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  Un fotogramma della versione restaurata de "La montagna sacra", 1973 (per concessione di Abkco Films) 

Alejandro Jodorowsky: la risata sacra

Un pazzo? Un guru? Un santo? Un poeta? Un truffatore? Un saggio? Un filosofo? L’inventore della Psicomagia, l’autore di film cult come 'El topo' e 'La montagna sacra', oggi restaurati, forse è tutto questo. Ma il suo sberleffo è allegro o fa paura?
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È successa una cosa strana. Il giorno prima di questa intervista sono passato per caso davanti alla chiesa di Santa Croce in Gerusalemme, a Roma, in cui è conservata, si dice, una parte della croce di Gesù, e ci sono entrato. La sera, guardando il dvd del film di Alejandro Jodorowsky, La montagna sacra (appena rimasterizzato dalla Cineteca di Bologna insieme all'altro film fondamentale, El topo), mi sono accorto che una delle foto che avevo scattato alla vetrata della cripta era quasi identica a uno dei fotogrammi del film. Quello che vedete qui sopra.

"Molto bene. Ti spiegherò cosa significa", dice Jodorowsky. "Nella cabala ebraica le lettere sono numeri: tu hai incontrato Dio, il Tetragrammaton. Il suo nome è YHVH: Yud è 10, Hey 5, Vav 6, Hey ancora 5. Il tuo numero è il 26. E poi hai incontrato la morte di Cristo nella cripta della chiesa attraverso la Via Crucis, che è il corrispettivo della ricerca alchem…
È successa una cosa strana. Il giorno prima di questa intervista sono passato per caso davanti alla chiesa di Santa Croce in Gerusalemme, a Roma, in cui è conservata, si dice, una parte della croce di Gesù, e ci sono entrato. La sera, guardando il dvd del film di Alejandro Jodorowsky, La montagna sacra (appena rimasterizzato dalla Cineteca di Bologna insieme all'altro film fondamentale, El topo), mi sono accorto che una delle foto che avevo scattato alla vetrata della cripta era quasi identica a uno dei fotogrammi del film. Quello che vedete qui sopra.

"Molto bene. Ti spiegherò cosa significa", dice Jodorowsky. "Nella cabala ebraica le lettere sono numeri: tu hai incontrato Dio, il Tetragrammaton. Il suo nome è YHVH: Yud è 10, Hey 5, Vav 6, Hey ancora 5. Il tuo numero è il 26. E poi hai incontrato la morte di Cristo nella cripta della chiesa attraverso la Via Crucis, che è il corrispettivo della ricerca alchemica del protagonista de La montagna sacra. Questo numero, nei Tarocchi, è il 13: l'Arcano senza nome. La morte, ovvero l'Arcano della trasformazione profonda. 13 x 2 fa 26: è un circolo. L'arcobaleno che vedi nel fotogramma del film e nei colori della foto della vetrata della cripta che hai scattato è speculare. La vita è magica perché tu oggi mi hai portato l'arcobaleno e io sto lavorando a una nuova versione del mio film Il ladro dell'arcobaleno che presenterò a settembre alla Cinémathèque di Parigi". 

Se avessi voluto spiegare che cos'è la Psicomagia, la disciplina inventata da Jodorowsky, non avrei potuto farlo meglio di così: ne siamo già protagonisti. Io e voi che state leggendo questa intervista. Di certo Jodorowsky è uno dei personaggi più difficili da definire mai incontrati. La sua risata è quella del Matto. L'unico Arcano senza numero, il cui significato è: libertà. Che per alcuni è l'espressione più pura della gioia. Ad altri invece fa paura. 

