Fritjos Capra: addio Tao della fisica, ora studio Leonardo
Raffaella De Santis , di RAFFAELLA DE SANTISCol suo libro cult degli anni ’70 aprì la strada alla new age. Oggi l’ex scienziato hippie cambia rotta: “Il segreto della vita? Lo cerco altrove”
Lo scienziato hippie che negli anni Settanta trasformò la fisica quantistica in un fenomeno pop, oggi sembra più il contabile di una stagione archiviata che il ragazzo ribelle dalla chioma arruffata che osò mescolare Buddha e i quark. Fritjos Capra continua a vivere a Berkeley, dove ha creato un centro chiamato Ecoliteracy e organizza lezioni di ecologia per studenti. Da tre anni inoltre tiene corsi online sull'ambiente: "Un network di sessanta paesi e più di mille iscritti".
Il professor Capra è un ottantenne pacato, che parla di droghe e visioni mistiche con la stessa distanza con cui spiega l'energia degli atomi. Della sbornia di successo che lo investì a metà anni Settanta grazie a Il Tao della fisica non sembra portare i segni. In Italia fu pubblicato da Adelphi (quaranta ristampe, oltre 283 mila copie vendute). Quel libro, che nelle prime pagine descriveva la danza cosmica di Shiva, fu rivoluzionario e fece arri…
Il professor Capra è un ottantenne pacato, che parla di droghe e visioni mistiche con la stessa distanza con cui spiega l'energia degli atomi. Della sbornia di successo che lo investì a metà anni Settanta grazie a Il Tao della fisica non sembra portare i segni. In Italia fu pubblicato da Adelphi (quaranta ristampe, oltre 283 mila copie vendute). Quel libro, che nelle prime pagine descriveva la danza cosmica di Shiva, fu rivoluzionario e fece arri…
Lo scienziato hippie che negli anni Settanta trasformò la fisica quantistica in un fenomeno pop, oggi sembra più il contabile di una stagione archiviata che il ragazzo ribelle dalla chioma arruffata che osò mescolare Buddha e i quark. Fritjos Capra continua a vivere a Berkeley, dove ha creato un centro chiamato Ecoliteracy e organizza lezioni di ecologia per studenti. Da tre anni inoltre tiene corsi online sull'ambiente: "Un network di sessanta paesi e più di mille iscritti".
Il professor Capra è un ottantenne pacato, che parla di droghe e visioni mistiche con la stessa distanza con cui spiega l'energia degli atomi. Della sbornia di successo che lo investì a metà anni Settanta grazie a Il Tao della fisica non sembra portare i segni. In Italia fu pubblicato da Adelphi (quaranta ristampe, oltre 283 mila copie vendute). Quel libro, che nelle prime pagine descriveva la danza cosmica di Shiva, fu rivoluzionario e fece arricciare il naso a molti accademici togati. Capra diventò il guru della scienza new age. Archiviata la stagione d'oro, ora scrive libri su Leonardo da Vinci, editi dalle piccole edizioni Aboca. Non è più il fisico glamour che incantava una generazione, nei festival attrae un pubblico di nicchia. Dopo un passaggio al Festivaletterature di Mantova, dove lo abbiamo incontrato, il prossimo appuntamento sarà a Pordenonelegge. Mentre a Firenze è in corso la mostra La botanica di Leonardo, curata insieme a Stefano Mancuso.
Come le venne in mente di accostare misticismo e fisica?
"Quella contaminazione non è stata solo il frutto della controcultura, ma apparteneva alla mia storia familiare. Mio padre pur essendo un avvocato si interessava di filosofia e mia madre era una poetessa. Ricordo il rumore della macchina da scrivere al risveglio proveniente dalla sua camera da letto. Ho ereditato da lei la passione per la scrittura e il senso della disciplina".
Dunque non è in mezzo agli hippie di San Francisco che ha messo a frutto la sua visione eterodossa?
