La favola di Benni sulla piccola Inge Feltrinelli
Simonetta Fiori , di SIMONETTA FIORIL’infanzia dell’editrice scomparsa raccontata ai bambini da un grande scrittore della sua scuderia
Solo la fantasia di Benni poteva tradurre Inge in poesia. Lei lo considerava un artista bizzarro e impertinente, lui se ne innamorò come tutti gli autori di via Andegari. E la favola che ne è scaturita è una delle pagine più belle dedicate alla regina dei libri, un apologo che racconta di lei guerriera più che sovrana, di muri abbattuti e castelli rovesciati, della lettura come passione e salvezza. E della inesauribile energia di chi trova nella cultura una ragione di vita.
Sembrava appartenere a un altro pianeta, Inge Feltrinelli, il paese dell’immaginazione e della speranza. Ed è forse per questo che non sorprende di trovarla in una fiaba, figuretta esile con grandi occhi spalancati sul mondo, come la disegna il bravo Gianluca Folì. È lei La bambina che parlava ai libri — così il titolo dell’album che sarà distribuito in omaggio a chi compra libri del Gruppo Feltrinelli — una bimbetta ribe…
Sembrava appartenere a un altro pianeta, Inge Feltrinelli, il paese dell’immaginazione e della speranza. Ed è forse per questo che non sorprende di trovarla in una fiaba, figuretta esile con grandi occhi spalancati sul mondo, come la disegna il bravo Gianluca Folì. È lei La bambina che parlava ai libri — così il titolo dell’album che sarà distribuito in omaggio a chi compra libri del Gruppo Feltrinelli — una bimbetta ribe…
Solo la fantasia di Benni poteva tradurre Inge in poesia. Lei lo considerava un artista bizzarro e impertinente, lui se ne innamorò come tutti gli autori di via Andegari. E la favola che ne è scaturita è una delle pagine più belle dedicate alla regina dei libri, un apologo che racconta di lei guerriera più che sovrana, di muri abbattuti e castelli rovesciati, della lettura come passione e salvezza. E della inesauribile energia di chi trova nella cultura una ragione di vita.
Sembrava appartenere a un altro pianeta, Inge Feltrinelli, il paese dell’immaginazione e della speranza. Ed è forse per questo che non sorprende di trovarla in una fiaba, figuretta esile con grandi occhi spalancati sul mondo, come la disegna il bravo Gianluca Folì. È lei La bambina che parlava ai libri — così il titolo dell’album che sarà distribuito in omaggio a chi compra libri del Gruppo Feltrinelli — una bimbetta ribelle e scalpitante, diversa da tutte le altre perché provvista di una dote speciale: sente le voci che escono dai volumi nella biblioteca del nonno. Con il tempo saprà distinguere le voci affettuose dalle antipatiche, le autentiche dalle sborone, quelle che urlano arcigne «adesso studiami!» e altre che sbadigliano e fanno sbadigliare. E imparerà che ci sono autori che assomigliano ai loro libri, altri più sussiegosi e altri ancora più simpatici delle parole a cui si affidano. E diventerà così brava nel tuffarsi dentro un libro che puzzerà di pesce dopo aver letto Moby Dick e si beccherà l’influenza seguendo nella neve Il dottor Zivago.
Per quanto prodigiosa, la sua virtù avrebbe poco senso se non venisse messa al servizio di una missione collettiva. Che è quella di salvare i libri, di farli vivere nel mondo. E insieme a loro salvare la storia di chi li ha letti. Perché sono numerosi i nemici della lettura, i “caccialibri” come li chiama Benni. Un tempo le parole scritte bruciavano nei roghi del totalitarismo, oggi quando non prendono fuoco in periferia (vedi le librerie incendiate) spariscono nell’indifferenza diffusa, inghiottite dal frastuono procurato da rete e tv.
Cresciuta nella Germania di Hitler, Inge fu testimone della censura nazista. E ha fatto in tempo ad assistere all’impoverimento culturale degli ultimi anni, senza mai perdere la fiducia. E sarà sempre lei, la nostra bambina magica, dopo essere precipitata come l’Alice di Carroll nella Domus Omnium Librorum, a liberare tutti i volumi dimenticati. Abbandonati nel buio polveroso da chi ha smesso da tempo di parlare con loro.
Questo in fondo ha fatto Inge Schönthal per tutta la vita: rompere le barriere che impedivano ai libri di volare. Nata come omaggio promozionale, la fiaba di Benni meriterebbe una vita autonoma in libreria. Un inno a Inge, ai libri, e a chi continua a parlarci, nonostante il ronzio di fondo. Da far leggere ai bambini. E non solo a loro.
L'INCIPIT
C’era una volta una bambina che era nata in una città del Nord, in riva a un fiume. Era una bella città, ma un po’ fredda e grigia. Alla bambina perciò piaceva vestirsi di colori vivaci: arancione, rosa, fucsia.
— Faccio la gara con i fiori — diceva. Era ribelle e sognatrice, per questo i grandi la trovavano un po’ strana. Le piacevano le feste e stare in compagnia, ma ogni tanto si appartava in solitudine.
Come se avesse un segreto.
E in effetti il segreto c’era: la bambina sentiva delle voci che nessun altro poteva udire.
Voci flebili, affettuose, una specie di richiamo. Le sentiva soprattutto quando andava a dormire. Finché una notte si alzò dal letto e capì da dove venivano. Venivano dalla camera del nonno, che era chiusa da quando lui se n’era andato. Dentro alla camera c’era un’antica biblioteca.
