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Ian McKellen: "Chiamatemi pure Gandalf"

L'attore celebra gli 80 anni con un tour teatrale di 80 date in Gran Bretagna. Shakespeare, Beckett, le battaglie arcobaleno, ma anche il mago del Signore degli anelli: “La gente viene a vedermi per Tolkien? Non c’è niente di male”
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Non è un tour d'addio. È un "Oh, eccoci di nuovo". Ho avuto un nonno che si stupì e si eccitò quando compì 80 anni, e dato che adesso ci sono arrivato io a questa età, e sono benissimo in grado di muovermi, pensare, sentire e recitare, ho scoperto che mi sarebbe piaciuto fare qualcosa per festeggiare il compleanno. Non un raduno pimpante di amici e colleghi, non un'autobiografia. Uno spettacolo personale con ottanta repliche in ottanta palcoscenici tra Londra e la Gran Bretagna, posti pieni di significato per me, destinando tutti i profitti a iniziative benefiche o a opere di restauro dei luoghi che visito. Un viaggio sentimentale".

A parlare così è il leggendario Sir Ian McKellen, il più shakespeariano degli attori viventi, ma anche il Magneto di ben quattro X-Men e, soprattutto (amatissimo da generazioni di giovani) il Gandalf della trilogia di Il signore degli anelli e dell'altra trilogia, qu…
Non è un tour d'addio. È un "Oh, eccoci di nuovo". Ho avuto un nonno che si stupì e si eccitò quando compì 80 anni, e dato che adesso ci sono arrivato io a questa età, e sono benissimo in grado di muovermi, pensare, sentire e recitare, ho scoperto che mi sarebbe piaciuto fare qualcosa per festeggiare il compleanno. Non un raduno pimpante di amici e colleghi, non un'autobiografia. Uno spettacolo personale con ottanta repliche in ottanta palcoscenici tra Londra e la Gran Bretagna, posti pieni di significato per me, destinando tutti i profitti a iniziative benefiche o a opere di restauro dei luoghi che visito. Un viaggio sentimentale".

A parlare così è il leggendario Sir Ian McKellen, il più shakespeariano degli attori viventi, ma anche il Magneto di ben quattro X-Men e, soprattutto (amatissimo da generazioni di giovani) il Gandalf della trilogia di Il signore degli anelli e dell'altra trilogia, quella de Lo Hobbit. Un artista il cui cuore ha battuto sempre (dal 1961) per il teatro, la cui statura è stata valorizzata da film d'autore o più popolari, e il cui impegno è stato tante volte speso per battaglie civili, a partire da quelle dei diritti dei gay, fin da quando fece coming out a 49 anni, ricevendo rispetto e stima.

Ian McKellen è nato il 25 maggio del 1939, e l'assolo che ora ha messo in piedi, intitolato Ian McKellen in scena con Tolkien, Shakespeare, altri e voi, è iniziato il 25 gennaio a Londra, ha toccato tra l'altro Oxford, Cambridge, Liverpool, Manchester, Birmingham, Cardiff, Brighton, Stratford upon Avon e Belfast, e dal 22 al 25 è atteso all'Edinburgh International Festival, nell'Assembly Hall. È definito all'unanimità un evento. E finora, da parte della critica, ha registrato sempre cinque stelle su cinque.
"Lo so, lo so bene che in passato molte persone sono venute a vedere il mio Re Lear perché attratte da Tolkien, da Gandalf, ma non c'è niente di male, direi che anzi è stato bello guadagnare così un credito di scambio da parte d'un pubblico nuovo, al quale d'altronde sto per dare un prossimo appuntamento sul grande schermo partecipando, come Gus, all'imminente versione cinematografica del musical di Lloyd Webber Cats, affiliato come noto a T. S. Eliot".

È pieno di entusiasmi, di soddisfazioni, di conti artistici che tornano, McKellen, e negli ultimi tempi dice di non avere rimpianti. "Non sono mai stato in una commedia del formidabile Martin McDonagh, certo, o di Simon Stephens che è un drammaturgo molto quotato ma, lo ripeto, non sto arrivando alla fine della vita, e non mi lamento. Ora con questo monologo di due ore e mezza faccio tappa in luoghi dove ho scoperto i grandi testi del Bardo, dove mi sono unito alla compagnia di Laurence Olivier, dove ho provato emozioni mentre crescevo, oppure dove m'è già capitato di essere testimonial e sostenitore, ma metto anche piede in un teatro LGBT che è affascinante e nuovo. Per me, intendo".

Non ha alcun problema a cambiare un po' ogni sera la scaletta generosissima degli aneddoti, delle citazioni, del repertorio. "Prendo il via con Gandalf (col suo "Non passerai!" opposto a un Balrog), ma c'è pure Piano di D. H. Lawrence, c'è William Wordsworth, c'è Gerard Manley Hopkins, mi trasformo nell'incontinente e colorita pantomima della vedova Twankey, e programmo pure una chiacchierata sull'attivismo antiomofobo in Sudafrica, dove collaborai con Nelson Mandela. Nella seconda parte posso menzionare tutti e trentasette i testi di Shakespeare ma l'ordine verrà deciso dalle occasionali richieste degli spettatori, che ogni sera coinvolgo".

Questo lavoro attuale ha avuto la cura artistica del suo ex compagno Sean Matthias. Lui, McKellen, non promette guest star a ogni replica, ma chiamerà accanto a sé amici e colleghi presenti in sala. "Ho tante cose da dire con Derek Jacobi o Patrick Stewart (col quale ha fatto almeno due Beckett di enorme successo in Inghilterra e negli Stati Uniti, Aspettando Godot e Terra di nessuno, ndr). Conosco Jacobi da sessant'anni, e sono stato testimone poco tempo fa del suo matrimonio col suo partner. E io stesso ho officiato le nozze di Stewart con la cantante Sunny Ozell. Derek, Patrick e io siamo la stessa persona, davvero". Parla di "bromance", sodalizio molto forte tra uomini. Orfano della madre a 12 anni, e del padre a 24 anni, e senza più la sorella maggiore, Ian McKellen non ha famiglia. Ma pensa al futuro. Ha installato un ascensore nella sua casa sul Tamigi, si lamenta delle prospettive del suo pub The Grapes, che condivide col proprietario dell'Evening Standard. "La cultura rende, i pub no. Curioso. Per fortuna che tutto il mondo è un palcoscenico. Aveva ragione la grande attrice Irene Worth: quando fai Shakespeare, fai un jazz che ti offre una serie di riff, da Romeo a Macbeth. Io sto andando da tutti, con tutta la gente che posso, ora, e girando sento lo stato della nazione". Pare faccia un cenno anche a Donald Trump, e alla Brexit. Che cosa si vorrebbe di più, da un ottuagenario?