"In realtà tutto è iniziato nell'infanzia, durante la guerra. Mio padre era al fronte e noi da Vienna, dove sono nato, ci trasferimmo a vivere nella fattoria di mia nonna in Carinzia, nella valle Lavanttal. Nonna era la regina della casa, una cuoca eccezionale, la zia si occupava dei campi, mia madre dell'educazione di noi bambini. Eravamo una famiglia allargata gestita completamente dalle donne. Ci autosostentavamo producendo latte, burro, pane. È lì, a contatto con la natura, che ho imparato a rispettare l'ambiente.
E la passione per la fisica come si è accesa?
"Intorno ai sedici anni, grazie a uno straordinario insegnante di matematica di Innsbruck, la città dove ci eravamo trasferiti alla fine della guerra e dove ho frequentato l'università di fisica. Alla fine però mi sono laureato a Vienna".
Aveva previsto il successo de "Il Tao della Fisica"?
"Ci speravo. Intuivo che la connessione tra misticismo e fisica moderna aveva molte chance di diventare un trend. Chiesi a un mio amico scrittore: quante copie bisogna vendere perché un libro diventi un bestseller? Diecimila, mi rispose. Il mio obiettivo era quello. Alla fine andò molto meglio, vendemmo milioni di copie in tutto il mondo. Il successo condizionò la mia carriera, cominciarono ad invitarmi ovunque. Capii che ero sulla strada giusta e con il secondo libro, Il punto di svolta, estesi lo stesso sguardo ad altre discipline".
Perché oggi studia Leonardo da Vinci?
"Credo che Leonardo sia stato il primo pensatore sistemico, il primo a contaminare i saperi poggiando su un approccio empirico alla comprensione della natura. Un approccio che si fa risalire a Galileo Galilei e a Bacone, considerati i padri del metodo scientifico. Ma Leonardo non si fermava allo studio meccanico dei fenomeni, voleva coglierne i processi metabolici".
A San Francisco lei faceva parte del Fundamental Fysiks Group, un gruppo di fisici hippie che ha fatto molto parlare di sé.
"Ero tornato a San Francisco nel 1975, dopo un periodo a Londra. Non eravamo molti in quel gruppo, una decina, il più noto era Henry Stapp. Furono anni importanti, sono convinto che abbiano avuto un grande impatto sui movimenti venuti dopo, da quello ecologico attuale a quello per i diritti umani".
Eravate attratti da zen e droghe.
"Le droghe rientravano nella mia esperienza di allargamento della coscienza. Praticavo la meditazione e gli stupefacenti facevano parte di un percorso".
Anche Steve Jobs era affascinato dall'Oriente.
"La rivoluzione tecnologica è cresciuta dentro la cultura hippie della Silicon Valley. Alle origini aveva lo stesso stile informale, la stessa libertà creativa. Poi quella spinta iniziale si è esaurita. Oggi Bill Gates e Zuckerman abbracciano valori aziendali molto diversi, pensano a massimizzare il profitto".
Non ha il timore di aver contribuito a sdoganare una certa cialtroneria irrazionalista?
"Nel suo essere attratto dalla spiritualità, il movimento new age diventò acritico. Per questo ho preferito prenderne le distanze. Nei miei libri non c'è posto per la vaghezza, il metodo è rigoroso. Continuo però a credere che la scienza non escluda la possibilità dell'intuizione. Ciò che mi attrae è scoprire il segreto della vita".
Il professor Capra è un ottantenne pacato, che parla di droghe e visioni mistiche con la stessa distanza con cui spiega l'energia degli atomi. Della sbornia di successo che lo investì a metà anni Settanta grazie a Il Tao della fisica non sembra portare i segni. In Italia fu pubblicato da Adelphi (quaranta ristampe, oltre 283 mila copie vendute). Quel libro, che nelle prime pagine descriveva la danza cosmica di Shiva, fu rivoluzionario e fece arricciare il naso a molti accademici togati. Capra diventò il guru della scienza new age. Archiviata la stagione d'oro, ora scrive libri su Leonardo da Vinci, editi dalle piccole edizioni Aboca. Non è più il fisico glamour che incantava una generazione, nei festival attrae un pubblico di nicchia. Dopo un passaggio al Festivaletterature di Mantova, dove lo abbiamo incontrato, il prossimo appuntamento sarà a Pordenonelegge. Mentre a Firenze è in corso la mostra La botanica di Leonardo, curata insieme a Stefano Mancuso.
