Scena: il monte Olimpo. Tra nubi bianche e vaporose, si innalza un tempio marmoreo.
Una limousine nera appare e scende un uomo con una strana capigliatura a banana. Entra nel tempio. Seduto su un Trono di Spade, c’è un uomo barbuto con elmo e corazza.
Uomo barbuto - Benvenuto signor Trump.
- Scusi chi è lei e perché mi ha fatto venire qui?
- Sono il Dio Marte, ovverossia Ares.
- Chi?
- Ha mai letto i classici greci?
- Io leggo solo quelle parti della Bibbia dove muoiono tutti, e i menù degli hamburger. Si può sapere perché ha voluto questo incontro? Chi si crede di essere, Kim Jong-un?
- Mister Trump, io sono il Dio della guerra. Si figuri se mi scandalizzo quando scoppia un conflitto, ne ho visti tanti, la guerra è una necessaria attività dell’uomo, voi mortali non potrete mai farne a meno. Ma io devo capire il senso di una guerra, e ultimamente ne vedo di così strane e inutili che mi viene da interrogarmi.
…
Una limousine nera appare e scende un uomo con una strana capigliatura a banana. Entra nel tempio. Seduto su un Trono di Spade, c’è un uomo barbuto con elmo e corazza.
Uomo barbuto - Benvenuto signor Trump.
- Scusi chi è lei e perché mi ha fatto venire qui?
- Sono il Dio Marte, ovverossia Ares.
- Chi?
- Ha mai letto i classici greci?
- Io leggo solo quelle parti della Bibbia dove muoiono tutti, e i menù degli hamburger. Si può sapere perché ha voluto questo incontro? Chi si crede di essere, Kim Jong-un?
- Mister Trump, io sono il Dio della guerra. Si figuri se mi scandalizzo quando scoppia un conflitto, ne ho visti tanti, la guerra è una necessaria attività dell’uomo, voi mortali non potrete mai farne a meno. Ma io devo capire il senso di una guerra, e ultimamente ne vedo di così strane e inutili che mi viene da interrogarmi.
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Scena: il monte Olimpo. Tra nubi bianche e vaporose, si innalza un tempio marmoreo.
Una limousine nera appare e scende un uomo con una strana capigliatura a banana. Entra nel tempio. Seduto su un Trono di Spade, c’è un uomo barbuto con elmo e corazza.
Uomo barbuto - Benvenuto signor Trump.
- Scusi chi è lei e perché mi ha fatto venire qui?
- Sono il Dio Marte, ovverossia Ares.
- Chi?
- Ha mai letto i classici greci?
- Io leggo solo quelle parti della Bibbia dove muoiono tutti, e i menù degli hamburger. Si può sapere perché ha voluto questo incontro? Chi si crede di essere, Kim Jong-un?
- Mister Trump, io sono il Dio della guerra. Si figuri se mi scandalizzo quando scoppia un conflitto, ne ho visti tanti, la guerra è una necessaria attività dell’uomo, voi mortali non potrete mai farne a meno. Ma io devo capire il senso di una guerra, e ultimamente ne vedo di così strane e inutili che mi viene da interrogarmi.
- Di chi parla?
- Di Erdogan, ovviamene
- Che palle. Un tirannello qualsiasi, una guerricciola, in una zona dove si massacrano da anni. Sono molto più pericolosi i messicani e i democratici. Chi se ne frega di Erdogan.
- Ma voi siete i primi fornitori di armi alla Turchia, milioni e milioni di dollari negli ultimi anni. Non è una guerricciola, avete rinforzato uno degli eserciti più potenti del mondo.
- Esiste solo un grande esercito ed è quello americano. Il resto sono soldatini di piombo. E poi tutti sanno che i turchi sono crudeli.
- Guardi che mica tutti i turchi sono come Erdogan.
- Lo so, ecco il problema. Anche milioni di fottuti americani non sono come me.
- Mi scusi, mister Trump voi avete sempre sostenuto di combattere l’Isis, ma questa guerra la sta resuscitando e spargerà terroristi in tutto il mondo.
- L’Isis usata in dosi giuste per noi è come il ketchup, necessaria e utilissima. Guai se finisse, ci serve per alimentare la paura, se non ci fosse bisognerebbe inventarla.
