Il clima che cambia? Tutte favole
Claudia Morgoglione , di CLAUDIA MORGOGLIONELa scrittrice per ragazzi Cécile Benoist spiega perché per salvarci dobbiamo trovare una narrazione gentile. A misura di bimbo
Parola d’ordine: salvare il Pianeta. Su noi adulti, però, meglio non contare troppo: «In pochi siamo disposti a pagare un prezzo alto, in termini economici e di comodità». Saranno allora i seguaci di Greta, quelli che sfilano per le strade del mondo, a invertire la rotta? Forse sì. Ma la grande scommessa, ragiona la scrittrice e ambientalista francese Cécile Benoist, non si esaurisce nella presa di coscienza dei ragazzi. Per sperare davvero in un futuro sostenibile dobbiamo spostare il nostro sguardo più in basso: «Sono i bambini che subiranno con forza le conseguenze delle nostre scelte dissennate, dobbiamo agire sulle loro menti e i loro cuori, così ricettivi, per formare la prima generazione integralmente ecologista».
Originaria di Niort nella Nuova Aquitania, classe 1977, Benoist è una delle poche autrici europee di letteratura per ragazzi votata alla salvaguardia della natura. Come dimostra l’ul…
Originaria di Niort nella Nuova Aquitania, classe 1977, Benoist è una delle poche autrici europee di letteratura per ragazzi votata alla salvaguardia della natura. Come dimostra l’ul…
Parola d’ordine: salvare il Pianeta. Su noi adulti, però, meglio non contare troppo: «In pochi siamo disposti a pagare un prezzo alto, in termini economici e di comodità». Saranno allora i seguaci di Greta, quelli che sfilano per le strade del mondo, a invertire la rotta? Forse sì. Ma la grande scommessa, ragiona la scrittrice e ambientalista francese Cécile Benoist, non si esaurisce nella presa di coscienza dei ragazzi. Per sperare davvero in un futuro sostenibile dobbiamo spostare il nostro sguardo più in basso: «Sono i bambini che subiranno con forza le conseguenze delle nostre scelte dissennate, dobbiamo agire sulle loro menti e i loro cuori, così ricettivi, per formare la prima generazione integralmente ecologista».
Originaria di Niort nella Nuova Aquitania, classe 1977, Benoist è una delle poche autrici europee di letteratura per ragazzi votata alla salvaguardia della natura. Come dimostra l’ultimo libro appena uscito in Italia, Gli alberi e le loro storie (Gallucci), che raccoglie tanti episodi veri: dalla protesta di una ragazza californiana rimasta su una sequoia due anni, per evitarne l’abbattimento, alle battaglie delle donne del Kenya per la riforestazione. Un’interlocutrice perfetta per riflettere sulla sostenibilità a misura di giovanissimi.
Cécile, sui giornali europei e americani, compreso il nostro, si dibatte su come elaborare una narrazione efficace sull’ambiente, che non provochi disagio o rifiuto: missione impossibile?
«In effetti il rischio di suscitare un eccesso paralizzante di preoccupazione c’è. Ed è un pericolo ancora più forte se ci si rivolge ai bambini, particolarmente sensibili ai messaggi ansiogeni. La strategia migliore, almeno nei loro confronti, è evitare la nuda esposizione dei fatti, affidandosi invece allo storytelling, all’arte di raccontare. E cercando sempre di spiegare, anche ai più piccini, che la realtà non è quasi mai bianca o nera, ma spesso grigia».
Qual è l’errore da non compiere mai, parlando di questi temi davanti a una platea infantile?
«Non bisogna far pensare che in qualche modo la situazione difficile, complessa, in cui ci troviamo sia dovuta a loro errori: per i bambini, che tendono ad assumersi sulle spalle il peso del mondo, il senso di colpa può essere devastante. Insomma giusto raccontare le cose come stanno, ma con delicatezza».
Lei che di bambini ne incontra tanti, vede già in loro un barlume di coscienza ecologista?