Una notte, la bambina sentì che le voci chiamavano il suo nome. Vide sul soffitto della camera un riflesso rosso, come un incendio. Non lo sapeva ma stava sognando.
Nel sogno uscì di casa e in una piazza della città bruciava un enorme rogo di libri. Le pagine incenerite volavano nell’aria come minuscole farfalle nere.
C’erano soldati dappertutto. Riconobbe una scena che il nonno le aveva raccontato tante volte, accaduta quando lei era molto piccola.
— Perché lo fanno? — chiese la bambina alla gente che circondava il fuoco, ma nessuno rispose.
— Vai via da lì, piccola impicciona! — la sgridò un soldato.
Ma lei non riusciva a distogliere gli occhi dalle fiamme, anche perché sentiva una voce, stavolta chiara e forte, che diceva:
— Aiutami!
La voce proveniva da un libro annerito e fumante, che era caduto dalla catasta in fiamme in mezzo alla strada... (Continua)
© Giangiacomo Feltrinelli editore 2019.
Il testo è l’inizio della favola “La bambina che parlava ai libri” di Stefano Benni
Sembrava appartenere a un altro pianeta, Inge Feltrinelli, il paese dell’immaginazione e della speranza. Ed è forse per questo che non sorprende di trovarla in una fiaba, figuretta esile con grandi occhi spalancati sul mondo, come la disegna il bravo Gianluca Folì. È lei La bambina che parlava ai libri — così il titolo dell’album che sarà distribuito in omaggio a chi compra libri del Gruppo Feltrinelli — una bimbetta ribelle e scalpitante, diversa da tutte le altre perché provvista di una dote speciale: sente le voci che escono dai volumi nella biblioteca del nonno. Con il tempo saprà distinguere le voci affettuose dalle antipatiche, le autentiche dalle sborone, quelle che urlano arcigne «adesso studiami!» e altre che sbadigliano e fanno sbadigliare. E imparerà che ci sono autori che assomigliano ai loro libri, altri più sussiegosi e altri ancora più simpatici delle parole a cui si affidano. E diventerà così brava nel tuffarsi dentro un libro che puzzerà di pesce dopo aver letto Moby Dick e si beccherà l’influenza seguendo nella neve Il dottor Zivago.
Per quanto prodigiosa, la sua virtù avrebbe poco senso se non venisse messa al servizio di una missione collettiva. Che è quella di salvare i libri, di farli vivere nel mondo. E insieme a loro salvare la storia di chi li ha letti. Perché sono numerosi i nemici della lettura, i “caccialibri” come li chiama Benni. Un tempo le parole scritte bruciavano nei roghi del totalitarismo, oggi quando non prendono fuoco in periferia (vedi le librerie incendiate) spariscono nell’indifferenza diffusa, inghiottite dal frastuono procurato da rete e tv.
Cresciuta nella Germania di Hitler, Inge fu testimone della censura nazista. E ha fatto in tempo ad assistere all’impoverimento culturale degli ultimi anni, senza mai perdere la fiducia. E sarà sempre lei, la nostra bambina magica, dopo essere precipitata come l’Alice di Carroll nella Domus Omnium Librorum, a liberare tutti i volumi dimenticati. Abbandonati nel buio polveroso da chi ha smesso da tempo di parlare con loro.
Questo in fondo ha fatto Inge Schönthal per tutta la vita: rompere le barriere che impedivano ai libri di volare. Nata come omaggio promozionale, la fiaba di Benni meriterebbe una vita autonoma in libreria. Un inno a Inge, ai libri, e a chi continua a parlarci, nonostante il ronzio di fondo. Da far leggere ai bambini. E non solo a loro.
L'INCIPIT
C’era una volta una bambina che era nata in una città del Nord, in riva a un fiume. Era una bella città, ma un po’ fredda e grigia. Alla bambina perciò piaceva vestirsi di colori vivaci: arancione, rosa, fucsia.
— Faccio la gara con i fiori — diceva. Era ribelle e sognatrice, per questo i grandi la trovavano un po’ strana. Le piacevano le feste e stare in compagnia, ma ogni tanto si appartava in solitudine.
Come se avesse un segreto.
E in effetti il segreto c’era: la bambina sentiva delle voci che nessun altro poteva udire.
Voci flebili, affettuose, una specie di richiamo. Le sentiva soprattutto quando andava a dormire. Finché una notte si alzò dal letto e capì da dove venivano. Venivano dalla camera del nonno, che era chiusa da quando lui se n’era andato. Dentro alla camera c’era un’antica biblioteca.
Una notte, la bambina sentì che le voci chiamavano il suo nome. Vide sul soffitto della camera un riflesso rosso, come un incendio. Non lo sapeva ma stava sognando.
Nel sogno uscì di casa e in una piazza della città bruciava un enorme rogo di libri. Le pagine incenerite volavano nell’aria come minuscole farfalle nere.
C’erano soldati dappertutto. Riconobbe una scena che il nonno le aveva raccontato tante volte, accaduta quando lei era molto piccola.
— Perché lo fanno? — chiese la bambina alla gente che circondava il fuoco, ma nessuno rispose.
— Vai via da lì, piccola impicciona! — la sgridò un soldato.
Ma lei non riusciva a distogliere gli occhi dalle fiamme, anche perché sentiva una voce, stavolta chiara e forte, che diceva:
— Aiutami!
La voce proveniva da un libro annerito e fumante, che era caduto dalla catasta in fiamme in mezzo alla strada... (Continua)
© Giangiacomo Feltrinelli editore 2019.
Il testo è l’inizio della favola “La bambina che parlava ai libri” di Stefano Benni