Fiera di Francoforte, l'editore Jamie Byng: "Ho fatto ballare Umberto Eco"
Raffaella De Santis , dalla nostra inviata RAFFAELLA DE SANTISParla l'editore della scozzese Canongate, apprezzatissimo dj e animatore delle feste leggendarie della Buchmesse
FRANCOFORTE - C'è un tipo che conosce tutti. Abbraccia chiunque, sorride, dà la mano, si guarda intorno. Chiediamo se è Jamie Byng, l’editore a capo della casa editrice scozzese Canongate di cui si narrano grandi feste durante la Buchmesse. Le sue serate sono una leggenda. Alle sette di sera l’hotel Hessischer Hof è il teatro di un aperitivo comunitario tra gli editori della Buchmesse. Trovare un tavolo libero è complicato.
Jamie, nonostante l’aria scapigliata, è un uomo potente che ha risollevato le edizioni indipendenti Canongate grazie a invenzioni commerciali milionarie. La Bibbia tascabile è stata un successo, così come la serie sui miti antichi. Ora sta portando in scena i carteggi letterari, affidandoli alla voce di star come Jude Law, Stephen Fry, Olivia Colman, Chimamanda Ngozi Adichie, il suo amico Nick Cave e tanti altri. Per assistere al Letters Live show alla Royal Albert Hall di Londra c…
Jamie, nonostante l’aria scapigliata, è un uomo potente che ha risollevato le edizioni indipendenti Canongate grazie a invenzioni commerciali milionarie. La Bibbia tascabile è stata un successo, così come la serie sui miti antichi. Ora sta portando in scena i carteggi letterari, affidandoli alla voce di star come Jude Law, Stephen Fry, Olivia Colman, Chimamanda Ngozi Adichie, il suo amico Nick Cave e tanti altri. Per assistere al Letters Live show alla Royal Albert Hall di Londra c…
FRANCOFORTE - C'è un tipo che conosce tutti. Abbraccia chiunque, sorride, dà la mano, si guarda intorno. Chiediamo se è Jamie Byng, l’editore a capo della casa editrice scozzese Canongate di cui si narrano grandi feste durante la Buchmesse. Le sue serate sono una leggenda. Alle sette di sera l’hotel Hessischer Hof è il teatro di un aperitivo comunitario tra gli editori della Buchmesse. Trovare un tavolo libero è complicato.
Jamie, nonostante l’aria scapigliata, è un uomo potente che ha risollevato le edizioni indipendenti Canongate grazie a invenzioni commerciali milionarie. La Bibbia tascabile è stata un successo, così come la serie sui miti antichi. Ora sta portando in scena i carteggi letterari, affidandoli alla voce di star come Jude Law, Stephen Fry, Olivia Colman, Chimamanda Ngozi Adichie, il suo amico Nick Cave e tanti altri. Per assistere al Letters Live show alla Royal Albert Hall di Londra c’era la fila.
Aristocratico, bello e un po’ maledetto (ammette di aver fatto uso di ogni tipo di droga), Jamie è un animale sociale. Sembra amico di tutti. Heidi Warneke delle edizioni Grasset per salutarlo investe un cameriere che inciampa e fa cadere un calice di vino. Troviamo posto nel corridoio. Byng finalmente si siede in pace e ordina un gin tonic.
È molto ben voluto qui a Francoforte.
«La Buchmesse è una grande famiglia, mi sento a casa».
Ho sentito parlare delle sue feste leggendarie.
«Facevo il dj, erano feste meravigliose. Non dimenticherò mai la sera con Cees Noteboom. Il party era appena iniziato quando Elisabetta Sgarbi, allora in Bompiani, si avvicinò per chiedermi un favore. Eravamo all’hotel Frankfurter Hof. L’ingresso era libero, c’era una marea di gente, molti richiamati dal fatto che un editore dj stava animando la serata. Elisabetta mi disse: fuori c’è Umberto Eco e insieme a lui un gruppo di allievi da Bologna. Ci piacerebbe partecipare alla tua festa, ma sai Umberto è abbastanza formale e sarebbe bello che tu lo invitassi».