- Quindi lei non si opporrà a questa guerra?
- No. Ho già ritirato le truppe e mandato un telegramma a Erdogan: «Smettila birichino». E stiamo pensando a un embargo sulle armi.
- Non glie ne venderete più?
- No ma basta con lo sconto del trenta per cento e coi bollini premio. E metteremo un dazio sul kebab.
- Insomma a lei questa guerra fa comodo.
- Non ho tempo da perdere signor Martin. I messicani si stanno allenando a scalare il mio muro, sono sotto rischio di impeachment, mia moglie mi snobba e Putin fa il doppio gioco.
- Mi chiamo Marte, non Martin.
- E chi se ne frega. Mi saluti Venus, lei sì che mi piace.
Arriva una seconda limousine, e scende un altro uomo coi capelli a banana.
Ares - Ma è di nuovo qui signor Trump?
- Non sono Trump sono Boris Johnson e sono il capo dell’Inghilterra.
- Ah proprio lei. Voi inglesi siete sempre stati tra i pochi a sostenere l’entrata della Turchia in Europa.
- Perché volevamo fare uno scambio, dentro loro, fuori noi.
- Ma li avete armati.
- Un miliardino di sterline che palle. Alabarde, vecchi cannoni, missili usati. Gli affari sono affari. Lei chi è?
- Sono Ares e faccio parte del consesso degli dei.
- Odio i parlamenti, le assemblee, i consessi, e gli assembramenti in genere. Dichiaro sciolto il consesso degli dei.
- Non ne ha il potere.
- Dopo dieci birre, posso tutto. Abbiamo colonizzato il mondo, abbiamo soggiogato decine di popoli, chi se ne frega dei curdi?
- Ho capito. Neanche a lei interessa questa guerra.
- No, ho altro da fare. Voglio sciogliere l’Onu.
- L’Onu si è già sciolta da sola, come i Beatles.
- Forse ha ragione.
- Allora si tolga dai piedi e mi saluti Elisabetta.
- Arggh quella vecchia impicciona. Vada in malora la Regina e ci vada anche lei signor Harry.
Arriva una terza limousine. Scende la signora Merkel e si inchina.
- Buongiorno o grande tra tutti gli Dei.
- Finalmente una che mi conosce.
- Adoro i film in costume. L’ho riconosciuta subito, signor Odino.
- Non sono Odino signora. Mi spieghi un mistero. Avete messo l’embargo sulle armi alla Turchia. Ma li avete armati per anni. Non facevate prima a vendergliene meno?
- Guardi io non ne sapevo niente. Sapevo che sono bravi con la scimitarra, ignoravo che sapessero guidare i blindati. E poi le banche tedesche sono troppo potenti per andare a mettere il naso nei loro affari. Noi siamo sempre stati abilissimi a costruire armi per noi, come la storia insegna, ne avevamo un surplus, da qualche parte dovevamo pur metterle. E a Berlino ci sono più turchi che a Istanbul. Non possiamo averli contro. E poi come lei sa bene, quando noi sentiamo la parola “invasione” non capiamo più niente.
- Mi prometta che non lo farete più.
- Glie lo prometto signor Odino. Posso fare un selfie?
- No se ne vada.
Ares passeggia depresso e meditabondo. Entra un giovanotto elegante.
- Bonjour, je suis Macron. Dal greco macros, grande, esteso. Ho l’immenso piacere di parlare col signor Arès?
- Ares, con l’accento sulla a.
- Voilà, io volevo dirle che sono molto dispiaciuto per gli incresciosi fatti che stanno avvenendo. Ne parlavo ieri al telefono con monsieur Erdogan, e lui mi ha assicurato che vuole solo un po’ di territorio in più e poi si ritirerà con stile e eleganza.
- E lei gli crede?
- Certo. È un uomo charmant, giocava a calcio, è laureato, ha una delle più belle ville che io conosca, ha sempre pagato le armi che gli abbiamo fornito, ed è anche un gourmet.
- Si ma adesso anche voi farete l’embargo?
- Embargò, che parola orribile. Gli diremo di fare la guerra con una certa classe, di non bombardare troppo, ma insomma, non esageriamo con i sensi di colpa. Gli abbiamo fornito solo 6 milioni di dollari di armi. E la Corea del Sud allora? E l’Olanda? E les italiens? Cosa c’è di grave in questo?
