Ken Follett: Il mio libro per salvare Notre-Dame
Enrico Franceschini , di ENRICO FRANCESCHINIL’autore dei “Pilastri della terra” omaggia la cattedrale e lancia il tour anti-Brexit. “Sono un patriota, non un nazionalista”
"Parigi non brucerà neanche questa volta". Ken Follett ha scritto un libro per augurarselo. Non è un romanzo di spionaggio come La cruna dell'ago, il suo primo bestseller, o un romanzo storico come I pilastri della terra, il suo titolo più famoso: in Notre-Dame (Mondadori) il grande scrittore inglese parte dall'incendio che il 15 aprile ha devastato la cattedrale parigina per spiegare il valore simbolico di un edificio diventato "il cuore della civiltà europea". Un cuore che oggi va difeso dall'attacco nazionalista, afferma l'autore, così come 74 anni fa sopravvisse a quello nazista: anche per questo Follett ha deciso di devolvere tutti i proventi del volume alla ricostruzione della chiesa sulle rive della Senna.
Perché l'incendio di Notre-Dame l'ha colpita al punto da scriverne un libro, Mister Follett?
"Amo le cattedrali e giocano un ruolo importante nei miei romanzi…
Perché l'incendio di Notre-Dame l'ha colpita al punto da scriverne un libro, Mister Follett?
"Amo le cattedrali e giocano un ruolo importante nei miei romanzi…
"Parigi non brucerà neanche questa volta". Ken Follett ha scritto un libro per augurarselo. Non è un romanzo di spionaggio come La cruna dell'ago, il suo primo bestseller, o un romanzo storico come I pilastri della terra, il suo titolo più famoso: in Notre-Dame (Mondadori) il grande scrittore inglese parte dall'incendio che il 15 aprile ha devastato la cattedrale parigina per spiegare il valore simbolico di un edificio diventato "il cuore della civiltà europea". Un cuore che oggi va difeso dall'attacco nazionalista, afferma l'autore, così come 74 anni fa sopravvisse a quello nazista: anche per questo Follett ha deciso di devolvere tutti i proventi del volume alla ricostruzione della chiesa sulle rive della Senna.
Perché l'incendio di Notre-Dame l'ha colpita al punto da scriverne un libro, Mister Follett?
"Amo le cattedrali e giocano un ruolo importante nei miei romanzi. Eppure sono rimasto sorpreso dalla mia reazione, da quanto sono stato commosso, emozionato e rattristato dall'incendio. Credo che molti abbiamo provato sentimenti analoghi. Non dipende solo dal fatto che Notre-Dame sia una meravigliosa chiesa gotica. La ragione profonda è che è un simbolo della civiltà europea".
Un simbolo cristiano?
"Non soltanto. Io non mi sento cristiano, eppure mi identifico in Notre-Dame perché il cristianesimo è il fondamento della nostra cultura".
Un po' come l'11 settembre per l'America?
"È un paragone azzeccato. Anche le Torri gemelle erano un simbolo, perciò i terroristi le hanno attaccate: il simbolo della prosperità e della civiltà americana, una civiltà non vecchia come la nostra, ma a cui l'Europa è strettamente legata. Perciò l'11 settembre fu sentito come una ferita non solo americana ma per tutto l'Occidente. E per la stessa ragione anche l'America è rimasta ferita dall'incendio di Notre-Dame".
In più, per lei le cattedrali hanno un'eco letteraria...
"Certo. La trama del mio libro più noto, I pilastri della terra, ruota attorno a un'antica cattedrale. Ma il motivo per cui ho messo una cattedrale al centro del libro è che sono sempre stato attratto da questi edifici, ho cominciato a visitarli da quando avevo 20 anni. Il romanzo è cresciuto attorno alla mia passione per le cattedrali".
Passione singolare per uno che non si dice cristiano.
"E tuttavia vengo da una famiglia molto religiosa".
Come molti di noi, in Europa.
"I miei genitori erano protestanti estremi. La maggior parte dei cristiani non credono che ogni singola parola della Bibbia sia la verità, mentre mio padre e mia madre ne erano fermamente convinti, la prendevano alla lettera. Da ragazzo, per reazione, ho respinto la religione. Ma nel mio interesse per le cattedrali c'era probabilmente il tentativo di trovare il lato spirituale che rappresentano, al di là dei dogmi della fede".
