È stato il vero ispiratore della rivolta musicale e sociale di metà anni Settanta. Ora torna con l'album 'Free' e attacca il mondo del rock: "La magia se n’è andata, è tutto prevedibile, oggi mi piace la trap"
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LONDRA. "Gimme danger, little stranger", "Dammi qualcosa di pericoloso, piccola sconosciuta", canta la figura a torso nudo sul palco, mentre il gruppo suona una musica cupa, ripetitiva e ipnotica. "Gimme danger and I'll feel your disease, there's nothing in my dreams", "Dammi il pericolo e io sentirò la tua malattia, non c'è niente nei miei sogni". Il pubblico inizia una battaglia, gli tira lattine, gli sputa addosso, ricambiato. Poi il cantante rompe una bottiglia e si taglia il petto con i cocci di vetro. Sangue. Provoca le prime file e poi si lascia cadere in mezzo alla gente, si picchia con qualcuno, la band continua a suonare. Ritorna sul palco distrutto, si rotola per terra, emette dei singulti che poi tornano ad essere la canzone "Beautiful baby, feed my love all night". Qualsiasi cosa succeda, vuole arrivare fino alla fine. Qualche volta lo portano all'ospedale. Punti di sutura. Ma non va a dormire…
LONDRA. "Gimme danger, little stranger", "Dammi qualcosa di pericoloso, piccola sconosciuta", canta la figura a torso nudo sul palco, mentre il gruppo suona una musica cupa, ripetitiva e ipnotica. "Gimme danger and I'll feel your disease, there's nothing in my dreams", "Dammi il pericolo e io sentirò la tua malattia, non c'è niente nei miei sogni". Il pubblico inizia una battaglia, gli tira lattine, gli sputa addosso, ricambiato. Poi il cantante rompe una bottiglia e si taglia il petto con i cocci di vetro. Sangue. Provoca le prime file e poi si lascia cadere in mezzo alla gente, si picchia con qualcuno, la band continua a suonare. Ritorna sul palco distrutto, si rotola per terra, emette dei singulti che poi tornano ad essere la canzone "Beautiful baby, feed my love all night". Qualsiasi cosa succeda, vuole arrivare fino alla fine. Qualche volta lo portano all'ospedale. Punti di sutura. Ma non va a dormire, sta fuori tutta la notte, si prende a botte di nuovo. Ogni tanto sviene e dorme per strada. Era il 1969. Iggy Pop era un tipo pericoloso.
Il giubbotto di pelle nera con le borchie d'argento è ancora quello, la maglietta, anch'essa nera, recita "I need more", certo le ferite ci sono, Iggy cammina a fatica: "Ho sempre avuto una gamba più corta dell'altra ma non mi sono mai curato", spiega, eppure il sorriso, mentre ti stringe la mano, è smagliante. Forse non lo conoscete bene ma questo è l'uomo che nel 1969, in pieno sogno hippie, con la sua band, gli Stooges, ha creato una musica che ancora oggi è modernissima e ha influenzato più generazioni a venire: quella punk, quella noise, quella grunge. E che, ancora adesso, continua a sperimentare, a fare progetti sorprendenti come il nuovo album, Free, un manifesto già dal titolo, fortemente influenzato dal jazz in cui legge poesie di Dylan Thomas (Do Not So Gentle Into That Good Night), traccia una sorta di somma della sua carriera ("We are the people who do not know how to die peacefully", "Noi siamo le persone che non sanno come morire in pace") in We Are The People, dice cose molto esplicite sul porno online in Dirty Sanchez ("cerca di inculcare desideri che non sono i miei desideri" spiegando che "just because I like big tits, doesn't mean I like big dicks" e non c'è bisogno di tradurre). "Oh, ma qui è fantastico!", esclama commentando la splendida vista sul Tamigi che si vede dalla finestra. Per parlarti ti si avvicina: "Puoi tenere il tono di voce più alto del solito? Sai, con il volume della musica che ho sempre tenuto sono diventato un po' sordo".
Nelle note che accompagnano questo disco, Free, dici che hai potuto finalmente abbandonare l'insicurezza che ti ha sempre accompagnato. A cosa ti riferisci?