- E i curdi?
- Lanceremo la moda curda nelle sfilate parigine, hanno quel bello stile casual-mimetico …
- Ma lei è un cinico ributtante… è troppo anche per me, se ne vada.
- Certo. Mi saluti Hermès.
Arriva un’altra macchina più modesta, una Panda color crema. Esce un uomo ben pettinato.
Ares - E lei chi è?
- Sono Di Maio e rappresento l’Italia di Roma, la più grande potenza dell’antichità insieme a voi Greci. Sono qui per spiegare.
- Spiegare cosa? Anche voi vendete armi a tutto il mondo e poi dite, ma guarda, chi poteva pensare che le usassero davvero… Elicotteri, aerei, pistole …
- Siamo pentiti. Ma vede, è tutta colpa della Nutella.
- Prego?
- Vede, la Nutella è fatta prevalentemente con le nocciole turche. Non possiamo lasciare il mondo senza Nutella.
- E i curdi?
- Manderemo Nutella anche a loro, addolciremo la loro difficile situazione.
- Basta! Fuori dai piedi. Io sono il Dio della guerra, ma sono stanco di queste balle. Ammettete che non ve ne frega nulla dei curdi. Per Zeus, quanta ipocrisia non ne posso più, non voglio ricevere più nessuno.
Sulla porta del tempio appare un uomo con una strana corazza.
- Ehm scusi, ci sarei anche io …
- Lei chi è? Che armatura è mai la sua?
- Sono Vladimir Putin, e questa è una divisa da hockey su ghiaccio. Io non sono come quegli ipocriti che sono appena venuti. Io le prometto che metterò le cose a posto…
- E come?
- Erdogan ha appena minacciato che potrebbe liberare due milioni di profughi che invaderanno Grecia, Bulgaria, Romania, Macedonia, eccetera.
- E allora?
- Mi dia il permesso di invadere tutti questi Paesi e le prometto che a questi profughi ci penso io.
- Se ne vada subito! La Grecia, questo poi no!
- Suvvia non si opponga. Sa che fine fanno i miei oppositori.
- Se ne vada o giuro che la faccio a pezzi lei e quella ridicola corazza.
- Va bene va bene, ma che caratteraccio signor Martskj.
- Fuori di qui!!!
Ares resta solo e appare nervosissimo. Tira fuori dalla corazza un cellulare di bronzo scolpito da Efesto. Chiama.
- Pronto, papà Zeus? Avrei una richiesta.
- Dimmi Martuccio mio.
- Non ce la faccio più, mi dimetto. C’è Atena che è la dea della strategia bellica, affida tutto a lei. Una volta chi faceva la guerra si prendeva la responsabilità adesso tutti fanno gli ipocriti. Noi dei ci mostravamo per quello che eravamo, bellicosi e sanguinari. Non vendevamo lance e scudi nascosti dietro conti bancari segreti. Vorrei essere trasferito a altro incarico.
- Dove?
- Caccia e pesca al posto di Artemide o giardinaggio al posto di Cloride o reparto musica al posto di Apollo. Non ce la faccio più.
Momento di silenzio poi un fulmine. Una voce tuona:
- Le faremo sapere.
Una limousine nera appare e scende un uomo con una strana capigliatura a banana. Entra nel tempio. Seduto su un Trono di Spade, c’è un uomo barbuto con elmo e corazza.
Uomo barbuto - Benvenuto signor Trump.
- Scusi chi è lei e perché mi ha fatto venire qui?
- Sono il Dio Marte, ovverossia Ares.
- Chi?
- Ha mai letto i classici greci?
- Io leggo solo quelle parti della Bibbia dove muoiono tutti, e i menù degli hamburger. Si può sapere perché ha voluto questo incontro? Chi si crede di essere, Kim Jong-un?
- Mister Trump, io sono il Dio della guerra. Si figuri se mi scandalizzo quando scoppia un conflitto, ne ho visti tanti, la guerra è una necessaria attività dell’uomo, voi mortali non potrete mai farne a meno. Ma io devo capire il senso di una guerra, e ultimamente ne vedo di così strane e inutili che mi viene da interrogarmi.
- Di chi parla?