«L’ultima volta che ci siamo confrontati è stato appena qualche giorno fa, a una fiera sull’editoria per ragazzi, e sono rimasta sorpresa nel vedere quanta sensibilità hanno su questi argomenti. Soprattutto sulla salvaguardia delle foreste, ma anche sugli oceani, sugli animali che rischiano l’estinzione. C’erano delle scolaresche, le insegnanti hanno chiesto agli alunni di disegnare sul tema: la loro maturità mi ha colpito, un disegno ad esempio rappresentava un albero pronto a fermare le persone intenzionate a tagliarlo».
E proprio gli alberi sono i protagonisti del suo libro: una scelta militante?
«Certo. A ispirarmi è stata una visita nel villaggio di Mar Lodj, su un’isola del Senegal: all’ingresso ci sono tre alberi diversi, un khaya senegalensis, un kapok e una palma, completamente intrecciati tra di loro. Gli abitanti lo chiamano il bosco sacro, per loro rappresenta l’armonia tra le tre religioni presenti lì, cattolicesimo, islam e animismo. Un simbolo perfetto non solo della coesione nella diversità, ma anche dell’unione tra noi, come specie umana, e la natura. Non dobbiamo avere l’arroganza di sentirci separati, metterci al di sopra delle altre creature viventi. Siamo un unico Pianeta. E questo ai bambini lo si può e lo si deve raccontare».
Ma come elaborare una strategia culturale efficace, quando i fruitori sono così piccoli?
«Premessa: io adoro i libri e gli altri prodotti per bambini che sono esclusivamente divertenti. Ma insieme ad altri autori seguo una strada diversa, in cui l’aspetto ludico convive con l’apprendimento. Scelta necessaria, affrontando temi ambientali. Bisogna partire dal presupposto di voler dire la verità. Comunicandola, però, non attraverso l’informazione, come può funzionare per i ragazzi e per gli adulti, ma attraverso storie, narrazioni accattivanti. Giocando su questo confine tra realtà e finzione».
Sul fronte realtà, un altro rischio è cadere preda delle fake news: tra negazionismo e ipercatastrofismo, di bufale sul clima ne girano tante.
«La prima arma sono i libri, cruciali nello stimolare il pensiero critico già in giovanissima età. Certo, in molte case ormai non ce ne sono più molti, ma per fortuna esistono le biblioteche scolastiche. A fare davvero la differenza, però, sono sempre gli adulti: tocca a noi spingere i più piccoli a prendere una certa distanza da Internet, a valutarne i contenuti e i messaggi caso per caso. Anche alcuni personaggi celebri schierati per la sostenibilità, come Greta Thunberg o Leonardo DiCaprio — capaci di cristallizzare quello che tanta gente, dai bambini agli adulti, sente con urgenza — possono indirizzare verso le fonti giuste».
A proposito di scuole, qui in Italia c’è il progetto di inserire nei programmi l’educazione ambientale…
«Perché no? È una buona idea. Il problema è sempre il come. Ma se gli insegnanti vengono preparati, è una strada da precorrere senz’altro».
Dal presente al futuro: cosa vede nel nostro cammino di esseri umani? Luce o tenebre?
«Quando leggo testi scientifici, realizzo che non abbiamo troppe speranze. Ma come madre devo essere ottimista. Fino in fondo».
Il libro
Gli alberi e le loro storie di Cécile Benoist (Gallucci, traduzione di C. Diez, pagg. 44, euro 16,40, disegni di Charlotte Gastaut). Dai 6 anni
Originaria di Niort nella Nuova Aquitania, classe 1977, Benoist è una delle poche autrici europee di letteratura per ragazzi votata alla salvaguardia della natura. Come dimostra l’ultimo libro appena uscito in Italia, Gli alberi e le loro storie (Gallucci), che raccoglie tanti episodi veri: dalla protesta di una ragazza californiana rimasta su una sequoia due anni, per evitarne l’abbattimento, alle battaglie delle donne del Kenya per la riforestazione. Un’interlocutrice perfetta per riflettere sulla sostenibilità a misura di giovanissimi.
Cécile, sui giornali europei e americani, compreso il nostro, si dibatte su come elaborare una narrazione efficace sull’ambiente, che non provochi disagio o rifiuto: missione impossibile?
«In effetti il rischio di suscitare un eccesso paralizzante di preoccupazione c’è. Ed è un pericolo ancora più forte se ci si rivolge ai bambini, particolarmente sensibili ai messaggi ansiogeni. La strategia migliore, almeno nei loro confronti, è evitare la nuda esposizione dei fatti, affidandosi invece allo storytelling, all’arte di raccontare. E cercando sempre di spiegare, anche ai più piccini, che la realtà non è quasi mai bianca o nera, ma spesso grigia».
