai gusti inquieti del patrizio Gabriele Vendramin, membro di un'élite intellettuale veneziana sedotta dalle sciarade di Giorgione. "Avevo 15 anni quando vidi la Tempesta per la prima volta. I miei genitori mi portarono in vacanza in Italia. Sedusse pure me. Ho amato i suoi dipinti e scelsi i ritratti come tesi di laurea". Dal Ragazzo con la freccia (sulla copertina della sua monografia) alla splendida Vecchia, altro capolavoro delle Gallerie dell'Accademia di Venezia. "Per il Phd studiai la corte di Caterina Cornaro, signora di Asolo, animatrice di un cenacolo rinascimentale frequentato da Pietro Bembo e certamente da Giorgione, sebbene le prove scarseggino. Davanti all'iscrizione sulla Commedia ora ritrovata, ho sperato tanto che fosse vergata da Bembo. Ma la calligrafia non è sua". Peccato. Mentre lancia un appello agli esperti di scrittura per il riconoscimento dell'anonimo testimone della morte del pittore, Jaynie si domanda a chi appartenesse il volume. Magari proprio a Giorgione che, sulla stessa pagina, tracciò un piccolo, meraviglioso disegno a sanguigna della Vergine col Bambino, forse un bozzetto per l'Adorazione dei Magi di Londra o di Washington. Sarebbe il suo terzo disegno conosciuto al mondo.
"Ho fatto il calcolo che un libro così prezioso dovesse costare lo stipendio di un mese. Fosse suo, dimostrerebbe la statura di un uomo erudito in grado di comprendere Dante. I ricercatori inglesi dubitano sempre dell'aspetto colto dei pittori. Gli italiani invece credono in una preparazione profonda. Io sto con gli italiani!". Non per nulla, il Museo Casa Giorgione di Castelfranco Veneto, dopo aver accolto Jaynie Anderson con la sua teoria, lancia un programma di incontri che, a pochi passi dalla celebre Pala con la Madonna e Santi (in Duomo) e sotto il titolo Giorgione is back chiama a raccolta i "giorgionisti" più ferrati. Venerdì 31 maggio lo storico dell'arte Enrico Maria Dal Pozzolo e Massimiliano Bassetti professore di paleografia latina dell'Università di Verona, affronteranno le prime tracce scritte sull'attività di Giorgione. Il 21 giugno arriveranno Salvatore Settis e Sergio Alcamo per parlare di Tempesta e Salvezza. Nel frattempo Jaynie Anderson ha raggiunto Venezia per la Biennale d'arte e per un passaggio alle Gallerie dell'Accademia dove è esposto da qualche mese un dipinto uscito dalla blasonata collezione Mattioli. Un Concerto attribuito a Giorgione che semina altri dubbi: ritratto di Re Davide o autoritratto del genio? Chissà. Jaynie li boccia entrambi. "Non credo sia suo". Il giallo continua.