- Di Erdogan, ovviamene
- Che palle. Un tirannello qualsiasi, una guerricciola, in una zona dove si massacrano da anni. Sono molto più pericolosi i messicani e i democratici. Chi se ne frega di Erdogan.
- Ma voi siete i primi fornitori di armi alla Turchia, milioni e milioni di dollari negli ultimi anni. Non è una guerricciola, avete rinforzato uno degli eserciti più potenti del mondo.
- Esiste solo un grande esercito ed è quello americano. Il resto sono soldatini di piombo. E poi tutti sanno che i turchi sono crudeli.
- Guardi che mica tutti i turchi sono come Erdogan.
- Lo so, ecco il problema. Anche milioni di fottuti americani non sono come me.
- Mi scusi, mister Trump voi avete sempre sostenuto di combattere l’Isis, ma questa guerra la sta resuscitando e spargerà terroristi in tutto il mondo.
- L’Isis usata in dosi giuste per noi è come il ketchup, necessaria e utilissima. Guai se finisse, ci serve per alimentare la paura, se non ci fosse bisognerebbe inventarla.
- Quindi lei non si opporrà a questa guerra?
- No. Ho già ritirato le truppe e mandato un telegramma a Erdogan: «Smettila birichino». E stiamo pensando a un embargo sulle armi.
- Non glie ne venderete più?
- No ma basta con lo sconto del trenta per cento e coi bollini premio. E metteremo un dazio sul kebab.
- Insomma a lei questa guerra fa comodo.
- Non ho tempo da perdere signor Martin. I messicani si stanno allenando a scalare il mio muro, sono sotto rischio di impeachment, mia moglie mi snobba e Putin fa il doppio gioco.
- Mi chiamo Marte, non Martin.
- E chi se ne frega. Mi saluti Venus, lei sì che mi piace.
Arriva una seconda limousine, e scende un altro uomo coi capelli a banana.
Ares - Ma è di nuovo qui signor Trump?
- Non sono Trump sono Boris Johnson e sono il capo dell’Inghilterra.
- Ah proprio lei. Voi inglesi siete sempre stati tra i pochi a sostenere l’entrata della Turchia in Europa.
- Perché volevamo fare uno scambio, dentro loro, fuori noi.
- Ma li avete armati.
- Un miliardino di sterline che palle. Alabarde, vecchi cannoni, missili usati. Gli affari sono affari. Lei chi è?
- Sono Ares e faccio parte del consesso degli dei.
- Odio i parlamenti, le assemblee, i consessi, e gli assembramenti in genere. Dichiaro sciolto il consesso degli dei.
- Non ne ha il potere.
- Dopo dieci birre, posso tutto. Abbiamo colonizzato il mondo, abbiamo soggiogato decine di popoli, chi se ne frega dei curdi?
- Ho capito. Neanche a lei interessa questa guerra.
- No, ho altro da fare. Voglio sciogliere l’Onu.
- L’Onu si è già sciolta da sola, come i Beatles.
- Forse ha ragione.
- Allora si tolga dai piedi e mi saluti Elisabetta.
- Arggh quella vecchia impicciona. Vada in malora la Regina e ci vada anche lei signor Harry.
Arriva una terza limousine. Scende la signora Merkel e si inchina.
- Buongiorno o grande tra tutti gli Dei.
- Finalmente una che mi conosce.
- Adoro i film in costume. L’ho riconosciuta subito, signor Odino.
- Non sono Odino signora. Mi spieghi un mistero. Avete messo l’embargo sulle armi alla Turchia. Ma li avete armati per anni. Non facevate prima a vendergliene meno?
- Guardi io non ne sapevo niente. Sapevo che sono bravi con la scimitarra, ignoravo che sapessero guidare i blindati. E poi le banche tedesche sono troppo potenti per andare a mettere il naso nei loro affari. Noi siamo sempre stati abilissimi a costruire armi per noi, come la storia insegna, ne avevamo un surplus, da qualche parte dovevamo pur metterle. E a Berlino ci sono più turchi che a Istanbul. Non possiamo averli contro. E poi come lei sa bene, quando noi sentiamo la parola “invasione” non capiamo più niente.
- Mi prometta che non lo farete più.
- Glie lo prometto signor Odino. Posso fare un selfie?
- No se ne vada.
Ares passeggia depresso e meditabondo. Entra un giovanotto elegante.