"Quello di cui stavo parlando è che ho sempre avuto difficoltà a farmi finanziare i dischi. È sempre stata dura difendere la mia musica, essere appunto, libero, come dice il titolo. Volevano che venissi a compromessi. Era molto difficile anche farmi finanziare i tour: i numeri, i soldi, tutte queste cose amico! È stato difficile per un lungo, lungo tempo e poi ha cominciato ad andare un po' meglio ma stavo comunque in quella zona media in cui era molto, molto difficile fare ciò che volevo. L'ho fatto lo stesso ma ero sempre al limite. Finalmente, oggi sono arrivato al punto in cui posso realizzare ciò che voglio. I miei numeri sono migliorati e ho abbastanza soldi per finanziare i dischi. È molto meno costoso fare un album adesso e questo aiuta davvero. E un sacco di gente viene ai miei concerti. Suono le stesse canzoni per cui 50 anni fa tutti mi guardavano allucinati, mentre oggi ai concerti ci sono i loro nipoti che saltano come pazzi, tirano fuori la lingua, urlano, lanciano cose. È divertente, non credi?".
La cover del nuovo album, prodotto da Caroline International e Loma Vista Recordings. Dieci tracce, tra cui "Free" che dà il titolo al lavoro, e "James Bond" Beh, sì, negli anni Sessanta c'erano gli hippie da una parte e una società molto perbenista dall'altra e la vostra musica era veramente avanti, infatti è stata capita solo molto tempo dopo dal punk, che ha ripreso musicalmente proprio quello da cui voi eravate partiti.
"Sì, devo dire non solo musicalmente. Spesso sento una certo eco anche nei testi. Capisco quando rubano, capisco che sono io, che sono le mie parole ma devi essere contento quando qualcuno ruba da te. È una buona cosa. Comunque sì, è stato un processo molto graduale e ho dovuto lavorare tanto nel frattempo, ma sono contento che ci sia un riconoscimento di quello che io e gli Stooges abbiamo fatto (nel 2010 Iggy e gli Stooges sono stati ammessi nella Hall of Fame, molto tardivamente rispetto a quello che hanno significato per la musica e per il costume. Però, a furor di popolo e, con un'esibizione davanti a star come Bruce Springsteen e i loro figliocci, i Green Day, hanno mostrato cosa significa davvero la parola 'punk', ndr)".
La cosa incredibile dei tuoi testi era che comunicavano a un livello emotivo, ti facevano stare in tensione non solo quando cantavi Gimme Danger o Now I Want To Be Your Dog ma persino quando ripetevi I Feel All Right perché si sentiva che, al contrario di ciò che dicevi, non ti sentivi bene per niente e che stava per succedere qualcosa.
"Sì, me l'hanno detto anche altre persone (ride)...".
E tu cosa ne pensi?
"Beh, oggi il business della musica è diventato enorme ma, soprattutto, la percezione del business che c'è dietro la musica è molto più forte di un tempo. L'artista ha perso la sua innocenza. Lui o lei, inoltre, hanno ottenuto il potere di controllare tutto ma nel fare questo, appunto, hanno perso la propria genuinità. Pensano continuamente a cose da fare per migliorare i loro guadagni. Tutti i gruppi di un tempo, a partire dai Beatles, non avevano nessuna percezione. I Beatles avevano soltanto il 50% dei diritti su quello che facevano, il resto era di Northern Music. Solo più tardi hanno creato la loro casa di pubblicazione. E molti grandi gruppi di quegli anni, pur avendo scritto grossissime hit, non avevano un soldo perché le canzoni non erano di loro proprietà anche se le avevano fatte loro! Oppure non prendevano royalties o, se le prendevano, erano miserabili. Nessuno sapeva niente di diritti di riproduzione, nessuno se ne interessava. Io non sapevo niente. Pensavo che fosse una cosa che si faceva e basta, la facevi per la gloria, ci mettevi il tuo nome sopra e un po' di soldi prima o poi ti sarebbero arrivati. Fine. Ho dato anche molti dei miei diritti agli altri Stooges, così, per essere amichevole. Adesso tu hai tutta questa gente che si siede comodamente in casa propria e dice: 'Ok, io canto bene, ho una macchina per fare i sample, una drum machine e ho Apple Garage con cui posso fare il mio disco. Posso fare tutto e essere una piccola rockstar. Ho un buon avvocato e so tutto di proprietà intellettuale, digital airplay, collezioni'. Oggi gli artisti sono più consapevoli e non vengono annientati dalle case discografiche. Ma la magia se n'è andata. È così, non ci puoi fare niente".
Iggy Pop, vero nome James Newell Osterberg Jr., oggi ha 72 anni. Ha collaborato a lungo con David Bowie (Credit: Rob Baker Ashton, dettaglio) Infatti quando vai a un concerto oggi, quasi sempre sai cosa vedrai: non c'è più quel senso di pericolo in cui tutto può succedere.
