Sabato 24 novembre degli innocui robottini portapacchi sono comparsi per le vie della città di New York. Più simili a Wall-E che a Terminator, i Roxo, questo il loro nome, erano lì per una convention della FedEx, ma non c'è stato il tempo di spiegarlo. Il sindaco Bill De Blasio li ha cacciati con un tweet. Primo, ha scritto rivolto alla FedEx, "non dovete mai più consentire ad un robot di fare un lavoro che può fare un abitante di New York, visto che sono i migliori lavoratori del mondo". Secondo, non avete il permesso di far girare i vostri aggeggi per le nostre strade e se ne vediamo un altro lo prendiamo a pedate.
Vade retro robot. Puro luddismo digitale. Non è il primo caso dell'anno. Qualche mese fa in Arizona sono stati segnalati ripetuti episodi di passanti che sparano alle auto che si guidano da sole di Google: la foto del pancione a torso nudo che si aggira armato sulla tangenziale nel deserto è perfet…
Vade retro robot. Puro luddismo digitale. Non è il primo caso dell'anno. Qualche mese fa in Arizona sono stati segnalati ripetuti episodi di passanti che sparano alle auto che si guidano da sole di Google: la foto del pancione a torso nudo che si aggira armato sulla tangenziale nel deserto è perfet…
Sabato 24 novembre degli innocui robottini portapacchi sono comparsi per le vie della città di New York. Più simili a Wall-E che a Terminator, i Roxo, questo il loro nome, erano lì per una convention della FedEx, ma non c'è stato il tempo di spiegarlo. Il sindaco Bill De Blasio li ha cacciati con un tweet. Primo, ha scritto rivolto alla FedEx, "non dovete mai più consentire ad un robot di fare un lavoro che può fare un abitante di New York, visto che sono i migliori lavoratori del mondo". Secondo, non avete il permesso di far girare i vostri aggeggi per le nostre strade e se ne vediamo un altro lo prendiamo a pedate.
Vade retro robot. Puro luddismo digitale. Non è il primo caso dell'anno. Qualche mese fa in Arizona sono stati segnalati ripetuti episodi di passanti che sparano alle auto che si guidano da sole di Google: la foto del pancione a torso nudo che si aggira armato sulla tangenziale nel deserto è perfetta per un film tipo C'era una volta il Web. E ancora prima il robot poliziotto che aveva allegramente debuttato in un paio di città americane, era finito a testa in giù in una fontana per protesta contro i pericoli della sorveglianza digitale.
Tira una brutta aria per i robot. Persino negli Stati Uniti dove pure i dati record dell'occupazione, mai così bene da mezzo secolo, dimostrano che l'automazione e il digitale non stanno creando disoccupati, semmai stanno impoverendo tutti quelli che per mestiere, invece di dare ordini ai robot, dipendono da un algoritmo. Insomma, bisognerebbe investire nelle competenze delle persone e gestire i costi sociali della transizione ma è più facile prendersela con Roxo. Come accadde nel Regno Unito nell'800 quando per difendere il settore delle carrozze e dei cavalli una legge impose alle prime automobili di procedere a passo d'uomo dietro una bandiera rossa. Inutile e anche ridicolo in fondo.
Una certa resistenza al cambiamento è fisiologica e comprensibile. Soprattutto se la alimenta la convinzione, infondata, che i robot possano fare tutto e quindi renderci superflui se non come esseri umani almeno come lavoratori. Contro questo pregiudizio andrebbero ricordati alcuni fatti apparentemente minori del 2019, che messi in fila ci dicono che siamo sulla strada sbagliata.
L'ultimo, in ordine di tempo, riguarda Zume, startup fondata nel 2015 in Silicon Valley che ha raggiunto la valutazione di un miliardo di dollari. Prometteva di farti arrivare a casa una pizza preparata, sul pulmino che te l'aveva portata, da un pizzaiolo robot che nella ricetta usava un po' di intelligenza artificiale. Ha raccolto 750 milioni di dollari di investimenti ma alla fine Zume ha "licenziato" i robot: la pizza era cattiva.
Qualcosa di simile è accaduto alla Boeing che nella fabbrica di Everett, a nord di Seattle, dove costruiscono la fusoliera per due modelli di aerei, nel corso dell'anno ha sostituito i robot con gli operai. Non lo hanno fatto perché hanno ceduto ad una richiesta sindacale ma perché si sono accorti che nel compiere alcune particolari azioni i robot fanno più errori degli umani. Adesso robot e esseri umani nella catena di montaggio collaborano, e le cerniere nella fusoliera vengono inserite a mano. Come una volta.
Il problema non è tornare al mondo del passato. Quest'anno nel mondo sono stati venduti oltre 420 mila robot: dopo sei anni di crescita, alla fine sarà più o meno lo stesso numero dell'anno precedente, ma la frenata si deve alla guerra commerciale fra Stati Uniti e Cina, non a una botta di nostalgia. Un ripensamento però è necessario: occorre cercare di capire a che servono davvero i robot. Per esempio non servono a piegare i panni quando escono dalla lavatrice, come ha appreso un'altra startup che all'inizio del 2018 aveva presentato la sua innovazione con grandi fanfare mediatiche a Los Angeles e che ha chiuso silenziosamente in primavera. Sebbene il suo Laundroid fosse dotato di telecamere, braccio meccanico e wifi per connettersi al cloud e analizzare le condizioni del bucato, si è capito che nessuno voleva davvero mettersi in casa un oggetto grande come un armadio a tre ante per fare una cosa che chiunque può fare con una cesta di vimini sul divano guardando la tv.