Lei ha fatto molte cose: teatro, mimo, performance. Perché a un certo punto ha deciso di girare dei film? 
"Io sono nato in una piccola cittadina nel nord del Cile. Non avevamo niente se non una biblioteca, dei libri e un piccolo cinema. Così ogni domenica andavo a vedere un film. Per me era come entrare nel mondo delle fiabe. Era fantastico. E così il cinema è diventato il mio amore. Eravamo poveri. Mio padre aveva un negozietto di vestiti e io dovevo andare ad aiutarlo. Siccome c'erano un sacco di ladri, il mio lavoro consisteva nel segnalarli. Questo fino a quando ho compito 17 anni. Odiavo quel lavoro. Odiavo il business". 

Cosa ha fatto per emanciparsi da lui? 
"Ho lottato per fare qualsiasi tipo di arte: poesia, teatro, pittura. Ammiro Leonardo Da Vinci, Jean Cocteau, Pasolini, artisti che non si focalizzavano su una sola cosa. Quando ho deciso di fare cinema non volevo limiti. Ma quando fai questo hai un grande nemico: il produttore". 

Perché considera il produttore suo nemico?
"Lui è il re, il papa, il dittatore che vuole fare film che piacciano a tutti perché vuole solo guadagnare soldi". 

Quando se ne è reso conto cosa ha deciso di fare? 
"Ho deciso di non fare più quel cinema: niente industria, niente ossessione per i soldi, niente star system, niente tappeto rosso, niente festival. Dobbiamo combattere tutto questo perché non è arte. Il nostro mondo è davvero in una cattiva forma: abbiamo bisogno di distrarci, di diventare infantili per riuscire a vivere qui. E così i film di oggi sono come un'aspirina. Quando sei un bambino hai bisogno di cose semplici: vai a vederle, ti diverti tanto e quando torni a casa sei... un idiota! Nessun cambiamento spirituale, niente...". 

E invece se uno guarda i suoi film cosa succede? 
"Io faccio film per guarire. Non faccio film su supereroi, narcotrafficanti, eroi di vario tipo. Io faccio film per cercare di far trovare qualcosa dentro te stesso. Il tuo valore artistico. E quando parlo di valore artistico parlo di qualcosa che è persino più importante del valore mistico". 

Chi è per lei l'artista? 
"L'artista è una versione della religione che ti permette di trovare il meglio di te dentro te stesso. Non è uno che fa film per essere applaudito, per i soldi o per il potere. Il compito dell'artista è di fare qualcosa di utile per gli altri, mostrare i valori che sono dentro gli esseri umani". 

Quali sono questi valori? 
"Ci sono tre valori fondamentali: verità, bellezza e gentilezza. E dal momento che il mondo è terribile credo che l'arte possa dare un qualche tipo di soluzione agli esseri umani. L'arte. Non la politica". 

Ma in che modo l'arte può salvarci? 
"Dobbiamo fare una rivoluzione poetica. Ogni uomo è un poeta ma ci vuole un processo che va portato all'estremo per tirare fuori questa parte poetica da noi stessi. Solo se ci riusciremo il mondo cambierà davvero". 

C'è stata un'evoluzione tematica nei suoi film? 
"Ho iniziato a fare film quando avevo trent'anni. Il mio primo film, Il paese incantato (Fando Y Lis) riguarda la ricerca metafisica, la ricerca di un mondo che non puoi trovare, l'assurdità della vita, la sua mancanza di valore. Poi ho fatto El topo che è una ricerca attraverso i problemi della società e dopo ancora La montagna sacra: la ricerca nella mente". 

Un altro fotogramma della versione restaurata de "La montagna sacra" (per concessione di Abkco Films) 

Ovvero? 
"La ricerca attraverso tutti i simbolismi, la spiritualità, le domande. Una grande ricerca metafisica senza alcun tipo di limite. Quando ho finito questo film ho sentito un grande cambiamento dentro di me. Ero vuoto. Tutto ciò che avevo era stato messo lì dentro. A quel punto ho cercato di connetterlo con quello successivo, Santa sangre, che indagava la relazione con l'emozione. Come liberarsi dai problemi emozionali. E poi per vent'anni non ho più fatto film". 