Qual è l’errore da non compiere mai, parlando di questi temi davanti a una platea infantile?
«Non bisogna far pensare che in qualche modo la situazione difficile, complessa, in cui ci troviamo sia dovuta a loro errori: per i bambini, che tendono ad assumersi sulle spalle il peso del mondo, il senso di colpa può essere devastante. Insomma giusto raccontare le cose come stanno, ma con delicatezza».
Lei che di bambini ne incontra tanti, vede già in loro un barlume di coscienza ecologista?
«L’ultima volta che ci siamo confrontati è stato appena qualche giorno fa, a una fiera sull’editoria per ragazzi, e sono rimasta sorpresa nel vedere quanta sensibilità hanno su questi argomenti. Soprattutto sulla salvaguardia delle foreste, ma anche sugli oceani, sugli animali che rischiano l’estinzione. C’erano delle scolaresche, le insegnanti hanno chiesto agli alunni di disegnare sul tema: la loro maturità mi ha colpito, un disegno ad esempio rappresentava un albero pronto a fermare le persone intenzionate a tagliarlo».
E proprio gli alberi sono i protagonisti del suo libro: una scelta militante?
«Certo. A ispirarmi è stata una visita nel villaggio di Mar Lodj, su un’isola del Senegal: all’ingresso ci sono tre alberi diversi, un khaya senegalensis, un kapok e una palma, completamente intrecciati tra di loro. Gli abitanti lo chiamano il bosco sacro, per loro rappresenta l’armonia tra le tre religioni presenti lì, cattolicesimo, islam e animismo. Un simbolo perfetto non solo della coesione nella diversità, ma anche dell’unione tra noi, come specie umana, e la natura. Non dobbiamo avere l’arroganza di sentirci separati, metterci al di sopra delle altre creature viventi. Siamo un unico Pianeta. E questo ai bambini lo si può e lo si deve raccontare».
Ma come elaborare una strategia culturale efficace, quando i fruitori sono così piccoli?
«Premessa: io adoro i libri e gli altri prodotti per bambini che sono esclusivamente divertenti. Ma insieme ad altri autori seguo una strada diversa, in cui l’aspetto ludico convive con l’apprendimento. Scelta necessaria, affrontando temi ambientali. Bisogna partire dal presupposto di voler dire la verità. Comunicandola, però, non attraverso l’informazione, come può funzionare per i ragazzi e per gli adulti, ma attraverso storie, narrazioni accattivanti. Giocando su questo confine tra realtà e finzione».
Sul fronte realtà, un altro rischio è cadere preda delle fake news: tra negazionismo e ipercatastrofismo, di bufale sul clima ne girano tante.
«La prima arma sono i libri, cruciali nello stimolare il pensiero critico già in giovanissima età. Certo, in molte case ormai non ce ne sono più molti, ma per fortuna esistono le biblioteche scolastiche. A fare davvero la differenza, però, sono sempre gli adulti: tocca a noi spingere i più piccoli a prendere una certa distanza da Internet, a valutarne i contenuti e i messaggi caso per caso. Anche alcuni personaggi celebri schierati per la sostenibilità, come Greta Thunberg o Leonardo DiCaprio — capaci di cristallizzare quello che tanta gente, dai bambini agli adulti, sente con urgenza — possono indirizzare verso le fonti giuste».
A proposito di scuole, qui in Italia c’è il progetto di inserire nei programmi l’educazione ambientale…
«Perché no? È una buona idea. Il problema è sempre il come. Ma se gli insegnanti vengono preparati, è una strada da precorrere senz’altro».
Dal presente al futuro: cosa vede nel nostro cammino di esseri umani? Luce o tenebre?
«Quando leggo testi scientifici, realizzo che non abbiamo troppe speranze. Ma come madre devo essere ottimista. Fino in fondo».
Il libro
Gli alberi e le loro storie di Cécile Benoist (Gallucci, traduzione di C. Diez, pagg. 44, euro 16,40, disegni di Charlotte Gastaut). Dai 6 anni