Per le cose dette finora, il robot dell'anno, quello che davvero ci indica la strada da seguire, è forse quello di cui si è parlato di meno. Si chiama Colossus ed ha contribuito per primo a spegnere il rogo che aveva avvolto la cattedrale di Notre Dame a Parigi. Era il 15 aprile e quando le fiamme erano altissime, questo piccolo cingolato di un metro e mezzo di lunghezza e alto settanta centimetri, è lentamente andato incontro al fuoco spruzzando acqua a 500 metri di distanza.
Tre ore e mezzo dopo l'allarme, l'incendio è stato spento. Se alla fine di quella giornata il bilancio è stato solo di tre feriti, lo dobbiamo a Colossus, il robot pompiere, che non è molto diverso esteticamente da Roxo, il portapacchi espulso da New York, ma ha in sé una differenza profonda. Colossus a Parigi era manovrato con un joystick e senza rischi da un vero pompiere, perfetto esempio di simbiosi uomo macchina. Chiaro il messaggio: possiamo convivere.
Vade retro robot. Puro luddismo digitale. Non è il primo caso dell'anno. Qualche mese fa in Arizona sono stati segnalati ripetuti episodi di passanti che sparano alle auto che si guidano da sole di Google: la foto del pancione a torso nudo che si aggira armato sulla tangenziale nel deserto è perfetta per un film tipo C'era una volta il Web. E ancora prima il robot poliziotto che aveva allegramente debuttato in un paio di città americane, era finito a testa in giù in una fontana per protesta contro i pericoli della sorveglianza digitale.
Tira una brutta aria per i robot. Persino negli Stati Uniti dove pure i dati record dell'occupazione, mai così bene da mezzo secolo, dimostrano che l'automazione e il digitale non stanno creando disoccupati, semmai stanno impoverendo tutti quelli che per mestiere, invece di dare ordini ai robot, dipendono da un algoritmo. Insomma, bisognerebbe investire nelle competenze delle persone e gestire i costi sociali della transizione ma è più facile prendersela con Roxo. Come accadde nel Regno Unito nell'800 quando per difendere il settore delle carrozze e dei cavalli una legge impose alle prime automobili di procedere a passo d'uomo dietro una bandiera rossa. Inutile e anche ridicolo in fondo.
Una certa resistenza al cambiamento è fisiologica e comprensibile. Soprattutto se la alimenta la convinzione, infondata, che i robot possano fare tutto e quindi renderci superflui se non come esseri umani almeno come lavoratori. Contro questo pregiudizio andrebbero ricordati alcuni fatti apparentemente minori del 2019, che messi in fila ci dicono che siamo sulla strada sbagliata.
L'ultimo, in ordine di tempo, riguarda Zume, startup fondata nel 2015 in Silicon Valley che ha raggiunto la valutazione di un miliardo di dollari. Prometteva di farti arrivare a casa una pizza preparata, sul pulmino che te l'aveva portata, da un pizzaiolo robot che nella ricetta usava un po' di intelligenza artificiale. Ha raccolto 750 milioni di dollari di investimenti ma alla fine Zume ha "licenziato" i robot: la pizza era cattiva.
Qualcosa di simile è accaduto alla Boeing che nella fabbrica di Everett, a nord di Seattle, dove costruiscono la fusoliera per due modelli di aerei, nel corso dell'anno ha sostituito i robot con gli operai. Non lo hanno fatto perché hanno ceduto ad una richiesta sindacale ma perché si sono accorti che nel compiere alcune particolari azioni i robot fanno più errori degli umani. Adesso robot e esseri umani nella catena di montaggio collaborano, e le cerniere nella fusoliera vengono inserite a mano. Come una volta.
Il problema non è tornare al mondo del passato. Quest'anno nel mondo sono stati venduti oltre 420 mila robot: dopo sei anni di crescita, alla fine sarà più o meno lo stesso numero dell'anno precedente, ma la frenata si deve alla guerra commerciale fra Stati Uniti e Cina, non a una botta di nostalgia. Un ripensamento però è necessario: occorre cercare di capire a che servono davvero i robot. Per esempio non servono a piegare i panni quando escono dalla lavatrice, come ha appreso un'altra startup che all'inizio del 2018 aveva presentato la sua innovazione con grandi fanfare mediatiche a Los Angeles e che ha chiuso silenziosamente in primavera. Sebbene il suo Laundroid fosse dotato di telecamere, braccio meccanico e wifi per connettersi al cloud e analizzare le condizioni del bucato, si è capito che nessuno voleva davvero mettersi in casa un oggetto grande come un armadio a tre ante per fare una cosa che chiunque può fare con una cesta di vimini sul divano guardando la tv.
Per le cose dette finora, il robot dell'anno, quello che davvero ci indica la strada da seguire, è forse quello di cui si è parlato di meno. Si chiama Colossus ed ha contribuito per primo a spegnere il rogo che aveva avvolto la cattedrale di Notre Dame a Parigi. Era il 15 aprile e quando le fiamme erano altissime, questo piccolo cingolato di un metro e mezzo di lunghezza e alto settanta centimetri, è lentamente andato incontro al fuoco spruzzando acqua a 500 metri di distanza.
Tre ore e mezzo dopo l'allarme, l'incendio è stato spento. Se alla fine di quella giornata il bilancio è stato solo di tre feriti, lo dobbiamo a Colossus, il robot pompiere, che non è molto diverso esteticamente da Roxo, il portapacchi espulso da New York, ma ha in sé una differenza profonda. Colossus a Parigi era manovrato con un joystick e senza rischi da un vero pompiere, perfetto esempio di simbiosi uomo macchina. Chiaro il messaggio: possiamo convivere.