Come le venne in mente di accostare misticismo e fisica?
"Quella contaminazione non è stata solo il frutto della controcultura, ma apparteneva alla mia storia familiare. Mio padre pur essendo un avvocato si interessava di filosofia e mia madre era una poetessa. Ricordo il rumore della macchina da scrivere al risveglio proveniente dalla sua camera da letto. Ho ereditato da lei la passione per la scrittura e il senso della disciplina".
Dunque non è in mezzo agli hippie di San Francisco che ha messo a frutto la sua visione eterodossa?
"In realtà tutto è iniziato nell'infanzia, durante la guerra. Mio padre era al fronte e noi da Vienna, dove sono nato, ci trasferimmo a vivere nella fattoria di mia nonna in Carinzia, nella valle Lavanttal. Nonna era la regina della casa, una cuoca eccezionale, la zia si occupava dei campi, mia madre dell'educazione di noi bambini. Eravamo una famiglia allargata gestita completamente dalle donne. Ci autosostentavamo producendo latte, burro, pane. È lì, a contatto con la natura, che ho imparato a rispettare l'ambiente.
E la passione per la fisica come si è accesa?
"Intorno ai sedici anni, grazie a uno straordinario insegnante di matematica di Innsbruck, la città dove ci eravamo trasferiti alla fine della guerra e dove ho frequentato l'università di fisica. Alla fine però mi sono laureato a Vienna".
Aveva previsto il successo de "Il Tao della Fisica"?
"Ci speravo. Intuivo che la connessione tra misticismo e fisica moderna aveva molte chance di diventare un trend. Chiesi a un mio amico scrittore: quante copie bisogna vendere perché un libro diventi un bestseller? Diecimila, mi rispose. Il mio obiettivo era quello. Alla fine andò molto meglio, vendemmo milioni di copie in tutto il mondo. Il successo condizionò la mia carriera, cominciarono ad invitarmi ovunque. Capii che ero sulla strada giusta e con il secondo libro, Il punto di svolta, estesi lo stesso sguardo ad altre discipline".
Perché oggi studia Leonardo da Vinci?
"Credo che Leonardo sia stato il primo pensatore sistemico, il primo a contaminare i saperi poggiando su un approccio empirico alla comprensione della natura. Un approccio che si fa risalire a Galileo Galilei e a Bacone, considerati i padri del metodo scientifico. Ma Leonardo non si fermava allo studio meccanico dei fenomeni, voleva coglierne i processi metabolici".
A San Francisco lei faceva parte del Fundamental Fysiks Group, un gruppo di fisici hippie che ha fatto molto parlare di sé.
"Ero tornato a San Francisco nel 1975, dopo un periodo a Londra. Non eravamo molti in quel gruppo, una decina, il più noto era Henry Stapp. Furono anni importanti, sono convinto che abbiano avuto un grande impatto sui movimenti venuti dopo, da quello ecologico attuale a quello per i diritti umani".
Eravate attratti da zen e droghe.
"Le droghe rientravano nella mia esperienza di allargamento della coscienza. Praticavo la meditazione e gli stupefacenti facevano parte di un percorso".
Anche Steve Jobs era affascinato dall'Oriente.
"La rivoluzione tecnologica è cresciuta dentro la cultura hippie della Silicon Valley. Alle origini aveva lo stesso stile informale, la stessa libertà creativa. Poi quella spinta iniziale si è esaurita. Oggi Bill Gates e Zuckerman abbracciano valori aziendali molto diversi, pensano a massimizzare il profitto".
Non ha il timore di aver contribuito a sdoganare una certa cialtroneria irrazionalista?
"Nel suo essere attratto dalla spiritualità, il movimento new age diventò acritico. Per questo ho preferito prenderne le distanze. Nei miei libri non c'è posto per la vaghezza, il metodo è rigoroso. Continuo però a credere che la scienza non escluda la possibilità dell'intuizione. Ciò che mi attrae è scoprire il segreto della vita".