E lei cosa fece?
«Lasciai la consolle e uscì fuori per invitarli. Entrarono tutti, Umberto e gli studenti. A un certo punto — avevo messo un classico di James Brown — mi accorsi che Umberto Eco e Cees Noteboom stavano ballando insieme muovendosi a ritmo funk. Agitavano le spalle e le strusciavano l’uno contro l’altro (imita il movimento ballando sulla sedia). Pazzesco. La Buchmesse è un posto pienodi energia».
Si fanno anche buoni affari?
«Diciamo che qui ho partorito progetti. Ero qui nel 1999 quando mi è venuta l’idea di realizzare una serie di libri dedicati ai miti antichi. Li abbiamo lanciati alla Buchmesse del 2005 con una grande conferenza stampa internazionale. Prima uscita A Short History of Myth di Karen Armstrong. L’anno prima avevamo pubblicato una collana della Bibbia: tascabili introdotti da Doris Lessing, David Grossman, E.L. Doctorow. Perfino Nick Cave e Bono.
(Altri baci. Si avvicina l’olandese Oscar van Gelderen, edizioni Lebowski). Ti ricordi Oscar la volta che ti ho presentato Niccolò Ammaniti? Lo avevo appena conosciuto, a una cena, dove era insieme al suo editore. Era l’anno di Io non ho paura...».
Così però l’editoria sembra un grande luna park. Si è mai arrabbiato?
(Non perde il sorriso). «Con Assange, impossibile lavorare con lui. Stavamo scrivendo una sua autobiografia ma non ha rispettato il contratto mandando tutto all’aria e costringendoci a pubblicare un memoir non autorizzato, The Unauthorised Autobiography. Ha un grande ego, è davvero uno stupido. Ma ormai è una storia passata».
Come ha iniziato a occuparsi di libri?
«Mi sono laureato ad Edimburgo in letteratura, ho sempre letto tanto e ascoltata tanta musica. Negli anni dell’università avevo aperto un night club, si chiamava Chocolate City, è lì che ho iniziato a mettere dischi. Fare l’editore non è diverso da fare ildj».
Lei è nato nel 1969. Quanti anni aveva quando ha iniziato?
«Venticinque. È stato un caso. Dopo l’università ho fatto uno stage di due anni alla Canongate. Finita quell’esperienza, vedendo che la casa editrice attraversava una brutta crisi, ho deciso di acquistarla».
Suo padre era un conte, è stato lui ad aiutarla finanziariamente?
«Non aveva più niente, aveva perso tutto. Mi ha aiutato semmai il mio patrigno, che ne è diventato il presidente. La Canongate era in bancarotta, la pagammo solo 96 mila sterline, niente (ndr, si tratta di Christopher Bland, uomo d’affari inglese e potente dirigente della tv britannica)».
Organizzerà una festa anche quest’anno?
«No, ho smesso (sorride). Ma ho la stessa carica di sempre. Come diceva William Blake energy is pure delight, l’energia è pura delizia».
Si alza, si è avvicinato di nuovo Oscar van Gelderen. A questo punto il bad boy dell’editoria molla l’intervista. Ci si vede in giro, dice, mentre si allontana con l’amico ridendo.
Jamie, nonostante l’aria scapigliata, è un uomo potente che ha risollevato le edizioni indipendenti Canongate grazie a invenzioni commerciali milionarie. La Bibbia tascabile è stata un successo, così come la serie sui miti antichi. Ora sta portando in scena i carteggi letterari, affidandoli alla voce di star come Jude Law, Stephen Fry, Olivia Colman, Chimamanda Ngozi Adichie, il suo amico Nick Cave e tanti altri. Per assistere al Letters Live show alla Royal Albert Hall di Londra c’era la fila.
Aristocratico, bello e un po’ maledetto (ammette di aver fatto uso di ogni tipo di droga), Jamie è un animale sociale. Sembra amico di tutti. Heidi Warneke delle edizioni Grasset per salutarlo investe un cameriere che inciampa e fa cadere un calice di vino. Troviamo posto nel corridoio. Byng finalmente si siede in pace e ordina un gin tonic.