Perché? 
"Il mio cinema non poteva avere a che fare con i produttori, con le stelle, così ho cercato dei soldi per fare da solo. E l'ho fatto, con pochi soldi: due milioni e mezzo di dollari. Ho fatto film in cui ero io l'eroe. Un antieroe. Il mio prossimo film, Psicomagia, è una metafora della cura. Lo presenteremo ad agosto a Parigi. È finita con i produttori: è stato fatto tutto con il crowdfunding". 

È stato complicato, immagino, fare una cosa simile.
"Per dieci anni ho lavorato ogni giorno per tre, quattro ore per ottenere follower su Facebook e Twitter. Anche oggi lo farò. Così su Facebook adesso ho quattro milioni di follower e due milioni su Twitter. Ognuno di questi parla con altre persone. Credo di poter 'toccare' (dice proprio così, ndr) quasi dieci milioni di persone. Sono tante. Ho chiesto 100mila euro. Ne sono arrivati 170. Funziona perché queste non sono persone che vogliono guadagnare soldi, sono persone che hanno regalato soldi e io adesso non lavoro con superstar e produttori, lavoro con loro. Questa è la rivoluzione di cui parlavo". 

A proposito di attori, lei spesso ha lavorato con i suoi figli. Perché questa scelta? 
"I miei figli e me stesso. Volevo che i sentimenti fossero veri e non possono esserlo se vengono imitati da attori. Facendo El topo ho cercato di risolvere un problema che avevo con mio padre attraverso un atto di creazione artistica". 

C'è riuscito? 
"Sì. Questa è la base della Psicomagia. Io ho 90 anni adesso e volevo fare un film che raccontasse cos'è e come funziona. So che morirò e non mi interessa fare intrattenimento o raccontare una storia. Alcuni criticano i miei film dicendo: 'Dov'è la storia?. Una storia c'è ma per trovarla devi cercarla, esplorarla. È la mia storia. È la tua storia. Ed è comunque una storia meravigliosa". 

Nel frattempo vengono restaurati i suoi due film più famosi. Crede sia importante che le nuove generazioni li possano vedere? 
"La cosa più importante è dimostrare alle nuove generazioni che anche loro possono farli. Però se cercano il denaro o il potere o la gloria non troveranno nulla. Devono cercare ciò che è umano. Noi ci troviamo in un momento molto pericoloso, stiamo distruggendo il pianeta e la razza umana. E adoriamo il football ma il football non è una religione, è solo distrazione. Poi, adesso, è il momento del patriottismo: non ci sono più artisti. Persino quando parliamo di arte dobbiamo specificarne la nazionalità: film messicani, francesi, italiani. Questa è guerra. Non viviamo tutti sullo stesso pianeta? L'arte non ha nazionalità, siamo una comunità". 

La risata sacra di Alejandro Jodorowsky


Quindi lei è pessimista per il nostro futuro? 
"Al contrario, sono assolutamente ottimista. Sto completando la mia strada e tra poco morirò. Ah ah ah ah. La mia donna ha 45 anni meno di me. Ah ah ah ah. Ictus o infarto possono arrivare ogni giorno. Ah ah ah ah. Non so fino a quando avrò soldi. Ah ah ah ah. Per vivere faccio fumetti. Ah ah ah ah. Etc. Ma c'è un momento in cui ti rendi conto che tu sei gli altri. Non esiste individualità" . 

Così lei non ha paura della morte? 
"Questo è differente. Io credo che in noi abbiamo quattro parti: mente, cuore, sesso e i corrispettivi pensare, amare, desiderare. E poi c'è il corpo. E così la mia mente ha completamente accettato di morire. Ma non muoio. Cosa possiamo farci? Il corpo non vuole morire e combatte sempre per sopravvivere, è naturale. Spiritualmente ho bisogno di morire ma fisicamente farò di tutto per sopravvivere fino a 120, 150 anni. Il più a lungo possibile. Per continuare il mio lavoro non bevo alcol, non fumo, non prendo droghe, non mangio carne rossa. A 90 anni non sono più un idiota, ragiono meglio di quando avevo 40 anni. Sono molto felice di essere vecchio perché sai bene ciò che è necessario e quello che non lo è". 

