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 Il dibattito sull’uso della chirurgia nel cambio di sesso è stato introdotto da un articolo della psicoanalista Lorena Preta, uscito su “Repubblica” il 29 giugno  

Il nostro sesso non è un destino

Né solo un dato fisico né solo un condizionamento ambientale: ecco la via mediana che ci insegna la psicoanalisi tra anatomia e cultura
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Il dibattito che si è acceso recentemente sulle pagine di questo giornale tra Lorena Preta e Vittorio Lingiardi sul tema del transgender ha sullo sfondo una antica questione che Freud riassumeva con la seguente domanda: "L'anatomia è un destino?". In un tempo nel quale i progressi straordinari della scienza e della tecnica sfidano i limiti del corpo anatomico amplificandone le possibilità, questa domanda continua a interrogarci. Il potere del bisturi nel ridefinire l'immagine del corpo o, addirittura, il suo sesso, le tecniche sempre più raffinate legate alla procreazione ne sono alcuni esempi eloquenti.

Inevitabile l'impatto sulla vita individuale e collettiva. Nella ripetizione del carattere cruciale della domanda freudiana - l'anatomia è veramente un dato naturale incontrovertibile che determina l'orientamento sessuale di un corpo? - dobbiamo leggere il peso di una questione ancora aperta che può dare luogo - …
Il dibattito che si è acceso recentemente sulle pagine di questo giornale tra Lorena Preta e Vittorio Lingiardi sul tema del transgender ha sullo sfondo una antica questione che Freud riassumeva con la seguente domanda: "L'anatomia è un destino?". In un tempo nel quale i progressi straordinari della scienza e della tecnica sfidano i limiti del corpo anatomico amplificandone le possibilità, questa domanda continua a interrogarci. Il potere del bisturi nel ridefinire l'immagine del corpo o, addirittura, il suo sesso, le tecniche sempre più raffinate legate alla procreazione ne sono alcuni esempi eloquenti.

Inevitabile l'impatto sulla vita individuale e collettiva. Nella ripetizione del carattere cruciale della domanda freudiana - l'anatomia è veramente un dato naturale incontrovertibile che determina l'orientamento sessuale di un corpo? - dobbiamo leggere il peso di una questione ancora aperta che può dare luogo - come ha storicamente dato luogo, nella psicoanalisi e all'esterno della psicoanalisi - a risposte differenti. 

La risposta essenzialista ritiene che l'anatomia sia un destino e che tra i sessi sussista una differenza ontologica che troverebbe nella conformazione anatomica del corpo il suo luogo naturale di incarnazione. In questa risposta è in primo piano una rigida identificazione tra anatomia e ontologia; il pensiero dell'identità anatomica dei sessi rafforza una ideologia radicale della differenza. È una tesi che ha trovato a suo tempo sostegno in una autorevole teorica del femminismo, Luce Irigaray.

Una seconda risposta alla domanda freudiana è quella di matrice culturalista, la quale tende a pensare che anche il sesso cosiddetto anatomico sia, in fondo, il risultato dell'azione plasmatrice dei dispositivi socio-culturali e del loro potere di condizionamento. La teoria di Judith Butler, sullo sfondo del pensiero di Foucault, per fare solo un altro significativo esempio, tende a privilegiare questa risposta al dubbio amletico sollevato da Freud: non è l'anatomia elevata a ontologia a decidere la natura (innaturale) del sesso, ma sono innanzitutto i condizionamenti familiari, culturali e sociali a cui la nostra vita è assoggettata sin dalla nascita. 

Rispetto all'antagonismo irriducibile di queste due posizioni (essenzialismo e culturalismo) la psicoanalisi sembra voler scavare, in una precaria ma decisiva terra di mezzo, una prospettiva diversa. Il suo presupposto è radicalmente etico: né la natura del sesso anatomico, né i condizionamenti socio-culturali sono in quanto tali in grado di determinare l'identità sessuale (inconscia) di un soggetto. Piuttosto questa identità è il risultato della combinazione singolare di questi due elementi (anatomia e cultura), o, più precisamente, da come un soggetto è in grado di riprendere singolarmente (nel proprio inconscio) la combinazione contingente della loro incidenza.

In altre parole ciò che è più rilevante è l'opera di mediazione soggettiva che ciascuno di noi svolge tra l'esistenza reale della sua anatomia e i condizionamenti ambientali a cui siamo stati sottoposti sin dall'origine della nostra vita. In questo senso si può dire che la sessuazione del corpo dipende sempre dai fantasmi inconsci di un soggetto. Perché questo è il punto; per ogni essere parlante la sessuazione del proprio corpo non è mai un mero dato di natura, ma è sempre l'esito di un processo di soggettivazione del reale dell'anatomia unito alla pressione esercitata dai condizionamenti socio-culturali e familiari. 

Lorena Preta ha però posto, giustamente, una questione etica: fino a che punto la tecnica può essere al servizio dei propri fantasmi inconsci? Non dovrebbero esistere dei limiti normativi nella possibilità di scegliere il proprio sesso? È sufficiente il malessere - magari transitorio - di un bambino rispetto al proprio corpo vissuto come estraneo per assicurare - faccio un esempio volutamente estremo - , grazie all'intervento della tecnica, un cambio anatomico di sesso? Non sarebbe questo un ulteriore segnale dell'evaporazione "narcisistica" di ogni limite simbolico? 

Vittorio Lingiardi ha messo a sua volta, altrettanto giustamente, l'accento sul rigore della diagnosi differenziale: non confondere il disagio nei confronti dell'identità anatomica del proprio corpo sessuale con una vera e propria "disforia di genere" è un passo clinico fondamentale per aiutare i soggetti coinvolti e le loro famiglie ad orientarsi in un terreno così difficile e scivoloso. 

Come era falsa e moralistica la tendenza della psicoanalisi a pensare l'omosessualità come pervertimento dello sviluppo psicosessuale cosiddetto normale, allo stesso modo deve essere considerata falsa e moralista la prospettiva che associa il fenomeno transgender alla psicosi o al delirio tout court. Non si tratta di medicalizzare o psichiatrizzare la vita, ma, ogni volta, di dare innanzitutto tempo al soggetto di ritrovarsi nel labirinto in cui si trova rispetto alla necessità di soggettivare il reale del sesso. Evitando generalizzazioni e standardizzazioni. È l'insegnamento fondamentale della clinica della psicoanalisi che, come direbbe Lacan, non può che essere una "clinica dell'uno per uno", del rispetto della "differenza assoluta" del soggetto. Con una aggiunta doverosa: trovare l'identità singolare del proprio sesso non è un compito che riguarda solo i transgender, ma tutti i soggetti che abitano il linguaggio, nell'inevitabile oscillazione di "maschile" e "femminile" che questo comporta e che non può essere risolta invocando la semplice illusione della Natura.