La trama di "I pilastri della terra" sembra preannunciare l'incendio di Notre-Dame.
"In effetti può sembrare una premonizione: ho raccontato una cattedrale in fiamme! Quando è scoppiato l'incendio di Notre-Dame sono stato uno dei primi a comprendere che cos'era accaduto perché, scrivendo il libro, avevo studiato il modo in cui può prendere fuoco una cattedrale di pietra. Tutte le reti tv mi chiamavano per intervistarmi come se fossi un esperto".
Nel Medioevo qualcuno avrebbe interpretato quell'incendio come un segno del cielo...
"Nel Medioevo si sarebbe sicuramente detto che Dio aveva scatenato il fuoco per punirci dei nostri peccati".
Quali sono i nostri peccati oggi?
"Siamo in uno stato di crisi permanente. Ma quel che più mi preoccupa è l'ascesa del nazionalismo in tutta Europa. Pensavo che avessimo imparato la lezione del passato, che servisse a ricordarci come vanno a finire queste infatuazioni. Purtroppo molta gente ci è cascata di nuovo. Ne ho parlato nei giorni scorsi a Londra in un'iniziativa con altri scrittori".
Contro la Brexit?
"Sì, faremo un tour in tutta Europa contro la Brexit. Uscire dall'Unione Europea è una pessima idea. Vogliamo far sapere agli europei del continente che molti di noi sperano ancora di rimanere nella Ue".
Come si batte il virus nazionalista?
"Nel 1945 ci è voluta una guerra mondiale per dimostrare la follia del nazionalismo. Spero che non ce ne vorrà un'altra per fare scomparire l'odierna miscela di nazionalismo e populismo. Mi auguro che stavolta il nazionalismo possa essere sconfitto con la discussione pacifica, con la forza delle argomentazioni".
Perché è così difficile?
"Vede, io amo il mio Paese e mi considero un patriota, ma non sono un nazionalista, non vado in giro a sostenere che noi inglesi siamo i migliori di tutti. Il problema è che è difficile combattere gli slogan emozionali con la logica degli argomenti".
Manca forse un leader che sappia far ragionare ed emozionare al tempo stesso, come era Obama?
"Un leader simile c'è: il presidente francese Macron. Non concordo su tutto, Macron è un liberale, io sono un socialista, ma lo ammiro per come si è schierato sull'Europa, sulla pace, sul dialogo. E mi sembra che sappia convincere ed emozionare".
Ricorda "Parigi brucia?", il libro e il film ispirati dalla domanda che Hitler pose ai suoi generali, quando la città stava per essere liberata dagli alleati? Allora Parigi non bruciò, perché i generali rifiutarono di obbedire al suo ordine. E adesso? Il rogo di Notre-Dame ci fa paura perché evoca un nuovo incendio in Europa?
"Come al tempo del nazismo, voglio credere che Parigi, intesa come cuore della civiltà europea, non brucerà neanche questa volta. Ma il rischio esiste. Per questo tante persone in tanti paesi sono rimaste così colpite dall'incendio della cattedrale. Per dirla con Hemingway, non c'è bisogno di chiedersi per chi suona la campana di Notre-Dame. Suona per noi".
Il libro. "Notre-Dame" di Ken Follett (Mondadori, trad. di A. Raffo, pagg. 84, euro 9)
Perché l'incendio di Notre-Dame l'ha colpita al punto da scriverne un libro, Mister Follett?
"Amo le cattedrali e giocano un ruolo importante nei miei romanzi. Eppure sono rimasto sorpreso dalla mia reazione, da quanto sono stato commosso, emozionato e rattristato dall'incendio. Credo che molti abbiamo provato sentimenti analoghi. Non dipende solo dal fatto che Notre-Dame sia una meravigliosa chiesa gotica. La ragione profonda è che è un simbolo della civiltà europea".
Un simbolo cristiano?
"Non soltanto. Io non mi sento cristiano, eppure mi identifico in Notre-Dame perché il cristianesimo è il fondamento della nostra cultura".
Un po' come l'11 settembre per l'America?
"È un paragone azzeccato. Anche le Torri gemelle erano un simbolo, perciò i terroristi le hanno attaccate: il simbolo della prosperità e della civiltà americana, una civiltà non vecchia come la nostra, ma a cui l'Europa è strettamente legata. Perciò l'11 settembre fu sentito come una ferita non solo americana ma per tutto l'Occidente. E per la stessa ragione anche l'America è rimasta ferita dall'incendio di Notre-Dame".