Prima parlava di fumetti: lei e il grande disegnatore francese Moebius con L'Incal avete realizzato una delle pietre miliari del genere. Il fumetto le concede una libertà maggiore rispetto al mondo dei film?
"Sì, è più libero ma anche in questo caso se non si vendono almeno 20mila copie una serie non va avanti. Però è vero che, visto che non mi hanno permesso di fare Dune al cinema, l'ho realizzato lo stesso grazie al fumetto". 

Ah, sì? Le interessava così tanto il libro di Herbert? 
"Per niente: non l'avevo mai letto. L'ho fatto solo quando mi hanno chiesto di fare Dune. Ma io volevo il mio Dune, non il suo. E l'ho fatto: è L'Incal. Non solo: subito dopo El topo volevo fare un seguito ma è stato impossibile. Ho cercato i fondi per cinquant'anni ma niente da fare. Invece adesso lo sto facendo con un fantastico artista messicano che si chiama José Ladrönn: si intitola I figli di El topo e sono tre volumi. Abbiamo appena pubblicato il secondo (in Italia è uscito il primo, pubblicato da Panini Comics, ndr) e in effetti ci sono cose che in un film sarebbe stato impossibile realizzare: il che rende il fumetto una grande arte. Ma non Walt Disney, perché il suo mondo per me non è adatto ai bambini. Odio Walt Disney!". 

 Una scena di "El Topo", 1970, nella versione anch'essa restaurata da Arrow Films con Abkco Films (per gentile concessione di Abkco Films) 

Perché non le hanno fatto fare Dune? 
"Perché la mia versione durava 14 ore. La mia sceneggiatura prevedeva la realizzazione di un film che durasse 14 ore. Mi dissero: 'Quattordici ore? Lei è un pazzo, un film deve durare al massimo un'ora e mezza!'. Evidentemente non ero così pazzo perché oggi le serie tv durano molto di più. Adesso è normale fare una storia lunga...". 

Lo sa che hanno appena annunciato proprio una nuova serie e un nuovo film su Dune? 
"Sì, ma non mi interessa. All'inizio Netflix era fantastica ma poi è arrivato Hollywood ed è diventata... Netflix Hollywood". 

Lei usa molto il sesso e la violenza, sia pure in maniera simbolica. Perché? 
"Simbolica e poetica. Non è vera violenza. Perché non c'è sadismo. La violenza è mostrare persone che si uccidono per denaro o che parlano di amore in maniera ridicola. E questo contribuisce alla distruzione del mondo, accarezza gli istinti più bassi". 

Lei è stato anche attore in Musikanten, film del 2005 girato da uno dei nostri artisti più importanti, Franco Battiato.
"Sì. Era un ottimo film perché Battiato è una persona che cerca sempre qualcosa e questo qualcosa è la creazione spirituale della musica. Perché la musica non è solo danza o divertimento, può servire per molte cose. Quello che Battiato fa ha un senso. Lui è stato molto influenzato dal sufismo, dalla mistica araba. Battiato ha un feeling mistico: è un vero artista". 

   Da "El Topo" (per gentile concessione di Abkco Films) 

Quindi è stata una bella esperienza lavorare con lui? 
"Certo. All'inizio credevo fosse pazzo. Lui stava presentando un libro e ha chiesto a un suo amico di contattarmi, un tipo molto divertente, una specie di hippy. Questo tipo mi ha chiesto se volevo fare un film: 'Ok, cosa vuole che faccia?'. 'Vorrebbe che interpretassi il ruolo di Beethoven'. Rispondo: 'Credo sia pazzo e per metterlo alla prova voglio chiedergli molti soldi'. E lui: 'No, sono io che pago!', dice l'hippy. Ed è stata davvero una bellissima esperienza, un'esperienza da cui ho imparato molto". 

