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 Una scena dal film "Birdman" con il protagonista Michael Keaton 

Prigioniero a Hollywood

Nicolás Giacobone è lo sceneggiatore di “Birdman”, capolavoro di Inárritu. Indovinate di cosa parla il suo romanzo... 
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Il filo doppio che lega sceneggiatori e registi è la meno indagata tra le relazioni pericolose. Leggiamo storie di padri e figli, di madri e figlie, di fratelli e sorelle, di campioni e gregari, di talentuosi e soccombenti. Leggiamo storie di sofferenze e rancori, intervallati da rare dolcezze (l'armonia, come le famiglie felici, risulta assai poco avvincente nei romanzi). Leggiamo storie di vendetta e perdono (sempre più affollata la seconda categoria: da anni i romanzieri coltivano un intenerimento che andrebbe studiato).

Delle risse - perché tali sono - tra sceneggiatori e registi si sa poco, fuori dagli addetti ai lavori. A parte qualche battuta entrata nel repertorio hollywoodiano: "L'unico sceneggiatore buono è lo sceneggiatore morto". La formula "divergenze artistiche" maschera anche i divorzi più clamorosi. Al cinema, tra i messicani Alejandro González Iñárritu e Guillermo Arriaga, dopo Amores…
Il filo doppio che lega sceneggiatori e registi è la meno indagata tra le relazioni pericolose. Leggiamo storie di padri e figli, di madri e figlie, di fratelli e sorelle, di campioni e gregari, di talentuosi e soccombenti. Leggiamo storie di sofferenze e rancori, intervallati da rare dolcezze (l'armonia, come le famiglie felici, risulta assai poco avvincente nei romanzi). Leggiamo storie di vendetta e perdono (sempre più affollata la seconda categoria: da anni i romanzieri coltivano un intenerimento che andrebbe studiato).

Delle risse - perché tali sono - tra sceneggiatori e registi si sa poco, fuori dagli addetti ai lavori. A parte qualche battuta entrata nel repertorio hollywoodiano: "L'unico sceneggiatore buono è lo sceneggiatore morto". La formula "divergenze artistiche" maschera anche i divorzi più clamorosi. Al cinema, tra i messicani Alejandro González Iñárritu e Guillermo Arriaga, dopo Amores Perros, 21 grammi, Babel). In televisione, tra Nic Pizzolatto e il regista Cary Fukunaga, dopo la prima premiatissima stagione di True Detective.

Il quaderno cancellato racconta tutto. Non in senso scandalistico - anche se cita molti registi, festival, titoli di film, e sappiamo che l'argentino Nicolás Giacobone ha lavorato come sceneggiatore per Iñárritu dopo la rottura con Arriaga, dall'incontro sono usciti il lacrimevole Biutiful e poi l'irresistibile Birdman ("tutto è materiale" diceva Nora Ephron, un romanziere fa tesoro di ogni cosa). In senso romanzesco. Nella relazione pericolosa ha un suo posto di riguardo l'invidia, evocata nelle prime pagine dal riferimento a Amadeus, copione (teatrale) di Peter Shaffer e regia di Milos Forman. Antonio Salieri si strugge perché Dio lo ha privato del talento musicale, regalandolo a una "scimmia ammaestrata" di nome Mozart.

Ogni regista è convinto di essere l'Artefice Unico del film (cede per decenza solo nei ringraziamenti quando vince l'Oscar). Ogni sceneggiatore considera il suo copione il pilastro su cui tutto si regge. In effetti, neanche il regista più scarso riesce a rovinare una bella sceneggiatura (non vale il contrario: anche un regista geniale in assenza di sceneggiatura zoppica). Parliamo delle cinematografie avanzate che rispettano la divisione del lavoro: scrivere e mettere in scena richiedono talenti diversi. Gli one-man-show di chi scrive, dirige, e magari recita, riescono a Orson Welles, a Tarantino, e a pochissimi altri.

Nato a Buenos Aires nel 1975 (nel 2001 aveva già pubblicato una serie di racconti), Nicolás Giacobone va dritto al punto dove fa più male. "Il 99 per cento dei registi non sa scrivere, ma soffre quando gira un copione altrui". Parola di sceneggiatore, tenuto prigioniero in uno scantinato "dal più grande regista latinoamericano di tutti i tempi": tale Santiago Salvatierra, ha vinto due volte l'Oscar per il miglior film straniero, e due volte la Palma d'oro a Cannes. Con il terzo vuole cambiare la storia del cinema.

Lo sceneggiatore in cattività non è stato accreditato per nessuno dei due capolavori - Santiago Salvatierra ama spacciarsi per Autore, nessun altro deve inquinare la sua Visione, tratta troupe e attori da schifo. Al terzo copione estorto, la pressione aumenta. Ormai sono cinque anni che lo sventurato si trova là sotto, con il solo conforto dei pasti (piccantissimi) e un giornaletto porno. Il Mac, va da sé, non è collegato a internet: la condizione ideale per scrivere, secondo l'ascetico Jonathan Franzen che a suo tempo bloccò con la colla la presa ethernet del computer.

Situazione alla Misery di Stephen King. Nel romanzo - e nel film diretto da Rob Reiner con Kathy Bates - era una lettrice a esigere, con carcere e torture, che il suo scrittore preferito facesse risuscitare la romantica eroina Misery Chastain (vittima sacrificale nel tentativo di passare dal romanzo popolare alla letteratura più nobile). Il regista Salvatierra mette lingua, discute le scene e dà suggerimenti per la trama, quasi sempre disattesi perché inutili o dannosi.

lI quaderno cancellato è il diario di prigionia che lo sceneggiatore - si chiama Pablo Betances, anni addietro aveva incautamente sottoposto il suo primo dilettantesco copione al regista, ingolosendolo - scrive all'alba e subito cancella, per non irritare il carnefice. Nicolás Giacobone lo riempie di gustosi riferimenti al cinema, alla letteratura, allo scrivere sotto pressione, alla "stanchezza perfetta" che coglie dopo aver riempito tante pagine, alle revisioni e alle riscritture, al buon gusto e alla pacchianeria, alla sgradevolezza del genio. Si chiacchiera - e si sparla - di Beckett e di Borges, di Flannery O'Connor e di Cormac McCarthy, di Haneke e di Hitchcock, di Fellini e di Almodóvar, dei Beatles e della famiglia Cechov. Si chiacchiera anche di Aristotele, della Poetica e della struttura in tre atti ("Aaron Sorkin è uno dei grandi aristotelici a Hollywood": verissimo, per questo è tanto bravo). Nel primo atto siamo sostenuti dalla curiosità, nel terzo vogliamo sapere come va a finire. Il secondo atto, incubo di tutti gli sceneggiatori coscienziosi, è il più difficile, richiede un intrigo ben congegnato. Che purtroppo nel Quaderno cancellato latita, mentre aumentano le gag a sfondo cinematografico, gli ammicchi agli innamorati del cinema, le frasi a effetto - non sempre originali - sull'Arte, Hollywood, la Decadenza dei Tempi Moderni. 

Il libro. Nicolás Giacobone, Il quaderno cancellato, Bompiani, traduzione di Pino Cacucci, pagg. 240, euro 15,30

Voto: 1,5/5