Robinson

La scelta di @CasaLettori. La demenza del pugile

Il romanzo di François Weyergans ha il sapore di una pellicola in bianco e nero

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"Un sogno che non puoi raccontare è come un fiore che non sboccia". François Weyergans in La demenza del pugile (L'Orma editore) trasforma la vita di Melchior Marmont in una pellicola in bianco e nero dove il tempo è solo un vezzo.

Con l'ottantenne protagonista e voce narrante conosciamo l'ebbrezza di chi non spreca l'attimo e non cova rimpianti. Seguiamo "il Destino, dio cieco, figlio della dea delle tenebre", rileggiamo classici amati, riscopriamo il piacere del ricordo, anche quello che lacera e ferisce. Ci concediamo una pausa riflettendo sulla relazione tra spazio e tempo, assaporiamo amori fugaci e storie mai concluse. Ci riappropriamo dell'infanzia anche se "diroccata e saccheggiata". Ritroviamo i paesaggi che ci hanno segnato, le persone che ci hanno deluso e che non abbiamo perdonato.

Abbiamo la sensazione di galleggiare dentro un secolo che ha creato il cinema e sorridiamo scoprendo che la realtà sa essere magica se sappiamo leggere l'inverosimile. Un romanzo che rincorrendo la vita sa accettarne il finale, con la consapevolezza che restano orme, calpestii, pensieri che niente potrà cancellare.