Robinson in edicola domani racconta il mondo fra trent’anni. Questo articolo è scritto da quel futuro. E ci ricorda come eravamo
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Nel venti-venti le cuffie a conduzione ossea non erano ancora state ritirate dal mercato, erano anzi la novità del momento. La maggior parte delle persone teneva giorno e notte delle semisfere di gomma dentro le orecchie restando così completamente sorda al resto del mondo. Gli adulti di riferimento supplicavano gli adolescenti di toglierne almeno una almeno a tavola, urlando inutilmente. Cosa? era la parola di maggior frequenza domestica. Anche nei dibattiti in tv si urlava senza sosta, era infatti lo strepitarsi addosso garanzia di successo di ogni nuovo programma. I disinteressati, a casa, potevano rimettersi le cuffie per evitare il momento conviviale di rissa. E di nuovo: Cosa? Che hai detto? Come?
Nel venti-venti le cuffie a conduzione ossea non erano ancora state ritirate dal mercato, erano anzi la novità del momento. La maggior parte delle persone teneva giorno e notte delle semisfere di gomma dentro le orecchie restando così completamente sorda al resto del mondo. Gli adulti di riferimento supplicavano gli adolescenti di toglierne almeno una almeno a tavola, urlando inutilmente. Cosa? era la parola di maggior frequenza domestica. Anche nei dibattiti in tv si urlava senza sosta, era infatti lo strepitarsi addosso garanzia di successo di ogni nuovo programma. I disinteressati, a casa, potevano rimettersi le cuffie per evitare il momento conviviale di rissa. E di nuovo: Cosa? Che hai detto? Come?
Mentre su tutti i canali andavano in onda gare di cucina con chef sadici che punivano concorrenti masochisti impegnati nella nostalgica manifattura di complesse pietanze artigianali, nelle case nessuno cucinava più da tempo. Si ordinavano a domicilio pizze cibi etnici o Mc, indistinguibili per via del comune odore di cartone umido, portati in bicicletta da giovani spesso stranieri. Si sapeva che i fattorini ciclisti guadagnavano tre euro l’ora e sovente qualcuno restava vittima di investimenti purtroppo mortali. Ma non per le cuffie, in quel caso: erano sottoposti a un regime di semischiavitù di cui il sindacato (un’associazione del secolo precedente nata per tutelare i diritti dei lavoratori) da molti anni aveva scelto di non occuparsi, e si era perciò estinto. Il salario minimo di decenza era stato infatti scartato come ipotesi di lotta.
Non ci furono, perciò, altre lotte se non quelle per la conservazione del potere di una piccola porzione di sindacalisti anziani, a spegnimento. La politica era già da tempo appannaggio di uomini bianchi di mezza età che dominavano la scena esibendo biscotti al cioccolato, nudità marittime, piatti di lasagne, figli piccoli per mano – pixelati, ma non sempre, nelle foto. Erano i leader. C’era una sola donna, fra loro, ed era di estrema destra. La sinistra si vergognava di esserlo e difatti scomparve, nello scherno generale degli uomini bianchi di mezza età che volevano uscire dall’euro per entrare nel rublo.
I Centristi, che per tutto il Novecento avevano governato col benevolo viatico vaticano, si mimetizzarono come sempre fino a diventare indistiguibili. Le persone di buona volontà si organizzarono clandestinamente per continuare a far funzionare il paese secondo criteri minimi di umanità e collaborazione: gruppi carbonari di insegnanti continuarono in segreto a svolgere i programmi di storia e letteratura, a casa loro e nel pomeriggio, altri prestarono sostegno ai disabili cercando di non dare nell’occhio.
C’erano le edicole, esercizi commerciali in forma di chioschi dove si vendevano oggetti di carta chiamati giornali. C’erano le sale cinematografiche, dove si andava in gruppo a fare silenzio per due ore, anche tre, e vedere un film insieme su uno schermo molto grande anziché da soli su uno molto piccolo, in cuffia. C’erano le scuole pubbliche e alcuni doposcuola, con volontari che facevano musica e teatro fingendo che fossero prove per la selezione di accesso a un reality show.
C’erano gli sportelli bancari, luoghi fisici su strada contenenti al loro interno dipendenti a volte di nome Mario, o Marco, che rispondevano al bisogno di capire come fare un bonifico per pagare la bolletta al figlio emigrato (la maggior parte dei figli avevano infatti trovato lavoro regolarmente retribuito solo in altri continenti) e ci si parlava su Skype, a volte, coi nipoti insegnando loro a dire ciao nonna in italiano.
La marjuana era illegale, perciò chi scendeva a comprarne finiva nelle mani delle mafie e non sempre ne usciva vivo. Anziani che ne avevano bisogno per lenire i dolori delle malattie invalidanti si rivolgevano a gruppi di autoaiuto su Internet che la recapitavano a casa, dietro parola d’ordine.
Sulle spiagge dei mari dove annegavano a migliaia gli stranieri in cerca di soccorso i leader bianchi di mezza età andavano a mangiare il Calippo e fare il bagno. Non solo l’estate, anche a Natale perché c’erano 22 gradi anche a dicembre. Pioveva di rado, violentemente e per poco, come ai Tropici. Quindi si può ben dire che siano stati anni felici, i venti venti, perché c’era il sole tutto l’anno e le ragazze che si fotografavano a vicenda in tanga nella speranza che un marchio di moda le trovasse appetibili lo trovavano, e diventavano influencer.
I ragazzi più spesso si dedicavano alla musica e cantavano voglio un rolex e una tipa da sbattere anche se dice di no, ma non c’era da preoccuparsi. Era ironico, dissacrante e rifletteva la naturale ribellione giovanile, come sempre nella storia hanno fatto le arti da Van Gogh ai dodecafonici. Non ci si preoccupò, infatti. Eravamo giovani, pieni di speranze. Fu l’età più bella.