È molto ben voluto qui a Francoforte.
«La Buchmesse è una grande famiglia, mi sento a casa».
Ho sentito parlare delle sue feste leggendarie.
«Facevo il dj, erano feste meravigliose. Non dimenticherò mai la sera con Cees Noteboom. Il party era appena iniziato quando Elisabetta Sgarbi, allora in Bompiani, si avvicinò per chiedermi un favore. Eravamo all’hotel Frankfurter Hof. L’ingresso era libero, c’era una marea di gente, molti richiamati dal fatto che un editore dj stava animando la serata. Elisabetta mi disse: fuori c’è Umberto Eco e insieme a lui un gruppo di allievi da Bologna. Ci piacerebbe partecipare alla tua festa, ma sai Umberto è abbastanza formale e sarebbe bello che tu lo invitassi».
E lei cosa fece?
«Lasciai la consolle e uscì fuori per invitarli. Entrarono tutti, Umberto e gli studenti. A un certo punto — avevo messo un classico di James Brown — mi accorsi che Umberto Eco e Cees Noteboom stavano ballando insieme muovendosi a ritmo funk. Agitavano le spalle e le strusciavano l’uno contro l’altro (imita il movimento ballando sulla sedia). Pazzesco. La Buchmesse è un posto pienodi energia».
Si fanno anche buoni affari?
«Diciamo che qui ho partorito progetti. Ero qui nel 1999 quando mi è venuta l’idea di realizzare una serie di libri dedicati ai miti antichi. Li abbiamo lanciati alla Buchmesse del 2005 con una grande conferenza stampa internazionale. Prima uscita A Short History of Myth di Karen Armstrong. L’anno prima avevamo pubblicato una collana della Bibbia: tascabili introdotti da Doris Lessing, David Grossman, E.L. Doctorow. Perfino Nick Cave e Bono.
(Altri baci. Si avvicina l’olandese Oscar van Gelderen, edizioni Lebowski). Ti ricordi Oscar la volta che ti ho presentato Niccolò Ammaniti? Lo avevo appena conosciuto, a una cena, dove era insieme al suo editore. Era l’anno di Io non ho paura...».
Così però l’editoria sembra un grande luna park. Si è mai arrabbiato?
(Non perde il sorriso). «Con Assange, impossibile lavorare con lui. Stavamo scrivendo una sua autobiografia ma non ha rispettato il contratto mandando tutto all’aria e costringendoci a pubblicare un memoir non autorizzato, The Unauthorised Autobiography. Ha un grande ego, è davvero uno stupido. Ma ormai è una storia passata».
Come ha iniziato a occuparsi di libri?
«Mi sono laureato ad Edimburgo in letteratura, ho sempre letto tanto e ascoltata tanta musica. Negli anni dell’università avevo aperto un night club, si chiamava Chocolate City, è lì che ho iniziato a mettere dischi. Fare l’editore non è diverso da fare ildj».
Lei è nato nel 1969. Quanti anni aveva quando ha iniziato?
«Venticinque. È stato un caso. Dopo l’università ho fatto uno stage di due anni alla Canongate. Finita quell’esperienza, vedendo che la casa editrice attraversava una brutta crisi, ho deciso di acquistarla».
Suo padre era un conte, è stato lui ad aiutarla finanziariamente?
«Non aveva più niente, aveva perso tutto. Mi ha aiutato semmai il mio patrigno, che ne è diventato il presidente. La Canongate era in bancarotta, la pagammo solo 96 mila sterline, niente (ndr, si tratta di Christopher Bland, uomo d’affari inglese e potente dirigente della tv britannica)».
Organizzerà una festa anche quest’anno?
«No, ho smesso (sorride). Ma ho la stessa carica di sempre. Come diceva William Blake energy is pure delight, l’energia è pura delizia».
Si alza, si è avvicinato di nuovo Oscar van Gelderen. A questo punto il bad boy dell’editoria molla l’intervista. Ci si vede in giro, dice, mentre si allontana con l’amico ridendo.