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  Jacques-Louis David: "Napoleone attraversa le Alpi", 1801, olio su tela 

Nessuno può credersi Napoleone

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Bonaparte nasceva esattamente 250 anni fa. Il mito resiste ancora. Ma il suo non fu populismo, dice il biografo Patrice Gueniffey
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PARIGI. Nell'atrio della Fondation Napoléon, al 7 di rue Geoffroy Saint-Hilaire, nel quartiere latino, fa bella mostra di sé il manifesto che invita a donare fondi per il restauro della tomba di Napoleone a Les Invalides. La raccolta potrebbe andare meglio. Certo, l'incendio di Notre-Dame non ha favorito, dirottando la generosità internazionale sul restauro della cattedrale di Parigi. Ma gli appassionati dell'imperatore dei francesi non disperano di raggiungere il loro obiettivo entro il maggio 2021, bicentenario della morte. I 250 anni dalla nascita, invece, stanno passando relativamente inosservati. Cadono oggi. Ci saranno cerimonie ad Ajaccio e una messa nella basilica des Invalides. Sembra che di Napoleone sia più facile celebrare la morte della nascita. Come per i santi. Patrice Gueniffey sorride. Sta scrivendo il secondo volume della sua ponderosa biografia di Bonaparte. "Effettivamente per qualcuno è considerato come un santo&…
PARIGI. Nell'atrio della Fondation Napoléon, al 7 di rue Geoffroy Saint-Hilaire, nel quartiere latino, fa bella mostra di sé il manifesto che invita a donare fondi per il restauro della tomba di Napoleone a Les Invalides. La raccolta potrebbe andare meglio. Certo, l'incendio di Notre-Dame non ha favorito, dirottando la generosità internazionale sul restauro della cattedrale di Parigi. Ma gli appassionati dell'imperatore dei francesi non disperano di raggiungere il loro obiettivo entro il maggio 2021, bicentenario della morte. I 250 anni dalla nascita, invece, stanno passando relativamente inosservati. Cadono oggi. Ci saranno cerimonie ad Ajaccio e una messa nella basilica des Invalides. Sembra che di Napoleone sia più facile celebrare la morte della nascita. Come per i santi. Patrice Gueniffey sorride. Sta scrivendo il secondo volume della sua ponderosa biografia di Bonaparte. "Effettivamente per qualcuno è considerato come un santo". Ma non per tutti? "In Francia Napoleone è spesso stato al centro di polemiche. Come si dice oggi un personaggio divisivo".

Celebrare Napoleone crea imbarazzo?
"Ha creato imbarazzo nel corso del tempo. Non tutti i francesi lo amano. De Gaulle aveva previsto grandi festeggiamenti per il bicentenario, nel 1969. Ma morì prima e il suo successore, Pompidou, che non amava molto Napoleone, ridimensionò il programma".

Per questo le celebrazioni di questi giorni saranno in sordina?
"Le principali celebrazioni saranno organizzate per il bicentenario della morte, nel 2021. In questi mesi siamo intasati di ricorrenze. Solo nel 2020 ci saranno tre diverse celebrazioni che riguardano De Gaulle: i 130 anni dalla nascita, gli 80 anni del discorso ai francesi del 18 giugno 1940 e i 50 anni dalla morte".

Solo un problema logistico?
"No, non solo. Nel 2004, in occasione del bicentenario della proclamazione dell'Impero, ci furono aspre polemiche sul fatto che Napoleone avesse incoraggiato la schiavitù che ristabilì effettivamente nel 1802 nei territori delle colonie. C'è un certo timore ad organizzare grandi celebrazioni per Bonaparte. Nel 2005 non ci furono celebrazioni per il bicentenario di Austerliz. E tanto meno nel 2015 per Waterloo".

Perché Napoleone è divisivo e De Gaulle no?
"De Gaulle è meno divisivo. Ma si porta addosso le sue polemiche anche lui. Era unanimemente ammirato il De Gaulle che organizzava la Resistenza da Radio Londra. È ancora divisivo, invece, il De Gaulle della guerra d'Algeria".

Che cosa rimproverano i critici a Napoleone?
"Napoleone ha messo fine alla guerra civile che era seguita alla Rivoluzione, ma lo ha fatto diminuendo i gradi di libertà della società. Ha tradito uno degli ideali della Rivoluzione. Ha lasciato la Francia più piccola di come l'aveva trovata, l'ha impegnata in una guerra perpetua che è costata ai soli francesi un milione e mezzo di morti (e agli altri europei circa tre milioni). Ha lasciato dietro di sé una società in cui le donne non avevano un grande ruolo. Questa idea patriarcale l'aveva ereditata, per la verità, dai rivoluzionari. Robespierre diceva: "Il ruolo della donne deve essere quello della madre dei Gracchi". Cioè allevare figli perché diventassero dei bravi soldati. Non molto, va detto".

Quali aspetti invece ne sorreggono il mito?
"Principalmente il fatto di essere riuscito, partendo da una piccola città isolata in Corsica, a diventare imperatore dei francesi. Un uomo che si è fatto da sé, come si dice oggi. E questo lo rende affascinante per tutti, non solo per i francesi. Ci sono casi di grandissima ammirazione, quasi di feticismo, in molte parti del mondo. Recentemente si sono diffusi club napoleonici a Tokyo".

L'idea che qualcuno prenda il potere partendo dal nulla è sempre stata affascinante. Napoleone era un populista?
"Populista, se vogliamo definirla così, era la Rivoluzione. E la biografia stessa di Napoleone incarnava una parte degli ideali rivoluzionari. La Rivoluzione fu l'occasione per rinnovare direi radicalmente il gruppo dirigente della società francese. Aprendo il sistema sociale, facendo prevalere il merito sull'immobilismo dell'Ancien Régime. Ma Napoleone non fu populista quando represse la libertà, imponendo un nuovo regime proprio per limitare i danni di una guerra civile permanente che il populismo aveva generato".

Uno dei motivi del successo è quello di essere stato un uomo politico forte. Non è attuale questo?
"È vero, in molti paesi d'Europa oggi si cerca l'uomo forte, l'uomo della Provvidenza. In Francia c'è Macron, in Inghilterra Johnson, in Ungheria Orbán, da voi Salvini. Ma sono classi dirigenti deboli, formate da persone che si sono formate in un lungo periodo di pace, non in guerra. Che non hanno dovuto affrontare i sacrifici delle generazioni precedenti, che non hanno un progetto ideale da proporre. Oggi la ricerca dell'uomo forte testimonia soprattutto della sfiducia delle popolazioni nei confronti dei meccanismi della democrazia rappresentativa. E nei confronti di un'Europa che si immagina di poter essere uno Stato sovranazionale senza sovranità e senza un progetto ideale in grado di coinvolgere i suoi popoli. Napoleone e diciamo molti personaggi dopo di lui, fino a De Gaulle, non erano questo. Avevano un'idea di progresso, un progetto da proporre per il futuro. Non amavano la decrescita e il catastrofismo".

Napoleone aveva un'idea dell'Europa o pensava solo ad allargare i confini della Francia? 
"La principale preoccupazione di Napoleone non era l'Europa e nemmeno la Francia. Lui si preoccupava soprattutto della gloria. Pensava che la Francia della Rivoluzione potesse essere lo scenario ideale per realizzare la sua ambizione. Diceva che vivere senza gloria è un po' come morire giorno per giorno".