"Esatto. Io dopo ogni concerto dovevo vivere le conseguenze di quello che succedeva ed era veramente molto doloroso. Ma questo non era un problema del pubblico ovviamente. È il mio lavoro: dare la vibrazione giusta, no? Questa è l'idea e poi tu ci metti dentro tutta la tua sofferenza. E poi, se vivi abbastanza, finisci con questa vista meravigliosa (indica il panorama dalla finestra, ndr)".
Comunque, un tempo anche chi ballava nelle prime file rischiava...
"Sì, adesso l'intera cosa è diventata molto sicura".
Forse oggi questa emozione la puoi provare con alcuni artisti della scena trap: penso a tipi come XXXTentacion che, infatti, è morto a 20 anni anche se per motivi che non c'entrano nulla con la musica (è stato ucciso da un rapinatore, ndr).
"Amo quella roba. Suonavo sempre XXXTentacion nel mio show (Iggy Pop dal 2015 tiene un fantastico programma di due ore ogni venerdì su BBC Radio 6 intitolato Iggy Confidential, ndr), suonavo Lil Purp, Lil Peep, tutti quella della SoundCloud Trap (la parte più innovativa e di strada della trap, ndr): mi piacciono un sacco! Mi piacciono perché sembra che non gliene freghi un cazzo, ed è davvero rinfrescante per le tue orecchie una cosa simile".
Sì, sono gli unici che ti danno quella sensazione di 'verità"' Però usano droghe pesantissime, soprattutto antidepressivi, il che probabilmente è il segno dei tempi: codeina, ketamina...
"La ketamina è una droga veramente molto forte. L'ho presa una volta e non potevo più ricordare chi ero...".
Sapevi che era ketamina?
"No, credevo fosse cocaina. Ne ho sniffata tantissima e a un certo punto non sapevo più chi cazzo fossi. E poi la mia visione del mondo ha iniziato a distorcersi in verticale, proprio come in quelle vecchie tv quando andavano fuori sincrono".
Oh, my God!
"Mi sono quasi fottuto il cervello. Io non ero un esperto di quel tipo di droghe. Una volta ho preso l'MDMA, l'ecstasy quando nessuno sapeva bene cosa fosse, credo fosse il 1975: ho fatto l'amore con questa donna per tre o quattro giorni ed ero euforico senza alcun motivo. Quando è finito l'effetto mi sono detto: 'Questa roba è pericolosa: non voglio farlo di nuovo...'. Però, sai, è una cosa che non ha mai fine: ci sono questi ragazzi, sono giovani, non sanno ancora bene chi sono ma vogliono fare qualcosa di esotico, di espressivo, di drammatico con le loro vite e le droghe sono la prima scelta per trasportarsi fuori dalla banale, schifosa situazione in cui si trovano. Poi però capiscono che devono uscire anche da quello e non è facile. Ma ci sono anche persone che non hanno mai preso droghe e che probabilmente riescono a diventare migliori di tutti perché uniscono il talento all'essere sobri. Gente come, che so, Dave Grohl. Lui non ha mai avuto di questi problemi: l'ho incontrato quando avevo 43 anni e stavo facendo un tour acustico per il mio album Brick By Brick, lui era giovanissimo, stava ancora nella sua punk band, gli Scream, e dovevano suonare anche loro. Sono venuti al mio soundcheck e mi hanno detto: 'Conosciamo tutte le tue canzoni, possiamo accompagnarti?'. 'Ok'. E lui era già un batterista incredibile: aveva quel suono, quel ritmo... Non ero per niente sorpreso quando, qualche anno dopo, è entrato nei Nirvana!".
La differenza tra la tua generazione e quella odierna è che, mentre la vostra musica diceva Search & Destroy, 'Cerca e distruggi', i trapper sembrano cantare una società ripiegata su se stessa.
"Ma sai, anch'io cantavo cose come No fun (Nessun divertimento) o, in 1969, 'It's another year/ For me and you/ Another year/ With nothing to do' (È un altro anno/ per me e per te/ Un altro anno/ con niente da fare) ma non devi lasciarti stendere, crogiolarti in quella sensazione. In Gimme Danger dico che 'non c'è niente che resti vivo a parte un paio di occhi vitrei', era come se sentissi di aver perso ogni tipo di sentimento, eppure da quelle parole stavo tirando fuori qualcosa. Certo, ho passato brutti momenti e a volte faccio brutti sogni. Ma ancora oggi mi piacciono le ragazze pericolose".