In più, per lei le cattedrali hanno un'eco letteraria...
"Certo. La trama del mio libro più noto, I pilastri della terra, ruota attorno a un'antica cattedrale. Ma il motivo per cui ho messo una cattedrale al centro del libro è che sono sempre stato attratto da questi edifici, ho cominciato a visitarli da quando avevo 20 anni. Il romanzo è cresciuto attorno alla mia passione per le cattedrali".
Passione singolare per uno che non si dice cristiano.
"E tuttavia vengo da una famiglia molto religiosa".
Come molti di noi, in Europa.
"I miei genitori erano protestanti estremi. La maggior parte dei cristiani non credono che ogni singola parola della Bibbia sia la verità, mentre mio padre e mia madre ne erano fermamente convinti, la prendevano alla lettera. Da ragazzo, per reazione, ho respinto la religione. Ma nel mio interesse per le cattedrali c'era probabilmente il tentativo di trovare il lato spirituale che rappresentano, al di là dei dogmi della fede".
La trama di "I pilastri della terra" sembra preannunciare l'incendio di Notre-Dame.
"In effetti può sembrare una premonizione: ho raccontato una cattedrale in fiamme! Quando è scoppiato l'incendio di Notre-Dame sono stato uno dei primi a comprendere che cos'era accaduto perché, scrivendo il libro, avevo studiato il modo in cui può prendere fuoco una cattedrale di pietra. Tutte le reti tv mi chiamavano per intervistarmi come se fossi un esperto".
Nel Medioevo qualcuno avrebbe interpretato quell'incendio come un segno del cielo...
"Nel Medioevo si sarebbe sicuramente detto che Dio aveva scatenato il fuoco per punirci dei nostri peccati".
Quali sono i nostri peccati oggi?
"Siamo in uno stato di crisi permanente. Ma quel che più mi preoccupa è l'ascesa del nazionalismo in tutta Europa. Pensavo che avessimo imparato la lezione del passato, che servisse a ricordarci come vanno a finire queste infatuazioni. Purtroppo molta gente ci è cascata di nuovo. Ne ho parlato nei giorni scorsi a Londra in un'iniziativa con altri scrittori".
Contro la Brexit?
"Sì, faremo un tour in tutta Europa contro la Brexit. Uscire dall'Unione Europea è una pessima idea. Vogliamo far sapere agli europei del continente che molti di noi sperano ancora di rimanere nella Ue".
Come si batte il virus nazionalista?
"Nel 1945 ci è voluta una guerra mondiale per dimostrare la follia del nazionalismo. Spero che non ce ne vorrà un'altra per fare scomparire l'odierna miscela di nazionalismo e populismo. Mi auguro che stavolta il nazionalismo possa essere sconfitto con la discussione pacifica, con la forza delle argomentazioni".
Perché è così difficile?
"Vede, io amo il mio Paese e mi considero un patriota, ma non sono un nazionalista, non vado in giro a sostenere che noi inglesi siamo i migliori di tutti. Il problema è che è difficile combattere gli slogan emozionali con la logica degli argomenti".
Manca forse un leader che sappia far ragionare ed emozionare al tempo stesso, come era Obama?
"Un leader simile c'è: il presidente francese Macron. Non concordo su tutto, Macron è un liberale, io sono un socialista, ma lo ammiro per come si è schierato sull'Europa, sulla pace, sul dialogo. E mi sembra che sappia convincere ed emozionare".
Ricorda "Parigi brucia?", il libro e il film ispirati dalla domanda che Hitler pose ai suoi generali, quando la città stava per essere liberata dagli alleati? Allora Parigi non bruciò, perché i generali rifiutarono di obbedire al suo ordine. E adesso? Il rogo di Notre-Dame ci fa paura perché evoca un nuovo incendio in Europa?
"Come al tempo del nazismo, voglio credere che Parigi, intesa come cuore della civiltà europea, non brucerà neanche questa volta. Ma il rischio esiste. Per questo tante persone in tanti paesi sono rimaste così colpite dall'incendio della cattedrale. Per dirla con Hemingway, non c'è bisogno di chiedersi per chi suona la campana di Notre-Dame. Suona per noi".
Il libro. "Notre-Dame" di Ken Follett (Mondadori, trad. di A. Raffo, pagg. 84, euro 9)