- Bonjour, je suis Macron. Dal greco macros, grande, esteso. Ho l’immenso piacere di parlare col signor Arès?
- Ares, con l’accento sulla a.
- Voilà, io volevo dirle che sono molto dispiaciuto per gli incresciosi fatti che stanno avvenendo. Ne parlavo ieri al telefono con monsieur Erdogan, e lui mi ha assicurato che vuole solo un po’ di territorio in più e poi si ritirerà con stile e eleganza.
- E lei gli crede?
- Certo. È un uomo charmant, giocava a calcio, è laureato, ha una delle più belle ville che io conosca, ha sempre pagato le armi che gli abbiamo fornito, ed è anche un gourmet.
- Si ma adesso anche voi farete l’embargo?
- Embargò, che parola orribile. Gli diremo di fare la guerra con una certa classe, di non bombardare troppo, ma insomma, non esageriamo con i sensi di colpa. Gli abbiamo fornito solo 6 milioni di dollari di armi. E la Corea del Sud allora? E l’Olanda? E les italiens? Cosa c’è di grave in questo?
- E i curdi?
- Lanceremo la moda curda nelle sfilate parigine, hanno quel bello stile casual-mimetico …
- Ma lei è un cinico ributtante… è troppo anche per me, se ne vada.
- Certo. Mi saluti Hermès.
Arriva un’altra macchina più modesta, una Panda color crema. Esce un uomo ben pettinato.
Ares - E lei chi è?
- Sono Di Maio e rappresento l’Italia di Roma, la più grande potenza dell’antichità insieme a voi Greci. Sono qui per spiegare.
- Spiegare cosa? Anche voi vendete armi a tutto il mondo e poi dite, ma guarda, chi poteva pensare che le usassero davvero… Elicotteri, aerei, pistole …
- Siamo pentiti. Ma vede, è tutta colpa della Nutella.
- Prego?
- Vede, la Nutella è fatta prevalentemente con le nocciole turche. Non possiamo lasciare il mondo senza Nutella.
- E i curdi?
- Manderemo Nutella anche a loro, addolciremo la loro difficile situazione.
- Basta! Fuori dai piedi. Io sono il Dio della guerra, ma sono stanco di queste balle. Ammettete che non ve ne frega nulla dei curdi. Per Zeus, quanta ipocrisia non ne posso più, non voglio ricevere più nessuno.
Sulla porta del tempio appare un uomo con una strana corazza.
- Ehm scusi, ci sarei anche io …
- Lei chi è? Che armatura è mai la sua?
- Sono Vladimir Putin, e questa è una divisa da hockey su ghiaccio. Io non sono come quegli ipocriti che sono appena venuti. Io le prometto che metterò le cose a posto…
- E come?
- Erdogan ha appena minacciato che potrebbe liberare due milioni di profughi che invaderanno Grecia, Bulgaria, Romania, Macedonia, eccetera.
- E allora?
- Mi dia il permesso di invadere tutti questi Paesi e le prometto che a questi profughi ci penso io.
- Se ne vada subito! La Grecia, questo poi no!
- Suvvia non si opponga. Sa che fine fanno i miei oppositori.
- Se ne vada o giuro che la faccio a pezzi lei e quella ridicola corazza.
- Va bene va bene, ma che caratteraccio signor Martskj.
- Fuori di qui!!!
Ares resta solo e appare nervosissimo. Tira fuori dalla corazza un cellulare di bronzo scolpito da Efesto. Chiama.
- Pronto, papà Zeus? Avrei una richiesta.
- Dimmi Martuccio mio.
- Non ce la faccio più, mi dimetto. C’è Atena che è la dea della strategia bellica, affida tutto a lei. Una volta chi faceva la guerra si prendeva la responsabilità adesso tutti fanno gli ipocriti. Noi dei ci mostravamo per quello che eravamo, bellicosi e sanguinari. Non vendevamo lance e scudi nascosti dietro conti bancari segreti. Vorrei essere trasferito a altro incarico.
- Dove?
- Caccia e pesca al posto di Artemide o giardinaggio al posto di Cloride o reparto musica al posto di Apollo. Non ce la faccio più.
Momento di silenzio poi un fulmine. Una voce tuona:
- Le faremo sapere.