La trap è il nuovo punk?
"Non lo so, però so che amo quella roba, tizi che cantano 'Gucci gang, Gucci gang, Gucci gang' (è un brano di Lil Pump, un trapper di 19 anni, ndr): è così divertente da ascoltare! Specialmente dopo essere stato per 50 anni in un lavoro in cui ogni paio d'anni devi cercare di costruire un nuovo disco che abbia una certa tensione, in cui devi cercare nuovi accordi, nuove strutture, cercare il ritornello che funzioni e arriva questo ragazzo con uno stupido ritornello 'Gucci gang, Gucci gang, Gucci gang' e funziona, ti prende! Senza bisogno di accordi, di melodia. Fuck you! Non so se è punk ma è una cosa figa, no?".
Qual è, secondo te, la differenza tra quello che facevi un tempo e oggi?
"Beh sai, allora avevo così tanta energia naturale... Dovevo prendere qualsiasi cosa mi capitasse a tiro per calmarmi: donne, amici con cui fare cose assurde, prima che iniziasse il grande gioco, il concerto. Adesso, al contrario, devo allenarmi prima e riposare tutto il giorno successivo. Questa è la differenza, ma devo dire che ce la faccio ancora...".
(Credit: Harmony Korine) E per quanto riguarda invece la musica?
"Quello che ascolto oggi per il mio piacere non è cambiato: amo la perniciosa, rumorosa musica con un forte beat ma oggi preferisco ascoltarla piuttosto che farla perché mi prende un sacco di energie, capisci? Mi piace ancora ma amo anche quest'altra parte tipo la roba tranquilla che c'è su questo disco. Ho sempre amato anche questo tipo di musica ma un tempo non avevo le capacità per farla. E adesso invece credo di esserne capace. Credo di avere un'intonazione della voce abbastanza giusta, posso prendere le note nel modo giusto e posso tirare fuori un testo drammatico o persino romantico. Ecco, questo è cambiato. Prima riuscivo a fare una cosa sola e oggi probabilmente riesco a fare meglio questo di quello".
Come è avvenuto questo cambiamento?
"Quando raggiungi un certo livello devi lavorare con dei grandi produttori. E io non amo i produttori. Anche se una parte di quello che fanno è distruggerti per poi ricostruirti secondo la loro idea di quello che dovrebbe essere il tuo disco. Così ho lavorato un paio di volte con Danger Mouse. Mi piace Danger Mouse ma una volta gli ho fatto sentire una cosa su cui stavo lavorando con gli Stooges. Non era roba del primo periodo, era di quando ci eravamo riformati. Secondo me aveva un ottimo beat e io stavo cantando qualcosa di selvaggio, nel vecchio stile e lui mi ha detto: 'Lo sai che cos'è questa? È davvero un'ottima, ottima imitazione di quello che eri, solo più concentrata su di te, non è una vera produzione' (lo imita con una vocina dall'aria supponente). Mi sono arrabbiato con lui: 'Chi cazzo ti credi di essere? Non sei altro che un produttore di fottuta musica di plastica'. Però poi questa cosa mi ha fatto pensare perché lui comunque aveva toccato un punto: di sicuro non c'è nessuno che possa fare Iggy Pop meglio di quanto lo possa fare io. Posso fare molto bene Iggy Pop dal vivo e lo faccio ma lui aveva colto un punto. Così adesso nei dischi quello che faccio rispetto a un tempo è piuttosto diverso, devo dire...".
In effetti...
"Chiamalo come ti va di chiamarlo, ma è diverso".
In realtà, paradossalmente, secondo me c'è un legame stretto con le vostre radici: penso al secondo album degli Stooges, Fun House dove c'era una straordinaria influenza jazz. Fun House era stato un po' il vostro Bitches Brew e quello spirito di libertà che percorreva Fun House così come il disco di Miles Davis io trovo che siano parenti stretti di questo album che, non a caso, si intitola Free...
"Eravamo in fissa con Bitches Brew, non facevamo altro che ascoltarlo e mi ricordo che in qualche modo era come se toccasse le stesse corde. Io ero a Los Angeles e stavo lavorando a Fun House, che era praticamente il live set con cui stavamo girando dalla fine del 1969 all'inizio del 1970 e c'era questa ragazza che si chiamava Eve Babitz. Era famosa in quei tempi: c'è una celebre foto di lei nuda mentre gioca a scacchi con Marcel Duchamp. Lei era una specie di "art groupie" e una volta mi portò a casa sua e mise sul giradischi Bitches Brew che era appena uscito (marzo 1970, ndr). Rimasi a bicca aperta perché c'erano davvero molte analogie tra il groove di Bitches Brew e quello degli Stooges!".