È ancora in contatto con Battiato? 
"Siamo rimasti in contatto per molto tempo ma negli ultimi anni sto lavorando ai progetti di cui parlavo prima, di finanziamento e di realizzazione di Psicomagia, per cui sono un bel po' di anni che non ci sentiamo. Comunque la cosa interessante è che il suo Beethoven è mescolato con Gurdjieff...". 

Lei ha lavorato anche con Marcel Marceau, il più grande mimo della storia. Qual è stato l'insegnamento più importante che ha ricevuto da lui? 
"Marceau per me era come una religione: ero arrivato dal Cile a Parigi quando avevo 21 anni per andare a studiare da lui. Un film che amavo era Les Enfants du paradis di Marcel Carné (in italiano Amanti perduti, fa riferimento a Jean-Gaspard Debureau, un famoso mimo dell'Ottocento, ndr). In questo film ho scoperto la pantomima e da lì ho deciso di andare a Parigi a lavorare con Marceau per impararla. Ho lasciato il Cile dove avevo già la mia compagnia, già piuttosto famosa, che avevo fondato quando avevo 17 anni. Ma ero presuntuoso, volevo essere più bravo di lui e così sono arrivato con il mio piccolo libro di critiche a quello che faceva. Lui ha ascoltato e poi mi ha detto: 'Senti, io ho 20 volte più critiche di quelle che mi hai fatto tu'. Ha cominciato a elencarle e mi ha fatto capire quanto ero ingenuo, quante cose ancora non vedevo! 'Devi essere umile', mi ha detto. E io: 'Ok'. E abbiamo iniziato a lavorare insieme. Così ho capito che non avrei mai potuto essere meglio di Marceau perché lui era un mimo naturale, il genio della pantomima. Non potevo fare delle pantomime meglio di lui ma potevo scriverne per lui. A un certo punto stava imitando Chaplin, che a me non piace perché lo trovo artefatto, mentre amo Buster Keaton, quello muto. Così ho scritto pantomime per lui. Ho lavorato con lui finché è morto. È stata un'esperienza molto importante per me".

 Da "El Topo" (per gentile concessione di Abkco Films) 

Infatti possiamo vedere il risultato di questa esperienza in El topo. 
"In El topo ma, soprattutto, in Santa sangre. In Santa sangre c'è una vera pantomima. Oggi la pantomima non esiste più. Nessuno è in grado di farla: quando Marceau è morto la pantomima è morta". 

Lei da molti è ritenuto un guru: lo è? 
"Ho avuto questa tentazione: l'ego è un grande inganno. Ma poi mi sono reso conto che niente è tuo. Nemmeno il corpo e così scopri l'umiltà necessaria per sopravvivere e il dono del servire. E ogni giorno ti svegli e dici: 'Che miracolo: un altro giorno!'. Scopri il dono della vita che sta nel servire, perché a 90 anni sai che ogni notte potresti morire mentre stai dormendo. Come è bello guardare, che miracolo è sentire le cose. Il miracolo è vivere dentro tutto ciò che ci sta intorno. E l'essere umano, che incredibile creazione dell'universo che è! Ci sono voluti milioni e milioni di anni da parte dell'universo per costruirci. Siamo una cosa fantastica: siamo milioni e milioni di cellule. È incredibile quello che siamo. È incredibile!". 

 Da "La montagna sacra" (per concessione di Abkco Films) 

I film restaurati alla Cineteca di Bologna. Nell’ambito de Il cinema ritrovato, il festival che si tiene a Bologna da oggi al 30 giugno, verranno proiettati i due film capolavoro di Alejandro Jodorowsky: El topo (domenica 23 giugno) e La montagna sacra. Entrambi in versione restaurata dal negativo originale da Arrow Films in collaborazione con Abkco Films

Il fumetto. Il 23 luglio ritorna in libreria l’edizione integrale de L’Incal (Oscar Ink, 432 pagg, 30 euro) di Jodorowsky e Moebius