Ma Miles Davis l'hai mai incontrato?
"Mi dicono che dopo l'uscita di Fun House, una volta in cui gli Stooges suonarono in un club che si chiamava Ungano's (esiste anche una registrazione live di quel concerto, ndr) nell'Upper West Side a New York, vicino a dove Miles aveva un appartamento, lui venne al concerto. Ron Asheton si ricordava che Miles arrivò poi nel backstage e sniffò un sacco di coca insieme a noi. Mi è stato detto, perché io purtroppo ho un sacco di problemi a ricordare quel periodo! Ma è possibile. Ascoltavamo moltissimo John Coltrane e Pharoah Sanders e questi ascolti avevano molto influenzato la sezione ritmica e anche le parti in cui le cose venivano lasciate andare nella maniera più libera e folle...".
C'è un famoso libro che probabilmente conoscerai: si intitola Please Kill Me. Sono vere le storie che si raccontano lì dentro?
"Mah sì, tutti parlano di me in quel libro. Io non ho mai parlato con gli autori e mai lo farò. Alcune cose probabilmente sono vere ma io non mi ricordo. E alcune sono, diciamo, una versione possibile della verità. Comunque quel libro non l'ho letto tutto. All'inizio ero molto irritato da tutta quella storia e quelli che l'hanno scritto erano persone irritanti ma, come dire, necessarie. Uno dei tizi, Legs McNeil era in giro dagli inizi degli anni Settanta. Faceva una fanzine punk e tirava fuori sempre le stesse storie. E non ha mai smesso. Quando è uscito il libro mi sono detto: 'Vabbé adesso la finiranno'. E invece no: hanno aperto un sito e vanno avanti, continuano a intervistare persone. Tipo che l'altro giorno hanno scritto che secondo una testimonianza di Bebe Buell (una famosa groupie, ndr) 'Iggy Pop prendeva tranquillanti per elefanti, uuuh!' (fa la voce di una persona sconcertata, ndr). Ok, e allora?".
Comunque in qualche modo è una testimonianza di quel periodo...
"L'importanza di quel libro mi si è rivelata un giorno che ero a Rio. Era mattina presto e mi trovavo sulla Leblon Beach che è la più bella e la più pericolosa spiaggia di Rio. Non è come Copa o persino Diva perché proprio sulla collina lì sopra c'è una gigantesca favela. Ma la spiaggia è stupenda e quella mattina non c'era nessuno tranne alcuni ragazzini, avranno avuto dodici anni, che venivano verso di me. Avevano capelli lunghi, facce innocenti e stavano leggendo un libro: beh, era il fottuto Please Kill Me! Vengono verso di me e cominciano a gridare: 'Iggy Pop! Iggy Pop!'. Erano così eccitati, sai? E così mi sono reso conto che si erano divertiti a leggere quel libro, li ha portati in un altro mondo... Era pieno di bugie? Beh, non importa. Così fanculo, ci rinuncio, scrivano quello che vogliono".
Proprio in quel libro ho letto che Angela Bowie diceva che quello che passava per intellettuale era suo marito David, ma in realtà quello che davvero leggeva molto era Iggy, è vero?
"Beh sì, è vero, leggo molto. Non quanto vorrei ma sì, leggo molto".
Che tipo di cose?
"Ho letto un libro di recente intitolato Black in Latin America di Henry Louis Gates che parlava di tutte le differenti gradazioni di classificazione razziale in America Latina rispetto a quelle che si trovano negli Stati Uniti. In questo momento molti studiosi stanno cercando risposte alla domanda "che cos'è la razza?". E ci sono molte persone pessime che seguono questo tipo di ricerche. Ma adesso sto cercando di ricordare un autore italiano che ha scritto un libro che parlava della noia...".
Alberto Moravia, il libro si intitolava proprio "La noia".
"Sì, lui!"
Incredibile, hai letto La noia?
"Solo un po', a un certo punto mi sono... annoiato!"
Ah ah, beh anche tu hai scritto canzoni sulla noia...
"Ah sì ti riferisci a 1969, vero? Quando dice 'It's another year/ For me and you/ Another year/ With nothing to do'. Sì infatti, per quello mi sono messo a leggerlo, il titolo mi interessava. Il libro era profondo. Mi piace la roba profonda. Sì, la letteratura mi piace un sacco, davvero...".